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Attenzione, nel vaccino c'è la kryptonite!

Vaccini e percezione del rischio: qualche considerazione di Cesare Cislaghi sui timori di alcuni nei confronti del vaccino contro Covid-19, ma anche sul senso di sicurezza che la vaccinazione può indurre, rischiando di far calare l'attenzione per i comportamenti corretti che è comunque necessario tenere.

Crediti immagine: Daniel Schludi/Unsplash

Quella del titolo potrebbe essere una delle tante fake news che sono andate in giro in queste settimane a proposito dei vaccini, e non solo perché la kryptonite è un minerale immaginario che si è sparso nell'universo dopo l'esplosione del pianeta Krypton, il pianeta natale di Superman. La kryptonite aveva l'effetto nocivo e potenzialmente fatale per Superman togliendogli tutti i suoi super poteri.

Colori delle regioni basati sui ricoveri: l’elusiva trappola dell’esponenziale

Si discute in questi giorni dell'opportunità di cambiare i parametri che determinano il livello di rischio associato all'epidemia delle regioni e stabiliscono di conseguenza le restrizioni su spostamenti e comportamenti. In particolare si considera di dare maggior rilievo al numero di posti letto ospedalieri occupati da pazienti con Covid-19, piuttosto che all'incidenza dei nuovi casi. Tuttavia, il rischio è di vedere tardi la progressione esponenziale dei contagi, poiché la curva delle ospedalizzazioni segue quella dei casi con un certo ritardo. Questo ritardo limiterebbe sostanzialmente l'efficacia delle misure di contenimento nel rallentare la trasmissione.

Nell'immagine: la dottoressa Annalisa Silverstri all'ospedale San Salvatore di Pesaro, marzo 2020. Credit: Alberto Giuliani/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0.

È circolata recentemente la voce che il Ministro della Salute starebbe contemplando la possibilità di modificare i criteri di passaggio delle Regioni dalla zona di un colore a quella di un altro, ognuna implicando misure di restrizioni differenti per contenere la propagazione dell’epidemia di Covid-19. I criteri sarebbero modificati dando maggior peso al carico di malati Covid-19 ospedalizzati rispetto alla frequenza di contagi, sintomatici (ma non ospedalizzati) e asintomatici.

Strumenti a fiato e aerosol: limitare la diffusione di SARS-CoV-2 in orchestra

Come posizionare i musicisti in orchestra per limitare che si diffondano particelle di aerosol contenenti il virus SARS-CoV-2? Un gruppo di ricercatori del dipartimento di ingegneria chimica dell’Università dello Utah ha studiato il comportamento del flusso d’aria e della concentrazione di particelle di aerosol all’interno di due sale da concerto, per cercare di elaborare strategie di mitigazione nella diffusione di Covid-19 tra musicisti di strumenti a fiato.

Immagine: Pixabay.

I concerti al chiuso, com’è noto, sono e sono stati tra le rappresentazioni culturali più colpite dalle chiusure durante la pandemia, anche a causa della loro natura aggregante. Chi frequenta i concerti con pubblico ridotto oppure chi ha seguito le dirette streaming di eventi musicali importanti, si sarà sicuramente reso conto della diversa disposizione dei musicisti sul palco – se non addirittura in platea.

Il Regno Unito azzarda le riaperture, ma per l'Italia è ancora presto

Lunedì il Regno Unito procederà all'ultimo passo delle riaperture, revocando tutte le restrizioni imposte finora per contenere la diffusione di Covid-19. Nonostante l'appello di molti scienziati a rimandare ancora questo ultimo passo, soprattutto per via della maggiore trasmissibilità della variante Delta ormai dominante nel paese, altri lo ritengono un «azzardo che vale la pena compiere», considerata l'elevata percentuale di persone sopra i 50 anni che ha completato il ciclo vaccinale. Nel nostro paese le cose stanno diversamente, la copertura vaccinale degli over 50 è ancora indietro rispetto al Regno Unito e la letalità del virus non sembra ancora scesa sensibilmente rispetto al periodo pre-vaccinale. Per questo occorre una prudenza che vada anche oltre le misure di contenimento ancora obbligatorie in Italia.

Immagine da pixabay.

Lo scorso 6 luglio la BBC ha pubblicato un'interessante analisi sulla situazione sanitaria d'oltremanica intitolata "Perché è ora di pensare al Covid in un modo diverso". L'articolo da un lato sostiene la politica britannica delle riaperture, ridimensionando i timori basati sulla diffusione della variante Delta, e dall'altro cerca di formulare un'ipotesi su quello che potrebbe diventare il "new normal", ovvero la convivenza con il virus SARS-CoV-2 nei prossimi anni.

Zoonosi: il catalogo è questo

Le zanzare sono in cima alla lista, ma anche roditori e zecche sono importanti vettori di zoonosi la cui diffusione è fortemente influenzata dal nostro rapporto con l'ambiente: Simonetta Pagliani ripercorre alcune delle principali.

Crediti immagine: CDC/Wikimedia Commons

Le malattie infettive hanno interessato gli umani fin da quando, 12 000 anni fa, da cacciatori-raccoglitori sono diventati coltivatori e allevatori stanziali, dando così inizio alla sistematica e diffusa manipolazione della natura.

La copertura mediatica dei chirotteri ai tempi di Covid-19

Uno studio ha indagato quanto la pandemia abbia influenzato la trattazione sui media e le ricerche internet sui pipistrelli, evidenziando una forte covarianza tra questi e Covid-19. L’attenzione dedicata ai chirotteri durante la pandemia, però, può rappresentare un rischio alla conservazione di questi animali, che pure svolgono un ruolo ecologico fondamentale.

Crediti immagine: Kelly Sikkema/Unsplash

La pandemia di Covid-19 ha portato con forza l’attenzione sul rapporto che abbiamo con gli animali: per esempio, ha riacceso il dibattito sull’importanza della gestione del territorio e le conseguenze per gli animali selvatici, ha fatto riflettere sul commercio di questi ultimi e i rischi che comporta, anche per quanto riguarda le specie domestiche, evidenziando i rischi connessi agli allevamenti. C’è un gruppo di animali che, in particolare, ha attirato l’interesse pubblico: si tratta dei chirotteri.

Vaccino ReiThera, cronaca di una scommessa perduta

Stefano Menna racconta la storia del vaccino ReiThera e degli ostacoli che ha incontrato durante il suo percorso, che non solo solo scientifici, ma anche organizzativi. Al rallentamento ha contribuito anche la forte concorrenza dei vaccini approvati prima, soprattutto quelli a mRNA, ma anche gli effetti di uno storico sottofinanziamento alla ricerca in Italia.

Immagine: Pixabay.

Doveva essere la risposta italiana alle multinazionali del farmaco. Era stato annunciato come la soluzione per garantire al paese indipendenza vaccinale, che ci avrebbe reso autonomi dalle consegne dall’estero, spesso in ritardo rispetto alla tabella di marcia fissata dalla Commissione Europea. Con una capacità produttiva di quasi 10 milioni di dosi al mese, da settembre avrebbe dovuto garantire 100 milioni di dosi in un anno.

Il modulo tecnologia/economia al tempo di Covid-19

L’epidemia di Covid-19 rappresenta una formidabile prova-di-concetto del rapporto tra scienza e tecnologia. Non c’è dubbio che questo rapporto è risultato largamente virtuoso, se pensiamo alla insospettata velocità con cui abbiamo ottenuto una serie di vaccini contro il SARS-CoV-2 efficaci e sicuri. Questo risultato si deve, in larga misura, alle regole e ai controlli imposti dalle due agenzie regolatorie, che hanno vigilato prima di approvare i vaccini per l’uso umano. Ma cosa accade nei paesi non compiutamente democratici, ancorché tecnologicamente avanzati, come la Russia o la Cina? I due vaccini sviluppati in Cina da Sinovac e Sinopharm si sono rilevati molto meno efficaci dei quattro autorizzati da EMA e FDA, mentre lo Sputnik V sviluppato in Russia non è ancora stato approvato in numerosi paesi perché manca la documentazione necessaria a valutarne sicurezza ed efficacia. Tutto questo ci fa riflettere sulla straordinaria importanza della nostra “bioetica”, termine coniato per la prima volta nel 1970 dall’oncologo americano Van Reasselaer Potter, e da lui definita come “una scienza della sopravvivenza che ha la capacità di coniugare conoscenze biologiche e valori umani”, e che deriva primariamente dai concetti morali della filosofia occidentale. Ma, attenzione! L’equilibrio tra modulo tecnologia/economia e bioetica può essere molto fragile anche nei nostri paesi occidentali e può facilmente saltare.

Nell'immagine fiale del vaccino Sputnik V sviluppato dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleja di Mosca prodotte nello stabilimento della società Biocad a Sanpietroburgo. Credit: IMF/Flickr. Licenza: CC BY-NC-ND 2.0.

Martin Heidegger vedeva giusto sugli “effetti avversi” della tecnocrazia, che sviluppa potenze tecnologiche fuori controllo, ma non quando pensava che tecnologia e scienza fossero sinonimi. Tecnologia e scienza, anche se in potenza interconnesse, sono profondamente diverse.

Vaccinazioni contro Covid-19: rinnovare il patto con i cittadini

Dopo le tragiche notizie di eventi severi e anche fatali, sono cambiate di nuovo le indicazioni sulla somministrazione del vaccino contro Covid-19: il Ministero della Salute ha reso perentoria quella che era una semplice raccomandazione e ai giovani adulti verrà ora offerto Pfizer/BioNTech o Moderna. Agli under 60 in attesa del richiamo con AstraZeneca verrà offerto uno di questi, autorizzando così la cosiddetta “vaccinazione eterologa”. La campagna di vaccinazione sta raggiungendo gli obiettivi dichiarati: il tasso di occupazione ospedaliera è sceso all’8% e il numero quotidiano di decessi è diminuito (ma ancora non azzerato). Ma nel frattempo, si sta estendendo ai soggetti più giovani, per i quali i benefici di salute sono decisamente inferiori. Questo sembra segnalare un cambio di rotta; se così fosse, sarebbe urgente rinnovare il patto con i cittadini che sottende i programmi di vaccinazione, e per farlo le istituzioni dovrebbero rispondere a due domande: la protezione di anziani e soggetti vulnerabili è ancora una priorità? E qual è l’obiettivo raggiungibile e misurabile della vaccinazione dei giovani?

Nell'immagine un centro vaccinale negli Stati Uniti. Crediti: Maryland GovPics / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

I programmi di vaccinazione sono un patto tra sanità pubblica e cittadini. Da una parte, la sanità pubblica offre gratuitamente la prevenzione vaccinale e spiega quali sono gli obiettivi (raggiungibili e misurabili) per i singoli vaccinati e la comunità che meritano l’impegno pubblico e individuale. Dall’altra parte, i cittadini possono decidere se accettare l’offerta di vaccinazione avendo chiaro il beneficio che ne possono trarre e il rischio connesso.

Vaccinare gli adolescenti, ma con giudizio

La valutazione del rapporto tra benefici e rischi di un vaccino durante un’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo è estremamente complessa e cambia nel tempo al variare delle condizioni epidemiologiche e delle informazioni che via via vengono raccolte sul campo. Diventano quindi cruciali i criteri d’uso del vaccino: l’identificazione della popolazione target, delle priorità, le caratteristiche e la disponibilità stessa dei diversi vaccini. Questo è particolarmente vero per la popolazione tra i 12 e i 17 anni di età, per cui è stato recentemente approvato l'uso del vaccino Pfizer / BioNTech. Per gli adolescenti il rapporto tra benefici e rischi è infatti ridotto rispetto alla popolazione adulta e anziana, poiché raramente si ammalano o sviluppano forme gravi di Covid-19. L’offerta vaccinale verso gli adolescenti, se davvero la si considera prioritaria, dovrebbe costituire l’elemento essenziale di un piano sociale di welfare per i giovanissimi che compensi la cronica disattenzione che le istituzioni hanno avuto nei loro confronti durante la pandemia.

Nell'immagine: una ragazza riceve il vaccino contro HPV a San Paolo, in Brasile, nel 2014. Credit: Pan American Health Organization / Flickr. Licenza: CC BY-ND 2.0.

Nei giorni in cui si sono ormai superate le 600 000 dosi quotidiane e l’invito per tutti è a vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi, c’è poco spazio per chiedersi se sia questo, davvero, l’approccio più corretto. Eppure, uno sforzo di riflessione potrebbe essere utile, se non altro perché, lo sappiamo, la campagna vaccinale non finirà con l’estate e criteri condivisi sull’offerta dei vaccini nei prossimi mesi potrebbero (dovrebbero?) aiutarci a navigare verso l’auspicabile condizione di endemia che sembra l’esito più favorevole della lotta contro Covid-19.

Contro il nazionalismo vaccinale ancora soltanto proposte

Si riunisce in questi giorni l’Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per discutere sulla lotta alla pandemia e su come fronteggiare le crisi sanitarie globali del futuro. Ma non può esserci un reale contenimento della pandemia fino a quando il vaccino non avrà una copertura globale. Eppure, a oggi solo lo 0,3% dei vaccini è stato distribuito nei paesi più poveri, e manca una reale intenzione di trasferimento di brevetti e know-how.

Il Global Health Summit (il vertice mondiale sulla salute, che ha riunito virtualmente il G20 con lo scopo di discutere sulle risposte all’emergenza Covid-19) si è appena concluso con roboanti dichiarazioni di nuovi impegni economici da parte dei paesi più ricchi e piani di cooperazione per affrontare l’emergenza pandemica in corso.

La relazione tra Covid-19 e il sovrappeso

Il sovrappeso, e soprattutto l'obesità, sono associati a maggiore suscettibilità all'infezione da SARS-CoV-2 e a un decorso di Covid-19 più grave. Sono ormai molti gli studi che hanno evidenziato questa relazione: Simonetta Pagliani li ripercorre in quest'articolo.

Crediti immagine: Samuel Ramos/Unsplash

L'isolamento sociale è stato associato, in studi sull'essere umano e su animali, ad aumento dell'adiposità, perdita di massa magra e insulino-resistenza: i meccanismi sottostanti a queste conseguenze metaboliche del distanziamento fisico sono insieme fisiologici, mentali e comportamentali e riguardano la mancanza di attività fisica, uno stato ansioso o depressivo e attitudini alimentari scorrette.

Uno screening può aiutare a mantenere aperte le scuole? L'esperienza del Piemonte

Il programma di screening Scuola Sicura è stato avviato sperimentalmente nei primi tre mesi del 2021, in aggiunta alle correnti procedure di sorveglianza e contact tracing, per gli studenti iscritti alle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado della regione Piemonte. Si tratta di un lavoro di stretta collaborazione tra scuola e ASL per ridurre la trasmissione del contagio e concorrere a mantenere le scuole aperte: i primi risultati, che evidenziano le criticità cui far fronte, sono incoraggianti e dimostrano che un programma di screening nelle scuole può essere implementato a patto che venga effettuato in modo organizzato e che si ponga attenzione in particolare alle modalità di coinvolgimento di scuole e studenti, alle strategie di testing, all’organizzazione e al sistema informativo che lo deve sostenere.

Crediti immagine: School photo created by freepik - www.freepik.com

Un gruppo di cinque bambini dell’Istituto Nigra di Torino sono accompagnati dai loro genitori presso l’hot spot del poliambulatorio di Via Le Chiuse per eseguire un tampone per Covid-19. Non hanno sintomi e non sono contatti di caso, ma partecipano al programma di screening Scuola Sicura deliberato dalla Regione Piemonte a inizio 2021. Fanno parte del gruppo A della loro classe; la settimana prossima sarà testato il gruppo B e così via fino alla fine del mese.

La pandemia ispiri nuovi standard di ventilazione degli edifici

In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di 39 scienziati chiede un cambio di paradigma nel controllo della qualità dell'aria degli ambienti interni ripensando i sistemi di ventilazione per tenere conto dei patogeni trasmessi per via aerea. L'appello arriva poco tempo dopo il riconoscimento da parte di OMS e CDC dell'importanza dell'aerosol nella trasmissione di SARS-CoV-2, a oltre un anno dall'inizio della pandemia.

Crediti immagine: Pixabay.

Trattare la qualità dell’aria negli ambienti interni con lo stesso rigore con cui si garantiscono acqua pulita e alimenti sicuri. Questo il cambio di paradigma invocato da un gruppo di 39 scienziati in un articolo pubblicato oggi sulla rivista Science.

La farmacovigilanza sui vaccini è essenziale per la nostra salute

Simonetta Pagliani ripercorre quanto sappiamo degli eventi avversi verificatisi dopo la somministrazione dei vaccini contro Covid-19: per comprendere e riconoscere l'eventuale nesso di causalità, la farmacovigilanza e la segnalazione di ciascuno di questi eventi sono fondamentali. Come riporta AIFA, “non tutti gli eventi avversi sono causati dai vaccini, ma tutte le informazioni contribuiscono a monitorarne la sicurezza".

Crediti immagine: Steven Cornfield/Unsplash

L'Italia, come il resto del mondo, è ancora in piena pandemia, ma nella popolazione generale la percezione del rischio si è spostata dalle manifestazioni della malattia alla sicurezza del vaccino. Lo rileva anche il terzo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19, relativo alle rilevazioni del periodo gennaio-marzo 2021.

Informatica e Covid-19: la reazione italiana

L'informatica ha avuto e ha un ruolo importante nella pandemia di Covid-19, per esempio nell'ambito della telemedicina e del contact tracing, nonché nel supporto ad altre scienze. Un gruppo di ricercatori del CINI ha organizzato un censimento dei progetti informatici nati in Italia. 

Crediti immagine: Mathew Schwartz/Unsplash

Le scienze e le tecnologie informatiche giocano un ruolo primario nella lotta contro Covid-19, direttamente, attraverso sistemi e servizi specifici (contact tracing, monitoraggio del rispetto delle norme di distanziamento sociale, telemedicina, didattica a distanza), o a supporto di altre scienze (diagnostica per immagini, epidemiologia e virologia computazionale). Per avere un’idea più precisa dell’importanza di questo fenomeno in Italia, nel maggio 2020, in coda alla prima ondata pandemica, abbiamo organizzato un censimento dei progetti informatici nati per fronteggiare la pandemia.

Clima e Covid-19: irraggiamento solare e temperatura i fattori più influenti

Sono stati pubblicati diversi studi che indagavano la relazione tra diffusione di SARS-CoV-2 e clima, ma i risultati sono discordanti. In un recente lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno cercato di superare le limitazioni, concludendo che l'irraggiamento solare rappresenta il fattore climatico più influente nella diffusione del virus, seguito da temperatura, umidità, precipitazioni. Tuttavia, anche i fattori demografici svolgono un ruolo rilevante (così come altri fattori non direttamente valutati nello studio, come la severità e il rispetto delle misure di distanziamento sociale e l’intensità degli scambi commerciali), tanto da annullare l’effetto protettivo dei fattori climatici nei paesi con condizioni meteorologiche favorevoli.

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L’epidemia di Covid-19 ha sconvolto la vita delle persone, le dinamiche sociali e l’economia dei paesi. Per contenere la diffusione del virus, gli Stati sono stati costretti a prendere delle misure restrittive. Al fine di calibrare la risposta e ridurre l’impatto sulle libertà individuali, si è cercato di comprendere quali fossero i fattori determinanti la diffusione del SARS-CoV-2. Tra questi, uno importante sembrava essere la temperatura.

Esitanza vaccinale, ciò che la storia ci suggerisce di non fare

È ancora presto per capire quale potrebbe essere l’impatto dell’esitazione verso i vaccini anti-Covid sull’efficacia delle campagne, ed è difficile prevedere il grado di successo delle campagne di vaccinazione. Se si guarda alla storia dei secoli passati, a partire dalla pratica della variolazione, ci si rende conto che con l’avanzare della modernità i tratti che consentono una migliore efficienza sociale sul piano economico, politico o educativo espongono maggiormente, rispetto a contesti più vicini a quelli dell’adattamento evolutivo, a comportamenti dissonanti e in qualche misura autolesivi o apparentemente irrazionali. In questo senso, la storia può suggerire qualcosa su quello che non si dovrebbe fare.

Crediti immagine: Markus Spiske/Unsplash

Un’inchiesta pubblicata dal New York Times qualche giorno fa sulla resistenza alle vaccinazioni anti-Covid nell’America rurale e radicalmente religiosa del Tennessee, conferma che il fenomeno dell’esitanza vaccinale è culturalmente complesso, ma in ogni caso ha una base emotiva e non dipende da ignoranza o stupidità.

Italia-Inghilterra: dallo tsunami a una via di uscita da Covid-19?

Dal confronto tra l’analisi di mortalità in Italia e Inghilterra emerge l’importanza di avere un sistema informativo efficiente, rapido e integrato.

Crediti immagine: Parastoo Maleki/Unsplash

Il 21 aprile è stato pubblicato il rapporto ISTAT sulla mortalità per causa di morte e luogo di decesso in Italia nel periodo marzo-aprile 2020, che conferma lo tsunami che ha colpito in prevalenza il Nord Italia. La mortalità totale mostra un eccesso di 49 000 morti rispetto alla media dei cinque anni precedenti, 2015-2019, di cui 29 210 sono attribuiti a Covid-19 (60%).

Meno controlli e meno ricerca: l’impatto di Covid-19 sui pazienti oncologici

La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto pesante sulle patologie croniche, come il cancro, e su quelle acute, come l’infarto del miocardio: associazioni e professionisti della sanità chiedono al governo di provvedere con urgenza, garantendo la ripresa degli screening e della chirurgia in elezione e un’accelerazione delle vaccinazioni per i pazienti ultrafragili.

Crediti immagine: Marcelo Leal/Unsplash

Oltre 600 mila nuove diagnosi e 350 mila nuovi trattamenti oncologici in meno durante il 2020 e un calo del 50% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio nel marzo 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È l’altra faccia di Covid-19, quella che impatta sulle patologie croniche come il cancro e su quelle acute come l’infarto del miocardio.

Riaperture: un rischio calcolato?

Guido Sanguinetti prova a stimare l'impatto delle riaperture annunciate in zona gialla dal 26 aprile, considerando l'andamento della vaccinazione e confrontando la situazione con altri paesi. Come anche riportato da un recente articolo uscito su Nature Medicine la coincidenza di riaperture precoci con vaccinazioni lente potrebbe portare a una mortalità ancora molto elevata per molti mesi.

Immagine: Pixabay.

E alla fine si riapre. Prima ancora di quanto ci si aspettasse. La necessità di dare respiro a un’economia in affanno ha prevalso, e il governo ha deciso di prendere un "rischio calcolato" e di riaprire, ben oltre gli standard della zona gialla, già dal 26 aprile. Quali siano questi calcoli, e su che dati si basino, non ci è dato sapere, ma immagino di non essere il solo a voler capire un po’ meglio di quali rischi si tratti e come siano stati stimati.

La risposta immunitaria specifica all’infezione da SARS-CoV-2

Cosa abbiamo imparato in quest’anno di pandemia della risposta immunitaria specifica contro SARS-CoV-2, sia quella indotta dai vaccini che dall’infezione naturale? Passando in rassegna gli studi condotti finora, Guido Poli ed Elisa Vicenzi spiegano come la produzione di anticorpi specifici, base immunologica dei vaccini, sembri poter giocare un ruolo peggiorativo in coloro che hanno contratto l’infezione. I motivi non sono ancora del tutto noti ma, per contro, la risposta specifica dei linfociti T sembra essere la miglior difesa del sistema immunitario contro la progressione di malattia. 

Crediti immagine: CDC/Unsplash

Poco più di un anno fa il pianeta entrava nel tunnel della Covid-19, chiamato inizialmente “nCOV-19” e poi, definitivamente, SARS-CoV-2 per rimarcarne la stretta parentela col primo coronavirus umano a potenziale pandemico, il virus della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che causò “solo” 8.096 infezioni e 774 morti nel mondo nei primi sei mesi del 2003, per poi scomparire.

Il tracciamento manuale può essere più efficace di quello digitale

Il tracciamento manuale dei contatti è più efficace di quello digitale assumendo che la probabilità di ricordare i propri contatti sia pari al quadrato della percentuale di adozione dell'app. Questo è il risultato di un lavoro pubblicato di recente su Nature Communications da un gruppo di fisici statistici coordinato dalla professoressa Raffaella Burioni dell'Università di Parma. Il risultato è probabilmente dovuto all'importanza degli eventi di superdiffusione nell'epidemia di Covid-19. Se un superdiffusore non ha l'app di tracciamento, i suoi numerosi contatti a rischio non potranno essere allertati. È importante ricordare però che se il ritardo nell'identificazione e nell'isolamento dei contatti a rischio supera i tre giorni, il contributo del tracciamento manuale diminuisce drasticamente. Crediti immagine: Timon Studler / Wikimedia Commons.

Isolare gli individui sintomatici, tracciare gli asintomatici: questi sono due punti fondamentali nelle strategie per contenere la diffusione di Covid-19. Lo saranno ancora di più nei prossimi mesi e anni quando i vaccini ci permetteranno una migliore convivenza con il SARS-CoV-2 ma comunque non impediranno l’accendersi di nuovi focolai.

Ma quali sono le migliori strategie per il contact tracing, il tracciamento dei contatti che permette di trovare gli infetti asintomatici e isolarli perché non infettino più?

Gli studi inglesi sulla letalità della variante B.1.1.7

Sono diversi gli studi di natura osservazionale incentratisi sulla “variante inglese" o, più propriamente, lineage B.1.1.7, che raggiungono la medesima conclusione: esiste un incremento di letalità che va dal 30% al 60% con la nuova variante, rispetto al virus originale. Tuttavia, al momento non ci sono spiegazioni biologiche riguardo le caratteristiche di questa mutazione che possano spiegare la maggiore aggressività del virus osservata dagli studi statistici.

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Era il 22 gennaio 2021. Durante una conferenza stampa, il premier inglese Boris Johnson annunciava che la nuova variante - come gli inglesi chiamano quella che noi in Italia chiamiamo variante inglese, ma più propriamente chiamata VOC 2020/01 o lineage B.1.1.7 -, «potrebbe essere più letale». Johnson aveva utilizzato il condizionale potrebbe perché le incertezze sulla stima erano molte.

La pandemia insegna quanto sia importante rafforzare la resilienza

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Il bisogno di una nuova visione e strategia per la salute

In tutta la sua drammaticità la pandemia da SARS-CoV-2 ci mette di fronte all’opportunità di ripensare come promuovere e proteggere la salute individuale e di una intera comunità. Ci fa riflettere sul fatto che non possiamo continuare a considerare la prevenzione la cenerentola degli investimenti sanitari, e spinge a impegnarci per la salute in una prospettiva più ampia e sostenibile.

Vaxzevria: rischi rari ma plausibili

In questi giorni è atteso il nuovo parere di EMA, l'agenzia del farmaco europea, sui casi di alcuni tipi di trombosi estremamente rari e associati a un livello ridotto di piastrine nel sangue registrati nei giorni successivi alla somministrazione del vaccino contro Covid-19 AstraZeneca. Negli ultimi giorni l'osservazione di alcune decine di casi in Europa prevalentemente avvenuti in giovani donne, ha spinto diversi paesi europei a raccomandarne l'uso solo sopra i 60 anni di età, in maniera simile a quello che era successo un paio di settimane fa. Questa volta l'Italia sta aspettando il parere di EMA e procede con le somministrazioni tra i 18 e i 79 anni. Tuttavia la comunicazione dei media e anche quella della stessa agenzia europea non è andata oltre la valutazione statistica di rischi e benefici, senza considerare il fatto che gli eventi avversi si stanno manifestando in una categoria di persone che ha un rischio estremamente basso di andare incontro a un decorso grave nel caso in cui contraesse Covid-19.

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L'ultima notizia del decesso a Genova di una giovane donna colpita da trombosi cerebrale dieci giorni dopo la vaccinazione con Vaxzevria (neo-denominazione del vaccino AstraZeneca contro Covid-19), segue quella della decisione di alcuni stati europei, tra cui Germania e Paesi Bassi, di limitare l'impiego di tale vaccino alle persone di età superiore ai 60 anni.

Covid-19, vaccini e rischio disoccupazione: quali priorità?

Non sono ancora disponibili indicazioni chiare sulla priorità di accesso alla vaccinazione per le persone in buona salute con meno di 60 anni che non appartengono alle altre categorie prioritarie. Tali soggetti, seppur sostanzialmente equivalenti fra loro dal punto di vista del rischio sanitario, rappresentano una quota consistente della popolazione, di vitale importanza per la ripartenza dell'economia. Su questo si concentra un recente studio, in preprint, nel quale viene individuato un criterio di natura socio-economica per stabilire un ordine di priorità. Gli autori ce lo spiegano in questo articolo.

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Nonostante il recente progresso nella definizione di criteri omogenei su scala nazionale per la campagna vaccinale anti Covid-19, non disponiamo ancora di indicazioni chiare in merito alle priorità di accesso alla vaccinazione da parte della forza lavoro (popolazione attiva in buona salute).

Dentro e fuori l'OMS resta il dubbio sull'origine della pandemia

È stato reso pubblico in questi giorni il rapporto dell'OMS che indaga l'origine della pandemia e prodotto da un team multidisciplinare di 17 esperti internazionali, affiancati da 17 esperti cinesi. Ma, come ha affermato il  direttore dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, «Questa relazione è un inizio molto importante, ma non è la fine: tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo».

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È quasi certo che SARS-CoV-2, come altri virus di nuova emergenza, sia arrivato alla specie umana dalle colonie di pipistrelli (in particolare i "ferro di cavallo" del genere Rhinolophus) che pullulano nelle grotte della Cina continentale e, in generale, del Sud-Est asiatico. Se l'ospite intermedio sia stato qualche animale "commestibile" venduto nei wet market cittadini, oppure un laboratorio di virologia di Wuhan, però, non è stato né provato né escluso in via definitiva.

L'importanza delle cure primarie e di comunità: lezioni dall'epidemia Covid-19

L'assistenza sanitaria primaria e di comunità può essere vista come un cardine per connettere le azioni nei confronti dei rischi ambientali e sanitari, creando un collegamento tra la salute delle persone e l'ambiente in cui vivono.

Crediti immagine: Annie Spratt/Unsplash

Sin dall’inizio della pandemia di Covid-19, è apparso chiaro che le cure primarie (anche definite come “medicina sul territorio o di continuità”) svolgono un ruolo fondamentale nell'assistenza clinica, come lo screening dei pazienti, il triage, il supporto fisico e psicologico, ma anche nella promozione di una migliore consapevolezza del rischio e di una condivisione degli interventi preventivi da parte della comunità1.Soprattutto se integrate con l’assistenza ospedaliera e i dipartimenti di prevenzione.

Antivirali: fondamentali nella prossima fase della pandemia

I farmaci antivirali potrebbero essere uno strumento fondamentale per affrontare la prossima fase della pandemia, quella che sarà caratterizzata dall’emersione di nuove varianti virali. Gli antivirali ad ampio spettro, come il molnupiravir, sono stati identificati quando i virologi dei coronavirus hanno compreso che il gene della polimerasi, la macchina fotocopiatrice del virus, risulta molto conservato nel processo di speciazione dei virus a RNA. La pressione immunitaria agisce, infatti, soprattutto sul gene della proteina spike virale, il target dei vaccini, mentre nessuna pressione dovrebbe agire sul gene della polimerasi virale. In più gli antivirali perdono di efficacia quando somministrati troppo tardi dopo l’infezione e dunque potrebbero essere particolarmente utili per le persone “consapevoli” di essere state esposte al virus. Questo è quello che avviene per i contagi domestici, che sono un driver importante dell’epidemia di COVID-19.

Crediti immagine: Marco Verch / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

In molti paesi, il decorso dell’epidemia da SARS-CoV-2 conferma nella sostanza le previsioni formulate dal gruppo di epidemiologi della University of Hong Kong coordinato da Joseph Wu, in un articolo pubblicato su Lancet già alla fine del mese di gennaio 2020: senza distanziamento sociale e mascherine, si sarebbe infettato più del 50% della popolazione in pochi mesi.

Scudo penale e Covid-19, davvero utile ?

Negli ultimi giorni, soprattutto dopo la “vicenda” AstraZeneca, malamente gestita da mass media e istituzioni, si moltiplicano le discussioni su quello che viene definito scudo penale per i vaccinatori. Davvero ne trarrebbero utilità i protagonisti sanitari della campagna di vaccinazione?

L’idea dello “scudo penale” per i medici che vaccinano dovrebbe essere archiviata come una delle tante, troppe iniziative demagogicamente affascinanti ma sostanzialmente (e giustamente) irrealizzabili.

Mannucci: raccomando il vaccino, e di farlo in fretta

Mannucci, fondatore del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, ematologo di fama internazionale e già direttore scientifico del Policlinico di Milano

La campagna vaccinale, tra mille motivi di inefficienza e rallentamenti, conosce ora una aumentata preoccupazione dovuta alla sospensione di qualche giorno fa del vaccino AstraZeneca per sospette trombosi e emorragie collegate al vaccino. Le preoccupazioni, come si sa, hanno vita più lunga delle ragioni scientifiche che nei giorni successivi sono state esibite per riprendere a pieno ritmo le vaccinazioni.

Scienza ed economia alle prese con la crisi pandemica

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Quale sarà la risposta della politica, ora affidata ai "tecnici" dopo la crisi dei governi precedenti, di fronte alla sfida di una pandemia che sembra non volersi eclissare e di cui più volte abbiamo sottolineato le radici ambientali globali? Domanda difficile, per rispondere alla quale torna alla mente quanto scritto dal sociologo Luciano Gallino in «Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi» (Ed. Einaudi 2013).

"Domani nella battaglia pensa a me": lo stop al vaccino AstraZeneca

Nell'immagine, l'ingresso all'Istituto Paul Erlich Institut per i vaccini e la biomedicina, di Langen (Germania) che ha segnalato i rari casi di trombosi venosa cerebrale associati alla sommministrazione del vaccino AstaZeneca, e che ha portato alla sospensione, e successivamente alla riammissione, del vaccino.

Riprendendo l’articolo di Scienza in rete - in cui si presenta bene il recente caso delle reazioni avverse al vaccino AstraZeneca - vorrei commentare quanto affermato da molti, e cioè che sarebbe stato un errore interrompere la somministrazione del vaccino. Io credo che non lo sia e apprezzo la responsabilità che tecnici (tedeschi) e politici (tedeschi e altri) si sono assunti.

La maledizione dei silos nella ricerca scientifica

A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi dove l’organizzazione della comunicazione tra scienziati e governi è stata organizzata con team interdisciplinari che raccolgono esperti di diversi campi scientifici e che in alcuni casi prevede la figura del consigliere scientifico, in Italia la pandemia è stata trattata come un problema esclusivamente medico. È l'effetto di un sistema che concepisce la scienza come un insieme di silos: ogni ricercatore è incasellato e la sua attività è valutata solo per la sua congruenza con un settore disciplinare definito in modo restrittivo; una maledizione per università e ricercatori e che ha avuto una parte anche nella gestione della pandemia.

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Due notizie di tenore opposto mi hanno colpito nelle ultime due settimane. La prima, mercoledì 3 marzo: stando agli analisti di Quacquarelli-Symonds, che compilano il famosissimo QS University Ranking, la ricerca italiana su Covid-19 è al quinto posto mondiale come impatto, subito dietro ai titani anglosassoni. Naturalmente il fatto di essere stati il primo paese occidentale travolto da Covid potrà parzialmente spiegare questo exploit, ma certamente si tratta di un riconoscimento alla dedizione e al talento degli scienziati che operano nel nostro paese.

AstraZeneca: doveroso approfondire, ma senza fermare le vaccinazioni

Nel dare il via libera al vaccino AstraZeneca definendolo sicuro ed efficace, la European Medicines Agency (EMA) non conferma né esclude possibili rari eventi avversi come la trombosi del seno venoso cerebrale e la coagulazione intravascolare disseminata. In questo articolo, che precede la decisione EMA, Simonetta pagliani descrive diversi meccanismi biologicamente plausibili che potrebbero spiegare l'associazione tra questi casi rari di trombosi e il vaccino AstraZeneca. Capire se uno di questi meccanismi è in atto è doveroso, anche perché potrebbe dare delle indicazioni su come migliorare i vaccini in futuro. Tuttavia, la situazione in cui ci troviamo avrebbe imposto di proseguire la campagna vaccinale durante lo svolgimento delle indagini. Nell'immagine: persone in attesa di essere vaccinate, Baltimore County, Maryland dicembre 2020. Credit: Wikimedia Commons / Covid-Vaccine-67. Licenza: CC0 1.0.

Tra chi aveva già un appuntamento per ricevere la prima o la seconda dose del vaccino AstraZeneca, la sospensione decisa lunedì dal Ministero della Salute ha causato un grave disorientamento, in alcuni misto a un forte senso di sollievo.

AstraZeneca: qualche numero in attesa della decisione EMA

In attesa di notizie più precise in ordine ai dati che hanno spinto diversi paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere precauzionalmente l’utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19, l’Associazione Italiana di Epidemiologia osserva che, sulla base dei dati della letteratura scientifica relativi alla incidenza della trombosi venosa profonda (TVP) e ai dati sui ricoveri ospedalieri, è possibile stimare, in modo conservativo, che in un anno, sono attesi nella popolazione generale tra 35 e 70 anni di età circa 80 casi di TVP ogni 100.000 persone.

Le varianti sono più letali? Serve più ricerca per non accontentarsi di vaghe opinioni

È probabile che le opinioni sulla caratteristica delle varianti non siano lontane dalla realtà ma neppure che la riproducano con esattezza mentre sarebbero necessarie evidenza solide per poter prendere dei provvedimenti capaci di affrontare i rischi reali dell’epidemia. In ogni caso una prudente precauzione ci invita a rendere ancora più stringenti le misure di confinamento per evitare in ogni caso la contagiosità del virus, aumentata o no, e per proteggere i minori che, seppur sembra non abbiano gravi conseguenze dai contagi, pur sempre sono efficientissimi vettori dell’infezione nei rispettivi nuclei famigliari.

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I discorsi che politici, tecnici o cittadini fanno in questi giorni si sono riempiti di un insieme di opinioni condivise a riguardo della situazione epidemica almeno sui seguenti punti: il virus COVID-19 ha avuto delle varianti, tra queste la maggior parte, e in particolare quella cosiddetta «inglese» è molto più contagiosa, i bimbi ed i ragazzi ne vengono maggiormente contagiati, e della letalità non è chiaro se rimane costante, cresce o diminuisce.

Fino a quando la campagna vaccinale escluderà i minorenni?

Una bella quota degli abitanti del pianeta, seppur con differenze da un Paese all'altro, ha meno di 18 anni. Questo significa che, se non sarà vaccinata, la popolazione pediatrica potrebbe diventare un serbatoio del virus che minerà gli sforzi per arrivare all'immunità di comunità. Tuttavia, le difficoltà a vaccinare bambini e ragazzi sono molte, e vanno dagli studi più lunghi e complessi alla necessità di autorizzazione da parte dei genitori.

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Seppur con notevoli differenze tra le nazioni (in Italia intorno al 17%, in USA intorno al 25%, più alta nel mondo in via di sviluppo), una bella quota degli abitanti del pianeta ha meno di 18 anni. Riferito all'emergenza pandemica da SARS-CoV-2, questo dato significa che la popolazione pediatrica (bambini e adolescenti), se non sarà vaccinata, diventerà probabilmente un serbatoio del virus che minerà gli sforzi per arrivare all'immunità di comunità.

Media e Covid-19: il caso degli anticorpi monoclonali

Nel parlare di anticorpi monoclonali, i media sono stati ben lontani dall'ideale di fornire informazioni trasparenti e basate su prove, alimentando opinioni di esperti  e controversie basate su pettegolezzi non sostenuti dai dati.

Nelle ultime settimane c'è stata una grande attenzione mediatica sull'utilizzo degli anticorpi monoclonali in Italia per trattare i pazienti Covid-19 nelle fasi iniziali della malattia.

Dal bioreattore alla fiala: i 100 giorni del vaccino

I pochi minuti richiesti per una vaccinazione sono il termine di un processo lungo, iniziato almeno 100 giorni prima: Riccardo Lucentini ripercorre le tappe che portano allo sviluppo di un vaccino a mRNA contro Covid-19.

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L’operazione di vaccinazione dura pochi minuti: giusto il tempo di diluire il contenuto della fiala, prelevare la dose e iniettarla nel braccio del paziente. È un procedimento tanto semplice quanto è complessa la macchina produttiva e logistica che ha portato la fiala in ospedale: l’iniezione è solo l’atto finale di una lunga storia iniziata almeno 100 giorni prima in un fermentatore.

Alice e la Regina, il virus e le mutazioni

In analogia con la corsa sfrenata della Regina rossa di «Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò», anche i virus mutano continuamente e indipendentemente dall'ambiente - che eventualmente seleziona una variante piuttosto che un'altra. Questo comportamento serve ai virus per tramandare il più possibile il loro genoma alle generazioni successive, che però non significa necessariamente diventare progressivamente più «amichevole» con gli ospiti umani (e non solo).

Immagine da Wikimedia Commons, rielaborazione di Scienza in rete.

Charles Lutwidge Dodgson era un genio. Magari non lui, matematico inglese ottocentesco, ma il suo alter ego, Lewis Carroll. Scrisse un paio di libri importanti, e qualcun altro in soprammercato. I libri si intitolano «Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie» (Alice's Adventures in Wonderland) e «Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò» (Through the Looking-Glass, and What Alice Found There).

Come Covid-19 cambia i meccanismi di pubblicazione e di validazione dei dati

La pandemia, e con essa la ricerca sul virus, ha profondamente modificato le procedure con cui la ricerca biomedica viene realizzata e comunicata: per esempio, con l'esplosione delle pubblicazioni preprint, per le quali in generale le valutazioni sembrano essere state positive. Potrebbero rappresentare il futuro delle pubblicazioni scientifiche?

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Lo stato di emergenza provocato dallo scoppio della pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2 ha avuto (e avrà ancora, almeno nel prossimo futuro) una serie di conseguenze su piani differenti. Fra i più rilevanti possiamo annoverare quelli sociale ed economico, forse anche quello politico; ci sono però anche altri effetti, meno appariscenti ma altrettanto rilevanti.

Se il virus è un bersaglio mobile, affinare la mira e bombardare a tappeto

Un modello chimerico umano-murino è stato impiegato per testare l'efficacia del pro-farmaco EIDD-2801, già usato contro il virus influenzale, che si è rivelato in grado di ridurre la replicazione virale. Aver comprovato la sua efficacia nel modello chimerico è un passo importante nel percorso della sua valutazione, ma bisogna ricordare che nel modello sono assenti le prime vie aeree (sito di replicazione precoce del virus) e che bisogna attendere i risultati degli studi di fase II e III, attualmente in corso, per verificare la sicurezza del farmaco e il suo dosaggio efficace. Va poi considerato come le varianti potrebbero influenzare la risposta a farmaci e vaccini del virus.

Crediti immagine: Space invaders, modificato da Scienza in rete.

Come è ormai noto, il serbatoio dei coronavirus è la famiglia (estesissima) dei chirotteri, che comprende mammiferi volanti delle più varie pezzature, dai 2 grammi del pipistrello "calabrone" agli 1,6 chili dei pipistrelli tropicali con l'apertura alare che supera il metro e mezzo. I virus possono avere un ospite intermedio che facilita la loro trasmissione alla specie umana, ma possono anche farne a meno: lo ha provato un gruppo di scienziati dell'Università della Carolina del Nord, in uno studio peer reviewed in pre-print su Nature.

Un calendario di chiusure programmate contro il coronavirus

Per ridurre l'inefficacia di una "navigazione a vista" contro Covid-19, l'epidemiologo Rodolfo Saracci propone un calendario di lockdown, alternati con periodi con restrizioni minori, che prevengano nuove ondate con alta mortalità. La vaccinazione, infatti, non basterà a estinguere la pandemia.

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Navigare a vista

Il 26 settembre 2020 i premi Nobel della Banca di Svezia per l’economia Esther Duflo e Abhijit Banerjee, docenti al Massachusets Institute of Technolgy, avanzavano ne Le Monde1 la proposta di un «lockdown» («confinement») nazionale su tutta la Francia per dicembre durante il periodo di tre settimane dell’Avvento.

Covid-19 e il mito della caverna

Tre temi a partire da un libro: a partire da La notte delle ninfee di Luca Ricolfi (La Nave di Teseo Editore) l'epidemiologo Paolo Vineis parla dei lockdown preventivi, delle nuove varianti di SARS-CoV-2 e fa il punto sul contact tracing.

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Questo articolo discute tre temi: è opportuno un lockdown preventivo? Che fare con la nuove varianti? E a che punto siamo con il contact tracing? Ne discuterò con riferimenti a un libro appena uscito, La notte delle ninfee di Luca Ricolfi, ma comincerò dalla Repubblica di Platone.

L’inquietudine dei dottorandi al tempo di Covid-19

La pandemia ha interrotto molte attività, e mentre le scuole (con l'eccezione delle superiori) hanno dovuto affrontare un intervallo relativamente breve, le università hanno subito chiusure particolarmente pervasive. I dottorandi sono tra quelli a maggiore rischio di vedere alterata, spesso in modo peggiorativo, la propria carriera professionale. Cosa può fare l'università per superare le difficoltà?

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La pandemia di Covid-19 ha bruscamente interrotto molte delle attività formative in tutto il mondo. Mentre le scuole materne, primarie e secondarie di primo grado hanno avuto interruzioni relativamente brevi, il sistema scolastico superiore e le università hanno subito il lockdown in modo pervasivo, pagando un prezzo particolarmente alto. Se da un lato politiche restrittive sono necessarie a mitigare la pandemia, la velocità con cui queste sono state attivate e la loro assolutezza hanno avuto conseguenze sul percorso di studio di molti, con conseguenze sia sul morale sia sulle finanze.

One Health: un approccio e un metodo non più rinviabili

Una sola salute per gli umani, gli animali e l'ambiente: è questo il senso dell'approccio One Health, che ora più che mai è urgente adottare: la sfida è metterlo in pratica attraverso una vera governance per la protezione e promozione della salute non più confinate in modo miope solo sulla salute umana

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La pandemia da SARS-CoV-2 è il più grande shock a livello globale degli ultimi decenni. Uno tsunami che ha causato milioni di vittime e ha devastato l’economia. Ma c’è almeno una lezione che possiamo trarre da questo annus horribilis?

Anticorpi monoclonali, un po' come l'acqua di Lourdes

Il 3 febbraio, la Commissione tecnico scientifica dell'AIFA ha dato il via libera condizionale a due tipi di anticorpi monoclonali contro Covid-19. Ma cosa sono esattamente gli anticorpi monoclonali e cosa sappiamo della loro efficacia contro il virus?

Si chiamano monoclonali gli anticorpi prodotti con tecniche di DNA ricombinante a partire da un unico tipo di linfociti prelevato dal plasma di un soggetto guarito da Covid-19. Così ingegnerizzati, gli anticorpi si specializzano su quel particolare tipo di antigene (la proteina spike), dando una risposta immunitaria molto forte (passiva e non attiva come col vaccino) verso il patogeno che la veicola. La protezione può durare settimane o anche mesi.

Un metodo per lo studio dell’andamento provinciale dell’epidemia

Roberto Battiston propone un metodo per lo studio dell'andamento dell'epidemia da Covid-19 nelle province italiane.

La recente polemica sull’affidabilità del dato tramesso all’Istituto Superiore di Sanità da parte della regione Lombardia, dato utilizzato dalla Fondazione Bruno Kessler per calcolare l’indice $R(t)$, solleva la questione molto importante sulla qualità dei dati a disposizione per analizzare l’andamento dell’epidemia COVID-19.

Una pandemia di plastica

Mascherine, guanti, imballaggi e dispositivi monouso: così il Covid-19 riporta alla ribalta una ben nota questione ambientale. E le cose potrebbero persino peggiorare.

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“Protection vs pollution” è il titolo di una delle immagini scientifiche più belle del 2020, secondo il team artistico della rivista Nature. La foto è stata scattata dal fotografo Mohd Rasfan in Malesia e ritrae due scimmiette che tengono tra le mani una mascherina chirurgica.

Gaetano Tartaglia: algoritmi per studiare SARS-CoV-2

Un team di scienziati dell'Istituto Italiano di Tecnologia sta studiando le interazioni che il virus stabilisce con le molecole all'interno della cellula ospite per capirne meglio i meccanismi biologici e individuare possibili farmaci.

Crediti immagine: Nucleic Acids Research, 2020.

L’unico compito di un virus è quello di replicarsi. Ma, per farlo, deve trovarsi in un ambiente speciale: la cellula. L’intruso dovrà quindi essere in grado di ingannarla per avere la sua “ospitalità”.

Stimare R(t) dalle terapie intensive

La stima realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità dell’indice di riproduzione netto dell’epidemia, l’ormai famoso R(t), si basa sull’andamento temporale del numero di nuove infezioni registrate nel paese. Un metodo alternativo, descritto su Scienza in rete da Roberto Battiston, parte dalla curva degli infetti attivi e tramite un modello SIR ricava l’andamento nel tempo di R(t).

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.

Peter Doshi non ha tutti i torti (ma qualcuno forse sì)

I dubbi sul successo dei vaccini contro Covid-19 espressi da Peter Doshi sul blog del British Medical Journal hanno sollevato un polverone: Roberta Villa e Roberto Buzzetti indicano alcune delle critiche che possono essere condivisibili, e gli aspetti con i quali invece non sono d'accordo.

Quando sono iniziate le sperimentazioni sui nuovi vaccini contro Covid-19, l’Organizzazione mondiale della Sanità, la Food and Drug Administration e l’European Medicine Agency hanno stabilito a priori che, ferma restando la necessità di valutare il bilancio tra rischi e benefici prima di attribuire un’autorizzazione anche provvisoria, i vaccini da sottoporre alla loro valutazione avrebbero dovuto avere una efficacia minima del 50%1,2.

Il copia-incolla del piano pandemico e la crisi della sanità pubblica

La vicenda del Piano Pandemico italiano con contenuti identici a quello del 2006, o del "copia e incolla del Piano Pandemico", ha bisogno di considerare anche la storia degli ultimi decenni per essere inquadrata. È quanto fa l'epidemiologo Eugenio Paci in quest'articolo, fino ad arrivare a oggi. Con una conclusione: ciò che stiamo vedendo è la punta dell'iceberg, e sotto c'è la grave debolezza della sanità pubblica in Italia.

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Fino a nuovi lanci mediatici o interventi dei magistrati, l’episodio del “copia-incolla del piano pandemico del 2006”, messo in luce dal documento dell'Ufficio di Venezia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità fatto frettolosamente ritirare (ma tenuto sempre online da Scienzainrete), sembra ora in stand-by. Si è trattato di un confronto assai aspro che, a me sembra, per essere compreso richiede di ripercorrere alcuni momenti dei primi due decenni del millennio.

Le ragioni di Peter Doshi sui vaccini: "Fidati, ma verifica"

La richiesta (negata) di Peter Doshi dell'accesso ai dati grezzi della sperimentazione sui vaccini pubblicata sul British Medical Journal è l'esempio che fa da spunto per la riflessione sul delicato rapporto tra scienza e media di Andrea Monti, professore di Diritto dell’ordine e della sicurezza pubblica dell'Università di Chieti-Pescara. 

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Chi pratica il metodo scientifico ha la testarda abitudine (incomprensibile ai più) di trarre conclusioni dall’analisi di dati secondo i criteri di un'ipotesi di ricerca e applicando un metodo che consente la verificabilità intersoggettiva dei risultati. Questo atteggiamento mentale è diametralmente opposto a chi basa le proprie opinioni e—peggio— decisioni sulla “fiducia” (spesso tramutata in “fede”) e dunque sull’autorità di eminenze varie. Non discuto questo atteggiamento nell'ambito religioso; ma in quello laico, quello della scienza, sì.

Molta politica e poca scienza dietro la chiusura delle scuole

Non abbiamo abbastanza dati per valutare se l’apertura di inizio anno scolastico delle scuole abbia contribuito significativamente alla risalita dei contagi; e questo anche perché a settembre si sono sovrapposti più eventi, come il referendum costituzionale o la riapertura stagionale delle attività lavorative. Al netto delle incertezze, però, sembra che le scuole abbiano effettivamente contribuito poco all’aumento dei casi positivi. E se ora riaprire potrebbe costituire un azzardo, dobbiamo lavorare a un sistema di monitoraggio di quanto avviene nelle scuole per renderle sicure per il futuro. L'analisi di Guido Sanguinetti.

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L’Epifania si sarà anche portata via le feste, ma certo non si è portata via la Covid-19, né tantomeno le polemiche oramai croniche sulla gestione di questa crisi pluriennale.

Covid-19 nelle regioni italiane: solo il rosso funziona (se dato in tempo)

L'Associazione Italiana di Epidemiologia ha messo a confronto e analizzato i tassi di incidenza settimanale di infezione registrati in regioni in zone gialle, arancioni e rosse: solo queste ultime hanno avuto un declino importante e omogeneo dell'incidenza di Covid-19, di gran lunga superiore a quanto riscontrato nelle regioni in arancione e in giallo.

Gruppo di lavoro promosso da AIE

Un algoritmo per determinare il "colore" delle misure regionali

Un sistema per determinare la fascia di disposizione regionali per il contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid 19 deve essere un sistema:

  1. di semplice calcolo,
  2. riproducibile da chiunque con semplicità,
  3. creato adottando i dati pubblicati ufficialmente.

Seguendo queste indicazioni è stata elaborata questa proposta di algoritmo sperando che venga presa in considerazione. 

A che gioco gioca il virus?

Che cos'è il fenomeno della «superdiffusione»? Simonetta Pagliani fa il punto della situazione anche alla luce di un nuovo studio del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi. 

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Il tema dell’esistenza e dell’importanza dei superdiffusori (intesi sia come individui sia come eventi) e dei cluster nella diffusione planetaria di SARS-CoV-2, di cui Scienza in rete si era già occupata nel mese di maggio, torna alla ribalta in occasione della pubblicazione su Science di uno studio di Ramanan Laxminarayan, del Center for Disease Dynamics, Economics and Policy di New Delhi.

Valutazione di fine anno pandemico: bocciati in governance

Fine anno, un pessimo anno, è tempo di riflessioni e tra le tante dovrebbe trovare spazio la governance, che è qualcosa di più di governo, e che per l'appunto tiene conto della complessità - e quindi dell'incertezza - scientifica, sociale e politica di tutto quello che riguarda la gestione della pandemia.

Immagine: Allegoria del Cattivo Governo, 1338-1339, Sala della Pace, Palazzo Pubblico, Siena (Wikimedia).

Dal portale Treccani si legge:

Manifesto per la comunicazione del vaccino contro Covid-19

Per quanto riguarda il vaccino contro SARS-CoV-2, restano alcuni nodi da affrontare. Oltre alla distribuzione, dovremo capire in che modo i cittadini hanno percepito, stanno percependo e percepiranno il vaccino contro Covid-19. In altre parole, dobbiamo chiederci come comunicare in modo corretto ciò che riguarda il vaccino: qui le dieci proposte dei giornalisti Nicola Zamperini e Francesco Marini.

Nel 2020 in Italia un eccesso di mortalità totale senza precedenti dal dopoguerra

Un'analisi sull'eccesso di mortalità del 2020 e delle differenze tra la prima e la seconda ondata della pandemia.

La curva dell'andamento stagionale della mortalità dal 2016-2020 nel report SISMG.

I decessi del 2020 sono senza precedenti nel confronto con altri anni caratterizzati da fenomeni demografici ed eventi estremi. Dall’inizio dell’epidemia di Covid-19, l’Italia è stato uno dei paesi più colpiti con il maggiore impatto in termini di mortalità. Considerando solo i primi tre mesi dell’epidemia (marzo-maggio), sono stati registrati 31.936 decessi nei casi microbiologicamente confermati di SARS-CoV-2 (Sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto Superiore di Sanità, ISS).

La speranza di vita in Italia calerà di due anni nel 2020

Quanto davvero sta incidendo la pandemia in corso sui livelli di sopravvivenza? Questa domanda è stata oggetto di dibattito fin dall’inizio, quando più di qualcuno (in Italia e all’estero) parlava del Covid-19 come “qualcosa di più di un’influenza”. Poi col tempo ci si è resi conto che quella che stiamo sperimentando è una crisi di mortalità che va al di là di qualunque stagione influenzale (si badi bene: l’influenza resta una seria causa di morte della popolazione anziana ed è da prendere sul serio, ma non incide così tanto).

Quanto stiamo perdendo in speranza di vita?

La speranza di vita alla nascita in Italia dal 1872 (30 anni) al 2015 (82,6). I cali della speranza di vita concidono con i periodi intorno alle due guerre mondiali.

In questi giorni si sono diffusi messaggi anche molto contradditori a riguardo degli anni di speranza di vita che l’epidemia da Covid-19 potrebbe far perdere agli italiani. Per chi non è di casa con la demografia è opportuno innanzitutto spiegare cosa si intende per speranza di vita.

Per favore, mettete la mascherina!

La logica della richiesta di mettere le mascherine è il principio di precauzione, ma le persone non sembrano agire tutte in base a tale principio. La negazione ha molte sfumature e se si vuole che la popolazione si attenga alle misure di contenimento si devono usare umiltà, empatia e buon senso. L’umiltà di dire che non si sa con esattezza quanto le mascherine frenino la diffusione del virus; l’empatia per ammettere che indossare la mascherina è effettivamente scomodo; il buon senso di chiedere di indossarle, per favore, specialmente nei luoghi chiusi. Immagine: @enginakyurt

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Il negazionismo che si manifesta con tanta “virulenza” in molti paesi del mondo sembrerebbe incomprensibile: mai, nella storia, la gente è stata tanto informata sul pericolo corso dalla vita individuale e collettiva e, al contempo, tanto restia ad accogliere le raccomandazioni degli scienziati, pur nell’interesse della propria salute.

L'epidemia sommersa nella seconda ondata

 Curva stimate (e incertezza attorno alla stima) di R0(t) in Friuli Venezia Giulia, 1 agosto-30 novembre.

Tratto da Giulia Cereda, Cecilia Viscardi, Luca Gherardini, Fabrizia Mealli, Michela Baccini (2020). A SIRD model calibrated on deaths to investigate the second wave of the SARS-CoV-2 epidemic in Italy. E&P Repository https://repo.epiprev.it/2052

Tra i 21 dibattuti indicatori calcolati dall'Istituto Superiore di Sanità per classificare le regioni nei tre livelli di allarme (giallo, arancione e rosso), c’è il numero di riproduzione dell’infezione, che corrisponde al numero medio di contagi generati da un singolo infetto.

Per capire l'epidemia usiamo i dati, ma con metodo

“Pas de calcul là où l’observation peut être faite” (Nessun calcolo quando si può osservare). Con questa frase, nel 1895, lo statistico Georg von Mayr rispondeva a un altro statistico, il norvegese Anders Nicolai Kiær, che aveva proposto di usare una parte, e non tutta la popolazione, per ottenere informazioni sociali ed economiche a livello nazionale.

Ci si può fidare dei test antigenici per SARS-CoV-2?

Tra ottobre e novembre, nell’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano è stato effettuato ai pazienti che accedevano in pronto soccorso un tampone nasofaringeo, poi analizzato sia utilizzando un test antigenico, sia utilizzando il test molecolare RT-PCR, per valutare sensibilità e specificità dei test repidi in un contesto reale. Il paragone dei risultati porta a concludere che i test antigenici siano piuttosto specifici, ma con sensibilità modesta.

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La diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 viene effettuata mediante l’esecuzione di un tampone nasofaringeo analizzato con tecniche molecolari di real-time RT-PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) per individuare i geni virali principalmente espressi durante l’infezione. Tale procedura può essere però eseguita solo in laboratori specializzati e richiede un tempo medio di processazione del campione di circa 5/6 ore dal momento della sua presa in carico in laboratorio.

Vaccini: tra scienza, politica ed economia

Con una corsa che non ha precedenti nella storia della scienza, in meno di un anno si è arrivati dalla scoperta di un nuovo patogeno, il SARS-CoV-2, ad avere a disposizione diversi vaccini per combattere l’infezione. Adesso però inizia un’altra corsa, non meno complessa e delicata: passare dal vaccino alla vaccinazione effettiva, superando ostacoli, distorsioni di mercato, esitazioni e dubbi dei cittadini, nazionalismi e interferenze economiche e geopolitiche. Se ne è parlato nel corso di un webinar organizzato dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e svoltosi Il 27 novembre scorso, nell’ambito della quindicesima notta europea dei ricercatori, con la partecipazione di Giuseppe Ippolito, Franco Locatelli e Rino Rappuoli. Ne ripercorriamo gli aspetti principali.

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E dunque il traguardo è vicino: le sperimentazioni cliniche hanno fornito risultati promettenti e, sulla base di questi dati e dell’assenza di rilevanti reazioni avverse nel corso di tutte le fasi di sperimentazione, le società produttrici di due candidati vaccini – Moderna e BioNTech-Pfizer – hanno richiesto alle autorità regolatorie negli USA e in Europa l’autorizzazione all’uso emergenziale.

Ma è così diversa la seconda ondata?

Davvero durante la seconda ondata si sono contagiate più persone che nella prima, come a volte si dice? Cesare Cislaghi fa qualche esercizio matematico: valutarne la correttezza è difficile, ma i risultati sembrano mantenere una certa coerenza interna.

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Una delle opinioni diffuse ma non confermate da analisi più approfondite è che durante la seconda ondata si siano contagiate molte più persone che nella prima, anche se i contagi hanno provocato meno complicazioni cliniche e queste sono state meno letali. Non è facile, ovviamente, cercare di ricostruire quelle che potrebbero essere state le frequenze da fine febbraio a oggi, ma quello che presentiamo qui è un tentativo per provare a fare questa complicata e rischiosa operazione.

La curiosa attrazione verso l'indice Rt

Space Odyssey Monolith + Rt

Una delle conseguenze più peculiari della pandemia di Covid-19 è l’invasione di termini scientifici nel nostro lessico famigliare. Nel migliore dei casi, questa opportunità unica di ampliare la diffusione della cultura scientifica potrebbe rappresentare una delle (poche) conseguenze positive della pandemia. In altri casi, invece, assistiamo a un ricorso a terminologie poco spiegate e ancor meno comprese, che assurgono a una valenza quasi magica nella nostra quotidianità.

Il lockdown colpisce di più le donne

Secondo un'indagine condotta dal gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps, Covid-19 ha impattato negativamente soprattutto sulle donne, sia a livello psicologico che lavorativo (significativo anche l'aumento delle violenze domestiche). Colpiti anche i ragazzini sotto i 12 anni e probabilmente aumentato il tasso di suicidi.

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Come ci sentiamo in questo tempo sospeso che stiamo vivendo? E come sta cambiando la nostra percezione del mondo?

A che punto siamo con i vaccini? L’EMA lo racconta ai cittadini europei

La vaccinazione di comunità contro Covid-19 rischia di fallire a causa dell'esitazione a vaccinarsi, che coinvolge il mondo occidentale. L’indecisione riguardo a vaccini ancora in fase di sviluppo e con profili di sicurezza ed efficacia ancora del tutto sconosciuti e sui quali scarseggiano i dati necessari per prendere una decisione informata (ben diversa dall'opposizione ai vaccini) richiede che l'intero processo di sviluppo, di sperimentazione, di autorizzazione al commercio e di distribuzione sia reso trasparente. In questa direzione si muove l'EMA, che ha organizzato un incontro pubblico per l'11 dicembre volto a informare i cittadini circa i processi regolatori (sovranazionali e nazionali) per approvare i vaccini anti Covid-19 e il ruolo dell’Agenzia nella valutazione e nel monitoraggio della loro efficacia e sicurezza.

Immagine: la sede dell'EMA (European Medicines Agency) ad Amsterdam.

La speranza di mettere fine alla pandemia di Covid-19 è riposta nello sviluppo di un’adeguata immunità di comunità (cosiddetta “di gregge”) nei confronti di SARS-CoV-2 che interrompa il ciclo di contagio e malattia. Ma quale sia esattamente la soglia che la definisce non è ancora noto: estrapolando da altre malattie virali, si potrebbe dire che l’epidemia comincerà a essere sotto controllo quando una proporzione tra il 60 e l’80% di persone avrà acquisito anticorpi contro il virus, abbassando il tasso di trasmissibilità sotto l’11.

Giovanni Apolone: ecco com'è nata la ricerca e i nostri prossimi passi

La ricerca firmata Istituto nazionale Tumori di Milano che ha ipotizzato una retrodatazione della diffusione di SARS-CoV-2 in Italia ha sollevato vivaci polemiche. In questa intervista il direttore scientifico di INT ricostruisce il contesto e le motivazioni che li hanno indotti alla ricerca, risponde alle principali obiezioni e racconta i contatti (fra cui l'Organizzazione mondiale della sanità) e quelli che saranno i prossimi passi. Scienza in rete riporta anche la registrazione della conferenza stampa degli attori prinicipali della ricerca (INT, università degli studi di Milano e Università degli Studi di Siena).

Intervista a Giovanni apolone, direttore scientifico dell'istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Conferenza stampa dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

La progressione della seconda ondata in Italia e nelle regioni per classi di età

Composizione gruppo di lavoro AIE: Paola Angelini, Serena Broccoli (Regione Emilia-Romagna); Lucia Bisceglia, Anna Maria Nannavecchia (Regione Puglia); Federica Michieletto, Eliana Ferroni, Filippo Da Re (Regione Veneto); Salvatore Scondotto, Alessandro Arrigo (Regione Sicilia); Paolo Vineis, Carlo Di Pietrantonj (Regione Piemonte); Mario Braga, Carla Rizzuti, Francesco Profili (Regione Toscana); Angelo D'Argenzio, Pietro Buono, Alessandro Perrella (Regione Campania); Daniel Fiacchini, Marco Pompili (Regione Marche); Paola Michelozzi, Federica Nobile, Francesco Vairo (Regione Lazio); Marco Cristofori (Regione Umbria); Danilo Cereda, Claudia Gallana , Manuel Maffeo, Andrea Cinnirella (Regione Lombardia). Francesco Forastiere, Stefania Salmaso, Carla Ancona, AIE.

La seconda ondata della pandemia nel nostro Paese è stata caratterizzata da casi molto più giovani rispetto a quelli identificati nella prima ondata di marzo-aprile. Secondo l’ultimo report dell’ISS (18 novembre 2020), a partire dall’inizio di maggio si è verificata una diminuzione importante del numero di casi in tutte le fasce di età, con un decremento più marcato nei soggetti di età maggiore di 50 anni.

Lo sconquasso della pandemia sul sistema sanitario e la mortalità

La pandemia di COVID-19 ha avuto un profondo impatto sull’assistenza sanitaria nelle nostre comunità. Il tema coinvolge pesantemente l’Italia, dove il modello assistenziale non è mai davvero cambiato.

La pandemia Covid-19 ha avuto un profondo impatto sull’assistenza sanitaria nelle nostre comunità. I dati al 6 novembre (45 settimana) nel Regno Unito, che integrano il sistema informativo Covid con la mortalità generale di popolazione, mostrano notevoli cambiamenti del luogo dove si muore, che perdurano dopo la prima ondata dello scorso inverno e lasciano presagire modificazioni durature, forse permanenti. Purtroppo, i dati italiani al momento non sono disponibili, confermando la grave carenza di risposta rapida del nostro sistema informativo.

Qual è il rischio di incrociare un positivo che non sa di esserlo?

Cesare Cislaghi calcola la probabilità di incontrare un positivo che non sa eventualmente di esserlo. A spanne e con qualche approssimazione, conducendo una vita "normale" (per esempio prendendo quotidianamente la metro) è praticamente certo incontrare dei positivi: ecco perché servono le misure di contenimento del contagio.

Immagine: Shibuya Crossing Intersection, 渋谷区, Japan. Unspalsh.

È convinzione condivisa che i soggetti la cui positività alla Covid-19 non è a conoscenza né di loro stessi né della società sono molti ma non sappiamo quanti siano. I dati di cui oggi disponiamo riguardano i soggetti che vengono conteggiati nella prevalenza dei contagi attivi, cioè che sono attualmente considerati dal sistema sanitario come attivi al virus; questi, domenica 22 novembre, ammontano a 796.849, cioè 1320 ogni 100.000 abitanti.

Vaccini e trasparenza: una questione malposta

“È stato ed è avvilente ascoltare la più larga parte della discussione suscitata nei mesi dalla pandemia di Covid-19 e ora anche dai vaccini in arrivo", scrivono Gilberto Corbellini e Michele De Luca: il sistema di controllo della qualità dei vaccini, messo in piedi negli anni, oggi è diventato ipersensibile verso i rischi, e affermare, per esempio, che non ci si farà vaccinare finché non saranno pubblicati i dati riguardanti il vaccino significa incorrere in almeno due errori.

La sede dell'EMA (European Medicines Agency) ad Amsterdam.

Prologo

I dati del vicino sono sempre più nerdy

Immagine: "The grass is always greener on the other side", Wiktionary.

Il recente appello - #Datibenecomune - a rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati i dati - che ha fra i primi promotori anche Scienza in rete - sta avendo molto successo e speriamo che sia compreso nella sua utilità anche dal Governo, che finora ha preferito condividere i dati solo con specifici gruppi di ricercatori (come l’Accademia nazionale dei Lincei).

#DatiBeneComune: più trasparenza sui dati Covid-19

#DatiBeneComune chiede al Governo più trasparenza sull'emergenza Covid-19 e dati aperti, utili ad affrontare la difficile situazione. Scienza in Rete, insieme ad ActionAid, OnData e Transparency International Italia, ha promosso la campagna #DatiBeneComune a cui hanno aderito 147 organizzazioni (al 23 novembre) e che ha raccolto oltre 37mila firme con la petizione su Change.org. Di seguito pubblichiamo la lettare inviata il 19 novembre a Giuseppe Conte, insieme alle firme già raccolte.

Teniamo a bada l'Rt per far funzionare meglio i vaccini

C'è un rapporto tra Rt e vaccini: infatti abbassando il primo, mantenendo precauzioni e distanziamenti, già una più bassa percentuale di vaccinati potrà produrre il vantaggio dell’immunità di gruppo. È anche molto importante conoscere i dati sui nuovi vaccini, prodotti con uno straordinario impiego di risorse e collaborazioni ma per i quali mancano ancora dati e sufficienti pubblicazioni scientifiche a conforto di quanto affermato dai comunicati stampa delle aziende

Immagine: Robert Rohde, Herd immunity. Youtube.

In questi giorni l’obiettivo dichiarato dagli esperti è quello di abbassare l’indice di riproduzione Rt sotto il valore di 1. Ricordiamo che il valore di Rt è una misura del numero medio di casi secondari contagiati da un primo caso. Se Rt diminuisce , il numero giornaliero dei casi diagnosticati diminuirà progressivamente e con esso il numero dei ricoveri in ospedale e di quelli in terapia intensiva.

Dati covid: ci vuole un tagliando

La decisione del Governo di assumere le decisioni riguardanti i “colori” delle Regioni sulla base di 21 indicatori ha riattivato positivamente il dibattito su quali dati servano. Dico subito che a mio parere non esistono dati buoni o dati cattivi ma solo dati utili o dati inutili! La conoscenza non è mai separata dalla decisione, talvolta immediata talaltra molto posticipata, e questa distinzione potrebbe coincidere in buona misura con quella tra monitoraggio e ricerca.

COVID-19 in Italia da settembre? Alcune domande e risposte sullo studio

Valentina Bollati, co-autrice dello studio pubblicato su Tumori Journal che suggerisce una presenza di SARS-CoV-2 in Italia già dal settembre 2019, risponde ad alcune delle domande sollevate riguardo alla ricerca.

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Molto scalpore ha suscitato, e sta suscitando, l’osservazione prodotta dal team di ricerca composto da Istituto Nazionale dei Tumori, Università di Siena e Università degli Studi di Milano, di cui io faccio parte. L’articolo, ripreso anche da Luca Carra su Scienza in rete, propone una storia diversa da quella che conosciamo per quanto riguarda la presenza di SARS-CoV-2 in Italia.

I dati mancanti

Antonella Viola e Guido Poli spiegano alcune perplessità emerse riguardo alla pubblicazione su Tumori Journal, secondo la quale SARS-CoV-2 sarebbe in giro già dall'estate 2019 e di cui Scienza in rete ha parlato qui. Fenomeni di cross-reattività con altri coronavirus, la minoranza dei sieri in grado d'inibire l'infezione e la mancanza di sovraccarico al sistema sanitario, spiegano gli autori, sono tutti elementi fragili dello studio.

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Diverse pubblicazioni dei mesi precedenti hanno dimostrato l’esistenza, in un numero variabile di individui mai esposti al SARS-CoV-2, di una stato di pre-immunità sia cellulare1 sia anticorpale2-5 a questo nuovo coronavirus.

Alla ricerca del certificato di nascita di COVID-19

Quando e dove sia nato il signor (o la signora) «Covid Diciannove» e che cittadinanza abbia nessuno, per oggi, lo sa con certezza anche se se ne sono sentite dire molte cose. Per molto tempo si è dato per certo che avesse cittadinanza cinese, magari nato da un pipistrello e come nursery un mercato di carne di animali selvatici. Poi qualcuno ha detto di averlo visto sciare sui campi da neve austriaci e francesi.

Come si cura Covid a domicilio?

In caso di malattia lieve, le cure domiciliari per Covid-19 sono essenziali, sia per evitare lo stress del ricovero sia per evitare di pesare troppo sugli ospedali. Ma quali farmaci sono impiegati, oggi per le cure a casa? Quando e come vi può essere la visita del medico?

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Across multiple countries, physicians unlearnt decades of progress in evidence-based medicine in the face of a new challenge and a desperate desire to “do something”

Nuovo studio rivela: SARS-CoV-2 in giro per l'Italia dall'estate 2019

Il bello della ricerca è che fai uno screening al polmone e scopri che SARS-CoV-2 circolava in Italia fin dall’estate 2019. Che non fosse iniziato tutto a dicembre lo sapevamo, come anche di polmoniti anomale prima del 20 febbraio. Ma lo studio pubblicato l'11 novembre su Tumori Journal, con prima firma il direttore dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano Giovanni Apolone, ci dice qualcosa di molto preciso e assolutamente inaspettato: a settembre 2019 il 14% del campione esaminato presentava anticorpi per il nuovo Coronavirus. Possibile?

Il vaccino al test delle disuguaglianze

Simonetta Pagliani riflette sul ruolo delle parole per riferirsi alla Covid-19, come «sindemia», e alle loro connessioni con l’approccio con cui si sta affrontando la crisi sanitaria globale; tra disuguaglianze, nazionalismi vaccinali e… lingua greca.

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Il neologismo inglese syndemic (crasi di synergy ed epidemic) varato da Merril Singer nel 1990 per definire le interazioni biologiche e sociali tra le malattie trasmissibili e quelle non trasmissibili (che determinano la prognosi di entrambe) è stato ripreso poco tempo fa nell’editoriale di Lancet «Covid-19 is not a pandemic», firmato dal suo direttore Richard Horton e ampiamente ripreso e commentato in varie sedi: lungi dall’essere una «livella», SARS-CoV-2 è quasi sempre, nei suoi effetti più gravi, l’estremo persecutore dei perseguitati dalla povertà, in primis

Matteo Porotto, un italiano a New York alle prese con lo spray antiCovid

Un antivirale nasale messo a punto dai ricercatori della Columbia University ha bloccato la trasmissione della SARS-CoV-2 nei furetti. Lo studio, ora in preprint ma sottomesso a Science, è il primissimo passo verso una possibile applicazione sull’uomo. Il composto nello spray - un lipopeptide sviluppato da Anne Moscona e Matteo Porotto, del Dipartimento di Pediatria del Center for Host-Pathogen Interaction - è stato progettato per prevenire l'ingresso del nuovo coronavirus nelle cellule ospiti.

Ci vuole trasparenza sui dati per creare consenso

Adottare dei criteri il più oggettivi possibile per differenziare le misure di contenimento della pandemia ha senso. Tuttavia, tali criteri devono basarsi su dati accessibili, veritieri e aggiornati, altrimenti si rischia di creare confusione e sfiducia nei cittadini.

Immagine: Vector field, Wikipedia.

Quello che sappiamo, in termini i dati, sulla pandemia di Covid-19 viene dai flussi informativi istituiti con ordinanza 640 della Protezione Civile dello scorso 27 Febbraio.

Gli algoritmi nel Paese dei bugiardi

Che i dati usati per le "chiusure colorate" nelle diverse Regioni non siano poi così oggettivi era a ben vedere sotto gli occhi di tutti. Tra gli indicatori impiegati vi è per esempio il "numero di casi con inchiesta epidemiologica completata", basato su autodichiarazioni e che alcune Regioni non hanno potuto fornire o hanno fornito in ritardo. Il risultato è un governo dell'epidemia confuso: sarebbe meglio, allora tornare a criteri più semplici.

Le chiusure colorate dal verde al rosso portano scompiglio sociale, aizzano campanilismi mai sopiti, seminano sospetti di brogli sui dati, proprio come nelle elezioni americane appena concluse. Ma chi l’avrebbe mai detto che inventarsi una “risposta di precisione” su base regionale e basata su “dati oggettivi” avrebbe scatenato questa zizzania, con inevitabile coda di inchieste della magistratura sui dati pervenuti in ritardo o “aggiustati”? Ma con il senno di poi, chi mai avrebbe potuto pensare il contrario, nel paese di Pinocchio?

Conservazione della natura e Covid-19: luci e ombre

La pandemia in atto sta modificando le vite di tutti, inclusi ricercatori e tecnici della conservazione. In che modo le restrizioni dovute alla pandemia e la crisi economica impattano la tutela ambientale? E quali invece le nuove possibilità? Quale scenario per il futuro della biodiversità e dei servizi ecosistemici da cui dipende la nostra stessa esistenza oltre a quella della natura? 

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Il fringuello delle mangrovie, un piccolo passeriforme endemico delle Galapagos, è uno dei famosi “fringuelli di Darwin”, una delle specie che leggenda vuole1 abbia contribuito all’elaborazione della teoria dell’evoluzione. Oggi è tra le specie più rare e rischia l’estinzione nell’immediato futuro: ne sono rimasti un centinaio di individui in due mangrovieti dell’isola Isabela.

Bene gli indici, ma senza equivoci

Ormai un po’ tutti parliamo di epidemia snocciolando le differenze, sia tra aree sia tra giorni diversi, di indici epidemiologi come, ad esempio, la percentuale di positività o l’erreti (Rt). Sarebbe però bene abbandonare le impressioni e le sensazioni e invece affidarsi a delle misure oggettive; l’importante è evitare di equivocare nella loro interpretazione o anche addirittura nelle loro modalità di calcolo.

Pandemia: una nuova normalità

Da alcune settimane stiamo assistendo di nuovo a un brusco aumento dei contagi in Italia, in modo sostanzialmente simile a quanto osservato in altre nazioni europee. La seconda ondata, temuta ed evocata come inevitabile da diverse fonti, sembra essere arrivata e lo spettro di un nuovo lockdown si delinea all’orizzonte. Il quadro attuale richiede di prendere rapidamente delle decisioni importanti, ma sarebbe un errore limitarsi a una gestione della situazione contingente. Vi sono infatti elementi a medio-lungo termine associati alla pandemia che sono di portata anche più ampia della diffusione di contagi che l’Italia e l’Europa stanno attualmente affrontando.

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La pandemia non si sta esaurendo e l’immunità di gregge è lontana

Al contrario di quanto prospettato da alcuni ricercatori durante i mesi estivi, il virus mantiene la sua capacità di contagiare e uccidere.

Test nasofaringeo antigenico rapido per il controllo della epidemia: come e quando utilizzarlo

Test nasofaringeo “antigenico” rapido per il controllo della epidemia: considerazioni, possibili ambiti di applicazione e proposta operativa di gestione

Riassunto

L’uso dei test antigenici è proposto ormai come un sostituto del test molecolare in alcune condizioni e le regioni si apprestano all’erogazione massiva. Occorre fare chiarezza sul loro significato ed uso alla luce delle considerazioni delle indicazioni del European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC, 2020) che riconosce cinque obiettivi per il loro impiego:

Minimo set di dati e indicatori da utilizzare per le decisioni e per la comunicazione

Il documento di approfondimento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” prevede diversi possibili scenari evolutivi della attuale pandemia, per ognuno dei quali è necessario considerare diverse contromisure.

Propagazione di SARS-CoV-2, distanziamento e mascherine

Simonetta Pagliani ripercorre le informazioni che abbiamo sulla propagazione di SARS-CoV-2, dalle cui caratteristiche dipende l'efficacia del distanziamento fisico e quella delle mascherine. Il testo deriva dalla presentazione che Simonetta Pagliani ha fatto nel webinar  della Associazione Alessandro Liberati «Accuratezza dei test diagnostici, DPI, politiche di distanziamento e lockdown», tenutosi i 27 ottobre, trasmesso anche su Scienza in rete.

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Protezione popolazione generale e addetti a compiti sanitari

Il lockdown totale, con la radicale diminuzione della mobilità individuale, ha sicuramente arginato il dilagare dell’epidemia, riducendo R0, che esprime il numero d’infezioni secondarie generate da un individuo infetto durante l’intero periodo infettivo, in una popolazione suscettibile, al tempo 0 di un’epidemia.

Perché i dati di tracciamento vanno presi con le pinze

tracciamento

Dopo molti mesi di pandemia abbiamo capito che il tracciamento dei contatti è una misura indispensabile per cercare di contenere la diffusione del virus. Tuttavia, i dati non «parlano», ma devono essere attentamente interpretati. Per esempio, tracciare i contatti familiari o lavorativi è molto più semplice che tracciare quelli avvenuti in autobus. Come operare nel migliore dei modi?

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Purtroppo, l’ora della clausura è ritornata. I nuovi casi di Covid-19 in Italia stanno crescendo in modo esponenziale da alcune settimane, e a essi inevitabilmente si associa una pressione crescente sui servizi sanitari e, tragicamente, un aumento considerevole dei decessi.

La statistica medica lancia una proposta per le prossime pandemie

“Conoscenze, decisioni e incertezza: la statistica medica lancia una palla di neve, perché quella in corso non è l’ultima pandemia” è il titolo del position paper scritto da Flavia Carle1, Giovanni Corrao2 e Cristina Montomoli3, approvato e sottoscritto dal Consiglio Direttivo della Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica (SISMEC). Vi offriamo una sintesi che potrebbe risultare utile.

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Il fatto che questa pandemia abbia riguardato dall’inizio e con veemenza Paesi come l’Italia, dove le malattie infettive sembravano non rappresentare da tempo un problema prioritario per la salute dei cittadini, ha evidenziato due importanti criticità.

Servono provvedimenti drastici adesso

In Italia stiamo assistendo a un andamento esponenziale dell'epidemia e, se le cose continuano così, ci ritroveremo fra tre settimane con quasi centomila casi al giorno, cinquecento morti al giorno e con la stessa crisi sanitaria di marzo. Servono provvedimenti drastici adesso per fermare la crescita dei casi, ma per arrivare a ridurre i contagi senza un altro lockdown sono necessarie informazioni più precise di quelle che ci vengono fornite quotidianamente, perché solo con un'alleanza trasparente scienza e politica possono affrontare la situazione.

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Quale è la situazione epidemica in Italia? Stiamo in presenza di un andamento esponenziale. Dai primi giorni di ottobre, i casi accertati di Covid-19 stanno raddoppiando ogni settimana e per ogni ottanta casi  c'è un morto dopo una decina di giorni o poco meno. Una settimana è proprio il lasso di tempo che in media ci vuole perché un contagiato contagi qualcun altro, il cosiddetto serial time, il tempo caratteristico della progressione epidemica. Quindi un raddoppio ogni settimana vuol dire che ogni contagiato ne contagia due.

Se l’epidemia accelera cosa resta da fare?

Mentre l'aumento del numero di casi aumenta la preoccupazione, abbiamo ancora pochi dati sui reali rischi di esposizione nei diversi contesti; per capire cosa dobbiamo aspettarci, e quindi cosa possiamo fare, possiamo quindi solo ragionare con i dati noti finora.

Nell'immagine: Il quarto stato. Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1898-1901. Elaborazione di Scienza in rete.

Dopo mesi di rilassamento, la crescita del numero dei casi confermati di Covid-19 osservata negli ultimissimi giorni (la famosa “seconda ondata”) ha di colpo fatto decollare il grado di ansietà dei media e dell’opinione pubblica. Come già succedeva nella prima fase, il governo ha subito risposto emanando una serie di provvedimenti: l’ultimo è il DPCM del 19 ottobre 2020, che fornisce un significativo numero di ulteriori indicazioni e regole di distanziamento i cui effetti, tuttavia, non sono affatto facilmente predittibili a priori.

Covid-19: prima e seconda ondata a confronto

Assistiamo con preoccupazione ad una rapida crescita del numero giornaliero di nuovi postivi ad un ritmo che «sembra» paragonabile ai peggiori periodi dello scorso mese di marzo. La situazione è però diversa dal passato. È necessario fare attenzione nel concentrarsi solo sulla crescita degli infetti oggi rispetto alla prima fase dell’epidemia perché rischiamo di confrontare cose diverse, dedurre conseguenze non corrette e prendere decisioni sbagliate.

Immagine: Pixabay.

La prima fase dell’epidemia è stata caratterizzata da un lungo periodo di lockdown dopo una prima rapidissima libera diffusione dell’epidemia a cavallo di febbraio/marzo 2020 durata almeno 3-4 settimane. Durante il lockdown è stato possibile seguire l’andamento dell’epidemia nelle varie regioni: dappertutto il numero degli effetti attivi ha raggiunto un massimo e poi ha iniziato a calare. Ogni regione ha avuto però parametri diversi nel raggiungimento del massimo e nella velocità di decrescita.

Sindrome di Down e vulnerabilità al coronavirus

Uno studio appena pubblicato sul Journal of American Medical Genetics suggerisce che tra le persone più vulnerabili a Covid-19 vi siano coloro che hanno la sindrome di Down. Serviranno altre analisi per saperne di più, ma intanto gli autori del lavoro evidenziano che alcune caratteristiche della sindrome (come l'essere associata a problemi della risposta immunitaria e l'invecchiamento precoce segmentale) potrebbero spiegare la maggior fragilità dei pazienti.

Nell'immagine: tabella di confronto fra i deceduti con e senza sindrome di Down pubblicata dai ricercatori italiani su American Journal of Medical Genetics.

Sappiamo che alcune persone sono più fragili di altre di fronte a Covid-19. Tra queste sembrano esserci le persone con sindrome di Down, con una mortalità più alta della popolazione generale. Naturalmente è un dato da verificare con ulteriori ricerche, come sottolineano gli stessi autori dello studio italiano da cui emerge.

Velocità e accelerazione della pandemia

Stiamo assistendo a un aumento dei casi positivi che sembra inesorabile, almeno dal mese di agosto. Tuttavia, paragonare i positivi di oggi con quelli di inizio pandemia è fuorviante, perché andrebbero considerati le varie relazioni con i tamponi effettuati, i ricoverati ordinari e in terapia intensiva e i decessi. Da un lato, siamo di fronte alla crescita della capacità diagnostica dei sistemi sanitari, dall’altro, però, è innegabile una lenta risalita.

Immagine: Pixabay.

In questi giorni di inizio ottobre si sta assistendo ad un incremento, forse atteso ma non in questa misura, di nuovi casi di contagio da Covid-19. Il 14 ottobre sono stati conteggiati in Italia 7.332 casi, ben 1.179 più della frequenza massima prima osservata che è di 6.153 del 26 marzo, e 8.804 il 15 ottobre. Sicuramente la situazione è già ora allarmante e necessita di interventi efficaci per contenere il più possibile il diffondersi del virus.

Prima e seconda ondata e altri confronti pericolosi

Anche la Linea di Osvaldo Cavandoli sembra scocciarsi di come vengono trattati graficamente i dati dell'epidemia... 

Con 7.332 nuovi positivi di ieri 14 ottobre viene raggiunto il numero massimo dall’inizio della pandemia e tutti i media non hanno mancato di rimarcarlo. In realtà già il giorno precedente, i 5.901 nuovi positivi segnalati si collocava nella parte alta della curva della prima ondata, tra il 19 e il 29 di marzo, e molti osservatori lo avevano segnalato, senza chiedersi troppo sulla correttezza del confronto e sulle conseguenze in termini di percezione del rischio e di paura. 

Alessandro Marinaccio: lavorare ai tempi della pandemia

Qualcuno ha proposto di parlare di co-pandemia nel caso di Covid-19, perché l’infezione è mortale soprattutto per anziani e malati cronici. Non solo: diventa più letale scendendo le scale dello status socioeconomico, e con un rischio maggiore per le etnie più svantaggiate. Nell’enumerare le cause aggravanti della malattia, i ricercatori si sono però dimenticati del lavoro. Parte da qui la riflessione di Alessandro Marinaccio, responsabile del laboratorio di epidemiologia dell’INAIL, che insieme a Sergio Iavicoli (INAIL e CTS) e Ranieri Guerra (OMS) hanno corretto il tiro in un recente commento su Lancet. Gli abbiamo fatto qualche domanda per approfondire il tema

Covid-19 si avvantaggia delle nostre fragilità. Tanto che qualcuno ha proposto di chiamarla co-pandemia, essendo l’infezione da coronavirus mortale soprattutto per anziani e malati cronici in generale. Non solo: diventa man mano più letale scendendo le scale dello status socioeconomico, e con un rischio maggiore per le etnie più svantaggiate.

Urgente una strategia nazionale dei test Covid-19 

I dati degli ultimi giorni indicano che siamo usciti dalla "zona comfort" di una proporzione sotto a 5 positivi ogni 100 tamponi eseguiti. La differenza rispetto al periodo della fase 1 è che circa due terzi degli infetti identificati sono senza sintomi. Se le persone con l’infezione sono identificate più precocemente e messe in isolamento, anche le catene dei contagi possono essere interrotte prima. Ma la corsa al tampone non può essere lasciata senza governo: serve un piano nazionale che enunci le strategie di ricerca delle infezioni per diversi scopi di sanità pubblica e diversi contesti, che indichi per ogni scopo il metodo di laboratorio più idoneo e che disegni una architettura dell’intero sistema

I dati degli ultimi giorni indicano che anche l’Italia è uscita dalla zona “comfort” di una proporzione sotto a 5 positivi ogni 100 tamponi eseguiti e tali risultati non sono certo rassicuranti.

Scuola: lettera aperta per una gestione consapevole

Lettera aperta alla Ministra dell’Istruzione, al Ministro della Salute, al Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico per un adeguamento delle misure anti-Covid-19 agli standard di conoscenza scientifica attualmente disponibili.

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Lettera aperta
alla Ministra dell’Istruzione
al Ministro della Salute
al Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico

Saremo pronti quando (se) arriverà il vaccino?

È importante farsi alcune domande sul vaccino anti Covid-19 atteso con tanta fiducia: per esempio, quale potrà essere la sua efficacia? Quale impatto la disponibilità di un vaccino avrà sui servizi di sanità pubblica? E sono pronti, questi servizi, oppure l'arrivo del vaccino rischia di aggiungere altro carico alle attività già in corso?

Nella foto: bambini ricevono il vaccino antidifterico, New York City, 1920. [Immagine: History of vaccines].

La domanda più ricorrente in merito all’attuale pandemia è se ci sarà una seconda ondata di infezioni, come sarà e se siamo sufficientemente organizzati per affrontarla. L’Italia si trova circondata da aree che registrano un gran numero di nuovi casi e le prospettive non sono proprio rassicuranti.  Attualmente circa il 60% dei nuovi casi identificati in Italia sono asintomatici, frutto di attività di screening e di contact tracing effettuata dai nostri servizi di prevenzione che continuano ad essere sotto pressione nello sforzo di arginare e interrompere le catene di contagi.

Giovani atleti e Covid-19

Al di là dei vantaggi fisici e psicologici, in epoca di Covid-19 la ripresa delle attività sportive per i ragazzi risponde all'impellente bisogno di normalità. E tuttavia, alcuni aspetti e momenti dello sport aumentano il rischio di contagio: l’American Academy of Pediatrics ha pubblicato una sorta di guida per aiutare i pediatri a informare le famiglie sui rischi per i giovani atleti e i loro eventuali familiari fragili, nonché sulle misure per ridurli e per mettere i genitori in grado di discutere tali misure con i responsabili dell’attività sportiva dei figli.

Dell’infezione da SARS-CoV-2 nell’infanzia, Scienza in rete si è già occupata in precedenza, ma vale la pena di tornare a parlarne, a proposito del ritorno in massa dei bambini e degli adolescenti alle attività extrascolastiche.

Com'è cambiata l’epidemia tra agosto e settembre?

I 2.500 casi del 1° ottobre preoccupano ma non fanno ancora tendenza: importante quindi considerare ciò che è avvenuto ad agosto e settembre. Cesare Cislaghi analizza i dati di questi due mesi, quando l'epidemia ha nuovamente cominciato ad "allargarsi" anche con un'accelerazione importante, per poi rallentare la crescita a settembre. Il futuro è incerto, ma nel frattempo dobbiamo far di tutto per rafforzare il più possibile l’efficacia delle misure di contenimento.

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Il 1° ottobre sono stati diagnosticati 700 nuovi casi positivi in più rispetto a quelli di ieri l'altro, e così tanti non ce li si aspettava. Un singolo dato, però, preoccupa ma non fa ancora tendenza e comunque deve essere analizzato considerando anche quanto accaduto in precedenza, nei mesi di agosto e in settembre.

Vaccino anti Covid-19, il paradosso regolatorio

A settembre, nove aziende farmaceutiche si sono rifiutate di licenziare un vaccino anti-SARS-CoV-2 prima che siano disponibili i risultati di studi clinici adeguati. Simonetta Pagliani ripercorre qui le scelte fatte finora dall'FDA e gli aspetti del nuovo, auspicato vaccino che preoccupano le aziende farmaceutiche.

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Nel settore farmaceutico, la data dell’8 settembre 2020, nella quale nove industrie farmaceutiche hanno siglato l’impegno a rifiutarsi di licenziare un vaccino anti-coronavirus prima che siano disponibili i risultati di studi clinici adeguati, marcherà la rivoluzione che ha, di fatto, ribaltato l’usuale “pressione industriale vs resistenza delle agenzie regolatorie”.

Il nodo irrisolto dell'epidemia nascosta nelle RSA

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Al momento si stima che in 26 paesi considerati, quasi la metà dei morti per Covid siano avvenuti nelle RSA. Si tratta di una media che fissa in un numero (altissimo) una situazione internazionale molto variegata, che va da alcuni paesi che dichiarano 0 morti nelle case di riposo, a paesi, come il Canada e la Slovenia, che dichiarano addirittura l'80%. E l'Italia? In mancanza di dati credibili a livello nazionale, si può citare il caso di Milano, dove secondo il rapporto compilato dalla ATS circa la metà dell'eccesso di mortalità per Covid è avvenuto nelle RSA. Una situazione quindi drammatica, quella degli "ospizi", che porterà probabilmente al loro svuotamento nei prossimi anni, con un'altrettanto problematica presa in carico a livello familiare. Ma di questa "epidemia nascosta" che colpisce i nostri anziani nell'area grigia fra il welfare e la sanità, con effetti di una pesante discriminazione su base generazionale e sociale, la narrazione attuale di Covid-19 basata sull'aritmetica quotidiana di contagi e tamponi non tiene minimamente conto. E tantomeno la politica.

Margherita De Bac sul Corriere della Sera (25 Luglio 2020) proponeva questa narrativa della pandemia COVID19:

Anche gli animali usano il distanziamento sociale

Anche gli animali sociali usano il distanziamento per evitare di contrarre malattie. Per quanto a noi sembri innaturale e faticoso, si tratta invece di una strategia efficace per evitare i contagi. Uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B analizza le prove sperimentali del distanziamento nel mondo animale.
Nell'immagine: i mandrilli sono meno propensi a toelettare individui con infezioni gastrointestinali, con l'eccezione dei parenti da parte materna: madri, figlie e sorelle non si evitano tra di loro se si ammalano ma, anzi, quando una mostra segnali di malessere viene toelettata con ancora più cura

L’isolamento sociale è una delle sfide più difficili cui ci ha sottoposto la pandemia di Covid-19. Non solo i mesi di confinamento della scorsa primavera, chiusi ognuno dentro le mura di casa, protettive e carnefici al contempo. Anche ora che siamo più liberi di muoverci dobbiamo tenere le distanze, evitare contatti con persone che non fanno parte della nostra quotidianità, ed è emotivamente difficile vedere una persona cara dopo tempo e non poterla abbracciare, perché gli abbracci fanno parte del modo innato con cui comunichiamo affetto e vicinanza.

Vaccino: una messianica attesa

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, Museo Jacquemart André (fonte: Wikipedia). Elaborazione di Scienza in rete.

È di questi giorni la doccia fredda della temporanea sospensione della sperimentazione di fase 3 del vaccino anti SARS-Cov-2 dell’ AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’italiana IRBM di Pomezia. È certamente una doccia freddissima se come ho letto in Repubblica del 9 settembre: “ L'Italia doveva ricevere tra le 2 e le 3 milioni di dosi come prima fornitura a novembre e somministrarle a persone a rischio, come chi svolge lavori sensibili come gli operatori sanitari” [1] .

Annus horribilis per ambiente e salute. Ora serve una ricerca migliore

San Francisco, devastata dagli incendi, si tinge di arancione. Uno dei tanti sintomi della "pandemia ambientale" in corso. Ora la scienza deve decuplicare i suoi sforzi per cogliere i nessi che legano le diverse manifestazioni di crisi ambientale e sanitaria - a partire da Covid-19 - e socioeconomica che hanno dominato il 2020. Ma serve un ricerca più robusta, con dati ed evidenze più solide. Solo così può convincere la politica che esiste una emergenza di Salute planetaria.

In un recente incontro tenutosi a ESOF 2020 a Trieste quattro eminenti climatologi non si sono sottratti ad azzardare connessioni fra l’attuale pandemia di Covid-19 e la crisi ambientale e climatica in corso. Uno di loro, Filippo Giorgi (ICTP, Trieste), si è spinto a definire l’attuale stato di crisi planetaria, a un tempo sanitarie e climatica, “pandemia ambientale”. Non è il primo ad avere riunito sotto il cappello pandemico anche il tema del cambiamento climatico.

Vaccino: di obbligatorio vi siano sicurezza, efficacia ed equità

Sono oltre una dozzina i vaccini contro Covid-19 su cui i i ricercatori stanno attualmente lavorando: in quest'articolo, Luca Savarino (Università del Piemonte Orientale), Guido Forni (Accademia Nazionale dei Lincei) e Paolo Vineis (Imperial College) fanno il punto sulle loro caratteristiche, ma anche sugli effetti che la "corsa al vaccino" ha avuto sui tempi e le fasi della sperimentazione in diversi Paesi del mondo, per concludere con alcune importanti considerazioni etiche sull'eventualità di un obbligo vaccinale.

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Al momento attuale, oltre una dozzina di vaccini contro il virus SARS-CoV-2 sono in sperimentazione sull’uomo. Solo pochi tra questi sono stati preparati seguendo tecnologie “tradizionali”, già ben collaudate con numerosi altri vaccini, cioè partendo dal virus che viene reso incapace di riprodursi (inattivato) o che è in grado di causare solo una malattia molto lieve (attenuato). La sperimentazione sui vaccini tradizionali di questo tipo è portata avanti principalmente da alcuni enti di ricerca in Cina e in India.

L'urbanizzazione favorisce le zoonosi

Le specie animali portatrici di zoonosi sono favorite dall’alterazione degli ecosistemi naturali a opera dell’uomo. Ecco come la deforestazione, agricoltura, allevamento e urbanizzazione minacciano specie sensibili e favoriscono la diffusione di malattie.

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Mentre siamo ancora alle prese con Covid-19, nell’incertezza delle misure idonee a contenere la pandemia, la fine del lockdown sembra averci fatto dimenticare i buoni propositi degli scorsi mesi. A fine estate restano solo il Covid-19 e la convivenza delle nostre attività produttive con la pandemia, mentre la discussione sulla tutela e il ripristino ambientale è passata in secondo piano. Eppure le insidie per la nostra salute si originano proprio dall’impatto che abbiamo sull’ambiente.

Chi sarà vaccinato?

Mentre la ricerca lavora allo sviluppo di un vaccino per SARS-CoV-2, le incertezze e i dubbi legati alla precedenza da assegnare nella sua distribuzione sono ben analizzati sul portale Medscape da un dibattito moderato da Arthur L. Caplan, della divisione di Etica medica della New York University's Grossman School of Medicine. 

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Holden H. Thorp, direttore di Science, alla fine di luglio scriveva che c’erano motivi per essere ottimisti circa l’allestimento di un vaccino contro il SARS-CoV-2 in tempi record: secondo il report dell’OMS, 165 candidati avevano dimostrato, nei primati non umani, una risposta immune apparentemente protettiva e 25 di essi erano passati alla sperimentazione sull’essere umano.

Viva Verdi

Fra i tanti articoli sulla terapia del Covid-19, quello che segue è dedicato a un evento che si può considerare, a buon titolo, far parte della “cura” nel tempo della pandemia. Si tratta dell’esecuzione della Messa da requiem di Verdi nel Duomo di Milano, da parte dell’orchestra della Scala, per la prima volta da febbraio al gran completo, diretta da Riccardo Chailly, con 94 coristi e 4 solisti di caratura internazionale (Krassimira Stoyanova, Elīna Garanča, Francesco Meli e Rene' Pape).

Gli effetti del lockdown sulla fauna selvatica

Uno studio recentemente pubblicato su Biological Conservation analizza gli effetti delle chiusure generalizzate sulla fauna selvatica: ampliamento degli areali, ma anche aumento dell’attività diurna e maggior successo riproduttivo anche per specie a rischio sono alcuni dei risultati positivi dell’antropausa, che però sono stati affiancati anche dall’interruzione di molte attività per l’eradicazione delle specie invasive e un possibile aumento del bracconaggio.

Nell'immagine: per il rondone, la cui popolazione in Italia è stata in calo negli ultimi anni, il lockdown ha determinato un maggior successo riproduttivo, con nidiate più numerose. Crediti:  pau.artigas/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

“La natura si riprende i suoi spazi”, si diceva durante il lockdown, quando su giornali e social media apparivano più e più immagini di animali selvatici a spasso per le città deserte.

Test rapidi per SARS-CoV-2: perché adottarli subito

Pubblichiamo l'appello di dieci ricercatori sulla necessità di adottare i test rapidi per SARS-CoV-2.

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È inutile nasconderlo: uno dei grandi problemi legati al controllo dei contagi da COVID-19 è legato alla complessità del sistema diagnostico basato sui classici tamponi. Il test richiede personale dedicato e adeguatamente bardato per proteggersi, l’inserimento di un bastoncino in fondo al naso, procedura che oltre a risultare fastidiosa è assolutamente operatore-dipendente, nel senso che a seconda di come viene fatto il prelievo si potrà avere un risultato più o meno attendibile, e, infine, l’esecuzione del test in laboratorio.

Riflessioni di un reduce

Ascoltare i reduci: la riflessione di Fabio De Iaco, che dirige a Torino il Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza dell'ospedale Martini, su quello che l'esperienza della prima ondata ci ha mostrato e dovrebbe aiutarci a capire per il futuro - futuro per il quale i reduci sanno che ci sarà una seconda ondata di Covid-19. Immagine, elaborazione della fotografia di Alberto Giuliani, "Annalisa Silvestri, medico anestesista", licenza CC BY-SA 4.0.

Come tutti i medici, chi scrive non ama la metafora della guerra. Se la usa è perché a volte le metafore sono lo strumento migliore per far comprendere una realtà. Come quella della pandemia.

Vaccini e rischio Covid-19: uno studio dal progetto EPICOVID19

Uno studio basato sulle risposte al questionario EPICOVID19 e pubblicato su Vaccines suggerisce una possibile associazione tra i vaccini anti-influenzale e anti-pneumococcico e una minor probabilità di risultare positivi al tampone per Covid-19. Saranno necessari ulteriori studi per confermare o meno questi risultati, ma intanto gli autori richiamano alla necessità d’impegnarsi sulle campagne vaccinali per il prossimo autunno e inverno. Crediti immagine: Persone foto creata da prostooleh - it.freepik.com

I vaccini contro influenza e pneumococco nelle persone anziane si sono dimostrati non solo validi verso i loro target diretti ma anche in grado di fornire una protezione crociata e un effetto immunostimolante.

Vacanze esponenziali

Abbiamo analizzato i dati di alcune regioni italiane sulla crescita dei contagi. Alcune presentano una crescita che da lineare diventa esponenziale, altre presentano una diminuzione del tempo di raddoppio della crescita esponenziale. Approfittiamone anche per ricordare la differenza sostanziale - non così banale - tra crescita lineare e crescita esponenziale.

Spesso si sente usare l’aggettivo “esponenziale” come sinonimo di “molto” o di “veloce” (una certa “quantità esponenziale” o una certa “crescita esponenziale”), non solo tra amici o conoscenti ma anche in contesti più istituzionali. La BBC ha parlato della percezione che le persone hanno del senso della parola “esponenziale” in un articolo del 13 agosto relativamente alla crescita esponenziale dei casi di Covid-19.

Aumenta il numero di ricoverati in terapia intensiva

Dalle affermazioni di alcuni esperti in ambito medico e dalle notizie diffuse dai principali mezzi di comunicazione si sta consolidando un blocco di pensiero secondo il quale il coronavirus in questa fase si diffonde di più rispetto ai primi mesi dell’anno, ma si trova in maggioranza in soggetti asintomatici e fa pochi danni ai malati di Covid-19. Allo scopo di studiare la veridicità dell’ultima parte di questa affermazione, abbiamo analizzato i dati sul numero di posti in terapia intensiva occupati da malati di Covid-19 nel periodo di sei settimane dal 13 Luglio al 23 Agosto 2020.

Le scuole all’esame del Coronavirus

Il Rapporto Covid reso disponibile il 21 agosto indica una serie di raccomandazioni per la gestione della pandemia nelle scuole; emerge anche l'idea che serva uno sforzo collettivo per combattere Covid-19 in modo efficace. Ne abbiamo parlato con Paolo D'Ancona, epidemiologo dell’ISS che ha coordinato la stesura del documento.

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“La questione centrale delle decisioni di riapertura scolastica non è se le scuole debbano riaprire o meno, ma piuttosto come procedere con una riapertura scolastica più sicura attraverso la comprensione e la consapevolezza dei rischi per la salute pubblica”, è quanto si legge nelle prime righe del nuovo

Mappa dei contagi negli stati del continente europeo

Aumenta progressivamente in Italia il numero dei nuovi casi positivi al coronavirus denominati “di ritorno”. Si tratta di persone che vivono nel nostro paese e si sono recate all’estero dove sono state infettate prima del ritorno in Italia. Alcune delle persone infettate erano all’estero in vacanza, ma c’è la possibilità di essere contagiati anche per persone straniere che lavorano in Italia e si sono recate nei loro paesi di origine per una visita alle loro famiglie.

“Contagiati non vuol dire malati”? La lezione del virus dell’AIDS

Cosa possiamo imparare dalla conoscenza accumulata sull'infezione da HIV che possa essere utile per affrontare meglio la sfida di SARS-CoV-2? E che lezione possiamo trarre da un virus  che alcuni consideravano un fattore d'innesco (ma non la causa) della malattia - una posizione assimilabile all'espressione usata in questi giorni, "contagiati non vuol dire malati"?

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Erroneamente si parla spesso di “intelligenza del virus” o “strategia del virus” per descriverne le caratteristiche peculiari di trasmissione, patogenesi ed evoluzione in seguito all’accumulo di mutazioni che, tra altre proprietà, ne favoriscono la sfuggita al controllo del sistema immunitario o di farmaci antivirali. In realtà, i virus non sono dotati di “intelligenza”, ma sono il frutto di una selezione biologica che ne definisce le proprietà peculiari.

Il lato nascosto della pandemia: le disuguaglianze sociali

Pubblichiamo in italiano, per gentile concessione dell'autrice, l'articolo originale "Health inequalities in a time of pandemic: do we really care?", pubblicato su Notes from the research frontier, del 16 maggio 2020 (traduzione di Jacopo Mengarelli).

Occuparsi delle disuguaglianze sociali è diventato un mantra in molti paesi. Agenzie internazionali come l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno unità ed esperti che si occupano dei determinanti sociali della salute e dell'equità. Eppure, nel considerare la pandemia di Covid-19  i fattori sociali e strutturali che influiscono sulla salute sono rimasti in secondo piano.

La cura dell’arte

“L'arte della medicina” è il titolo di un editoriale recentemente pubblicato sul Lancet e firmato da un gruppo di autori che fanno parte del progetto Theater of War for Frontline Medical Providers, che propone una serie di letture delle tragedie di Sofocle a comunità militari e civili dell’area di New York. A chi si chiedesse cos’abbiano da spartire gli americani con il teatro greco creato 400 anni prima della nascita di Cristo, la risposta è “l’umanità”: usando la lente rovesciata della distanza, gli autori ellenici hanno trasposto nella mitologia le sofferenze della loro società, vessata dalle guerre e dalle pestilenze, così che i loro concittadini potessero oggettivarle ed elaborarle. Una magia psichica che funziona ancora in quest'epoca di pandemia.

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Da mesi, molte piazze italiane assistono alle manifestazioni dei lavoratori dello spettacolo impazienti per la ripresa delle loro attività; ovviamente, la prima preoccupazione è per il mancato sostentamento delle famiglie di chi è impiegato nel mondo del cinema e del teatro, ma non meno importante è l’aspetto culturale della rinuncia forzata a queste due entità della vita sociale.

In difesa degli orsi del sole

Cacciati per il commercio illegale di denti, artigli e soprattutto della cistifellea che è un importante farmaco secondo la medicina tradizionale cinese, e minacciati dalla deforestazione, gli orsi malesi rischiano l’estinzione. Si sa pochissimo di questi animali, oggetto di poche indagini scientifiche, ma i rischi sono in aumento, anche perché la loro bile è stata suggerita come rimedio al Covid-19. Una ricerca italiana in Myanmar ha contribuito alla conoscenza e alla tutela di questo orso.

Crediti immagine: istituto Oikos

Di rimedi al Covid-19 in questi mesi ne abbiamo sentiti di tutti i tipi, dalla vitamina C al bicarbonato, passando per la candeggina consigliata da Trump. In Cina, per esempio, la commissione nazionale per la salute ha indicato come possibile cura un farmaco tradizionale, chiamato Tan Re Qing, che ha tra i suoi principali componenti la bile di orso.

Rileggiamo la storia della pandemia con lenti One Health

L’articolo è uscito su The Nation del 14 luglio: https://www.thenation.com/article/society/pandemic-definition-covid/ e ripubblicato su Scienzainrete per gentile concessione della rivista. Scelto e tradotto da Davide Lovisolo.

Nell’estate del 1832, un flagello misterioso proveniente dall’Asia incombeva sulla città di New York, dopo aver devastato Londra, Parigi e Montreal. I medici avevano raccolto dati che dimostravano che la misteriosa malattia – il colera – si stava propagando lungo il canale Erie, inaugurato da poco, e il fiume Hudson, puntando dritto su New York; ma gli amministratori della città non cercarono di regolare il traffico che scendeva lungo le vie d’acqua.

Immunità crociata con altri coronavirus e fenomeni immunopatologici

La bassa percentuale di individui nella popolazione che ha sviluppato i sintomi di Covid-19 può essere spiegata da cross-immunità con altri coronavirus. Questo fenomeno si basa sull'immunità cellulare. L'immunità umorale (anticorpo-mediata), invece, può essere in parte responsabile di alcuni fenomeni patologici. Questi due diversi fenomeni immunologici potrebbero spiegare da un lato la bassa prevalenza dei bambini tra i malati e dall'altro l'alta letalità negli anziani.

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Molte domande riguardanti la progressione di Covid-19 dalla comparsa del virus SARS-CoV-2 rimangono senza risposta, forse perché la storia epidemica in atto non è stata sufficientemente esaminata alla luce delle conoscenze acquisite dall'epidemia di SARS del 2003-2004 e dalla biologia dei coronavirus comuni (Freymuth 2009, Groneberg 2004).

Non ci possiamo permettere una ricerca debole su Covid

Lo scorso 23 marzo la Società italiana di virologia inviava una lettera al ministro dell'Università e Ricerca Gaetano Manfredi per richiamare l'attenzione sull'importanza della ricerca virologica nazionale in un momento drammatico della pandemia di Covid-19. In particolare, la lettera voleva mandare il messaggio di quanto la comunità dei ricercatori fosse impegnata in questo vitale sforzo di ricerca pur nella carenza di attenzione e finanziamenti a questo settore.

Salute mentale: gli effetti psicologici delle epidemie

salute mentale

Se da un lato ci si chiede quali saranno le ripercussioni dal punto di vista economico, dall’altro è doveroso chiedersi quali saranno i lasciti riguardanti la sfera psicologica che questo lungo periodo di quarantena si porterà dietro.

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Salute mentale prima, durante e dopo il lockdown

Il 26 febbraio, mentre in Italia cominciavano a moltiplicarsi i casi di Covid-19, su The Lancet usciva una Rapid Review sull’impatto psicologico della quarantena per esplorare i suoi probabili effetti sulla salute mentale [1]. Partendo da 3166 pubblicazioni, la Review ha focalizzato la sua attenzione su 24 di questi, condotti in dieci paesi.

Risultati preliminari dell’indagine di sieroprevalenza sul coronavirus

COVID-19 IgG/IgM Antibody Test (Texas Military department).

In questa nota verranno illustrati alcuni risultati preliminari dell’indagine effettuata dall’Istat e dal Ministero della Salute per quantificare la presenza degli anticorpi anti-coronavirus nella popolazione italiana. Sono stati privilegiati i risultati che hanno potenzialmente valore operativo allo scopo di limitare la diffusione del virus.

COVID-19: pericolo migranti?

migranti

Parlare genericamente di COVID-19 e migranti è errato, in quanto il tema è sfaccettato e può essere strumentalizzato per presentare i migranti come “pericolosi” e dunque giustificare misure restrittive. Interpretando i dati di ISPI e di ECDC si può capire meglio quale sia la situazione dei vari sottogruppi migranti, considerando non solo la loro origine, ma anche le loro condizioni di vita nel paese ospitante. 

Immagine: Pixabay License.

Parlare genericamente di COVID-19 e migranti è errato, in quanto il tema è sfaccettato e può essere strumentalizzato – come in effetti viene fatto, per esempio, da Orban – per presentare i migranti come “pericolosi” e dunque giustificare misure restrittive. Come mostra il caso della raccolta dei prodotti agricoli, abbiamo bisogno di migranti per numerose attività produttive. Purtroppo, sono poche le informazioni che consentono di analizzare nel dettaglio le varie sottopopolazioni dal punto di vista COVID-19 e produrre tali informazioni sta diventando urgente.

Non è il Nasdaq… sono le frequenze dei contagi!

“Oggi i nuovi contagi da Covid-19 si sono dimezzati rispetto a ieri”... “Oggi i nuovi contagi da Covid -19 sono di nuovo molto cresciuti” … eccetera! Nei giorni di fine luglio, quasi tutti i telegiornali della sera hanno aperto con la notizia, quasi fosse quella del Nasdaq, che Covid-19 era cresciuto o era diminuito, e a queste variazioni era dato un significato decisamente positivo o negativo come se realmente l’andamento generale della pandemia nel nostro paese dipendesse dalle variazioni osservate in ogni singola giornata.

Evoluzione recente dell’epidemia di Covid-19 in Italia

In questa nota, oltre all’aggiornamento dello studio del fenomeno dei focolai, come da risultati illustrati nella nota di otto giorni fa, verranno presentati altri risultati che riguardano i casi trovati positivi al test per il virus Covid-19, indipendentemente dalla loro relazione con i focolai. Questi risultati verranno confrontati con quelli relativi ad altri stati europei ed extra-europei.

Screening oncologici: quanto pesa il ritardo dovuto alla pandemia

A causa della pandemia di Covid-19, l'attività di screening per il tumore al seno, alla cervice uterina e al colon-retto è stata sospesa nei mesi di marzo e aprile 2020 in tutto il territorio nazionale. A partire da maggio, l’offerta di screening è ripresa, ma le attività sono state riprogrammate con tempistiche, intensità e modalità diverse fra le varie Regioni e anche all’interno della stessa Regione. Un rapporto redatto dall'Osservatorio nazionale screening stima i ritardi che si stanno accumulando nella diagnosi oncologica di popolazione e la velocità di ripartenza dei programmi nelle diverse Regioni.

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Oltre un milione di esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un ritardo medio nella proposta degli esami diagnostici di tre mesi e la stima di lesioni tumorali non individuate pari a 2.099 carcinomi mammari, 1.676 lesioni della cervice uterina, 611 carcinomi del colon retto e quasi 4.000 adenomi avanzati.

Gli epidemiologi: ecco come prepararsi per l'autunno

Un editoriale su Epidemiologia e Prevenzione a firma Vineis, Bisceglia, Forastiere, Salmaso e Scondotto affronta il tema di come essere preparati a Covid-19 nei prossimi mesi, analizzando anche l'efficacia delle misure prese durante le fasi 1 e 2 e indicando alcune necessarie e urgenti raccomandazioni per i prossimi mesi. 

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In questa estate di incertezza sul futuro a breve termine in cui ci ha gettato l’arrivo del nuovo virus SARS-CoV-2, alcune cose sembrano piuttosto chiare e Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, le sintetizza così: «Non sappiamo che cosa succederà e la preparazione è l’unica arma disponibile».

Ippolito: potenziare in fretta diagnosi e coordinamento delle sorveglianze

Giuseppe Ippolito (nella foto), direttore scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico che in questi mesi ha fornito i pareri tecnici per le azioni di controllo dell’epidemia, ha letto per noi l’editoriale di Epidemiologia e Prevenzione, che elenca alcune raccomandazioni urgenti per preparare il sistema sanitario e di sorveglianza per l'autunno (qui l'articol

Recovery Fund: come risponde l’Europa alla pandemia?

Europa

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Dopo la proposta di maggio della Commissione Europea, il Consiglio dei capi di stato e di governo europei ha approvato un ulteriore accordo che sarà, nei prossimi mesi, analizzato ed eventualmente modificato dall’Europarlamento. Il fulcro del patto europeo è stato ed è il Recovery Fund.

Distribuzione spaziale e andamento temporale dei focolai di Covid-19 in Italia

Distribuzione spaziale del numero di focolai nelle province italiane nel periodo dal 1 giugno al 23 luglio 2020. L’intensità della colorazione aumenta con il crescere del numero di focolai.

Nei mesi di giugno e luglio 2020, l’epidemia di Covid-19 in Italia è stata caratterizzata dalla presenza di numerosi focolai distribuiti dal nord al sud del paese. Grazie alla tempestiva ed efficace azione di contact tracing e di isolamento dei soggetti risultati positivi al test per il virus Covid-19 messa in atto dalle istituzioni sanitarie, questi focolai vengono finora circoscritti tipicamente entro una-due settimane.

Spillover virale: predire, pronosticare, prevenire

Due articoli, pubblicati l'uno su Science e l'altro su Biosafety and Health, richiamano l'attenzione sulla pericolosità "chiara e attuale" del passaggio di virus dagli animali selvatici all'essere umano. I problemi legati al commercio legati alla fauna selvatica e alla globalizzazione sono noti; servono, ora, un repertorio globale per la catalogazione dei virus, una miglior sorveglianza dell'emergere delle infezioni, la centralizzazione dei dati ottenuti, la preparazione di operatori per il controllo dei mercati e degli animali in genere - e, non da ultimo, lavorare alla sorgente, ossia sui mercati stessi.

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I coronavirus di origine animale hanno causato, negli ultimi anni, tre malattie epidemiche umane importanti: la SARS, la MERS e l’attuale Covid-19. E non sono solo i coronavirus a essere zoonotici: lo è l’89% dei 180 virus a RNA finora riconosciuti come patogeni per l’uomo, il 70% dei quali proviene da animali selvatici.

L'autunno caldo del vaccino antinfluenzale

Per il NITAG (National Immunization Technical Advisory Group), organo di consulenza del Ministero della salute, una vaccinazione antinfluenzale per tutti non è una priorità e rischierebbe di mettere in crisi il sistema di prevenzione ordinaria nel prossimo autunno, che si prospetta complicato, con la possibile ripresa di Covid. È anche sbagliato presentare questo vaccino come facilitatore della diagnosi differenziale con Covid-19. Meglio dunque dare la precedenza alla vaccinazione dei più fragili e del personale sanitario, e il Ministero rifaccia il punto sulla questione, così come valuti attentamente se mantenere l'obbligo vaccinale istituito nel 2017 dalla legge Lorenzin. 

In un articolo del 18 giugno scorso, dal titolo “Ha senso estendere la vaccinazione antinfluenzale?”, chi scrive aveva esposto i dubbi che serpeggiavano in un settore della comunità scientifica sull’opportunità di far accedere alla vaccinazione antinfluenzale precoce e gratuita (e, in alcuni casi, fortemente raccomandata, in attesa dell’obbligatorietà imposta per legge) una parte della popolazione molto più ampia dell’attuale bacino di utenza.

L'improvvisazione scientifica e terapeutica ai tempi di Covid-19

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Durante un webinar, Laura Duggan, grande anestesista e divulgatrice di FOAMed (Free Open Access Meducation, su casi della medicina d’urgenza), rivolse a tutti i partecipanti l’appello “first, don’t do dumbshit”, (traducibile in “prima di tutto, non fate cagate”) e Scott Weingart, altro illustre FOAM educator, aggiunse “don’t forget the awesome clinicians you are”, non dimenticate i clinici eccezionali che siete: ambedue avevano colto il pericolo, nella spaventosa novità della pandemia, dell’agire improvvisando, sull’onda dell’emozione e della necessità.

Digital health e Covid-19: la tecnologia al potere?

La pandemia di Covid-19 ha fatto registrare una domanda crescente di strumenti tecnologici, compresi quelli impiegati per la medicina: l'impiego di televisite e telemonitoraggi, affiancati da altri strumenti (come per esempio gli strumenti di contact tracing), è cresciuto in maniera disordinata all’inizio della pandemia, è stato nel tempo appoggiato da società scientifiche e istituzioni sanitarie. Ma la diffusione di queste tecnologie è frutto solo dell'emergenza? E quali sono i loro limiti e prospettive?
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La domanda di nuove tecnologie è stata crescente in questo periodo di pandemia da Covid-19, soprattutto durante il lockdown. Si stima, per esempio, che il numero di utenti giornalieri attivi su Zoom sia passato in poco tempo da 20 a 300 milioni, così come che sia cresciuto del 300% il suo valore in borsa. Di pari passo sono cresciute le applicazioni della telemedicina, cioè di tutti quegli strumenti che hanno permesso (e che oggi permettono) di erogare prestazioni sanitarie a distanza. Negli Stati Uniti le visite virtuali si sono decuplicate nel corso di poche settimane.

Ripensare il rischio nella "copandemia"

Anche oggi, purtroppo, la Protezione civile nel suo consueto appuntamento con le morti del giorno, comunica 15 morti da incidente stradale. La curva non accenna a scendere, facendo pensare che anche quest’anno si chiuderà intorno ai 5.000 morti, di cui il 15% giovani fra i 15 e i 24 anni e 242.000 feriti (1). Nella sua comunicazione quotidiana, la Protezione civile non manca di rimarcare che oggi sono deceduti 500 malati di cancro.

Osservatorio Impatto Covid-19: un modello per il controllo della pandemia

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I dati del sistema di sorveglianza in Piemonte confermano che il mantenimento delle misure di distanziamento fisico, insieme alla ricerca attiva dei casi e dei contatti, sono in grado di mantenere a livelli controllabili la seconda fase dell’epidemia da Covid-19 e le sue conseguenze sul fabbisogno di assistenza sanitaria.

Covid-19 e riproduzione: un binomio ancora incerto ma tutt’altro che trascurabile

spermatozoi

Covid19 e infertilità: sebbene i risultati disponibili siano al momento immaturi, stanno emergendo diversi elementi a supporto dell’ipotesi che l’infezione da SARS-CoV-2 possa avere effetti negativi anche sulla riproduzione. Il tema può rivelarsi di interesse primario, considerando il calo delle nascite in corso da decenni in Italia e la potenziale ulteriore accelerazione nel 2020 e 2021, sia per cause psico-sociali, che come conseguenza del possibile impatto dell’infezione sulla funzione riproduttiva (Fraietta et al. 2020).

Ecco emergere un altro dei temi legati a COVID-19 che può essere di grande interesse per i cittadini, occasione per pianificare interventi di sanità pubblica a supporto e protezione di una fascia così importante della comunità: quella delle coppie in età fertile che possono decidere di avere bambini. Il tema è complesso dal punto di vista medico e della ricerca e in forte evoluzione, con molti aspetti da chiarire per indirizzare nuove ricerche e diverse notizie da condividere con i decisori anche se ci sono incertezze.

Per un'etica dei numeri e dei modelli

Tempio di Horo, Idfu, Assuan, Egitto (foto di Luca Carra).

I modelli servono? Dipende. Covid-19 ci ha fatto toccare con mano l'importanza di elaborare modelli quantitativi per cercare di fornire scenari ai decisori. I primi modelli - a partire dai più famosi di Neil Ferguson dell'Imperial College - hanno avuto la funzione di allertare l'opinione pubblica e i politici sulla gravità della situazione e a spingere verso risposte decise come il lockdown, ma certamente partivano da dati molto parziali e, secondo i critici, hanno prodotto scenari eccessivamente pessimistici. Con l'avanzare della pandemia i modelli si sono via via raffinati.

L'evoluzione di SARS-CoV-2 dall’Asia all’Europa: la mutazione D614G

SARS-CoV-2 ha avuto ben poche mutazioni genetiche significative da quando è apparso per la prima volta in Cina. Una, però, è di particolare rilevanza: denominata D614G, determina la sostituzione di un aminoacido nella proteina Spike, che media il riconoscimento del recettore e la fusione del virus con la cellula ospite. Questa mutazione è prevalente in tutto il mondo, fuorché in Cina: ma qual è il suo significato biologico? E quali le possibili ricadute sanitarie?

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A differenza del SARS-CoV che causò l'epidemia del 2002-2003, il virus dell’attuale pandemia, il SARS-CoV-2, ha subito ben poche variazioni genetiche significative (Scienza in rete ne ha parlato qui) da quando, alla fine di dicembre 2019, è stato isolato e sequenziato in Cina. Questo virus quindi nasce apparentemente già maturo e dotato di un’infettività sufficiente a diffondersi rapidamente e a circolare per lungo tempo.

Teniamo alta la guardia, non è ancora finita

Il criceto dorato è un piccolo roditore originario della Siria, paese da cui è stato importato come animale da laboratorio per le sue caratteristiche di facilità di allevamento, di pulizia e di suscettibilità a molti patogeni che fanno ammalare l’uomo, tra cui SARS- CoV. In virtù di tale precedente, un team cinese ha provato a infettare il criceto siriano con il nuovo coronavirus, quasi contemporaneamente a un gruppo misto di ricercatori giapponesi e statunitensi che ha usato isolati ricavati da pazienti con sintomi lievi.  

Mettiamo il coronavirus al Sole

Una collaborazione multi-disciplinare ha permesso di valutare sperimentalmente gli effetti dei raggi UVC su Sars-CoV-2: secondo gli articoli, ancora in preprint, una dose di 3.7 mJ/cmè in grado di neutralizzare il virus.

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L'utilizzo dei raggi ultravioletti per inattivare o neutralizzare i virus era già noto da tempo nell'ambito della ricerca scientifica e delle relative applicazioni tecnologiche. Ma ancora non era chiaro quanto fosse efficace questo metodo sul coronavirus Sars-CoV-2.

Un modello di simulazione agent-based: applicazioni alla scuola e al mondo del lavoro

Eilidh Barnardo (1911–1994), Crowded Pavement, The Shire Hall Gallery. Photo credit: Staffordshire Archives & Heritage

La nipotina Caterina, di 9 anni, che – come tutti i bambini – mentre gioca e traffica, ascolta e poi ci ripensa, se n'è uscita con "Il nonno prevede il futuro con il suo giochino". Mi fa sentire come il professor Meraviglia del Mago di Oz e mi diverte molto... In realtà non prevedo nulla: presento futuri possibili, nient’altro. La domanda sconcertante è: "come fai a validare il modello?”; con il commento: “se non lo validi, non serve". Ahi, la ricerca di risposte semplici e sicure a problemi complessi...

Il Terzo Settore sta rivoluzionando la ricerca: aiutiamolo

La pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e per molti aspetti potrebbe cambiarlo anche negli anni futuri. Molte riflessioni insistono sul fatto che non si debba “sprecare” questa crisi inaspettata, e le altrettanto inaspettate energie che ha saputo risvegliare. In questo scenario la ricerca scientifica non fa eccezione1.

Scienza tra etica e politica: una riflessione in ricordo di Carlo Bernardini

È uscito in questi giorni il volume “Scienza tra etica e politica” dell’editore Dedalo. Una collettanea curata da Rino Falcone, Pietro Greco e Giulio Peruzzi. Lo scorso 22 giugno si è tenuto un webinar cui ha partecipato anche il Ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi. Riportiamo sotto l’intervento introduttivo di Rino Falcone. Crediti immagine: ErAnger/Pixabay. Licenza: Pixabay License

La scienza ha improvvisamente occupato un posto di primo piano nel dibattito pubblico e nella coscienza attiva dei cittadini; anche di quelli che della scienza avevano una percezione e considerazione scarsa e confusa. Questo è ovviamente un effetto di risposta a seguito della pandemia COVID-19: agli sconvolgimenti, alle trasformazioni della vita individuale e sociale che ha prodotto in tutti noi. In particolare, all’esigenza che è prepotentemente cresciuta di identificare potenziali salvatori della nostra salute e della nostra convivenza civile e sociale.

Nicola Vanacore: alla scoperta del continente sommerso delle RSA

L'Istituto Superiore di Sanità ha condotto il “Survey nazionale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie”, pubblicato nei giorni scorsi. Cristiana Pulcinelli ne ha parlato con Nicola Vanacore, responsabile dell’Osservatorio demenze dell’ISS e uno dei curatori del rapporto finale, per capire i principali risultati, quali sono state le principali criticità osservate nelle RSA durante l'epidemia e quali possono essere le azioni future da intraprendere.

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Nei mesi in cui la pandemia di Covid-19 ha colpito più duramente, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono state luoghi critici. All’interno di quelle strutture che ospitano persone anziane e fragili si sono sviluppati focolai importanti con la conseguenza di un aumento significativo dei decessi. Un fenomeno che non ha riguardato solo l’Italia, ma che nel nostro Paese è sicuramente costato molte vite.

Sull’andamento recente dell’incidenza di Covid-19 in Lombardia

La situazione attuale dell’epidemia di Covid-19 in Italia non sembra allarmante: il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in continua diminuzione e i valori misurati dell’incidenza a livello nazionale sono bassi. Inoltre uno studio molto recente su un campione relativo alla regione Lombardia rileva una bassa carica virale nei soggetti trovati positivi al tampone.

La comunicazione e l’informazione scientifica ai tempi del Covid

L'intervista a Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera fa riflettere sulla comunicazione in tempi di Covid-19: non solo è diventata consuetudine in ambito biomedico la pubblicazione preliminare di lavori non ancora sottoposti a peer review, ma i risultati di tali lavori vengono anche diffusi dai media. Tuttavia, l'influenza della ricerca sulle decisioni politiche, più che mai evidente nel corso della pandemia, comporta anche maggiori responsabilità e la necessità, per tutti gli attori dell’informazione e della comunicazione scientifica, di tenere alta la guardia del rigore scientifico.
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Il nuovo coronavirus non ha solo stravolto le nostre vite e la nostra società, ha anche rivoluzionato la comunicazione scientifica in ambito biomedico, riducendo enormemente i tempi della pubblicazione dei risultati delle ricerche. Così, è ormai diventata consuetudine una pratica del tutto estranea al campo biomedico, anche se del tutto normale in fisica: la pubblicazione preliminare dei lavori in appositi archivi (Biorxiv e Medrxiv) prima che vengano sottoposti alla peer review, la revisione da parte dei pari.

Debolmente positivi: realtà o illusione?

Dalla mostra "Nous Les arbres", Fondazione Cartier per l’arte contemporanea, Parigi. Rielaborazione fotografica di Renata Tinini.

Pochi morti, da infezioni maturate nei mesi scorsi. Pochi accessi al pronto soccorso per Covid, la cui diagnosi è spesso incidentale in pazienti ricoverati per altri motivi. A sentire gli ospedali, la malattia sembra evaporata. A questi si aggiungono altri segnali sulla dinamica dei contagi, che a un mese e mezzo dalla riapertura resta sotto la soglia 1 di Rt in tutta Italia.

Sei infetto? Un po'…

Fa discutere l'intervista a Giuseppe Remuzzi al Corriere della Sera sulla necessità di distinguere tamponi che evidenzino cariche virali basse, sotto le 100.000 copie di virus (dove non ci sarebbe infezione e contagiosità), da quelle più alte. Una prima risposta la dà Stefania Salmaso, che invita a mantenere la dicotomia infetto/non infetto in base al risultato del tampone a prescindere dal livello di carica virale, che può avere spiegazioni diverse, non necessariamente di contagiosità assente. Foto di Renata Tinini (Bodemuseum, Berlino).

Il tema della contagiosità dei nuovi infetti rilevati in Lombardia è oggetto di discussione, perché sembra essere in contrasto con quanto finora noto. Premesso che il dibattito è basato sul contenuto di un’intervista giornalistica e non di un lavoro scientifico, vale la pena esprimere qualche perplessità, a vantaggio di chi potrebbe saltare a conclusioni circa i provvedimenti di sanità pubblica da adottare.  

Controllare l’epidemia: uno sguardo ai risultati di Svezia e Svizzera

In questo articolo si considerano due paesi che hanno adottato strategie molto diverse di risposta a Covid: da un lato la Svezia, che non ha sottoposto la popolazione a lockdown ma si è limitatata a dare informazioni di natura conmportamentale, ipotizzando l'inevitabilità della diffusione del virus e quasi auspicandolo, in vista di un rapido raggiungimento di una immunità collettiva. Dall'altro la Svizzera, che ha invece adottato interdizioni via via crescenti alle aggregazioni sociali (a partire dai raduni di massa per poi passare alla chiusura delle scuole e al divieto di raggruppamenti superiori a 5 persone) e che non ha puntato sulla immunità di gregge. Tirare conclusioni oggi fra i due modelli è difficile e prematuro, e solo a fine epidemia si potrà tentare un bilancio. Al momento si può osservare che la scommmessa svedese di poter far raggiungere in pochi mesi, senza restrizioni alla libertà di movimento della popolazione, una immunità protettiva della popolazione non si è avverata, mentre le misure svizzere sono state accompagnate da una notevole riduzione degli spostamenti delle persone e delle infezioni.
Restano però molte incognite, e sostanziali. Una di queste è che la forte riduzione della mobilità in Svizzera, e del numero di trasmissione delle infezioni (Rt), non ha fatto seguito ma ha preceduto le misure di contenimento sociale, una curiosa anticipazione forse dovuta alla sensibilità pubblica che nel frattempo si era creata sulla pandemia. Un'altra incertezza riguarda il caso svedese: resta difficile dire adesso se tale strategia abbia portato a un fallimento. Il tasso di mortalità svedese, infatti, è certamente più alto di quello dei paesi confinanti, ma è più basso di quello italiano e simile a quello francese, due paesi che hanno seguito la strategia del lockdown totale.
La riflessione di Rodolfo Saracci è quindi un invito a non fare facili confronti, a non stilare classifiche, a raffinare i dati e a continuare a studiare. Soprattutto a fare la cosa intellettualmente più difficile in questo momento di ansie e protagonismi epidemici: sospendere il giudizio.

Il numero di pubblicazioni scientifiche sul Covid-19 si conta ormai in decine di migliaia, ma “non si sa” è tuttora la formula più corretta per una moltitudine di aspetti, biologici, clinici, epidemiologici e sociologici della malattia: non si sa una storia chiara e solidamente documentata dell’origine e iniziale diffusione negli ultimi mesi del 2019 in Cina, come non si hanno ancora le percentuali di sopravvivenza nel tempo dei casi diagnosticati in marzo, aprile, maggio in una o più località o nazione, evidenza necessaria per valutare possibili cambiamenti di grav

Ha senso estendere la vaccinazione antinfluenzale?

A livello planetario, una persona su cinque ha una condizione patologica precedente l’infezione con SARS-CoV-2 che ne influenzerà un decorso più grave. La percentuale aumenta con l’età, dal 5% dei soggetti sotto ai 20 anni, al 66% di quelli sopra i 70. Di fatto, la presenza contemporanea di più malattie croniche comporta l’1% di ricoveri dei più giovani e il 20% dei più anziani, con gli uomini che rischiano il doppio delle donne di finire in ospedale, se infettati.

Politiche data-driven: prima, durante e dopo una pandemia

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In diretta streaming mercoledì 17 giugno a partire dalla 12.

Cosa si fa quando si programma un piano pandemico: come si individuano i dati, come si progetta la struttura di raccolta, come si progetta la struttura che rilascia i dati al pubblico?
Gli stati colpiti dalla COVID-19 erano pronti? O non si sono mai dotati di sistemi robusti per raccolta, distribuzione e analisi dati in emergenza?

La speranza del vaccino

Il ministro della salute Roberto Speranza.

Tra oltre 130 possibili vaccini anti Covid-19 su cui si sta lavorando, una quindicina dei quali già in fase di studio sugli esseri umani, il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato la sua scelta. Insieme a Francia, Germania e Olanda, l’Italia ha puntato su quello messo a punto dal Jenner Institute di Oxford e di cui sta portando avanti la sperimentazione Astrazeneca, con sostanziosi finanziamenti anche da USA e Regno Unito.

Mai fidarsi degli asintomatici

Misurazione della temperatura a un marinaio della portaerei statunitense T. Roosvelt.

In una lettera al New England Journal of Medicine, i medici giapponesi che hanno preso in carico passeggeri ed equipaggio della nave da crociera Diamond Princess, hanno raccontato l’evoluzione clinica dei 96 soggetti trovati positivi al virus con tampone nasofaringeo, ma clinicamente asintomatici, trasportati in osservazione in un ospedale giapponese.

Una nuova economia per le prossime crisi

Il ritorno di Ulisse, Giorgio De Chirico.

Se la pandemia ha messo l’economia in ginocchio, con la ripartenza molti economisti si pongono la questione se sia possibile utilizzare gli strumenti economici tradizionali sia per sanare la crisi sociale ed economica, sia per tornare a perseguire gli obiettivi che ci si era posti prima di Covid-19 (fra tutti la risposta alla crisi climatica) [1]. Potrebbe essere questo il momento di cambiare? Lo abbiamo chiesto a Mauro Gallegati, dell’Università Politecnica delle Marche [2], e Andrea Roventini, della Scuola Sant’Anna di Pisa [3].

Ecco il rapporto sulle morti nelle RSA di Milano e provincia

Da sinistra: Vittorio Demicheli, direttore sanitario; Walter Bergamaschi, direttore generale; Rossana Giove, direttore socio sanitario; Antonio Russo, direttore dell'unità di epidemiologia.

Il rapporto sui morti in RSA nella conurbazione milanese (Lodi compresa) è il primo rapporto di questo genere su scala locale (quello dell'Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 14 aprile 2020, dà un'utile panoramica nazionale). Ecco le principali conclusioni: 

La pandemia è neodarwiniana, e i virus mancano di buon senso

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È un’inclinazione (bias) del cervello umano voler prevedere tutto, soprattutto quello che non è prevedibile. E siccome nel mondo prescientifico ci si azzeccava quasi solo per caso, la selezione naturale ci ha dotati di un’altra inclinazione compensativa, quella dell’”io però l’avevo detto” (hindsight bias). Di questi e altri errori cognitivi ne sono stati commessi a valanga durante la pandemia, da parte anche degli esperti.

Scuola, crescita e nuove tecnologie: e ora che si fa?

Studente di terza elementare mentre studia da casa (foto di Aaron Keck).

1665, Londra. La peste si sta diffondendo e solo un ristretto numero di medici, farmacisti ed ecclesiastici rimane nella capitale per aiutare a limitare il contagio, mentre la maggior parte della popolazione si ritira nelle campagne. Tra questi Isaac Newton, da poco laureato, che per sfuggire alla peste torna in terra natia lasciando Cambridge dove da poco aveva iniziato un “master,” a causa della chiusura dell’università. 

Tutti i colpi di scena della serie Idrossiclorochina

Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha sospeso per motivi precauzionali legati a uno studio pubblicato dal Lancet la sperimentazione su Idrossiclorochina, poi riavviata una volta sconfessato e ritirato la studio. Nel frattempo però due nuovi studi bocciano la molecola. Il serial continua...

La vicenda dell’idrossiclorochina si sta configurando come una vera e propria soap opera: non tutti quelli che hanno guardato una delle fiction televisiva a lunga serialità sanno che questo modo di definirle fa riferimento ai prodotti pubblicizzati nelle prime produzioni statunitensi. Alcune grosse aziende che fabbricavano saponi, come la P&G, addirittura producevano le serie.

Idrossiclorochina: dalla Spagnola a Covid

Nel mese di novembre 1918, in piena epidemia di febbre “spagnola”, la rivista medica americana JAMA (Journal of American Medical Association) pubblicava, nella rubrica “Correspondence”, a firma del medico H.A. Klein di Chicago, un articolo di circa mezza pagina tornato d’attualità in tempi di Covid-19.

Agamben e le insensatezze sulla dittatura telematica

Viviamo sotto dittatura telematica, le tecnologie digitali producono comunità fantasmatiche, i prof che fanno didattica a distanza sono come i docenti che giurarono fedeltà al Fascismo, ecc. ecc. Se, come dice Giorgio Agamben, il problema è la “barbarie tecnologica” che svuota le aule e sfibra lo studentato, c’è da chiedersi perché insieme alla didattica a distanza non abolire anche la scrittura e i libri. Niente distanzia più della tecnologia alfabetica e di quella tipografica.
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È vero che il buon senso non produce buona filosofia, ma ciò non significa che per produrre buona filosofia bisogna necessariamente dire qualcosa di insensato. Pare che invece che Giorgio Agamben voglia dimostrarci il contrario, e poiché non è certo un Diego Fusaro la cosa stranisce un po’. Eppure bisogna resistere ai resistenti, evitare di essere apodittici (anche perché non ce lo possiamo permettere), e provare a trarre dalle argomentazioni degli apocalittici utili spunti per gettare luce su quel che accade intorno a noialtri ingenui integrati.

Giorgio Metta: ripartiamo con più ricerca e tecnologia

Giorgio Metta è il direttore dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT) di Genova, ed è noto soprattutto per la sua “creatura”, il robot umanoide Icub. Lo abbiamo incontrato per capire il ruolo della ricerca e della tecnologia nella “ripartenza” post Covid. E per non farci cogliere impreparati al prossimo appuntamento (speriamo lontano) con un’emergenza di questo genere.

Quale può essere il contributo della ricerca e della tecnologia in questa fase di ripartenza?

Un confronto fra diversi test per SARS-CoV-2

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Sono passati ormai cinque mesi da quando il SARS-CoV-2 è stato per la prima volta identificato nel dicembre 2019 in Cina. Uno degli sforzi della comunità scientifica è stato quello di identificare un test diagnostico sensibile e specifico da utilizzare sia in fase di screening nei soggetti asintomatici, sia nei pazienti sintomatici sia durante la convalescenza con lo scopo di identificare i pazienti guariti e potenzialmente immuni (1).

Figura 1. Uso dei test Covid nelle varie fasi.

C'è bisogno di scienze sociali, ma non quelle di una volta

Miniatur Wunderland, Amburgo. Foto di Renata Tinini.

Il Bando MUR (Decreto Direttoriale 562), che finanzierà progetti di ricerca in area Covid-19, destinerà risorse anche per studi di scienze sociali e umanistiche. Malgrado siano state richiamate nelle discussioni pubbliche, soprattutto in ambito internazionale, come potenziali e necessari ausili per governare la pandemia, le scienze sociali e umanistiche sono state in realtà fin qui ignorate e in alcune situazioni sbeffeggiate. La cura e il contrasto di una malattia infettiva è affare per medici, non per scienziati sociali! Si è letto in giro. Per la serie “Behavioral Science?

Equivoci virali

Alberto Zangrillo, San Raffaele di Milano.

Mi è successo nella mia casa in campagna: entravano delle formiche da una trave del tetto nella stanza da bagno e per più giorni ho cercato di bloccarle con dell’insetticida. Giorno dopo giorno, si stavano diradando tanto da farmi credere di essere sparite e quindi che ormai fosse il caso di smettere con l’insetticida. Al ritorno dopo due weekend, ahimè, la brutta sorpresa: il bagno ne era totalmente invaso e ho dovuto fare un intervento ben più radicale nel sottotetto.

Lezioni di una pandemia: note per la ripartenza e il cambiamento

Didascalia: Sigmund Freud, David Černy, Praga. Foto di Renata Tinini.

La fase 2 della pandemia Covid-19 sta gradualmente, e faticosamente, procedendo in Italia. Nello stesso tempo, sta riprendendo l’attività dei servizi sanitari. Man mano risulta evidente la perdita di salute che ha colpito, e colpirà come effetto collaterale, la popolazione più fragile.

I polmoni dopo l’uragano Covid

Tutti i mezzi di comunicazione hanno dato grande rilievo all’intervento di sostituzione polmonare magistralmente e pionieristicamente effettuato su un ragazzo diciottenne (quindi, fortunatamente, su un organismo in partenza sano) dall’equipe di Chirurgia toracica e Trapianti di polmone del Policlinico di Milano, diretta da Mario Nosotti; un intervento del genere è stato tentato solo in pochi altri casi in Cina e in un singolo caso a Vienna, la scorsa settimana.

La promozione della salute è cruciale per la fase 2

Antonella Bena raccoglie e analizza alcuni degli aspetti più importanti da considerare per avere un efficace coinvolgimento delle comunità nella fase 2, una delle condizioni individuate come fondamentali dall'OMS.
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Tra le condizioni necessarie per sostenere la fase 2, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) individua il pieno coinvolgimento delle comunità. Le persone dovrebbero comprendere cosa significa passare dal rilevamento e trattamento dei casi gravi al rilevamento e isolamento di tutti i casi. La fase 2 rappresenta una “nuova normalità” nella quale le misure di prevenzione devono essere mantenute e tutti gli individui della comunità hanno un ruolo importante nel realizzarne e facilitarne l’attuazione.

Epidemiologi, giuristi e avvocati alla prova della pandemia

La lettera sottoscritta da un gruppo di giuristi e avvocati e rivolta al Presidente del Consiglio solleva ancora una volta alcuni temi che sono stati ripetutamente discussi nelle ultime settimane, e cioè presunte gravi violazioni dei diritti costituzionali da parte del governo. Pensiamo che sia importante replicare per evitare che anche questa polemica si trasformi in un “sentire comune” di parte dell’opinione pubblica e che vanifichi le indispensabili iniziative volte a contenere l’epidemia.

Con la quarantena non si arriva a emissioni zero

Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha stimato una possibile riduzione delle emissioni di CO2 tra gennaio e aprile 2020, correlata alla chiusura da Covid-19; un contributo però ben poco significativo alla lotta alle emissioni, se non affiancato da un solido piano di decarbonizzazione.
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Quanto ha contribuito la chiusura forzata causata da Covid-19 alla riduzione delle emissioni di CO2? Non sappiamo monitorare le emissioni di biossido di carbonio in tempo reale, a differenza della concentrazione dei vari inquinanti atmosferici; spesso, le emissioni di CO2 annuali sono riportate anche a molti mesi di distanza dalla fine dell’anno in questione.

Anche l'immunità risente dell'età

Salvo rare eccezioni, i bambini rispondono meglio degli adulti all'infezione da SARS-CoV-2. Quest'osservazione ha dei precedenti nei casi di SARS e MERS; ma da cosa potrebbe dipendere la diversa risposta dei bambini? In che modo l'età influenza il nostro sistema immunitario?
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Si è visto che anche in Italia, come nel resto del mondo, i bambini, salvo rare eccezioni, rispondono all’infezione da virus SARS-CoV-2 meglio degli adulti (i quali, a loro volta, sviluppano meno degli anziani forme letali di Covid-19). Secondo l’analisi di Epicentro basata su un campione di 31.096 pazienti positivi deceduti, l’età media di chi è morto è 80 anni, di quasi 20 anni più alta del totale di quelli diagnosticati infetti (62 anni).

La Lombardia ha controllato l'epidemia meno del Veneto?

Se i nebbioni  erano la tradizione invernale della Valpadana, quest’anno il record è stato ben più negativo perché la Valpadana ha visto più che altrove l’esplosione dell’epidemia da coronavirus Covid-19. E in queste giornate di ripresa delle attività, anche di quelle relative alla polemica politica, c’è chi ha voluto sostenere che la Regione Veneto sia stata molto più accorta ed efficace nel contenere la diffusione del contagio e chi ha accusato, anche in Parlamento, la Lombardia di non averlo sufficientemente contrastato.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 25 maggio)

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Oggi 25 maggio ci sono sei regioni dove l'aumento del numero totale di casi positivi rispetto a dieci giorni fa è inferiore a venti, le stesse degli ultimi quattro giorni: la Calabria, la Basilicata, l'Umbria, la provincia di Bolzano, la Sardegna e la Valle D'Aosta. Inoltre, per le prime quattro e il Molise oggi l'incidenza è nulla.

La Sardegna sembra vicina alla fine dell'epidemia, seguita dall'Umbria, dalla Calabria e dalla Valle D’Aosta.

Perché si muore sempre meno di Covid?

L'immagine è un particolare dell'infografica con cui il New York Times del 24 maggio ha illustrato lo straordinario articolo dedicato ai quasi 100mila morti di Covid negli Stati Uniti. "An Incalculable Loss".

In Italia si muore sempre meno di Covid. Ieri (24 maggio) la Protezione civile ha segnalato 50 decessi (0 decessi in Lombardia salvo verifiche). Ma se i morti son sempre meno, possiamo sperare che anche in presenza di una ripresa delle infezioni la mortalità resti contenuta? Non potrebbe darsi il caso che, come accaduto fin dall’inizio in Germania, alla crescita degli infetti corrisponda una linea solo in leggera salita dei morti, quindi uno scenario diverso e per molti versi tranquillizzante?  O ci stiamo illudendo?

Contagio a grappoli e da superdiffusori

Cerith Wyn Evans, "...the Illuminating Gas", Hangar Bicocca, Milano, 23/5/2020. Fotografia di Renata Tinini.

Nel mese di marzo, le autorità sanitarie locali sono state informate che tre membri del coro amatoriale della contea di Skagit, vicino a Washington, erano risultati positivi al coronavirus e che altri 25 avevano sintomi compatibili con l’infezione. Dall’indagine sanitaria è poi emerso che, su 61 partecipati al coro, 53 erano sintomatici, di cui 33 confermati positivi al virus; tre sono stati ricoverati e due sono morti.

SARS-CoV-2: il mistero di un virus perfetto

In pochi mesi abbiamo imparato moltissimo di SARS-CoV-2. Ma un punto rimane ignoto: la sua origine.
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Il virus alla base dell’attuale pandemia, il SARS-CoV-2, fino a pochi mesi fa un totale sconosciuto, ora lo è sempre meno, grazie al fatto che una consistente parte della ricerca mondiale, non solo biomedica, è stata orientata e reimpostata sul virus e sui temi a esso collegati. Nonostante ciò, vi è un aspetto che rimane sconosciuto e oscuro: l’origine del virus. Questo aspetto è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista scientifico generale ma anche per le possibili ricadute sulla prevenzione e sui rapporti internazionali.

Sorvegliare e pulire: eccessi da sanificazione

Il Panopticon, struttura ideata dal filosofo Jeremy Bentham per sorvegliare i carcerati.

Paura del contagio da superfici, oggetti, tastiere di computer, borse della spesa, abiti… Una certa giustificazione c’è: ottimi lavori scientifici dimostrano che, in condizioni sperimentali controllate, il maledetto SARS-CoV-2 riesce a sopravvivere per un certo tempo [1-2-3]. E tuttavia, la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

Salute e clima: due crisi in una

Per un paio di mesi, il lockdown ha abbassato in modo considerevole le attività produttive e il traffico: con quali effetti sull'inquinamento atmosferico? E soprattutto, cosa possiamo imparare dall'esperienza?
Crediti immagine: Foto-Rabe/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Le misure di lockdown hanno ridotto considerevolmente per un paio di mesi attività produttive e traffico, come probabilmente non era mai successo su scala così estesa. Come ha influenzato questa forzata quarantena le emissioni e le concentrazioni di inquinanti atmosferici e di gas serra? E che prospettive si aprono adesso con la ripresa?

Confrontare e scegliere i modelli per orientarsi nell'epidemia

Hans Hartung. Musée d'Art Moderne de Paris. "P1973-B21" / "P1973-B73" / "P1973-B71" / "P1974-A49" / "P1974-A40" / "P1974-A37" / "P40-1975-H2" / "P40-1981-H12" / "P40-1971-H9" - Acryliques sur carton baryté (Foto di Renata Tinini).

Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade, i saggi ciò che si avvicina (Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7)

Perché i limiti delle ICT sono i limiti del nostro mondo

Secondo Heidegger è la parola che procura l’essere alle cose. Ma cosa accade quando sempre più cose ci appaiono attraverso uno schermo? L’implosione della socialità dettata dalla pandemia è il trionfo dell’infosfera. Nell'immagine, particolare di "Niente da vedere Niente da nascondere", di Alighiero Boetti, 1989. 

“Dove non c’è linguaggio non c’è alcuna apertura dell’ente. Il linguaggio nominando l’ente per la prima volta lo fa accedere alla parola e all’apparire”. Se questo rigo e mezzo non vi ha indotto alla resa, conviene andare oltre e riconoscere a Martin Heidegger, probabilmente il più reazionario, antiscientista e influente tra i filosofi del ‘900, il merito di aver colto un aspetto della vita che può darci un grande aiuto a capire il nostro rapporto con la tecnologia.

Enigma giapponese

Il Giappone è stato uno dei primi paesi al di fuori della Cina a essere stato colpito da SARS-CoV-2; ha una densità abitativa oltre doppia rispetto a New York City e una popolazione con prevalenza di ultra sessantacinquenni. Nonostante questo, e nonostante abbia imposto meno blocchi rispetto ai paesi occidentali, è stata tra le nazioni meno colpite da Covid-19. Le ragioni non sono note, ma in quest'articolo Simonetta Pagliani ripercorre le ipotesi che sono state proposte.
Crediti immagine: Masashi Wakui/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Casi per milioni di abitanti nelle prefetture del Giappone (12 maggio).

Il 3 gennaio 2020, un cittadino cinese di trent'anni, di ritorno in Giappone da Wuhan con febbre, è stato ricoverato e scoperto positivo al virus SARS-CoV-2. Sono seguiti altri casi alla spicciolata e il Giappone ha cominciato a temere per le Olimpiadi, in calendario a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto, che avrebbero richiamato milioni di persone, tra atleti, tecnici e spettatori.

Errori cognitivi e terapie: il caso degli ACE inibitori

Un recente editoriale del New England Journal of Medicine invita i medici  a sorvegliare sui possibili errori cognitivi cui li espone la massiccia esposizione a informazioni in arrivo da fonti di varia affidabilità, come è avvenuto nel caso dell'allarme lanciato a marzo sulla potenziale pericolosità delle terapie antipertensive con ACE inibitori e sartani.
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Durante la Grande depressione, Franklin D. Roosvelt ammoniva: “Assumi un metodo e perseguilo. Se fallisce, ammettilo con franchezza e provane un altro. Ma, in ogni modo, tenta qualcosa”.

Medicina territoriale, a che punto siamo?

Cartina storica dell'Italia (inchiostro e colore su pergamena di Nicolaus Germanus, da un'edizione del 1467 della Cosmographia Claudii Ptolomaei).

E ora tocca a loro. Sui servizi di medicina territoriale grava il peso di questa “fase due”. Perché se è vero che adesso la cosa più importante diventa il contact tracing - ovvero individuare precocemente la persona sintomatica, testarla, rintracciare le persone con cui è stata a contatto, possibilmente fare il test anche a loro e poi applicare le misure di quarantena – chi può svolgere questo compito se non i medici di medicina generale e i servizi di sanità pubblica e di epidemiologia delle varie regioni?

Sondaggi: immuni in Italia decine di volte i numeri ufficiali

Secondo una nuova indagine Doxa, a marzo e ad aprile i contagi di Covid-19 sono stati largamente superiori rispetto a quelli ufficialmente registrati.
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Un'indagine Doxa, rappresentativa della popolazione italiana e condotta sul territorio nazionale dal 3 al 7 aprile, sui sintomi correlati a Covid-1,9 ha confermato che il 14% hanno riportato sintomi di tipo Covid-19 nel periodo 13 marzo-7 aprile. Questa proporzione è scesa all’8% in una terza indagine condotta dall’1 al 4 maggio e riferita la periodo 10 aprile-4 maggio. In Lombardia, la proporzione è scesa dal 25% a marzo al 13% nella seconda metà di aprile.

Curare con i cinque sensi: la sfida della pandemia

Era l’inizio dello scorso mese di febbraio, precisamente il 7. A Firenze il movimento di Slow Medicine teneva il quinto congresso nazionale. Nella sospensione temporale dei giorni che stiamo vivendo sembra un evento sfocato. E lontano nel tempo; invece era ieri. Il congresso costituiva un’occasione per fare un bilancio sul radicamento di questa proposta di medicina nella realtà italiana: su ciò che questa etichetta mostra; e anche su ciò che rischia di nascondere. E un’occasione per avanzare proposte in armonia con i valori che il movimento ha scelto di abbracciare.

Simbiosi e complessità: le parole chiave per il post Covid-19

Si continuano a rilanciare messaggi di ripresa come se nulla fosse cambiato e nulla cambierà rispetto al pre-Covid-19. E invece la ripartenza dovrebbe fondarsi su alcuni punti chiave, nei quali le regole e le condizioni sono diverse rispetto al passato.
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Per far fronte alle conseguenze della pandemia da virus SARS-COV-2, che ha coinvolto aspetti non solo sanitari ma anche sociali ed economici, ritengo che non si possa prescindere da un innovativo modello scientifico e istituzionale - come ho sostenuto in altre circostanze - abbandonando quei presupposti riduzionistici che ci hanno condotto in un vicolo cieco.

Giovanni Apolone: il cancro nella bufera della pandemia

Sento Giovanni Apolone, direttore scientifico dell’Istituto dei tumori di Milano, che domani dalle 14:30 parteciperà a un interessante webinar su Covid con Alberto Mantovani, Tito Boeri, Ilaria Capua, Giuseppe Ippolito e altri esperti (martedì 12 maggio, 14:30-18:30. Qui per seguire la diretta). Perché un'intervista su Covid a chi si occupa di tumori? Per due motivi: perché la pandemia ha colpito più duramente i malati cronici, in particolare i malati di cancro e di cuore.

La scarsa intelligence dell’Imperial e di altri modelli

In nessun'altra epidemia della storia degli ultimi cinquant’anni v’è stata una tale produzione di modelli matematici sull’epidemia prodotti da epidemiologi, fisici, economisti, assicuratori, matematici di ogni tipo. Una folla, anche se finora pochissimi hanno visto i loro risultati pubblicati su riviste scientifiche.

Plasmaterapia per Covid-19. Perché sì, perché no

Sono in fase di partenza studi nazionali e locali sull'impiego della plasmaterapia per i pazienti con Covid-19. Ma cosa sappiamo dell'efficacia di questa strategia?
Crediti immagine: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Sono ai blocchi di partenza uno studio nazionale e diversi studi locali sul potenziale uso terapeutico della pratica clinica nota come “plasmaterapia”. Consiste nell’infondere ai pazienti il plasma, la parte priva di cellule del sangue, dei soggetto che sono guariti da Covid-19.

Distanti ma uniti. Le inquietudini di Einstein ai tempi del Covid-19

“Distanti ma uniti” è un refrain delle settimane di quarantena che avrebbe potuto infastidire parecchio Einstein, che non è mai riuscito a mandare giù l'idea dell'entaglement quantistico.

“Distanti ma uniti”. Poche cose avrebbero potuto infastidire Albert Einstein quanto il refrain consolatorio delle settimane di questa dannata quarantena. Oltre a essere un incoraggiamento, “Distanti ma uniti” potrebbe infatti benissimo essere il payoff di uno dei brand più affascinanti della fisica quantistica, disciplina verso cui lo scienziato nutrì un complesso “odi et amo”.

Patocenosi di Covid-19: un tributo a Mirko Grmek

La teoria della patocenosi, elaborata dal grande storico della medicina Mirko Grmek, apre a una visione ecologica delle malattie in equilibrio dinamico fra loro. A volte una malattia ne eclissa altre, come fece la peste nera con vaiolo e morbillo. Comune è anche la sinergia fra loro, come le coinfezioni e il potenziamento della malattia stessa dovuto alla risposta parossistica degli anticorpi, come nel caso del nuovo coronavirus. La lente della patocenosi chiarisce anche le caratteristiche della pandemia da SARS-CoV-2, che emerge dal combinato della promiscuità uomo-animale nei wet market cinesi ma spicca il volo per la loro adiacenza con i centri direzionali abitati da individui che si spostano continuamente e rapidamente a livello planetario. E spiega anche il fatto che SARS-CoV-2 utilizzi per entrare nelle cellule dell’ospite un recettore che si trova espresso in quantità più significative nelle persone anziane e nelle persone colpite dalle patologie cosiddette del benessere, proliferando in un ecosistema sanitario avanzato che per rispondere a queste malattie ha abbassato la guarda sul territorio e aumentato la disponibilità di metodi di intervento salvavita come le terapie intensive. Si crea così un circolo virtuoso ma perverso per la diffusione del parassita, che sancisce la superiore intelligenza collettiva dei germi su ogni attuale forma di intelligenza collettiva umana o artificiale.
Nell'immagine, Mirko Grmek (1924-2000).

Il famoso detto di Cicerone – Historia magistra vitae – ha un valore limitato e pragmatico per lo storico delle malattie. Nel campo dell’epidemiologia, se la storia non insegna infatti cosa dobbiamo fare nel presente per garantirci un futuro migliore, nondimeno consente di capire meglio cosa sta accadendo davanti ai nostri occhi e può metterci in guardia dall’intraprendere azioni nefaste. Mirko Grmek, Pathological Realities, 2019

Modesta proposta per dosare la riapertura

Maschera amerindia, Musée Quai Branly, Paris. Fotografia di Renata Tinini.

Sarà una buona idea uscire oggi? Dalla finestra vedo gente che viene e gente che va. Quasi tutti con la mascherina, che invece diventa un optional ai giardini dove i ragazzi fanno cerchio sulle aiuole. Non so altrove, ma qui a Milano la vita è ripresa. Passeggiata sui Navigli, mercati aperti ma una bancarella ogni due, mezzi pubblici non stracolmi, ma non si può più attraversare la strada senza guardare come si faceva fino a ieri. 

Covid-19 e i bambini

A parte l'assenza di tamponi positivi fra i bambini sotto i 10 anni nello studio di Vo' Euganeo (e dell'1% fra i ragazzi), altre osservazioni segnalano infezioni dei bambini, che anche se asintomatici possono essere infettivi. Il rischio di morte è praticamente nullo, ma si sono verificati casi di manifestazioni dermatologiche e un aumento di casi della malattia di Kawasaki, anche se parliamo di casi rari. Tutti questi elementi vanno considerati per decidere quando far  tornare bambini e ragazzi a scuola, anche per consentire ai genitori di riprendere il lavoro.
Crediti: "Corona virus" di Sofia Carra.

Non c’è dubbio che riprendere la frequenza nelle scuole di ogni grado è un diritto e una necessità, innanzi tutto psicopedagogica, ma anche (e non banalmente) di “parcheggio sociale” per i genitori che lavorano. Averla posticipata a settembre risponde, però, a un’altra necessità, strettamente sanitaria, che mette in gioco il principio di precauzione.

Fase 2: tornare alla normalità o mantenere il distanziamento?

Ipotizzando che gli infetti sviluppino un’immunità persistente all’infezione, i due autori confrontano due scenari basandosi sull’andamento dell’epidemia in Piemonte. Il primo scenario ipotizza una rilassamento rapido delle misure entro fine maggio; il secondo una permanenza ridotta del distanziamento sociale combinato con un efficace tracciamento dei casi. Risultato: nel primo caso ci si attende un secondo picco dell’epidemia verso metà agosto, con un numero di ricoveri in terapia intensiva simile alla prima ondata, con il 70% della popolazione immune a fine anno. Nel secondo caso un picco epidemico minore ma prolungato nel tempo, con la fine dell'epidemia non prima di maggio 2021. 
Nell'immagine, "Quarantine loading", di Sofia Carra.

L’emergenza Covid-19 ha visto il Governo e le Regioni mettere in atto provvedimenti di salute pubblica eccezionali che hanno comportato forti restrizioni delle libertà personali ed un impatto negativo sulle attività economiche e sul reddito. Tali provvedimenti, che per loro natura sono emergenziali e quindi di durata limitata nel tempo, sono stati accettati dalla quasi totalità della popolazione italiana in base ad un principio di solidarietà sociale. 

Gianni Rezza: ora la strada è cautela e monitoraggio precoce

Ormai è certo: il lockdown dell’Italia ha prodotto importanti effetti sulla riduzione della trasmissione di COVID 19. Uno studio appena pubblicato su PNAS [1] quantifica questa riduzione intorno al 45% fino al 25 aprile, mentre i ricoveri evitati sarebbero circa 200.000. Ora però siamo nella “fase due”, le cose cambiano: qualcosa è più semplice, qualcosa più difficile. E’ il momento di fare qualche piccolo bilancio e qualche previsione. Ne abbiamo parlato con Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). 

Novità positive su Remdesivir e altri farmaci

L'FDA ha approvato il Remdesivir per la terapia dei pazienti con Covid-19: si tratta di un farmaco che impedisce la replicazione del virus, e i trial in corso sono una decina. Il Remdesivir non è, comunque, l'unico farmaco che può aiutarci contro Covid-19, come spiegano Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli in quest'articolo, e lo stesso Remdesivir potrebbe essere sostituito da un farmaco che agisce in modo analogo ma, da studi condotti sui topi, sembra essere ancora più potente.
Crediti immagine: Anna Shvets/Pexels. Licenza: Pexels License

Possiamo dirlo? Era ora: qualche giorno fa la notizia è finalmente arrivata con tutti i crismi dell’ufficialità, e con il fragore internazionale che si meritava: il Remdesivir mostra attività interessante e utile, ed è ora il primo farmaco anti-Covid-19 ufficialmente approvato da FDA. Ne siamo contenti, avendo suggerito a più riprese le potenzialità di questo farmaco (vedi articoli in fondo).

Cosa fare per interrompere la catena dei contagi

La Fase due iniziata il 4 maggio 2020 deve il suo successo a una efficiente campagna di sorveglianza della popolazione per interrompere la catena dei contagi attraverso il rafforzamento delle attività di identificazione dei casi, il loro isolamento extra-domiciliare, l’identificazione tempestiva dei contatti, l’estensione delle capacità di accertamento virologico dell’infezione a partire dalle categorie ad alto rischio e l’identificazione dei focolai di contagio. In una lettera aperta a ministeri e autorità, l'Associazione italiana di epidemiologia (AIE) dettaglia cosa si deve fare a livello nazionale. Subito!

Lettera AIE: Azioni urgenti per migliorare la capacità di interruzione della catena dei contagi da SARS-Cov-2 nella fase di aumentata mobilità
A: Ministro della Salute; Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione; Capo del Dipartimento Protezione Civile; Presidente del Comitato Tecnico Scientifico Covid-19; Presidente Consiglio Superiore di Sanità; Presidente Istituto Superiore di Sanità; Coordinamento Interregionale Prevenzione e Sanità Pubblica. 

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 4 maggio)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che finalmente tutte le 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Inoltre, si osservano tre regioni con un numero nullo di contagiati osservati al giorno: Umbria, Molise e Basilicata. A livello di province, ne troviamo 34 con numero nullo di nuovi contagiati osservati. Naturalmente, sappiamo che il primo giorno della settimana osserviamo spesso numeri più bassi a causa della ridotta attività di analisi dei tamponi nei giorni di fine settimana. 

Le cicogne e il pistolero texano

La pandemia di Covid-19 ha portato con sé un grande interesse per l'epidemiologia, che ha ricevuto un'attenzione senza precedenti anche dai media e dagli amministratori. Ma non si può nascondere una certa preoccupazione per l'uso distorto o scorretto che si è a volte fatto dei suoi metodi, e in particolare delle trappole rappresentate dalle correlazioni non-senso (come quella che associa i nuovi nati con la presenza di cicogne) e dalla tendenza a disegnare l'obiettivo dopo averlo "colpito" (la cosiddetta sindrome del pistolero texano).

La pandemia da Covid-19 ha portato con sé molte novità, nella società e nel mondo scientifico. Tra le tante, le parole "epidemiologia" ed "epidemiologo" sono salite alla ribalta, come mai prima era stato. Una sorpresa anche per gli stessi epidemiologi, da sempre attivi per educare alla disciplina e valorizzarne l’utilità.

Imperial College: se Italia si rilassa, fino a 23000 morti in due mesi

Fluctuart, Centre d'Art Urbain, Paris. Foto di Renata Tinini.

Siamo ormai alla “ripartenza” dopo il lungo lockdown, segnato dalle molte incertezze che ancora accompagnano l’impatto che la cauta ripresa delle attività potrà avere su nuove infezioni e morti. Un contributo a lungo atteso per fare chiarezza su scenari futuri è il rapporto sull'Italia pubblicato oggi dall’Imperial College di Londra, con Oxford e il collaborating center dell'OMS, e firmato dal gruppo di Neil Ferguson, di cui fa parte anche l’italiana Ilaria Dorigatti.

La pandemia nei tweet dei leader del G7

Twitter ha cambiato il modo di comunicare. Soprattutto quello dei politici. C’è chi non riesce a star dentro ai pochi caratteri a disposizione di un singolo tweet, e chi non può fare a meno di usarlo. Quello che non cambia è, invece, il ruolo di chi lo usa. Uno studio pubblicato sul Journal of Public Health ha analizzato i tweet inviati dai leader del G7 sulla pandemia da COVID-19 scritti tra il 17 novembre 2019 e il 17 marzo 2020.

L’andamento regionale dell'epidemia: il modello SIR  applicato al lockdown in Italia

Modello SIR. Sulle ordinate la popolazione, sulle ascisse i giorni. Linea blu, suscettibili; linea rossa, infetti; linea viola, guariti.

Siamo ormai alla fase due, e tutti si domandano come stanno davvero le cose e quanto sia rischiosa la riapertura. 

Vi sono in rete vari metodi per valutare questi rischi.

Per lo più si tratta di modelli statistici che usano il metodo della regressione statistica, derivando l’andamento dei nuovi casi osservati nel tempo sulla base dei dati dei giorni precedenti. Siccome questi metodi che non assumono nessun meccanismo specifico legato all’ epidemia, la loro capacità di anticipare l’andamento dei dati è limitata. 

La fase 2 dell'epidemia: che cosa è, come prepararsi

Nell'immagine: opera di Liu Ye (foto di Renata Tinini).

Documento della Commissione Covid-19, 1 Maggio 2020. 

Definizione 

La fase 2 consiste in una progressiva riduzione delle misure di contenimento della fase 1 (la fase epidemica), che nel nostro paese sono consistite in particolare nelle fondamentali misure nazionali di lockdown (ovvero chiusura totale). Il passaggio dalla fase epidemica alla fase 2 implica che le istituzioni siano in grado di diagnosticare, trattare e isolare i casi di COVID-19 e i loro contatti (1-3). 

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 30 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 106 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Manca all’appello solo la provincia di Asti (vedi figura 1).

Figure 1. Sequenza del numero dei contagiati osservati nella provincia di Asti. Il miglior fit con un modello logistico generalizzato è sovrapposto ai dati.

La luce ultravioletta può far male al virus (ma anche alle persone)

L’irraggiamento con radiazione ultravioletta per combattere il SARS-CoV-2 negli ambienti è un’idea valida e condivisibile tra gli scienziati, e merita di essere approfondita. E’ però necessario specificare che la radiazione dev’essere del tipo UV-C, e precisamente ad una lunghezza d’onda di 207-222 nanometri. Inoltre bisogna considerare che l’efficacia e la mancanza di rischio per la salute umana dipende dall’intensità e durata dell’esposizione. Le radiazioni ultraviolette (non soltanto l’UV-C) sono potenzialmente pericolose per gli esseri umani e devono essere utilizzate solamente sotto stretto controllo di personale esperto.
Nell'immagine: UV Light in a photography studio (Robertgombos, Wikimedia).

In un articolo pubblicato sulla rubrica Scienze di Repubblica il 30 Aprile scorso, intitolato “La luce (ultravioletta) può far male al virus”, Marco Tedesco descrive la ricerca del gruppo del Prof. Brenner della Columbia University Medical Center di New York.

Appiattire la curva, ovvero l’importanza di essere chiari

Crediti immagine: João Jesus/Pexels. Licenza: Pexels License

L’immagine più famosa di questa pandemia è stata pubblicata su Twitter il 28 febbraio da Drew Harris, assistant professor al Thomas Jefferson University College of Population Health. Nota come flatten the curve (appiattisci la cura), è la riproposizione di un grafico chiamato "Goals of community mitigation", che rappresenta gli effetti degli interventi di distanziamento sociale sulla diffusione di un virus simile a Covid-19.

Costi e limiti della precauzione suggerita da un discutibile report scientifico

Il Rapporto "Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale”, che ha ispirato l'approccio del Governo alla Fase 2, è basato su scenari molto improbabili quando non inverosimili. Sarebbe invece opportuno considerare scenari realistici per non dare luogo con misure troppo restrittive a conseguenze socio economiche drammatiche e non comprimere ulteriormente i diritti fondamentali. Un'analisi dell'economista Giovanni Dosi, gli epidemiologi Carlo La Vecchia e Angelo Moretto e il giurista Gian Luigi Gatta. 
Nell'immagine, Installazione di Dan Flavin, Villa Panza, Varese. Foto di Renata Tinini.

Vorremmo esprimere, da prospettive diverse – quella dello scienziato, dell’economista e del giurista – alcune considerazioni sul Rapporto “Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale”[1] che presenta la valutazione dei rischi di diffusione epidemica per la malattia Covid-19 associata a diversi scenari di lockdown.

Storie di epidemie e di Covid-19: meno narrazioni e più storie naturali

La pandemia di Covid-19 ha portato a riparlare delle grandi epidemie del passato, prime tra tutte quelle di peste e di influenza spagnola. Ma ogni epidemia è diversa, anche nel contesto storico, sociale ed economico in cui si svolge, e fare paragoni può essere ingannevole.
Nell'immagine: rappresentazione della peste bubbonica che colpì Tournai nelle cronache di Gilles Li Muisis (1272-1352), abate del monastero di San Martino dei giusti. Crediti: Wikipedia. Licenza: dominio pubblico

Il feed di Google News mi segnala ogni giorno articoli nazionali e internazionali sulla storia delle epidemie e delle pandemie.

L'altro tampone: il test antigenico per il coronavirus

Per una terapia precice e mirata di Covid-19 servirebbe un test diagnostico privo dei limiti della PCR attualmente impiegata, che richiede molto tempo, tecnologie specifiche e operatori preparati; allo stesso tempo, il test sierologico non è una risposta del tutto valida. Ora si accentua l'attenzione su una terza via, quella dei test antigenici, già impiegati per la diagnosi di altre patologie virali, che rilevano la frazione proteica della superficie virale riconosciuta dal sistema immunitario. Non tutti i ricercatori, però, sono convinti.
Crediti immagine: fernando zhiminaicela/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un trattamento tempestivo nelle fasi iniziali di una malattia è essenziale per prevenirne le complicanze: l’ha dolorosamente insegnato Covid-19 in questi primi mesi del 2020. Sparare a qualsiasi cosa si muova, pur di non mancare il bersaglio, implica spreco di cartucce e danni collaterali da “fuoco amico” (chi aveva un’infezione non da SARS-CoV-2 ma da un più mansueto virus parainfluenzale, può ritrovarsi con una pericolosa aritmia innescata dal cocktail idrossiclorochina- azitromicina).

Le pubblicazioni scientifiche su Covid-19 tra urgenza e necessità

Installazione di Alicia Martin al Palacio de Linares, Madrid, 2005.

Il virus SARS-CoV-2 e la malattia che produce, COVID-19, sono come uno tsunami sta travolgendo il anche il modo “normale” della comunicazione della scienza tra gli esperti, sulle riviste specializzate. Anche sulle riviste scientifiche, proprio come sui media tradizionalisti, prevalgono di gran lunga i commenti e le analisi qualitative invece che i report quantitativi che hanno superato il processo di peer review. 

Fase 2: Pedro, adelante con juicio

La Ripartenza stabilita dal governo il 4 maggio deve essere graduale, ma soprattutto ben organizzata. Quali devono essere le condizioni necessarie?
1. Monitorare costantemente che il contagio sia sotto controllo. Cioè che il tasso di riproduzione resti minore di 1 e che il numero dei nuovi casi giornalieri sia tale da consentire un efficace programma di "Rintraccia e isola".
2. Utilizzare il test sierologico non per dare un "patentino di immunità" al momento impossibile, ma per stimare la frequenza dell'infezione nella popolazione.
3. Comunicare con chiarezza la finalità del test a chi vi si sottopone volontariamente, anche per ottenerne un pieno consenso informato.
Nell'immagine, il cancelliere Antonio Ferrer (nella carrozza), che Alessandro Manzoni consegna alla storia con la frase: "Adelante, Pedro, si puedes. [...] Pedro, adelante con juicio" (I Promessi Sposi, cap. XIII).

“Avanza con giudizio” tra una folla minacciosa è l’avvertimento, rivolto al cocchiere della carrozza, che Alessandro Manzoni  fa pronunciare nei “Promessi Sposi” al gran cancelliere spagnolo del ducato di Milano nell’anno di peste 1630 (recentemente evocata con brio in Scienza-in Rete1). Avanzare con giudizio verso la “fase 2” del controllo dell’epidemia di Covid-19 è oggi un avvertimento obbligatorio. 

Fase 2: quale test scegliere?

La gara indetta dal governo per i test sierologici è sta vinta dall'azienda Abbott, che ne fornirà un primo quantitativo gratuitamente. La Regione Lombardia ha deciso invece d'impiegare un kit diagnostico dell'italiana Diasorin che, oltre agli anticorpi totali, rileva la presenza di anticorpi neutralizzanti, ossia quelli che sono in grado non solo di riconoscere ma anche di bloccare il virus (sebbene la loro presenza non influenzi per forza l'andamento dell'infezione verso la risoluzione). La domanda sorge spontanea: perché non è stata scelto per un test nazionale il kit più completo, che oltre alla positività agli anticorpi può informare sullo stato di effettiva protezione per sé e per gli altri? L'opinione dell'immunologo Guido Poli del San Raffaele di Milano.
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Il 20 marzo ho scritto per questo giornale un articolo in cui sostenevo: 

Quando gli animali selvatici entrano in città

Sui social e nei media impazzano le notizie di animali selvatici in città, che conferiscono un sapore ancora più surreale e fantascientifico alla attuale situazione di pandemia. Ma perché gli animali entrano nelle città? Sono una novità portata dal COVID o semplicemente ce ne accorgiamo di più?
Crediti immagine: Pikrepo. Licenza: CC0

Caprioli che guardano le vetrine del centro in un paese della pianura piemontese, un tasso che corre per le strade a Firenze, lupi solitari sui marciapiedi…e persino una giovane aquila reale sui cieli di Milano! E non solo: leoni che prendono il sole sonnacchiosi sull’asfalto in Sudafrica, canguri che saltellano per le strade di Adelaide, scimmie che invadono viali in Tailandia, branchi di bufali sulle superstrade di Nuova Dehli. L’elenco potrebbe andare avanti ancora molto a lungo. Sui social impazzano le condivisioni di foto e video, con il tag #naturerevives, la natura rivive.

Inquinamento e Covid: due vaghi indizi non fanno una prova

Di nuovo in questi giorni numerosi giornali e televisioni (oltre ovviamente al web) stanno dando spazio ad un comunicato della SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) che annuncia importanti scoperte sul particolato e il virus, descrivendole persino come importanti per le decisioni che andranno prese nelle prossime settimane.

E se la minaccia ci facesse riscoprire la cooperazione?

Lo spillover che ha innescatola pandemia di Covid-19 ci offre una grande opportunità, quella d'innescare anche uno spillover cognitivo, morale e politico, sulla traccia di quel percorso che potrebbe (ri)portarci a essere la più collaborativa delle specie.
Crediti immagine: Gerd Altmann/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Se esiste un Altro esiste anche un Sé, un io che questa tragedia planetaria potrebbe finalmente insegnarci a declinare come un noi. Il mondo è in lockdown, le metropoli sospese, San Pietro un palcoscenico vuoto così come vuota rimarrà sulla Spianata delle moschee per il prossimo Ramadan anche Al Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell’Islam. L’invisibile assedio, lo abbiamo capito, non conosce confini, attraversa popoli e condiziona culture. Il virus diventato pandemico non minaccia nazioni ma ci mette tutti alle strette.

Trova la donna nel Comitato tecnico scientifico!

Sui 20 componenti del Comitato tecnico scientifico a supporto del Dipartimento della Protezione Civile per l'emergenza Covid, 20 sono uomini. La scelta sarebbe irricevibile in molto Paesi, dove vigono regole per evitare il manelism (panel di soli uomini). Immagine di Sergio Cima.

Quando parlo della conquista della Luna (avvenuta nel luglio 1969) faccio sempre vedere la foto di gruppo degli astronauti che hanno partecipato al progetto Apollo. Davanti a tre dozzine di esemplari di maschietti americani bianchi, il mio commento è invariabilmente che la parità di genere nello spazio può solo migliorare. Dopo decenni di tentennamenti, si direbbe che la NASA abbia finalmente imparato la lezione.

Verso una stima di morti dirette e indirette per Covid

Spesso si sente dire che il numero di vittime che sta mietendo l’epidemia di SARS-CoV-2 in Italia sia ben superiore ai numeri che ci vengono forniti quotidianamente dalla Protezione Civile. Inoltre si leggono sempre più notizie relative a decessi non direttamente dovuti al virus ma indirettamente dovuti all’epidemia: sono spesso persone con patologie serie, che nulla hanno a che vedere con Covid-19, ma che hanno difficoltà o ritrosia ad accedere in tempo al servizio sanitario e ciò ne provoca a volte il decesso. Purtroppo ad oggi una stima accurata di questi due numeri, ossia dei reali decessi dovuti direttamente e indirettamente al virus, non è disponibile. In questo articolo cerchiamo di supplire a questa lacuna, fornendo una stima ragionevole di tali decessi tramite l’analisi statistica dei dati messi a disposizione dall’Istat sui decessi totali che sono avvenuti in Italia fino al 4 aprile 2020, anche elaborando scenari che partono dalla constatazione della minore prevalenza di donne nella mortalità da Covid-19. Nel grafico, sbilanciamento di genere nella mortalità Covid in Lombardia per fasce di età.

Un'analisi dei dati Istat sui decessi legati all'epidemia Covid-19 in Italia: verso una stima del numero di morti dirette e indirette, anche grazie allo sbilanciamento di genere

Messaggi chiave

  • la copertura dei dati dell’Istat è tale da non permettere stime significative in molte regioni italiane. Noi ci limitiamo a quelle con copertura superiore al 50% della popolazione (Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna) e riteniamo che un eventuale uso di questi dati per stimare il numero di decessi nelle regioni mal campionate possa portare a severi errori;

Regolarizziamo in fretta i 600.000 immigrati irregolari

Scrivono i Lincei nel documento che segue: "L’immigrato, se contagiato, non è confinabile in un’abitazione che non possiede. L’irregolare sfugge i presidi ospedalieri e si avvale, piuttosto, dei presidi sanitari predisposti da associazioni caritative e volontarie. Non è raggiunto dalle informazioni necessarie per la sua sicurezza. Non è tracciabile o rintracciabile. Il loro alto numero rende difficile, se non impossibile, una serie di interventi di contrasto all’epidemia, quali la somministrazione di appropriati test sanitari o il tracciamento e il monitoraggio dei contagiati. L’irregolare rimane fuori dalla copertura offerta dal sistema sanitario, che pure ha natura universalistica". E allora che fare con i 600.000 immigrati irregolari presenti in Italia? Regolizzarli. E anche alla svelta!

Documento della Commissione Covid-19 Accademia dei Lincei. A cura del Gruppo – Economia e Società

Covid sfida la scienza ad aprirsi alla società e alla complessità

Le ipotesi ai tempi del Coronavirus sono un capitolo affascinante e potrebbero dare origine a un’enciclopedia praticamente infinita. Danno conto di una grande vivacità intellettuale, del desiderio di molti di contribuire a trovare soluzioni per uscire dalla crisi e si alimentano su una circolazione vorticosa di informazioni. Le ipotesi emergono, vengono moltiplicate, talune rimangono sospese, altre discusse perché confermano convinzioni consolidate o le ribaltano a sorpresa, sollecitano reazioni o smuovono emozioni.

Test sierologici: quanti sono e quali caratteristiche hanno

I test sierologici vengono effettuati con un prelievo venoso sul sangue per poter ricercare gli anticorpi prodotti contro il Sars-Cov-2. I test sierologici servono per quantificare gli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG che vengono prodotti in caso di infezione. 

Il tampone basato sull'identificazione dell'RNA virale serve per individuare la presenza del Sars-Cov-2 all’interno delle mucose respiratorie, mentre i test sierologici servono a rilevare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. 

SARS-CoV-2 visto dal sistema immunitario

Per capire l'epidemia, vale la pena capire innanzitutto il "punto di vista" del sistema immunitario: come interagisce con i virus, il lungo processo di coevoluzione tra i due, le basi della memoria immunologica.
Crediti immagine: Holger Langmaier/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Il comportamento dell’uomo, di fronte all’insorgere di epidemie o pandemie, è più o meno lo stesso dalla notte dei tempi: ogni volta, è sorpreso e angosciato della propria disperazione nel non comprendere il perché dell’avvento di una nuova calamità.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 20 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 105 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Brindisi e Novara. I risultati di tutte le province possono essere scaricati qui. La regione che si trova più arretrata rispetto alle altre nell’evoluzione dell’epidemia è il Piemonte, come mostrato per esempio in figura 1 per la provincia di Asti.

Vittorio Demicheli: il nemico è Covid, non la Lombardia

Chiamo Vittorio Demicheli alle 7:30 mentre sta venendo in auto a Milano per iniziare una nuova giornata d lavoro in ATS, di cui è direttore sanitario.

Articoli di giornali ma ora anche di riviste scientifiche confrontano la risposta della Lombardia e del Veneto rispetto all’epidemia, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti. E attribuiscono soprattutto alle differenze fra le due sanità territoriali questa diversa risposta, più forte in Veneto che in Lombardia. Tu cosa ne pensi?

La ripartenza: delle attività o dell’epidemia?

Insieme al sollievo, l'avvicinarsi della fase 2 porta la preoccupazione sulla seconda ondata epidemica. È bene allora iniziare a capire quali sono le strategie attualmente delineate e quali gli ostacoli che potrebbero farle deragliare. Crediti immagine: Pixabay/Pexels. Licenza: Pexels License

Germania, 3 maggio. Italia, 4 maggio. Francia, 11 maggio. Austria, già adesso. Si sgranano le date annunciate per l’avvio dell’uscita dalla quarantena generalizzata, fase 1 del controllo dell’epidemia di Covid-19, nella quale le popolazioni dei Paesi europei sono costrette da diverse settimane. La fase 2 è attesa con sollievo come ritorno o ripartenza verso “tempi normali”, venati tuttavia dalla preoccupazione per una seconda ondata epidemica.

R0, un mito da superare

L'indice R0, che descrive la trasmissione in una popolazione completamente suscettibile e il cui valore si può modificare a seguito di modifiche nei contatti sociali oppure a seguito della riduzione del numero di persone suscettibili (si parla di Rt), è sicuramente importante, perché fornisce l’informazione sintetica di quanti casi secondari vengono generati. Ma va conosciuto, anche nei suoi limiti: ad esempio, è difficile calcolarlo senza avere la data d'insorgenza dei sintomi, e non tutti hanno le stesse probabilità di contagio. Ciò fa sì che allo stato attuale non sembri sufficiente a descrivere l’intensità di contagio a livello nazionale, mentre è invece urgente sapere quando si sono ammalati e come si contagiati i nuovi casi registrati ogni giorno.
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Da quando è scoppiata la pandemia, qualsiasi italiano sa che è importante che il tasso R0 scenda sotto il valore di uno. Magari non tutti hanno bene consolidato il concetto ma come, durante le gare di vela di Luna Rossa tutti usavamo termini nautici con la massima disinvoltura, ora persone comuni, giornalisti, politici ed “esperti” citano l’indice di riproduzione di base come l’argine scientifico a qualsiasi contro argomento di altra natura.

Per fare un buon modello ci vuole un buon dato

La sequenza del numero totale dei contagiati osservati di Covid-19 in Italia presenta piccole ma visibili deviazioni non casuali dei dati dal modello teorico adottato dopo la fine della fase evolutiva iniziale di tipo esponenziale, come illustrato in figura 1.

Figura 1. Sequenza del numero dei contagiati osservati in Italia. Il miglior fit con un modello logistico generalizzato è sovrapposto ai dati.

Ai presidenti delle regioni: aprite i dati su Covid-19

Per fronteggiare l'emergenza sanitaria causata da COVID-19 è importante avere dati precisi, aperti e fruibili da cittadini e giornalisti. Perché la trasparenza è alla base di una buona informazione, fondamentale per conoscere lo stato reale delle cose. Scienza in rete insieme a diverse altre organizzazioni chiede a tutti i presidenti di regione d’Italia di rendere disponibili al più presto, in formato machine readable e aperto i dati relativi ai tamponi eseguiti nelle singole regioni, anonimizzati, ma con il massimo grado di dettaglio.

Lettera aperta ai presidenti di regione

Dopo oltre un mese e mezzo di blocco quasi totale del Paese crediamo che sia necessario permettere alle organizzazioni della società civile, ai giornalisti che quotidianamente cercano di informare in maniera indipendente e imparziale i cittadini, ai ricercatori, di avere accesso a dati di particolare importanza per la lettura della reale situazione che stiamo vivendo.

Alessandro Manzoni: non sempre ciò che vien dopo è progresso

Ritratto fotografico dello scrittore anziano, di mezzo busto, G. Rossi, Pittore Fotografo,1868.

La situazione che stiamo vivendo nell'ultimo periodo sembra tanto strana, inusuale, mai vista prima: la pandemia di Covid-19 ci ha portati ad assistere a spettacoli di terrore popolare, agitazione estrema e soprattutto impreparazione da parte delle strutture sanitarie e governative: ma questa reazione è forse frutto dell'assoluta novità dell'evento? Per capirlo abbiamo oggi qui con noi una figura pronta a darci la sua testimonianza: lo scrittore Alessandro Manzoni, che salutiamo.

Buongiorno a tutti.

Aritmetica, cultura e pedagogia del distanziamento sociale

Nella fase di uscita dal lockdown, la regola elementare del "metro di distanza" non sarà più sufficiente: finora ha funzionato perché inserita in un contesto di assenza di relazioni, ma bisogna ricordare che il metro di distanza non è un valore costante, bensì proporzionale a una serie di fattori, primo tra tutti il numero di persone presenti

Non si potrà stare per sempre chiusi in casa: prima di approdare a cure efficaci e prima della sperata eventualità risolutiva di un vaccino realmente efficace (ossia che consenta una copertura effettiva, che serva più alle popolazioni che all'industria farmaceutica), la stagione di convivenza che l’umanità intera dovrà intrattenere con il Covid-19 comporterà la necessità di transitare da politiche, protocolli e pratiche di isolamento domestico a quelli di distanziamento sociale.

Lombardia e Veneto: due approcci a confronto

Distribuzione dei casi COVID-19 nelle province di Lombardia e Veneto (al 17 aprile).

Con l'invecchiamento della popolazione italiana e l'aumento dei costi sanitari, negli ultimi due decenni i finanziamenti e il personale dei programmi regionali di sanità pubblica sono diminuiti. L'entità del declino è stata diversa da una regione all'altra e si sono osservate crescenti divergenze tra le regioni per quanto riguarda l'enfasi relativa sulla sanità pubblica o sui servizi di cura.

Ministro Boccia, ecco le nostre 10 “certezze”

Isaac Cordal, Urban Nation Museum, Berlino 2017. Foto di Renata Tinini.

Il ministro Francesco Boccia è stato subissato di critiche per aver chiesto agli scienziati di dare qualche certezza. Molti si sono improvvisati epistemologi per sfottere la fede del ministro nella capacità della scienza di dispensare verità.

In realtà Boccia ha ragione ed è tutt’altro che uno sprovveduto. Basta sostituire alla parola troppo impegnativa “certezza” (a cui la scienza punta senza quasi mai raggiungerla) la parola “consenso”.

A luglio si prova sull'uomo un vaccino italiano

La squadra di ricercatori di ReiThera, dove si sta preparando un nuovo vaccino "genetico" per Covid-19.

Il vaccino contro Ebola è uscito dai loro laboratori. All’epoca la società si chiamava Okairos, oggi il nome è ReiThera, ma i soci fondatori parte dell’attuale management, sono sempre gli stessi: Stefano Colloca e Antonella Folgori. “Dal 2010 avevamo cominciato a collaborare con i National Institutes of Health degli Stati Uniti – ricorda Colloca - poi nel 2014-15 c’è stata l’epidemia di Ebola in Africa e il nostro vaccino è stato usato in tutto il mondo per gli studi pre-clinici e clinici pubblicati su riviste come New England Journal of Medicine e Nature Medicine”.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 15 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 102 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Brindisi, Genova, Barletta-Andria-Trani, Novara e Cagliari. I risultati di tutte le province possono essere scaricati qui.

Il vaccino prossimo venturo

Di questi tempi, una delle domande che più girano tra la gente è perché ci voglia tanto tempo per avere a disposizione il vaccino contro il virus SARS-CoV-2: dopo che hanno letto sui quotidiani e sentito in tivù che almeno in una decina di laboratori è già pronto un prototipo da testare su volontari, molti trovano vaga e reticente la risposta degli esperti sulla necessaria lunghezza della sua fabbricazione.

Test utile per studi di popolazione, non ancora per il patentino

Test sierologico per gli anticorpi di SARS-CoV 2 a Cisliano (Mi).

Tutti vogliono partire con i test sierologici, cioè il prelievo di sangue che cerca gli anticorpi per SARS-CoV 2. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha annunciato di volerlo fare ai 4.000 dipendenti del trasporto pubblico. Nel Comune lombardo di Cisliano lo fanno nella palestra della scuola locale, in Veneto, Toscana e altre regioni i test sono già in corso. Ogni regione, ovviamente, con la sua strategia. Tutti alla disperata ricerca della "patente di immunità".

Tecnologie pubbliche per non dover scegliere tra salute e privacy

La pandemia ci ha mostrato come nel novero dei settori strategici sia necessario inserire quello delle nuove tecnologie e delle infrastrutture che le supportano. Ma ai cittadini non dovrebbe mai essere chiesto di scegliere tra salute e privacy, tra libertà e benessere: tali tecnologie non possono dunque essere nelle mani delle aziende private. È il settore pubblico che dovrebbe investire nei settori chiave della ricerca e muoversi veloce verso lo sviluppo di tecnologie il cui utilizzo sia garantito a tutta la popolazione, valorizzando e potenziando le competenze di università e centri di ricerca pubblici e avendo come faro la trasparenza.
Crediti immagine: Esther Carabasa/Pixabay. Licenza: Pixabay License

È arrivato il momento di ribadire l’importanza che sia il pubblico a garantire i servizi primari ai cittadini e a gestire le strutture e gli strumenti necessari non solo per fronteggiare momenti straordinari come le emergenze, ma anche per sviluppare un benessere diffuso ed equamente distribuito tra la popolazione. Una cosa che la pandemia ci ha “svelato” è che già oggi nel novero dei settori strategici è necessario inserire quello delle nuove tecnologie, insieme alle infrastrutture che le supportano.

AIE: I test per gli anticorpi non sono ancora affidabili

In questi giorni circolano petizioni in diverse parti d’Italia per chiedere una rapida distribuzione dei test sugli anticorpi di Covid. Se il test li trova vuol dire che la persona analizzata ha avuto l'infezione e che può avere la "patente di immunità". 

Questo test sarebbe davvero fondamentale per liberare persone che potrebbero tornare a lavorare. Ma questo tipo di test ancora non esiste, perché il significato degli anticorpi che vengono misurati è ancora da chiarire.

Quando l’eparina è utile per i malati di Covid?

Il 28 marzo è stato pubblicato il più ampio studio retrospettivo finora condotto con l’intento di definire le caratteristiche cliniche e di laboratorio che distinguono chi ha una prognosi infausta da chi ha maggiori possibilità di sopravvivere (la guarigione, nel senso di restitutio ad integrum, come anche l’immunità alla reinfezione, esula da queste prime valutazioni). Lo studio ha selezionato, in due ospedali di Wuhan, i 191 pazienti adulti ricoverati tra dicembre e gennaio che avevano concluso la loro degenza (137 in quanto dimessi e 54 perché deceduti).

Anthony Fauci e l’ingrato mestiere della Cassandra

Anthony Fauci insiene ai suoi collaboratori del Laboratory of Immuoregulation, dei Nationali Institutes of Allergy and Infectious Diseaeses.

Ho incontrato Anthony Fauci vent’anni fa a Durban, Sudafrica, durante la tredicesima Conferenza mondiale sull’AIDS. Già allora il cinquantanovenne Fauci era uno dei protagonisti della lotta all’AIDS, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello della sanità pubblica. 

Inquinamento atmosferico e COVID-19

Questo documento è stato redatto dallo Steering Committee del progetto CCM RIAS (Rete Italiana Ambiente e Salute): Carla Ancona1, Paola Angelini2, Lisa Bauleo1, Fabrizio Bianchi3, Lucia Bisceglia4, Ennio Cadum5, Annalaura Carducci6, Maria Luisa Clementi7, Annamaria Colacci8, Aldo Di Benedetto9, Francesco Forastiere10, Ivano Iavarone11, Paola Michelozzi1, Fabrizio Minichilli3, Andrea Ranzi8, Lorenzo Richiardi12

Smantellare la sanità pubblica è "una ideologia che uccide"

Chi ha scritto “La pandemia ci sta costringendo a capire che non esiste un capitalismo davvero praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici e a ripensare completamente il modo in cui produciamo e consumiamo, perché questa pandemia non sarà l’ultima”? L’ha scritto Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, e quindi vicina a Papa Francesco.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 10 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 98 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Oristano, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Brindisi, Genova, Imperia, Savona, La Spezia e Barletta-Andria-Trani.

Mascherine utili negli ambienti chiusi o vicino a persone

L’obbligo di utilizzo delle mascherine per tutti gli spostamenti all’aria aperta, deciso dall’ordinanza della Regione Lombardia del 4/4/2020, ha suscitato un notevole dibattito, basato per lo più su opinioni generiche e buone intenzioni, ma poco ancorato alle conoscenze scientifiche disponibili. Proviamo a riassumere alcuni principi e dati su cui dovrebbe basarsi una scelta razionale sull’utilizzo delle mascherine durante l’epidemia da COVID-19. Le considerazioni che seguono valgono per la popolazione generale, non per le persone che per motivi professionali sono esposte, es. operatori sanitari, per i quali l’uso di dispositivi di protezione individuale è obbligatorio e molto articolato. Per chi non intende leggere tutto il testo anticipiamo la conclusione: le mascherine sono utili negli ambienti chiusi o in vicinanza di altre persone.

Ogni decisione della pubblica amministrazione, in particolare quando riguarda la vita di milioni di persone, dovrebbe basarsi su una valutazione sia della sua efficacia (la scelta permette di raggiungere l’obiettivo), che della sua efficienza (è la soluzione migliore). Quest’ultimo aspetto richiede di analizzare i benefici e i costi (non solo economici) della decisione stessa, per diverse fasce sociali o di età, tenendo conto delle incertezze sulle conoscenze disponibili.

Il confinamento ci sta aiutando, e molto

Tutti ci stiamo domandando quale sia stato fino ad oggi l’effetto delle misure di mitigazione dell’epidemia di Covid-19. Non è facile dirlo guardando i dati che la Protezione Civile comunica ogni giorno alle 18. Infatti le misure adottate riducono il numero delle persone che si contagiano, ma i dati invece ci raccontano di quando le persone sono risultate positive, ospedalizzate, guarite e anche, sfortunatamente, decedute.

In difesa dei pipistrelli

La pandemia da Covid-19 ha portato a una crescente ostilità verso i chirotteri, tanto che in alcune regioni sono stati bruciati in massa. Ma è solo il picco estremo di una persecuzione nella quale i pipistrelli sono demonizzati e, in tempi più recenti, i soggetti una disinformazione allarmistica da parte dei media. Se parte della responsabilità sta nella presentazione dei risultati nelle riviste scientifiche, bisogna anche dire che  questi animali non sembrano essere granché carismatici - nulla a che vedere con le emozioni positive suscitate, ad esempio, dall'immagine di un cuccioli di foca. Eppure, tra i chirotteri vi sono diverse specie chiave per gli ecosistemi; molte sono minacciate dall'estizione; altre, predando gli insetti, consentono di ridurre l'uso di pesticidi; altre ancora sono buoni indicatori della qualità dell'ambiente urbano. I vantaggi a tutelarli sono numerosi, a volerla vedere in termini utilitaristici, e invece di considerarli capri espiatori dovremmo concentrarci sulla corretta gestione dell'ambiente e della fauna selvatica.

Nell'immagine: un Plecotus auritus o orecchione bruno. Crediti: Leonardo Ancillotto

Fine marzo 2020. A Culden, piccolo centro abitato nella regione di Cajamarca nel nord del Perù, le fiamme si levano alte, appiccate dai contadini. A bruciare non sono sterpaglie, ma centinaia di pipistrelli. Il motivo? La paura di essere infettati da COVID-19, che da poco ha iniziato a contare i primi ammalati peruviani.

Un cruscotto per monitorare l'evoluzione dell'epidemia

Che i dati comunicati tutte le sere al vespero dalla Protezione civile siano solo una lontana approssmiazione dei dati reali di diffusione del contagio da Covid-19 nella popolazione è cosa risaputa e per il momento difficilmente modificabile. Ci sono rilevanti problemi di definizione di caso legati anche a un decreto governativo che prevedeva di considerare caso solo i malati con sintomi rilevanti cui veniva fatto un tampone che dava esito positivo. Questo esclude quindi sia gli asintomatici, sia i paucisintomatici, sia i deceduti senza effettuazione di tamponi.

Il coronavirus ha viaggiato in autostrada?

A mano a mano che i dati si stabilizzano prendono corpo anche analisi sulla distribuzione geografica e sulle linee di propagazione. Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo "Mauro Picone" del CNR, mostra che le città col più alto numero di contagi giacciono sulle maggiori autostrade italiane: sarà importante in futuro poter avere accesso ai dati sulla mobilità delle persone per poter prevedere con largo anticipo la diffusione dell’epidemie e contrastarne lo sviluppo con misure adeguate.

Un aspetto rilevante di COVID-19 è la sua distribuzione spaziale lungo il territorio italiano delle province maggiormente colpite. Nella figura 1 osserviamo la distribuzione delle 94 province italiane presenti nella penisola sul totale delle 107.

Figura 1. Distribuzione spaziale delle 94 province presenti all’interno della penisola tra le 107 totali.

Helicopter money e altre cronache dell'economia con il virus

Cronache marziane, di Bradbury (1950) è una straordinaria raccolta di racconti di fantascienza. Queste sono solo cronache economiche di accadimenti collegati alla pandemia in corso, soprattutto vista dall’Italia e dall’Europa. Prima di tutto il tema della moneta, “stampare banconote”, come vedremo, oppure buttare moneta dall’elicottero.

Colchicina e Ivermectina, nuove speranze anti SARS-CoV-2

A chi ama camminare in montagna sarà capitato di rammaricarsi nel veder far capolino nei pascoli quel fiorellino viola della famiglia delle liliacee che segnala l’imminente fine dell’estate e che, non a caso, si chiama Colchicum autumnale. È un fiore velenoso, come lo è il bucaneve (Galanthus nivalis), il narciso che gli fa quasi da contrappunto, preannunciando la primavera, e da cui si estrae la galantamina, il principio attivo che rallenta il deterioramento cognitivo del morbo di Alzheimer.

Insegnare la salute: un'arma in più contro le epidemie

L’emergenza coronavirus ha messo in risalto il rischio di uno scollamento tra cittadini, decisori pubblici e saperi esperti. Il nostro paese non può più permettersi questo stato di cose. È ora di intraprendere iniziative mirate per ricomporre questa frattura. Introdurre l’insegnamento delle scienze della salute nelle scuole superiori è un primo passo necessario in questa direzione 
Crediti immagine: Виктория Кабанова/Pixabay. Licenza: Pixabay License

In questi giorni la nostra attenzione è stata assorbita interamente dal flusso incessante di notizie sulla diffusione di SARS-CoV-2, dapprima nel lodigiano e poi nel resto d’Italia. Nel seguire i bollettini in costante aggiornamento e l’evoluzione delle misure che di fatto isolavano intere comunità per poi estendersi al resto del paese, molti, me compreso, hanno avvertito la mancanza di una maggiore capacità di coordinamento tra decisori pubblici, esperti e cittadini.

Storia della clorochina e dei suoi antenati

In questi giorni si parla insistentemente di vecchi farmaci che potrebbero essere utili contro il coronavirus: il più frequentemente citato, e discusso, è indubbiamente la clorochina, quasi sempre nominata assieme alla sua stretta parente, l'idrossiclorochina. Sembra di capire, a un chimico come me, digiuno di biologia e di patologia, che di clorochina e idrossiclorochina si continuerà sempre di più ad occuparsi, nel corso della presente emergenza.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 6 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 94 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello tutte le province di ieri: Firenze, Napoli, Oristano, Avellino, Varese, Latina, Isernia, Brindisi, Genova, Imperia, Savona e La Spezia. Si è inoltre aggiunta la provincia di Barletta-Andria-Trani per la quale abbiamo lo stesso problema di ieri delle quattro province della Liguria.

Epidemiologia di campo: la nostra risorsa per la fase due

Mappa dei punti di contagio del colera a Londra, John Snow (1862).

Il dibattito in corso su come prepararsi alla prossima fase due sta perdendo di vista la necessità di rafforzare la prima linea di difesa sul territorio, che sono quei dipartimenti di prevenzione, presenti in tutte le Asl, che attraverso la sorveglianza, l’individuazione precoce delle infezioni e il trasferimento di flussi informativi certi potranno consentire, volta per volta, l’adozione di misure tempestive per interrompere il contagio 

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 5 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 95 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Firenze, Napoli, Oristano, Avellino, Varese, Latina, Isernia, Brindisi, Genova, Imperia, Savona e La Spezia. I risultati di tutte le province possono essere scaricati qui. Osserviamo che il numero di province che a oggi ha passato il picco è inferiore a quello del 2 aprile (96).

Potenziamo i servizi territoriali per preparare l'isolamento selettivo

Il bisogno di storie coinvolgenti concentra l’attenzione dei media sugli ospedali, dove i malati affetti da Covid-19 affrontano la loro battaglia per la vita, aiutati da medici e infermieri valorosi. A questo si aggiunge l’uso sistematico, nella comunicazione, di figure che rappresentano i dati in valori assoluti e per giunta cumulativi e ingigantiscono l’effetto emotivo a scapito della comprensione della situazione. Può così apparire che il contenimento dei suoi effetti fatali coincida con il controllo dell’epidemia. 

La pandemia non è hegeliana, ma darwiniana

La discussione sulla pandemia in corso sembra ispirata, come gran parte delle discussioni pubbliche su fatti di cui si capisce poco, a una tradizione molto importante e molto fuorviante del pensiero occidentale, espressa con formidabile efficacia dal buon Hegel: ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale. Peccato che tale credenza o idea sia falsa in generale, e pericolosa da usare nel merito di un’emergenza come quella in corso.

L'ossigeno e le altre cure

Continuano a circolare nei media voci secondo cui i sanitari sarebbero riluttanti a mettere in ventilazione meccanica i pazienti anziani, perché scelgono di salvare al loro posto i giovani. Che ciò non risponda al vero dovrebbe essere creduto confidando nel rigore etico della classe medica; tuttavia è più facile comprenderlo se si approfondiscono alcune nozioni. 

Maria Capobianchi: il test per gli anticorpi non è ancora affidabile

A proposito di “exit strategy”, una delle questioni più calde è quella dei test per la ricerca sugli anticorpi. Il problema è che, seppure il calo delle infezioni proseguisse e le misure più restrittive -  il lockdown del Paese - dovessero terminare dopo Pasqua, questo non vorrebbe dire che il virus smetterà di circolare. Cosa fare dunque perché non si riaccendano focolai? C’è inoltre chi spinge perché l’economia riparta al più presto e anche in questo caso si pensa a come rimettere in moto la macchina senza rischiare di fare marcia indietro. 

Inquinamento atmosferico e coronavirus: chi cerca trova 

La pandemia di Covid-19 rappresenta la più importante crisi dai tempi della seconda guerra mondiale. È quanto ha recentemente dichiarato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, rivolgendo un importante appello a tutti i governi per mobilitarsi ora, e al meglio, nella risposta a questa emergenza globale. Cercare di chiarire e prevenire le cause dell’impatto della pandemia fa parte di questo impegno. 

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 2 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 96 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Asti, Firenze, Massa e Carrara, L’Aquila, Rieti, Napoli, Campobasso, Taranto, Agrigento, Oristano e Sassari. Come si può vedere, le province ancora mancanti sono situate quasi esclusivamente al sud e nelle isole (i risultati di tutte le province analizzate possono essere scaricati qui).

Pasquale Ferrante: cronache di Covid da un ospedale di Milano

I farmaci impiegati per la terapia, le principali difficoltà gestionali, le prospettive sui tamponi... Luca Carra intervista Pasquale Ferrante, virologo dell'Istituto Clinico Città Studi.

L’Istituto Clinico Città Studi, a Milano, è un ospedale privato accreditato dietro l’angolo rispetto alla redazione di Scienza in rete. Credo che se dovessi ammalarmi potrei andarci a piedi a farmi ricoverare. Nei giorni scorsi ci sono passato davanti e c’era un discreto via vai di ambulanze. Anche questo ospedale di zona è stato prontamente trasformato in presidio Covid-19. Anche nel suo pronto soccorso sono ridotti al minimo le persone con malanni che non siano riconducibli a febbre, tosse e polmoniti conclamate. Inevitabile quindi partire da qui nel nostro giro di ospedali.

Vaccino-cerotto efficace sui topi. Ora si prova sull'uomo

Immaginate un cerotto che sta sulla punta di un dito. Quando si applica sulla pelle, 400 micro-aghi che si trovano sulla sua superficie penetrano nella cute e iniettano il vaccino, poi si dissolvono senza lasciare traccia. Funziona così uno dei possibili vaccini contro COVID-19, si tratta in particolare di quello messo a punto dai ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine e a cui è stato dato il nome di PittCoVacc.

Quando l’untore è Homo sapiens

Si chiamano antropozoonosi o zoonosi inverse quei meccanismi nei quali è la nostra specie a fare da reservoir per un patogeno che si trasmette alla fauna selvatica. E purtroppo gli esempi non mancano, soprattutto per quanto riguarda le antropozoonosi che coinvolgono le scimmie antropomorfe. Una lettera recentemente pubblicata su Nature avverte che anche SARS-CoV-2 potrebbe rappresentare una minaccia per scimpanzè, bonobo, alcune specie di gorilla e oranghi, tanto che alcuni parchi nazionali africani hanno interrotto le attività turistiche o adottato specifiche restrizioni

SARS-CoV-2, il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia, potrebbe rappresentare una grave minaccia per i nostri più prossimi “parenti”: le scimmie antropomorfe.

Caccia ai veri numeri per Bergamo e Brescia

Bergamo (crediti: borshop, Flikr)

A Bergamo c'è un sistema di sorveglianza rapida della mortalità. E' la redazione dell'Eco di Bergamo che insieme a InTwig, ha chiesto agli uffici anagrafe dei 243 comuni bergamaschi i dati sulla mortalità. Di questi, al momento, hanno risposto in 91 (che rappresentano oltre il 50% della popolazione totale della provincia): a marzo 2020 "sono morte oltre 5.400 persone, di cui circa 4.500 riconducibili al coronavirus. Sei volte rispetto a un anno fa.

Vitamina D e Coronavirus: non prove ma solo ipotesi

Un video su Facebook, annunci della stampa, teorie che giungono perfino sulle soglie del British Medical Journal, a sostenere l'importanza della vitamina D nel contrastare Covid-19. Ma le prove scientifiche sono scarse, o meglio assenti.
Crediti immagine: Beverly Buckley/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Si riaccendono i riflettori sulla vitamina D nel pieno della tempesta emotiva scatenata dal Coronavirus SARS-CoV-2. La strategia è inconsueta perché – oltre ai soliti ingredienti della manipolazione artificiosa delle basi scientifiche - vengono utilizzati anche metodi di comunicazione meno eleganti ma non meno persuasivi, in momenti di limitazione della vita sociale, con computer e smartphone sempre connessi.

Creare consenso intorno ad alcune misure immediate

Scenari di uscita dal lock-down, disponibilità dei dati per la ricerca epidemiologica e clinica, uso dei test per la ricerca di RNA virale e sviluppo di saggi per verificare la presenza di anticorpo, identificazione precoce dei focolai epidemici, tecnologia: alcune importanti misure per le quali sarebbe necessario passare rapidamente alla fase attuativa.
Crediti immagine: chiplanay/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Queste note sono a titolo strettamente personale ma esprimono idee largamente condivise da un comunità vasta di ricercatori, inclusi epidemiologi, clinici, immunologi e ricercatori di laboratorio.