fbpx AstraZeneca: qualche numero in attesa della decisione EMA | Scienza in rete

AstraZeneca: qualche numero in attesa della decisione EMA

Primary tabs

Tempo di lettura: 2 mins

In attesa di notizie più precise in ordine ai dati che hanno spinto diversi paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere precauzionalmente l’utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19, l’Associazione Italiana di Epidemiologia osserva che, sulla base dei dati della letteratura scientifica relativi alla incidenza della trombosi venosa profonda (TVP) e ai dati sui ricoveri ospedalieri, è possibile stimare, in modo conservativo, che in un anno, sono attesi nella popolazione generale tra 35 e 70 anni di età circa 80 casi di TVP ogni 100.000 persone. Questa stima conduce a un numero di casi attesi pari a 1,5- 2 casi per settimana, ovvero 6-8 casi nell’ultimo mese per 100.000 persone.

Al 14 marzo 2021, risulta che 184.219 soggetti appartenenti alle forze armate e di polizia e 610.305 soggetti appartenenti al personale scolastico hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, nell’arco di un mese, per un totale di quasi 800 mila persone.

Alla luce delle evidenze disponibili, pertanto, in questa popolazione, in un mese si sarebbe dovuto verificare per il solo effetto del caso (6-8 casi/100,000 per 800,000 persone) un numero di ricoveri ospedalieri per TBV compreso tra 42 e 64. Questi casi si verificano non certo per effetto del vaccino ma per effetto della normale incidenza della malattia.

Si tratta di calcoli semplici, anche se per il momento approssimativi, e che possono essere confermati con dati più precisi relativi alla popolazione vaccinata.

Sulla base di queste considerazioni, l’Associazione Italiana di Epidemiologia auspica l’applicazione di adeguate metodologie di sorveglianza epidemiologica e attende fiduciosa il responso di EMA su un tema di grande rilevanza per la sanità pubblica del nostro Paese.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.