Covid-19/

Simona Re

È biologa e scrittrice. Ha conseguito la laurea in Biologia sperimentale e applicata nel 2007 presso l’Università degli Studi di Pavia. Nella sua carriera si è occupata di ecologia, etologia e studio del comportamento umano. Dopo anni di lavoro nel campo del medical writing, si dedica oggi alla comunicazione della scienza, con particolare attenzione al tema del cambiamento climatico e alla promozione della sostenibilità ambientale

Inquinamento atmosferico e coronavirus: chi cerca trova 

La pandemia di Covid-19 rappresenta la più importante crisi dai tempi della seconda guerra mondiale. È quanto ha recentemente dichiarato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, rivolgendo un importante appello a tutti i governi per mobilitarsi ora, e al meglio, nella risposta a questa emergenza globale. Cercare di chiarire e prevenire le cause dell’impatto della pandemia fa parte di questo impegno. 

La risposta italiana contro l'epidemia

Come per la crisi climatica, anche la riposta a un'epidemia lunga e difficile da estirpare come Covid-19 deve basarsi sui principi dell'adattamento. Negli ultimi anni la nostra sanità pubblica è stata irresponsabilmente indebolita e impoverita, e per il momento sta reggendo come può all'impatto dell'emergenza grazie alla generosità del personale sanitario e ai tanti gesti di solidarietà e mobilitazione collettiva. Ma a lungo andare bisognerà rimettere al centro energiche politiche di prevenzione. In zona Cesarini si può vincere una partita, non il campionato. Nell'immagine, "Il ritorno di Don Camillo," 1953.

Come spiega Ilaria Capua, il virus della peste bovina, divenuto poi morbillo, si è spostato a piedi in un mondo non ancora globalizzato. «Covid-19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale. La differenza con i virus del passato, conosciuti o sconosciuti (quelli che circolavano nell’era pre-microbiologica) è la velocità della diffusione e del contagio».

Per mobilitarsi sul clima servono ethos, pathos e logos

Il clima, Aristotele e l'arte della retorica: in quest'articolo, Simona Re parla di come ethospathos e logos, possano aiutarci ad affrontare l'emergenza climatica attraverso strumenti di dialogo e di partecipazione attiva, per consentire alla gente di informarsi, confrontarsi e far sentire la propria voce.
Immagine: proteste in Australia.

Nella lotta contro il cambiamento climatico, la nostra specie ha tutti gli strumenti per vincere. Abbiamo capito il problema (il riscaldamento è provocato dalle emissioni di gas serra), conosciamo le soluzioni (dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni), e iniziamo a toccare con mano i pericolosi effetti dell’inazione (migranti, ondate di calore, fusione dei ghiacci, incendi, siccità, eventi meteorologici estremi). Tuttavia, conoscere cause, conseguenze e soluzioni può non bastare per innescare la necessaria reazione a un problema.

Lancet countdown: prognosi riservata per clima e salute globale

Dopo il recente appello degli 11.000 scienziati dell’Alliance of World Scientists, che forniscono 6 indicatori (o segni vitali) per consentire a tutti di ‘leggere’ e migliorare la salute delle risorse del pianeta, ora è il turno del Lancet Countdown, con l’aggiornamento annuale di 41 indicatori degli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra salute. Dal Regno Unito all’Austria, dagli USA alla Cina, i suggerimenti vengono dai ricercatori di trentacinque istituti scientifici nel mondo, università, agenzie di ricerca delle Nazioni Unite, Organizzazione Mondiale di Sanità. Nell'immagine, Harold Lloyd in “Safety Last”, 1923.

Dopo il recente appello degli 11.000 scienziati dell’Alliance of World Scientists, che forniscono 6 indicatori (o segni vitali) per consentire a tutti di ‘leggere’ e migliorare la salute delle risorse del pianeta, ora è il turno del Lancet Countdown, con l’aggiornamento annuale di 41 indicatori degli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra salute. Dal Regno Unito all’Austria, dagli USA alla Cina, i suggerimenti vengono dai ricercatori di trentacinque istituti scientifici nel mondo, università, agenzie di ricerca delle Nazioni Unite, Organizzazione Mondiale di Sanità. 

Cosa c’entrano le alluvioni in Italia con l’emergenza climatica globale?

La scorsa settimana, in un convegno che ha visto riuniti i principali esperti italiani, è stata ricordata l'alluvione in Piemonte del 1994. Ma cosa c’entrano le alluvioni piemontesi con l’emergenza climatica? Simona Re ne parla con alcuni degli ospiti del convegno: Roberto Buizza (fisico e matematico, Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Claudio Cassardo (meteorologo e fisico del clima, Università di Torino), Carlo Cacciamani (fisico e meteorologo, Responsabile Centro Funzionale Centrale del Dipartimento Protezione Civile Nazionale di Roma), e Fabio Luino (geologo, CNR – IRPI, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica di Torino).
Crediti imagine: Dean Moriarty/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Secondo il parere di undicimila scienziati, autori di una recente

  • 6622 letture
  •