Roberto Satolli

Roberto Satolli, nato a Milano nel 1948, è medico e giornalista. Ha svolto attività clinica come cardiologo per un decennio, poi si è dedicato all’informazione, nel campo della salute e della scienza, rivolta sia ai medici e ad altri operatori, sia al pubblico generale. Ha fondato con alcuni collaboratori l’agenzia Zadig, specializzata nell’editoria scientifica, soprattutto elettronica e web, e nella formazione a distanza. È direttore di alcune testate scientifiche e collabora stabilmente con l’Espresso, il Corriere della sera e Sapere, oltre a pubblicare saggi con diversi editori.

Vuoi decidere? Prima studia e supera l’esame

Una delle rappresentazioni pittoriche della Città ideale (fine XV), dipinto di anonimo fiorentino (attribuito a Fra Carnevale), conservato al Walters Art Museum di Baltimora. Credits: Wikimedia Commons - Pubblico dominio

C’è una diffusa percezione che la democrazia (“la peggior forma di governo, eccetto tutte le altre”) sia sempre meno soddisfacente per chi la esercita e per chi ne subisce i risultati. Da una parte il crescere delle conoscenze e dei dati disponibili sembra rendere più difficile accettare che scelte rilevanti siano fatte da una maggioranza per lo più incompetente o decisamente ignorante (eccesso di democrazia?); dall’altra la maggiore interconnessione globale fa sì che molte decisioni cruciali ricadano anche su chi non ha voce in capitolo (difetto di democrazia?).

Meno chemio per il tumore al seno: cronaca di un ex giornalista scientifico

Sala chemioterapia. © Depositphotos.

Dal congresso degli oncologi a Chicago e dal NEJM è rimbalzata sulle tv e sui giornali la notizia che molte donne (fino a 7 su 10!)) operate per tumore al seno potranno evitare una chemioterapia che oggi sarebbero invece invitate a fare (si tratta delle malate meno gravi, che hanno i recettori per gli ormoni positivi e quelli HER2 negativi: per approfondire vedi qui il NYT e qui il NEJM).

Un farmaco è più sicuro se non costa troppo

Pill capsules in hands. Credit: Daniel Foster / Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0.

Mi affaccio in farmacia, vedo la coda al banco e giro sui tacchi. Quel che volevo non è urgente, e neppure essenziale. Esco dietro a un mio coetaneo, a occhio e croce, che regge due sporte di confezioni e calcolo mentalmente che la media tra noi due, alla Trilussa, dovrebbe corrispondere ai dati ufficiali, secondo cui ogni italiano, dalla nascita al punto di morte, assume ogni giorno una dose di medicinale. Con una spesa totale di quasi 30 miliardi di euro l’anno.

Dagli amici del SSN mi guardi Iddio

A parole nessuno in Italia si dichiara nemico del Sistema sanitario nazionale (SSN) su base universale, cioè di una Sanità che garantisce le cure essenziali a tutti gratuitamente (o quasi), finanziandole prevalentemente con le tasse.

In pratica però oggi gli amici del SSN sono sostanzialmente di due tipi.

Il mondo cambiato dall'AIDS

AIDS Quilt di fronte alla Casa Bianca - Credits: photo by Scott Chacon - Flickr - Licenza: CC BY-SA 2.0.

 

Lo ricordo bene il bollettino Morbidity and Mortality Weekly Report del 5 giugno 1981, come se lo avessi in mano. Un fascicoletto di poche pagine in bianco e nero di uno strano formato ridotto, che arrivava in Europa, e quindi anche nella redazione di Tempo Medico, con un mese e più di ritardo.

Il terrorismo è comunicazione, anzi spettacolo

Persone ferite all'esterno della Victoria Station a Manchester e sulle scale che conducono alla Manchester Arena subito dopo l'attacco suicida avvenuto al termine del concerto di Ariana Grande il 22 maggio scorso. Credit: Joel Goodman/LNP.

Oggi gli europei si sentono minacciati da due avvenimenti: il flusso crescente di migranti dall’Africa e dall’Asia e il ripetersi di episodi di uccisioni e ferimenti di massa attribuiti a vari gruppi, in particolare al cosiddetto Stato islamico. Gli individui, i popoli e le istituzioni reagiscono in vario modo (dalla Brexit alla costruzione di muri, dalle mete per le vacanze al successo di nuovi movimenti politici, dalla guerra agli interventi umanitari), ma sembra che quasi nessun comportamento o decisione sia immune dalla percezione di dover reagire a un pericolo concreto e imminente.

Paura dei vaccini, epidemia da social media

Quando le cose si complicano, la voglia di semplificarle d’autorità è molto forte. Il calo delle coperture vaccinali denunciato dall’Istituto superiore di sanità è preoccupante per la salute pubblica, ma la tentazione di affrontarlo negando l’ingresso a scuola a chi non è vaccinato penalizzerebbe due volte gli stessi bambini a cui già i genitori, per cattiva informazione, negano la protezione contro malattie che sono ancora una reale minaccia.

Cosa ci insegna l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale

Solo ai primi di agosto del 2014, quasi cinque mesi dopo il riconoscimento che si trattava di un’epidemia di Ebola, il WHO ha lanciato l’allarme della “emergenza internazionale”. Più di un mese dopo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che si trattava di una “minaccia per la pace e la sicurezza”. Queste espressioni, nei modi e nei tempi, hanno condizionato le finalità, le caratteristiche e l’efficacia degli interventi internazionali per contenere l’epidemia.

Ebola visto da vicino | Il primo impatto

“Fin dall’arrivo in aeroporto si vedono segnali e cartelli che spiegano cosa fare per evitare il contagio di Ebola e per riconoscerne i sintomi. Sono illustrati, perché qui molta gente non sa leggere, e le vignette mostrano il vomito e la diarrea sparsi direttamente al suolo: probabilmente se si mostrasse una latrina il messaggio non sarebbe credibile.”

Arriva la "slow medicine"

Lo spettacolo è finito. Spenta l'eco delle risate, un breve silenzio sospeso viene coperto dall'applauso finale. Seduto in prima fila, mi volto a guardare le facce per capire qual è l'effetto sul pubblico: divertimento, perplessità, adesione? Qual è il messaggio di Farmageddon: c'è davvero una catastrofe imminente? E che cosa possiamo fare, oltre a preoccuparci, per impedire che la medicina si capovolga in un maleficio?

Che cosa vale una laurea? Finalmente se ne discute

“La meritocrazia si basa sulla capacità di valutare i singoli e le istituzioni, pubbliche e private, in assenza di conflitti d'interesse”. Il Manifesto di fondazione del Gruppo 2003 propone al primo punto il binomio “Meritocrazia e valutazione” come strumento per innescare un circolo virtuoso che premia e fa emergere chi è capace.

Tissue donation in the fight against cancer

When you discover you have cancer, the first and only thought coming to mind is to get rid of it. No one certainly comes out with the rather morbid idea of asking the surgeon for the removed tissue in order to preserve it: throw it away and forget about it. You should instead donate it, because nowadays these samples are precious and coveted.

Due errori logici contro l'Alzheimer

Vi sono proteine, come la beta amiloide o la tau, che si accumulano nel cervello dei malati di Alzheimer, e sono quindi oggetto di molti studi per comprendere meglio la demenza e trovare il modo di sconfiggerla. Sull'ultimo numero di Archives of Neurology, per esempio, due articoli e un editoriale sono dedicati al dosaggio di queste proteine per individuare i malati di Alzheimer o coloro che lo stanno diventando.

Quest'ultima possibilità, per le implicazioni che possiede, è dirompente, e merita una messa a fuoco.

Nomine scientifiche o arbitrarietà politica?

Venerdì scorso, su indicazione del Ministro dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca, il Consiglio dei Ministri ha avviato la procedura per la nomina del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che era stata commissariata nell'agosto del 2008, a poco più di un anno dall'insediamento del precedente presidente. All'epoca, Scienzainrete aveva espresso preoccupazione sulla decisione politica, esclusivamente per considerazioni di metodo . La critica verteva sul fatto che la nomina del commissario straordinario veniva a interrompere sul nascere una buona pratica messa in campo dal precedente Ministro per la nomina dei presidenti degli enti pubblici di ricerca: la politica che si spoglia del proprio potere unilaterale di nomina e interpella la comunità scientifica mediante un search committee.

La scienza avanza a colpi di firme?

In Spagna è in corso una guerra tra scienziati a proposito dell'aborto. Il genetista Nicolas Jouve ha aperto la polemica raccogliendo nel mondo accademico adesioni alla sua Declaration de Madrid, un manifesto di opposizione al progetto governativo di riforma della legge spagnola sull'interruzione di gravidanza. Il documento sostiene in particolare che vi sono argomenti scientifici per opporsi all'aborto, perché le conoscenze biologiche dimostrano che lo zigote è già un essere umano sin dal concepimento. A Jouve, e agli altri sottoscrittori della Declaration, si contrappone un'altra raccolta di firme all'interno della comunità scientifica spagnola, lanciata dal neuroscienziato Juan Lerma, che ne contesta le tesi.