fbpx L'importanza delle cure primarie e di comunità: lezioni dall'epidemia Covid-19 | Scienza in rete
Covid-19/

L'importanza delle cure primarie e di comunità: lezioni dall'epidemia Covid-19

Tempo di lettura: 5 mins

L'assistenza sanitaria primaria e di comunità può essere vista come un cardine per connettere le azioni nei confronti dei rischi ambientali e sanitari, creando un collegamento tra la salute delle persone e l'ambiente in cui vivono.

Crediti immagine: Annie Spratt/Unsplash

Sin dall’inizio della pandemia di Covid-19, è apparso chiaro che le cure primarie (anche definite come “medicina sul territorio o di continuità”) svolgono un ruolo fondamentale nell'assistenza clinica, come lo screening dei pazienti, il triage, il supporto fisico e psicologico, ma anche nella promozione di una migliore consapevolezza del rischio e di una condivisione degli interventi preventivi da parte della comunità1.Soprattutto se integrate con l’assistenza ospedaliera e i dipartimenti di prevenzione.

Infatti, se si considera l’importanza dei fattori sociali e ambientali nella trasmissione di Covid-19 e nell’impatto della malattia, è essenziale garantire un adeguato coordinamento dei servizi sanitari per la popolazione con gli interventi di sanità pubblica.

La pandemia ha mostrato i punti deboli del sistema di assistenza sanitaria primaria e di comunità (in inglese Primary and Community Health Care, P&CHC) in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi la P&CHC ha avuto un ruolo minore, data l'enfasi posta sui letti ospedalieri e le terapie intensive. Ciò è stato aggravato dall’incapacità di promuovere e sostenere la resilienza delle comunità locali. Mettere al primo posto dell’agenda delle politiche sanitarie la costruzione di un senso di comunità, la coesione sociale e la resilienza nell'affrontare la crisi Covid-19 può aiutare ad allineare soluzioni in una prospettiva di "salute planetaria" e cioè il benessere e la partecipazione per far fronte alle crisi globali sanitarie e ambientali.

Su questi temi è stato pubblicato un articolo su BMJ-GH, che ha visto la collaborazione di diversi operatori e ricercatori in campo sanitario e ambientale, italiani e internazionali. Sostanzialmente questo sforzo mira a promuovere due aspetti fondamentali che la P&CHC dovrebbe svolgere:

  1. L’impegno a livello locale per la risoluzione dei problemi sanitari, sociali e ambientali
  2. Essere un partner attivo adottando approcci innovativi per salvaguardare il benessere della comunità e indagare i rischi per la salute locale nel contesto dei rischi globali

Tutto questo con l’obiettivo di fronteggiare la tragica e tumultuosa crisi sanitaria da Covid-19 ma anche, e forse soprattutto, come un'opportunità per prepararsi nel modo più efficace altri e ben più gravi rischi globali, come i cambiamenti climatici.

In effetti, quest'esperienza può essere presa come una sorta “stress test” di quando potrà accadere nei prossimi anni (non decenni!). Se si considera quella che viene considerata l’origine più probabile dell'epidemia di Covid-19, si capisce con chiarezza l'inconsistenza della separazione tra locale e globale. Un evento nato in un'area (forse in un wet market) del pianeta, in pochissimo tempo, ha interessato pesantemente tutto il mondo. Così come scelte economiche e politiche prese sulla base di equilibri globali incidono pesantemente sulla vita di piccole comunità.

I paesi a basso e medio reddito ne sono un esempio lampante. Anche le diseguaglianze economiche che sempre di più affliggono anche paesi ad alto reddito redito2 ne sono una conseguenza. Tale condizione, a sua volta, aggrava ulteriormente la capacità di far fronte ai rischi sanitari, ambientali e sociali.

Gli effetti della scarsa integrazione tra cure primarie, ospedaliere e la prevenzione ha trovato (e trova) esempi tristemente emblematici anche in Italia. Si veda il caso della Regione Lombardia.

La P&CHC può essere vista come una sorta di “cardine” (in inglese linchpin) per connettere le azioni nei confronti dei rischi ambientali e sanitari. In particolare queste azioni possono essere sviluppate a livello:

  • Locale e nazionale, privilegiando un approccio multidisciplinare, con un forte supporto della tecnologia digitale e con incentivi per un impegno nelle pratiche preventive individuali e di comunità, anche e soprattutto con il coinvolgimento dei pazienti
  • Internazionale, tramite organizzazioni pubbliche (per esempio OMS), ONG (HEAL, ISDE) e professionali (Ordini dei Medici, WONCA)
  • Nei paesi a basso e medio reddito, dove il ruolo della P&CHC assume un ulteriore particolare rilievo per far fronte alla fragilità delle popolazioni. In questo caso un forte aiuto può derivare adottando un approccio olistico per integrare le attività strettamente sanitarie con gli sforzi per affrontare altre condizioni primarie come la malnutrizione, le malattie trasmesse dall'acqua e le malattie infettive

Infine, una particolare attenzione deve essere dedicata alla formazione. Tenuto conto che la conoscenza delle questioni relative alla salute ambientale non sono comuni tra i medici e gli altri operatori sanitari, occorre puntare ai seguenti criteri:

  • L'istruzione e la formazione dei medici e degli operatori sanitari devono includere la salute pubblica ambientale e la partecipazione dei cittadini. La risposta positiva del sistema sanitario sudcoreano è stata attribuita anche all'educazione olistica dei medici di quel paese
  • Tale educazione deve essere inclusiva, flessibile, continua e rispecchiare i cambiamenti nei bisogni della società
  • I compiti specifici possono variare in base all'area geografica e al periodo
  • La formazione sulle tematiche ambientali/sanitarie deve coinvolgere sia ai laureandi che ai professionisti, anche e soprattutto impegnati nella professione medica

In conclusione, esiste una stretta relazione tra fragilità planetaria, fragilità sociale e povertà; giustizia sociale e giustizia ambientale sono due facce della stessa medaglia. La sfida cruciale è passare a un sistema economicamente ed ecologicamente sostenibile, ma anche socialmente equo. Poiché è strettamente legata alle comunità locali, l'assistenza primaria e di comunità deve essere rafforzata per svolgere un ruolo più importante nel rapporto tra salute individuale e ambiente. Le questioni globali devono tradursi in modo tangibile nella consapevolezza dei rischi connessi a livello locale, ma anche e soprattutto nel determinare le politiche sanitarie locali adeguate. In definitiva, più di chiunque altro nel sistema sanitario, la P&CHC può creare un collegamento tra la salute delle persone e l'ambiente in cui vivono.

 

Note
1. Lauriola P (RIMSA), Romizi R (ISDE), Romizi F (ISDE), Giustetto G (FNOMCeO), Bianchi F (IFC-CNR), Vinci E (FNOMCeO), COVID-19 e cambiamenti climatici. Quotidiano Sanità, 19 marzo.
2. Stiglitz JE, Inequality and economic growth in Jacobs M, Mazzuccato M, Rethinking Capitalism, Wiley Blackwell (p 134-156) Oxford 2016

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

La pandemia ispiri nuovi standard di ventilazione degli edifici

In un articolo pubblicato su Science, un gruppo di 39 scienziati chiede un cambio di paradigma nel controllo della qualità dell'aria degli ambienti interni ripensando i sistemi di ventilazione per tenere conto dei patogeni trasmessi per via aerea. L'appello arriva poco tempo dopo il riconoscimento da parte di OMS e CDC dell'importanza dell'aerosol nella trasmissione di SARS-CoV-2, a oltre un anno dall'inizio della pandemia.

Crediti immagine: Pixabay.

Trattare la qualità dell’aria negli ambienti interni con lo stesso rigore con cui si garantiscono acqua pulita e alimenti sicuri. Questo il cambio di paradigma invocato da un gruppo di 39 scienziati in un articolo pubblicato oggi sulla rivista Science.