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Ecco il rapporto sulle morti nelle RSA di Milano e provincia

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Da sinistra: Vittorio Demicheli, direttore sanitario; Walter Bergamaschi, direttore generale; Rossana Giove, direttore socio sanitario; Antonio Russo, direttore dell'unità di epidemiologia.

Il rapporto sui morti in RSA nella conurbazione milanese (Lodi compresa) è il primo rapporto di questo genere su scala locale (quello dell'Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 14 aprile 2020, dà un'utile panoramica nazionale). Ecco le principali conclusioni: 

  • C’è stato un notevole eccesso di mortalità generale negli anziani nelle RSA nel periodo pandemico (primi 4 mesi 2020), pari a circa 2.500 morti in più rispetto all'atteso (2,5 volte in più) ma del tutto proporzionale a quello degli anziani che se ne stavano a casa loro.
  • Non è al momento possibile dire con esattezza quanti sono stati i morti positivi a Covid sul totale, ma si va dal 26% dei casi accertati finora al 59% delle morti in cui vi è il sospetto di Covid.
  • Mentre a gennaio 2020 si è registrato un modesto difetto di mortalità rispetto agli anni precedenti, sono seguiti mesi in cui si è passati a un deciso eccesso sempre più marcato fino alla fine di aprile (fino a 4 volte più dell’atteso).
  • L’eccesso dentro le case di riposo ha colpito l’area metropolitana milanese in modo eterogeneo, incidendo maggiormente sul versante Sud-ovest e in particolare la zona Lodi-Codogno. Milano città è stata colpita molto meno dell’hinterland.
  • Gli ospiti over 70 delle RSA sono ovviamente molto più fragili dei coetanei che se ne stanno a casa loro (tassi di mortalità in periodo pre-Covid: 119,5 per mille vs. 47,4 per mille!)
  • Nei primi 4 mesi 2020 la mortalità è comunque aumentata di più nelle case di riposo che fra gli anziani a casa loro (da 119,5 a 270,8 per mille vs da 44,4 a 73,3 per mille; vale a dire un aumento 2,2 volte rispetto a un aumento di 1,5 volte)
  • Si registrano livelli similari di mortalità nelle RSA sul totale in questa parte d'Italia rispetto alle mortalità nelle RSA negli altri Paesi (41% del totale nelle RSA del milanese rispetto a 45% in Svezia, 50% in Francia, 51% in Belgio, 61% in Norvegia, 66% in Spagna).

Entrando nel dettaglio si legge che gli ospiti delle 152 RSA nel territorio dell’ATS sono 18.531. Le zone dove si concentra il maggior numero di residenti nelle RSA sono la città di Milano (38% delle strutture e il 45% degli ospiti), seguita dal Distretto Ovest e dal Distretto di Melegnano-Martesana. La gran parte dei residenti ha più 65 anni (18.163, il 98%). In questa popolazione l’ATS di Milano ha stimato che a fine aprile ci sia stato un eccesso di circa 2.500 decessi rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

Tabella 1. Distribuzione dei decessi osservati e dei attesi e del rapporto osservati attesi (anni 2016-2019 vs 2020).

Nelle RSA è accaduto quanto successo nella popolazione generale, anche se con un lieve ritardo e in proporzione maggiore: le analisi mostrano un inizio anno favorevole, i decessi sono sotto la media fino alla prima settimana di marzo, poi salgono fino a superare abbondantemente la media di circa 20 decessi al giorno degli anni precedenti e raggiungono un picco durante la seconda settimana di aprile, una settimana dopo il picco di decessi osservato nella popolazione generale con più di 70 anni. 

Figura 1. Confronto dell’andamento dei decessi giornalieri dal 1 gennaio 2020 con la media degli anni 2016- 2019 per la popolazione generale e per quella residente in RSA di età superiore o uguale a 70 anni. 

Se per la popolazione generale sopra i 70 anni il tasso di mortalità è passato dal 47 per mille (media 2016-2019) al 73 per mille, nella popolazione delle RSA il tasso è più che raddoppiato passando dal 120 per mille al 270 per mille. Segno che da un lato la popolazione anziana ospitata nelle RSA ha una probabilità di morire molto più alta rispetto ai coetanei che se stanno a casa loro anche negli anni pre-Covid (47 rispetto a 120!), ma dall'altro mostra anche che nei primi 4 mesi di quest'anno, in piena pandemia, la mortalità degli ospiti delle RSA è comunque aumentata di più che nei coetanei fuori dalle case di riposo (2,2 volte rispetto a 1,5 volte): in media nei precedenti 5 anni il 20% dei decessi degli over 70 è avvenuto nelle RSA, nel 2020 la percentuale è salita al 30%.

La figura 2  mostra l’andamento del rapporto decessi osservati e attesi a partire da inizio anno per la popolazione generale sopra i 70 anni e per la popolazione dei residenti nelle RSA: fino al 15 febbraio non c'è eccesso, poi fino al 15 marzo sale in maniera simile sia per la popolazione generale. A partire al 15 marzo il rapporto decessi osservati e attesi sale molto di più per la popolazione delle RSA fino a diventare il doppio rispetto al rapporto osservati attesi della popolazione generale intorno alla seconda settimana di aprile.

Figura 2 – Confronto dell’andamento del rapporto dei decessi giornalieri osservati e attesi dal 1 gennaio al 30 aprile 2020 per la popolazione generale e per quella residente in RSA di età superiore o uguale a 70 anni. I cerchi sono i dati reali, la curva è il fit dei dati. Il rapporto presenta l’eccesso di mortalità come rapporto tra decessi giornalieri osservati e decessi attesi: se il rapporto è uguale a 1 non c’è eccesso, se è maggiore di 1 c’è eccesso di morti osservati.

Questo eccesso di mortalità può essere attribuito in gran parte a Covid: ATS Milano sospetta che circa il 60% delle morti avvenute tra gennaio e aprile nelle RSA sia attribuibile a Covid, a fronte di un 26% certificato dai tamponi. E' probabile che soprattutto a marzo molti decessi nelle RSA non siano stati certificati Covid mentre a mano a mano che aumentavano i test nelle RSA sono aumentati i decessi attribuiti a Covid.

Figura 3. Confronto dell’andamento dei decessi giornalieri dal 1 gennaio 2020 tra popolazione generale e residenti in RSA e nei casi COVID positivi della popolazione generale e dell’RSA nel periodo della pandemia.

Cosa ha determinato questi grandi numeri? Anzitutto la rapida diffusione del virus, che ha causato un anticipo di morti che si sarebbero verificate nelle settimane successive. Quindi l’ATS ascrive l’impatto di Covid-19 alla particolare struttura demografica delle RSA: “prolungamento della sopravvivenza media che ha prodotto il concentrarsi in queste strutture di persone molto anziane affette da molteplici patologie di tipo cronico degenerativo con progressivo aumento dei bisogni di tipo sanitario rispetto a quelli di tipo meramente assistenziale”.

Tuttavia parte dell’impatto di Covid è dovuto anche alle caratteristiche delle strutture di ricovero: “Il moltiplicarsi e il complicarsi dei bisogni di cura di questi soggetti non sempre è stato accompagnato da un adeguamento delle caratteristiche funzionali e strutturali di queste residenze”.  In particolare sono mancate “condizioni di isolamento respiratorio che sarebbero state necessarie per impedire la diffusione tra gli ospiti”. Anzi, una delle caratteristiche che danno valore alle residenze per gli anziani è la capacità di tener gli ospiti attivi socialmente anche attraverso frequenti contatti con l’esterno: una caratteristica diventata una porta di ingresso per Covid.

I distretti dell'ATS di Milano.

 

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Immagine: Pixabay License.

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