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Emanuele Bottazzi

Laureato in matematica presso l'Università di Pavia, nel 2017 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in matematica. Durante il dottorato ha maturato diverse esperienze di didattica in università e nella scuola superiore. Attualmente si occupa di divulgazione della matematica e di libri di testo di matematica per le scuole superiori.

Il Regno Unito azzarda le riaperture, ma per l'Italia è ancora presto

Lunedì il Regno Unito procederà all'ultimo passo delle riaperture, revocando tutte le restrizioni imposte finora per contenere la diffusione di Covid-19. Nonostante l'appello di molti scienziati a rimandare ancora questo ultimo passo, soprattutto per via della maggiore trasmissibilità della variante Delta ormai dominante nel paese, altri lo ritengono un «azzardo che vale la pena compiere», considerata l'elevata percentuale di persone sopra i 50 anni che ha completato il ciclo vaccinale. Nel nostro paese le cose stanno diversamente, la copertura vaccinale degli over 50 è ancora indietro rispetto al Regno Unito e la letalità del virus non sembra ancora scesa sensibilmente rispetto al periodo pre-vaccinale. Per questo occorre una prudenza che vada anche oltre le misure di contenimento ancora obbligatorie in Italia.

Immagine da pixabay.

Lo scorso 6 luglio la BBC ha pubblicato un'interessante analisi sulla situazione sanitaria d'oltremanica intitolata "Perché è ora di pensare al Covid in un modo diverso". L'articolo da un lato sostiene la politica britannica delle riaperture, ridimensionando i timori basati sulla diffusione della variante Delta, e dall'altro cerca di formulare un'ipotesi su quello che potrebbe diventare il "new normal", ovvero la convivenza con il virus SARS-CoV-2 nei prossimi anni.

Bolle di sapone, nubi e trasporto ottimale

Crediti: Adina Voicu/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Nel suo intervento al XXI Congresso dell'Unione Matematica Italiana, la medaglia Fields Alessio Figalli ha mostrato a un pubblico di non specialisti la bellezza e l'utilità della matematica. Secondo lo studioso, la bellezza della matematica sta proprio nella possibilità di descrivere, anche se in termini semplificati, le sfide tipiche del mondo di oggi, dal riscaldamento globale all'intelligenza artificiale, nella possibilità di «prendere oggetti molto diversi, come bolle di sapone, ghiacciai e cristalli, e di studiarli con lo stesso metodo». Ed è proprio per i suoi contributi a questi problemi di ambiti apparentemente diversi che è stato insignito della medaglia Fields.

Quando l'intelligenza artificiale prende tre all'esame

Crediti: Mike MacKenzie/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

Il rapporto tra matematica e intelligenza artificiale non è semplice come sembra: una rete neurale sviluppata da DeepMind ha fallito un esame di matematica di seconda superiore. Ma com'è possibile che l'attività più ostica per gli esseri umani risulti più semplice per le macchine, e viceversa? Probabilmente, le difficoltà dell'intelligenza artificiale non erano di natura matematica, bensì nella capacità di leggere il compito e interpetarne il contenuto. L'esperimento voleva iniziare un'indagine su come le macchine affrontino gli stimoli pensati per gli esseri umani, e non semplificati o codificati in un linguaggio artificiale; il test di matematica è, in quest'ottica, uno stimolo relativamente semplice che può dare molti indizi sul modo di ragionare delle macchine

Un premio per il trasporto ottimale

Credit: Mr. Nobody/Pexels. Licenza: Pexels License

A partire dal primo agosto, il nome di un italiano sta riecheggiando nella stampa e nella televisione nazionale e internazionale: da La Repubblica al New York Times, dall'ANSA al Guardian, tutti si stanno interessando di Alessio Figalli. Il motivo di questa improvvisa fama è che il primo agosto il ricercatore di origini romane è stato insignito della medaglia Fields, il premio più prestigioso che un matematico possa ricevere.

Contro le nuove tecnologie: da Socrate agli smartphone

Mr. Pynchon and the Settling of Springfield by Umberto Romano

Usando questo strumento, gli studenti "non useranno la propria memoria", "non impareranno niente", "non avranno contatto con la realtà". Non stiamo parlando dell'ultima critica sugli smartphone in classe, ma dell'ammonimento di Socrate contro l'uso della scrittura. La prima invettiva contro l'uso delle nuove tecnologie nella didattica risale al V secolo avanti Cristo. Nonostante la sua età, si è tramandata per più di due millenni senza variazioni significative, se non nello strumento contro il quale si rivolge.