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Covid-19/

Concetta Castilletti

Laureata in Scienze biologiche a Catania e specializzata in Microbiologia e virologia alla Sapienza di Roma, da trent’anni si occupa di virus e da più di venti fa parte del laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani di Roma, dove è responsabile dell’unità operativa virus emergenti. Al suo attivo, oltre a numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, missioni in Nigeria, Guinea, Congo, Sierra Leone, Sudan, durante emergenze epidemiche come quella di Ebola nel 2014-15, o nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale. Fa parte del team che il 31 gennaio 2020 ha isolato il virus SARS-CoV-2 nei campioni biologici di due turisti cinesi. A giugno 2020 è stata nominata Cavaliere al merito della Repubblica Italiana

Le varianti virali: che cosa cambia?

Prima la Gran Bretagna, poi il Sudafrica e da ultimo il Brasile: le nuove “versioni” del coronavirus sono al centro dell’attenzione degli scienziati e dell’opinione pubblica. Cosa ne sappiamo? Sono più pericolose? Possono davvero cambiare la traiettoria della pandemia e mettere a rischio l’efficacia dei vaccini e delle terapie? Perché è importante sequenziare il virus?

Durante i mille anni che separano la caduta dell’Impero Romano d’Occidente dall’invenzione della stampa, nei monasteri benedettini sparsi per l’Europa legioni di monaci amanuensi copiavano su robusti fogli di pergamena ricavati dalla pelle di agnello o di vitello i testi antichi, tramandati su fragili rotoli di papiro e sopravvissuti al trascorrere del tempo e alle vicissitudini politiche e militari dell’Alto Medioevo.