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Covid-19/

Alessandro Vezzani

Nato a Mantova, si è laureato all'Università di Padova nel 1996 con una tesi in fisica teorica e ha conseguito il dottorato di ricerca in fisica nella stessa università. Attualmente è ricercatore presso l'Istituto IMEM del CNR di Parma. Si occupa di fisica statistica e dei sistemi complessi con particolare riferimento alle reti e ai network. È docente del corso di sistemi complessi alla laurea magistrale in fisica dell'Università di Parma.

Il tracciamento manuale può essere più efficace di quello digitale

Il tracciamento manuale dei contatti è più efficace di quello digitale assumendo che la probabilità di ricordare i propri contatti sia pari al quadrato della percentuale di adozione dell'app. Questo è il risultato di un lavoro pubblicato di recente su Nature Communications da un gruppo di fisici statistici coordinato dalla professoressa Raffaella Burioni dell'Università di Parma. Il risultato è probabilmente dovuto all'importanza degli eventi di superdiffusione nell'epidemia di Covid-19. Se un superdiffusore non ha l'app di tracciamento, i suoi numerosi contatti a rischio non potranno essere allertati. È importante ricordare però che se il ritardo nell'identificazione e nell'isolamento dei contatti a rischio supera i tre giorni, il contributo del tracciamento manuale diminuisce drasticamente. Crediti immagine: Timon Studler / Wikimedia Commons.

Isolare gli individui sintomatici, tracciare gli asintomatici: questi sono due punti fondamentali nelle strategie per contenere la diffusione di Covid-19. Lo saranno ancora di più nei prossimi mesi e anni quando i vaccini ci permetteranno una migliore convivenza con il SARS-CoV-2 ma comunque non impediranno l’accendersi di nuovi focolai.

Ma quali sono le migliori strategie per il contact tracing, il tracciamento dei contatti che permette di trovare gli infetti asintomatici e isolarli perché non infettino più?