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Covid-19/

Claudio Castellano

Claudio Castellano si è laureato in fisica a Roma e ha conseguito il dottorato di ricerca in fisica a Napoli.
Dopo esperienze al National Institute for Standards and Technology, all'Abdus Salam International
Center for Theoretical Physics e all'Università di Essen è tornato a Roma all'Istituto Nazionale di
Fisica della Materia. Ora è dirigente di ricerca presso l'Istituto dei Sistemi Complessi del CNR di Roma.
Si occupa di applicazioni interdisciplinari della meccanica statistica e in particolare dell'effetto
delle reti complesse sui processi di diffusione.
 

Il tracciamento manuale può essere più efficace di quello digitale

Il tracciamento manuale dei contatti è più efficace di quello digitale assumendo che la probabilità di ricordare i propri contatti sia pari al quadrato della percentuale di adozione dell'app. Questo è il risultato di un lavoro pubblicato di recente su Nature Communications da un gruppo di fisici statistici coordinato dalla professoressa Raffaella Burioni dell'Università di Parma. Il risultato è probabilmente dovuto all'importanza degli eventi di superdiffusione nell'epidemia di Covid-19. Se un superdiffusore non ha l'app di tracciamento, i suoi numerosi contatti a rischio non potranno essere allertati. È importante ricordare però che se il ritardo nell'identificazione e nell'isolamento dei contatti a rischio supera i tre giorni, il contributo del tracciamento manuale diminuisce drasticamente. Crediti immagine: Timon Studler / Wikimedia Commons.

Isolare gli individui sintomatici, tracciare gli asintomatici: questi sono due punti fondamentali nelle strategie per contenere la diffusione di Covid-19. Lo saranno ancora di più nei prossimi mesi e anni quando i vaccini ci permetteranno una migliore convivenza con il SARS-CoV-2 ma comunque non impediranno l’accendersi di nuovi focolai.

Ma quali sono le migliori strategie per il contact tracing, il tracciamento dei contatti che permette di trovare gli infetti asintomatici e isolarli perché non infettino più?