fbpx A che punto siamo con i vaccini? L’EMA lo racconta ai cittadini europei | Scienza in rete
Covid-19/

A che punto siamo con i vaccini? L’EMA lo racconta ai cittadini europei

Tempo di lettura: 6 mins

La vaccinazione di comunità contro Covid-19 rischia di fallire a causa dell'esitazione a vaccinarsi, che coinvolge il mondo occidentale. L’indecisione riguardo a vaccini ancora in fase di sviluppo e con profili di sicurezza ed efficacia ancora del tutto sconosciuti e sui quali scarseggiano i dati necessari per prendere una decisione informata (ben diversa dall'opposizione ai vaccini) richiede che l'intero processo di sviluppo, di sperimentazione, di autorizzazione al commercio e di distribuzione sia reso trasparente. In questa direzione si muove l'EMA, che ha organizzato un incontro pubblico per l'11 dicembre volto a informare i cittadini circa i processi regolatori (sovranazionali e nazionali) per approvare i vaccini anti Covid-19 e il ruolo dell’Agenzia nella valutazione e nel monitoraggio della loro efficacia e sicurezza.

Immagine: la sede dell'EMA (European Medicines Agency) ad Amsterdam.

La speranza di mettere fine alla pandemia di Covid-19 è riposta nello sviluppo di un’adeguata immunità di comunità (cosiddetta “di gregge”) nei confronti di SARS-CoV-2 che interrompa il ciclo di contagio e malattia. Ma quale sia esattamente la soglia che la definisce non è ancora noto: estrapolando da altre malattie virali, si potrebbe dire che l’epidemia comincerà a essere sotto controllo quando una proporzione tra il 60 e l’80% di persone avrà acquisito anticorpi contro il virus, abbassando il tasso di trasmissibilità sotto l’11.

Purtroppo, le percentuali di sieroprevalenza verificate in una vasta indagine sierologica condotta negli Stati Uniti sulla popolazione generale indicano che l’immunità di comunità non è nemmeno all’orizzonte, anche se SARS-CoV-2 sta girando il pianeta da un anno2. Ciononostante, è da notare che, a fronte di 30 milioni di contagiati, il numero delle reinfezioni con SARS- CoV-2 è molto basso. In realtà, poiché degli anticorpi rintracciati con i test sierologici attualmente disponibili ancora non si sa bene se siano protettivi, se lo siano sopra un certo titolo o in un certo sottotipo che si lega a un certo epitopo virale (magari diverso da quello testato dal laboratorio), la sieroprevalenza nella popolazione non esaurisce le sue opzioni immunitarie3. Va tenuto in gran conto il ruolo dell’immunità cellulare perché, se il titolo delle immunoglobuline può, fisiologicamente, scendere nel tempo, i linfociti B e T conservano per decadi una memoria pronta a rinnovarne la produzione in caso di nuovo incontro dell’organismo con il virus4.

L’esperienza di altre epidemie virali suggerisce che una certa immunità protettiva naturale prima o poi arriva (gli adolescenti sopravvissuti alla Spagnola sono stati protetti da una reinfezione per oltre cinquant’anni), ma anche che non ci si può fare affidamento, non solo perché richiede anni di morti, sequele patologiche e sacrifici (tralasciando l’enorme impatto economico), ma anche perché, da sola, non è in grado di coprire una quota sufficiente di suscettibili. Lo dimostra proprio l’influenza H1N1 del 19185: il mondo ha ripreso fiato dopo 500 milioni di infettati e 50 milioni di morti, ma varianti dello stesso virus sono ancora presenti come persistente minaccia. Lo stesso vale per morbillo, parotite, varicella, polio e virus influenzali, che continuano a circolare nonostante le ripetute infezioni su larga scala.

Nell’era pre-vaccinale, l’immunità naturale poteva far convivere i virus con l’umanità, ma non eradicarli: quando sono arrivati i vaccini, il peso delle malattie virali si è drasticamente abbattuto6 e, nel 1980, un vaccino universalmente adottato ha eliminato il vaiolo dalla faccia della terra7. La vaccinazione di massa contro Covid-19, però, rischia di fallire per assenza del secondo termine, venendo a mancare la “massa”: un sondaggio USA di novembre rivela che la disponibilità a vaccinarsi è salita al 58% rispetto a <50% di ottobre, complici, sostengono gli analisti Gallup, sia gli annunci di Moderna e Pfizer, sia l’esito delle elezioni presidenziali8, ma resta pur sempre una sacca superiore al 40% di resistenti. I favorevoli si ritrovano, in maggioranza, tra i democratici, gli anziani, gli scolarizzati, gli assicurati, ma il sondaggio ha anche verificato che le migliori disposizioni vacillano di fronte a un vaccino approvato in emergenza (EUA, Emergency use authorization), procedura che ha un solo precedente, con la messa a disposizione in tutta fretta del vaccino anti-antrace nel 2005, quando gli USA si sentivano sotto attacco biologico9, 10.

Si potrebbe pensare che sia stata l’evocazione della “velocità della luce” nello sviluppo dei vaccini, specie se in tandem con l’esortazione a curarsi con l’idrossiclorochina, anzi no, con le lampade solari, anzi no, con la varechina, ad aver minato la fiducia degli americani nelle agenzie sanitarie governative quali garanti dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini anti Covid-19, se non fosse che il fenomeno dell’esitazione vaccinale non è solo americano, ma affligge tutto l’occidente (resto del mondo: non pervenuto). Tuttavia, come avverte dalle pagine di JAMA Douglas Opel dell’Università di Wahington Seattle11 non bisogna fare l’errore di assimilare l'esitazione a vaccinarsi contro Covid-19 all’opposizione ai vaccini tout court. Quest’ultima, definita dall'OMS, nel 2019, una minaccia per la salute globale, si riferisce alla riluttanza o al rifiuto di vaccinarsi con vaccini già disponibili da tempo e somministrati a milioni di persone, con un profilo di sicurezza ed efficacia noto, ed è frutto di un orientamento libertario o di disinformazione o di disprezzo per la scienza. Non coincide, quindi (anche se talvolta vi si sovrappone), con l’indecisione riguardo a vaccini ancora in fase di sviluppo e con profili di sicurezza ed efficacia ancora del tutto sconosciuti e sui quali scarseggiano i dati necessari per prendere una decisione informata.

L’implicazione di politica comunicativa è chiara: per poter fare una campagna vaccinale di successo, va reso trasparente tutto il processo di sviluppo, di sperimentazione, di autorizzazione al commercio e di distribuzione, come da tempo invocano molti scienziati12 e non perché il pubblico possa scoprire ipotetici “scheletri nell’armadio”, ma perché venga a conoscenza del formidabile lavoro di controllo e di verifica che sta dietro all’approvazione di un vaccino.

La European Medicines Agency (EMA) si è già mossa in questa direzione, organizzando un incontro pubblico (virtuale) per il giorno 11 dicembre dalle ore 12,45 alle ore 16,30, volto a informare i cittadini europei circa i processi regolatori (sovranazionali e nazionali) per approvare i vaccini anti Covid-19 e il ruolo dell’Agenzia nella valutazione e nel monitoraggio della loro efficacia e sicurezza; sarà anche dato spazio a eventuali interrogazioni, previa richiesta (entro il 27 novembre) sul format presente nel sito o tramite contatti mail durante l’evento. Come sostiene Howard Markel, che dirige il Centro di Storia della medicina dell’Università del Michigan, il proiettile magico che metterà fine a questo incubo sarà un vaccino sicuro, potente ed efficace. Ma per ottenere l'immunità di comunità non basta trovare tale vaccino: occorre che la maggioranza delle persone, nel mondo, si vaccini13.

 

Note
1. Fontanet A, Cauchemez S. COVID-19herd immunity: where are we? Nat Rev Immunol. 2020; 20: 583-84
2. Bajema KL et al. Estimated SARS-CoV-2 seroprevalence in the United States as of September 2020. JAMA Intern Med. Published online November 24, 2020. doi:10. 1001/jamainternmed.2020.7976
3. Spellberg B. Antibodies, Immunity, and COVID-19. JAMA Intern Med. Published online November 24, 2020. doi:10.1001/jamainternmed.2020.7986
4. Dörner T et al. Antibodies and B cell memory in viral immunity. Immunity 2007; 27: 384-92
5. Yu X et al. Neutralizing antibodies derived from the B cells of 1918 influenza pandemic survivors. Nature 2008; 455: 532-36
6. US Centers for Disease and Prevention. Epidemiology and prevention of vaccine- preventable diseases. Accessed November 1, 2020. https://www.cdc.gov/vaccines/pubs/pinkbook/ index.html
7. www.who.int/news/item/08-05-2020-commemorating-smallpox-eradication-a-le...
8. https://news.gallup.com/poll/325208/americans-willing-covid-vaccine.aspx
9. Guidry J et al. Willingness to get the COVID-19 Vaccine with and without Emergency Use Authorization - Am J Infect control 2020 - https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33227323/
10. US Food and Drug Administration. Authorization of emergency use of anthrax vaccine adsorbed for prevention of inhalation anthrax by individuals at heightened risk of exposure due to attack with anthrax. Federal Register, Published February 2, 2005. Accessed September 6, 2020
11. Opel DJ et al. Building trust to achieve confidence in COVID-19 vaccines. JAMA Netw Open. 2020;3(10):e2025672. doi:10.1001/jamanetworkopen.2020.25672
12. Bauchner H et al. Reassuring the public and clinical community about the scientific review and approval of a COVID-19 vaccine. JAMA. 2020;324(13):1296-1297. doi:10.1001/jama.2020.18860
13. Whyte J, Markel H. How the COVID Pandemic May End: Lessons From the 1918 Flu-Medscape-Nov 12, 2020

 

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

Stimare R(t) dalle terapie intensive

La stima realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità dell’indice di riproduzione netto dell’epidemia, l’ormai famoso R(t), si basa sull’andamento temporale del numero di nuove infezioni registrate nel paese. Un metodo alternativo, descritto su Scienza in rete da Roberto Battiston, parte dalla curva degli infetti attivi e tramite un modello SIR ricava l’andamento nel tempo di R(t).