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Davide Lovisolo

Si laurea in Fisica nel 1968. Dal 1968 è assistente di Fisiologia Generale; dal 1986 professore associato e dal 2000 professore ordinario di Fisiologia. Ha insegnato Fisiologia Generale, Neurofisiologia e Biofisica a studenti di Scienze Biologiche, Fisica, Scienze Naturali e Biotecnologie. Dal 1991 è nel Collegio dei Docenti del Dottorato in Scienze Fisiologiche (sede: Milano); dal 2000 al 2013 nel Collegio di indirizzo della sezione di Neuroscienze Sperimentali della Scuola di Dottorato in Neuroscienze (sede: Torino). È stato membro dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM), del Centro Interdipartimentale “Centro di Eccellenza Superfici e Interfacce Nanostrutturate” dell'Università di Torino e del Neuroscience Institute of Turin. 

Si è occupato di elettrofisiologia di cellule eccitabili e ineccitabili, interessandosi all'inizio di muscolo e di fotorecettori. Dagli anni '80 ha applicato la tecnica del patch clamp, e successivamente la citofluorimetria del calcio, allo studio dei flussi di calcio attivati da mitogeni e fattori di crescita in linee di fibroblasti e di cellule endoteliali e in neuroni embrionali in coltura primaria. Negli ultimi anni ha integrato questi approcci con tecniche di imaging e biologia cellulare e molecolare con l'obiettivo di chiarire le proprietà biofisiche e l’identità molecolare dei canali permeabili al calcio attivati da fattori neurotrofici e il ruolo biologico dei segnali di calcio nel controllo dei processi di proliferazione e di differenziamento cellulare; negli ultimi anni l’interesse si è focalizzato sui processi di crescita ed orientamento neuritico. Ha sviluppato tecniche innovative di analisi quantitativa dei segnali di calcio neuronali. Nell’ultimo decennio di attività, in collaborazione con vari gruppi dell’Università e del Politecnico di Torino, ha sviluppato progetti applicativi mirati allo studio dei processi all’interfaccia fra neuroni e nanoparticelle e superfici nanostrutturate, con l’obiettivo di realizzare biosensori basati su silicio e diamante e di studiare i meccanismi di interazione fra nanoparticelle sul sistema nervoso, sia in condizioni di tossicità che in assenza di effetti tossici.

Alcuni dei suoi lavori, svolti in collaborazione con importanti gruppi italiani e internazionali, hanno avuto un ruolo pionieristico, come la prima descrizione delle risposte elettriche di cellule in risposta a fattori di crescita purificati (1989), e l’individuazione dei canali ionici responsabili delle interazioni fra nano-oggetti e neuroni (2018). La produzione scientifica è documentata da decine di lavori su riviste di alto impatto internazionale (63 citate da Web of Science, 118 da Google Scholar), con un h-index di 20. È socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino. Ha servito da referee per numerose riviste internazionali e per enti nazionali e internazionali (MIUR, Wellcome Foundation, ERC). Ha svolto ruoli di gestione e direzione scientifica in enti di ricerca a livello nazionale: dal 1997 al 2000 è stato membro della Giunta della Sezione B (Biofisica) dell’Istituto Nazionale di Fisica della Materia.

Dopo il pensionamento, nel 2015, si è dedicato a vari progetti di storia della biologia ed è attivo nel settore della comunicazione scientifica: è membro del Comitato Editoriale della rivista l’Indice dei Libri del Mese, per il quale coordina le recensioni di libri scientifici, e contribuisce all’organizzazione di momenti di dibattito su temi scientifici con vari enti torinesi.

 

La parabola di Halicin, il superantibiotico che nessuno vuole produrre

A febbraio sono stati pubblicati i risultati di uno studio nel quale, grazie all'intelligenza artificiale, gli autori sono riusciti a individuare un nuovo antibiotico, potente ed efficace contro i batteri resistenti. È un risultato importante anche perché la produzione di nuovi antibiotici ha languito negli ultimi decenni, nonostante il problema della antibiotico-resistenza stia assumendo dimensioni preoccupanti. D'altra parte, gli antibiotici funzionano in maniera opposta al mercato, ossia se è usati per un periodo breve, finché l’infezione scompare, e va tanto meglio quanta meno gente lo usa. Quali sono le possibili soluzioni? Che lezione possiamo trarne anche per Covid-19? Crediti immagine: Karolina Grabowska/Pexels. Licenza: Pexels License

A febbraio 2020 la rivista Cell ha pubblicato i risultati di una ricerca particolarmente rilevante: un gruppo dell’MIT di Boston ha individuato un nuovo antibiotico molto potente e particolarmente efficace contro batteri resistenti usando l’intelligenza artificiale. I ricercatori hanno utilizzato un approccio non convenzionale: hanno addestrato l’algoritmo con 2500 molecole, con struttura e bioattività diverse alla ricerca delle caratteristiche che rendono queste molecole efficaci contro E. coli.