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Jacopo Mengarelli

Nato ad Ancona e cresciuto a Sirolo. Dopo il diploma di liceo scientifico si laurea in Pianoforte e in Fisica presso il Conservatorio e l’Università di Trento. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) all’Università Milano-Bicocca. Dal 2019 ha organizzato le manifestazioni di Fridays For Future – Ancona, segue i problemi legati ai cambiamenti climatici e all’attualità politica.

Trasformare drasticamente il settore energetico per azzerare le emissioni nel 2050

Zero investimenti nelle fonti fossili (petrolio, gas e carbone) dal 2022, accelerazione su rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, e riduzione del consumo energetico, questa la strada per azzerare le emissioni nette entro il 2050 secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Presenti, anche se meno che negli scenari IPCC, anche bioenergie, idrogeno e cattura e stoccaggio di carbonio.

Immagine: Pixabay.

Nel 2050 due terzi dell’energia globale e quasi il 90% di quella elettrica dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. Tra queste, solare ed eolico dovranno avere un ruolo centrale, generando il 70% dell’energia elettrica. Per farlo la capacità del solare fotovoltaico dovrà aumentare di 20 volte nei trent’anni che abbiamo davanti e quella dell’eolico di 11 volte. Fatta eccezione per i progetti già approvati nel 2021, non è previsto lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio o gas né la costruzione di nuove centrali di energia a carbone senza sistemi di abbattimento delle emissioni.

Adattamento ai cambiamenti climatici: a che punto siamo?

L’Italia è al passo coi tempi sul piano dell’adattamento ai cambiamenti climatici? Lo abbiamo chiesto a Sergio Castellari, che ci ha riportato lo stato dell’arte, anche al livello europeo, in ambito di adattamento climatico, dalle importanti soluzioni “basate sulla natura” ai traguardi ancora da raggiungere.

Immagine: Pixabay.

L’Italia è tra i paesi europei più sottoposti al rischio climatico, trovandosi nel bacino del Mediterraneo; tuttavia, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, non è ancora al passo nel processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

Per fare rete tra i comunicatori della scienza

Con questa lettera, partendo dalla vicenda legata a un recente bando dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), vorremmo portare all’attenzione delle istituzioni scientifiche italiane l’importanza della comunicazione pubblica e istituzionale della scienza e, in particolare, del ruolo professionalizzante dei Master in Comunicazione della Scienza italiani.

Qual è il ruolo dell’etichettatura Nutriscore per una scelta alimentare consapevole?

Il sistema Nutriscore, nuovamente sotto i riflettori, potrebbe aiutare i consumatori a prediligere i prodotti della dieta mediterranea – prevalentemente frutta, verdura, cereali, proteine vegetali – e quindi ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, obesità e tumori. Ne abbiamo parlato con Mauro Serafini, nutrizionista Highly Cited del Gruppo 2003 e professore ordinario di Alimentazione e Nutrizione Umana all’Università di Teramo.

Immagine: Pixabay.

In Italia è recentemente riemersa la discussione sui sistemi di etichettatura alimentare, contrapponendo, in particolare, il Nutriscore (il sistema a cinque colori) al Nutrinform (il sistema “a batteria”).

Crescita demografica: siamo troppi per clima e risorse?

La crescita della popolazione umana, sul lungo periodo, non è sostenibile per l’integrità della biosfera. Gli impatti sulla disponibilità di risorse naturali, quanto sulla perdita di biodiversità e sul cambiamento climatico, però, dipendono molto anche dal nostro tipo di modello di sviluppo. Un impatto globale minore, quindi, si ottiene non solo con più tecnologia ma anche con più investimento in istruzione e riduzione della povertà.

Immagine: Pixabay.

Nell’articolo «Un pianeta affollato a Sud e invecchiato a Nord» avevamo visto che da oggi sino a fine secolo passeremo forse da 7,7 miliardi di persone a quasi 11. Il tasso di fertilità, secondo il «World Population Prospects 2019», andrà calando e quindi l’età media andrà aumentando. La crescita demografica, infatti, sarà sempre più lenta, ma in ogni caso ci sarà.

Per la transizione ecologica serve una transizione economica

Per la transizione ecologica è necessario che l’economia cambi faccia, in virtù anzitutto delle principali evidenze scientifiche che mettono in luce un uso poco efficiente se non predatorio delle risorse naturali. Le ultime politiche europee, ma non solo, vanno infatti verso un maggiore ruolo degli stati nella programmazione economica, una maggiore collaborazione tra settori e un approccio non solo quantitativo, ma anche qualitativo del benessere. Abbiamo intervistato su questi e altri temi Daniela Palma, prima ricercatrice dell’ENEA nelle aree dell'economia dell'innovazione e dello sviluppo economico sostenibile, e Alessandro Asmundo, Research and EU Projects Officer del Forum Finanza Sostenibile.

Immagine: Pixabay.

Economia per la transizione: breve stato dell’arte

Con la pandemia si è aperta una nuova stagione anche per l’economia mondiale: grandi piani di indebitamento nazionali e sovranazionali, ampi margini d’azione e pianificazione statali, investimenti massicci e – in modo più o meno parziale – bilanciamento dei diritti alla salute e diritti al lavoro. Questo lo si può già riscontrare nel duplice programma di recupero europeo formato dai fondi del Next Generation EU e dal quadro finanziario pluriennale, grazie a un generalizzato indebitamento comunitario.

Negoziati sul clima: prepariamoci per la COP26

Dal 1 al 12 novembre 2021 si terrà la tanto attesa COP26 durante la quale dovranno essere aggiornati, dopo cinque anni (più uno di posticipo Covid) dall’Accordo di Parigi, i Nationally Determined Contributions obbligatoriamente a rialzo. Abbiamo intervistato Federico Brocchieri, esperto di negoziati climatici, per approfondirne il funzionamento, come il ruolo delle sessioni riservate, gli aspetti giuridici dell’Accordo di Parigi e i meccanismi di flessibilità.

Immagine: IDDRI.

Dopo il posticipo causa Covid-19 della COP26 che si sarebbe dovuta tenere a Glasgow a fine 2020, con eventi preparatori in Italia, il Bureau della COP ha riprogrammato la conferenza per il 2021, dall’1 al 12 novembre.

Catia Bastioli: per la transizione ecologica serve «fare di più con meno»

Per la transizione ecologica occorre strategia e una nuova visione imprenditoriale, che sia orientata più sul lungo periodo e agisca in sinergia con gli altri settori della società. Ne parliamo in un’intervista a Catia Bastioli, Amministratrice Delegata di Novamont S.p.A.

Immagine: Catia Bastioli, Novamont Spa

Con il nuovo Ministero per la Transizione ecologica, che oltre alle competenze del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare gestirà anche la materia energetica (prima assegnata allo Sviluppo Economico), nasce anche un Comitato interministeriale per la transizione ecologica.

Un pianeta affollato a Sud e invecchiato a Nord

Dal secondo dopoguerra ad oggi abbiamo assistito a una crescita demografica molto rapida che ci ha portato fino a quasi otto miliardi di persone. Le proiezioni delle Nazioni Unite stimano una crescita ulteriore fino a quasi undici miliardi per fine secolo, che però è sempre più lenta e ancora diversificata tra paesi: questo ha conseguenze politiche, sociali ed economiche.

Immagine: Pixabay License.

Lo studio della dinamica demografica della popolazione mondiale ha origine almeno dal noto «Saggio sul principio di popolazione» di Thomas Robert Malthus. Il saggio del 1798 assumeva che la crescita della popolazione procedesse per successione geometrica – quindi con andamento esponenziale – mentre la crescita degli alimenti per successione aritmetica – quindi con andamento lineare. E in questi termini si presentava il problema di impossibilità di sfamare un numero sempre maggiore di persone con quantità di cibo che non stavano al passo.

Le prime mosse di Biden per la transizione ecologica

Sono passate due settimane abbondanti dall’insediamento della nuova amministrazione Biden-Harris e già il Presidente ha messo mano seriamente alla politica climatica del paese. Per esempio, rientrando nell’Accordo di Parigi, istituendo una Task Force nazionale per il clima e programmando blocchi e interruzioni di oleodotti e perforazioni alla ricerca di gas e petrolio.

Immagine: Joe Biden firma i primi atti ufficiali da presidente, 20 gennaio 2021 (whitehouse.gov). Elaborazione di Scienza in rete.

Joe Biden, dal giorno del suo stesso insediamento, ha firmato vari ordini esecutivi con l’intenzione di invertire al più presto alcune delle politiche promosse e portate avanti dal predecessore Donald Trump. Tra queste spicca il rientro nell’Accordo di Parigi, come per altro aveva annunciato sin dalla campagna elettorale.

Pietro Greco: arte e scienza per una democrazia della conoscenza

Pietro Greco ci lascia un manifesto documentatissimo sulla società della conoscenza con uno dei suoi ultimi libri, «Homo. Arte e Scienza». In un unico scritto condensa l’intera storia dell’umanità alla luce del rapporto fra attività artistica e scientifica, dimostrando quanto esse siano molto più connesse di quanto immaginiamo, proprio perché fanno parte della stessa cultura. Quella umana.

Immagine: Kandisky, «Jaune, Rouge, Bleu»

Tra gli ultimi libri che Pietro Greco ci ha lasciato in questo 2020 spicca sicuramente «Homo», con sottotitolo «Arte e scienza», edito da Di Renzo Editore. Probabilmente da considerare un (se no il) manifesto di tutta la sua ricca attività da comunicatore della scienza condensato in un unico scritto – dedicato alla memoria di entrambi i suoi genitori – dove si ripercorre la storia dell’umanità alla luce del rapporto tra arte e scienza, ma anche tra filosofia, comunicazione e politica.

Clima 2020: facciamo il punto

Il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo vincolante sulla riduzione delle emissioni interne nette di CO2 almeno del 55% entro il 2030. Avrebbe potuto fare di meglio, in ogni caso ora è necessario che si impegni molto di più – anche a livello diplomatico – perché il mondo intero è ancora diretto verso un aumento di 3,2°C per fine secolo (invece che 1,5°C), secondo l’ultimo «Emission Gap Report» dell’UNEP. Inoltre, secondo il rapporto UNEP «State of the Environment and Development in the Mediterranean», biodiversità e clima della regione europea e mediterranea rischiano di collassare, senza un’adeguata accelerazione sulla decarbonizzazione.

Immagine: @longmaspirit

I recenti accordi europei

È di venerdì 11 dicembre la notizia della decisione sul clima presa al Consiglio europeo: accordo vincolante «di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990».

I silenzi della musica

La musica è forse l’arte più complessa, esiste solo nello scorrere del tempo e può essere approcciata da un punto di vista fisico-acustico, ma anche anatomico, fisiologico e neurologico. E che dire poi del silenzio? Il silenzio è musica? Come viene percepito e, soprattutto, esiste davvero? Gianni Zanarini affronta questi temi in due dei suoi libri, «Silenzio» (Doppiavoce, 2020) e «Invenzioni a due voci» (Carocci, 2015).

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«Il legame fra teoria musicale e conoscenza scientifica si presenta nel suo sviluppo storico come un affascinante dialogo tra due saperi che nel corso dei secoli si consolidano separatamente, ma nello stesso tempo si collegano in modo sempre più stretto», così Gianni Zanarini scrive nell’introduzione di «Invenzioni a due voci». È quasi artificiale una separazione netta tra l’arte e la scienza, a maggior ragione se tra le arti si sceglie la musica.

Non c'è transizione col gas naturale

Il gas naturale può essere un combustibile fossile di transizione? Volendo dare una risposta brevissima, potremmo dire: in linea di massima, no. Le emissioni indirette, tra cui quelle «fuggitive», compensano le migliori prestazioni della combustione del gas rispetto a petrolio e carbone; e, in ogni caso, non abbiamo tempo per «passare dal gas» per arrivare a zero emissioni nette al più al 2050.

Immagine: Pixabay License.

Nel 2019 abbiamo prodotto globalmente un po’ più di 100 quad di energia. Ovvero, quasi 30 mila miliardi di chilowattora (30.000.000.000.000 kWh). La produzione globale di energia è in aumento dal secondo Dopoguerra e, ancora, è principalmente proveniente dall’utilizzo di combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas naturale (nota: «gas naturale» e «gas metano» sono la stessa cosa).

Enrico Giovannini: ora puntiamo su sostenibilità e resilienza

Pandemia e crisi climatica sono facce della stessa medaglia: l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo. L’accordo europeo da 750 miliardi di euro, il Next Generation EU, non serve solo per sollevare le economie dal baratro, ma anche per trasformare le società e indirizzarle su un sentiero di sviluppo sostenibile. Abbiamo parlato di questo e altro con Enrico Giovannini1, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Immagine: da biografieonline.it, licensa CC BY-NC-ND.

Enrico Giovannini, dal 22 settembre all’8 ottobre si è tenuto il Festival dello Sviluppo Sostenibile – organizzato ogni anno da ASviS – che si è concentrato ovviamente sul post-pandemia. Next Generation EU: per quali progetti usare le risorse europee e quali spunti prendere dal cosiddetto «comitato Colao»?

Rapporto CMCC: Italia a rischio, serve agire subito

Tra il 2021 e il 2050 – secondo il recente rapporto del CMCC – la temperatura in Italia può aumentare tra 1°C e 5°C (a seconda dello scenario di riferimento), quindi più della media globale, costandoci fino all’8% di PIL nazionale per fine secolo in caso di inazione. Senza contare gli impatti sulla salute, soprattutto nelle città (in media 5-10°C più calde del normale), l’esacerbarsi delle disuguaglianze socioeconomiche e l’erosione delle risorse naturali. Ecco una sintesi del rapporto con intervista alla curatrice Donatella Spano.

Quanti campanelli d'allarme dobbiamo ancora sentire suonare? Possiamo anche far finta di niente, ma il nuovo rapporto del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” conferma che un solo filo lega tutte le piccole grandi catastrofi che interessano il nostro territorio: il clima che cambia e la nostra impreparazione a fronteggiarne gli impatti. 

Antartide sopra i 2°C: punto di non ritorno?

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All’inizio del 2020 le temperature nell’Antartico hanno superato per la prima volta i 20°C e questa non è in alcun modo una buona notizia. Uno studio pubblicato su Nature stima che, restando sotto i 2°C di aumento della temperatura globale media per fine secolo, avremmo almeno circa 1.3 metri di mare in più. Se dovessimo superare i 2°C, si arriverebbe anche a 2.4 metri (per ogni grado in più).

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Un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d’acqua, se fonde, non contribuisce a far innalzare il livello del liquido. Questo è facilmente verificabile applicando le note leggi di Archimede. Allo stesso modo, non è il ghiaccio galleggiante, come gli iceberg, che determina l’aumento del livello del mare, ma, come sappiamo, i ghiacci continentali. L’Antartide ha un’estensione di circa 14 milioni di km2, un volume di quasi 27 milioni di km3 e detiene più della metà delle risorse di acqua dolce della Terra.

Maltempo? No, crisi climatica

Fronte di nuvole

In questi giorni si stanno accumulando fenomeni atmosferici particolarmente intensi, che stanno richiamando l'attenzione anche delle istituzioni stesse. Non è semplice maltempo "che c'è sempre stato", ma eventi meteorologici statisticamente riconducibili alla crisi climatica causata dalla combustione di petrolio, gas e carbone.

In Italia, in questi giorni di fine agosto e inizio settembre, si sta passando da periodi di forte caldo a giornate con forti temporali. Notizia recente di due bambine di 3 e 14 anni morte a Massa Carrara perché travolte da un albero caduto sulla loro tenda per il vento.

Vacanze esponenziali

Abbiamo analizzato i dati di alcune regioni italiane sulla crescita dei contagi. Alcune presentano una crescita che da lineare diventa esponenziale, altre presentano una diminuzione del tempo di raddoppio della crescita esponenziale. Approfittiamone anche per ricordare la differenza sostanziale - non così banale - tra crescita lineare e crescita esponenziale.

Spesso si sente usare l’aggettivo “esponenziale” come sinonimo di “molto” o di “veloce” (una certa “quantità esponenziale” o una certa “crescita esponenziale”), non solo tra amici o conoscenti ma anche in contesti più istituzionali. La BBC ha parlato della percezione che le persone hanno del senso della parola “esponenziale” in un articolo del 13 agosto relativamente alla crescita esponenziale dei casi di Covid-19.

Il futuro della sostenibilità secondo l’Agenzia europea per l’ambiente

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La sostenibilità non è solo una questione ambientale, ma anche sociale, economica e istituzionale. Per pianificare il futuro bisogna tenere conto dell'impatto sulle risorse dell'invecchimento della popolazione, della comparsa di nuove tecnologie e di possibili strumenti economici.
L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha pubblicato un rapporto su questi temi: abbiamo intervistato uno degli autori, Giovanni Marin.

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Il 24 giugno 2020, l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato un rapporto intitolato L'invecchiamento della popolazione, le tecnologie emergenti e la sostenibilità fiscale possono influenzare il percorso dell'UE verso un futuro sostenibile. Abbiamo contattato Giovanni Marin, uno degli autori, per porgli qualche domanda.

Classifica mondiale delle Università: quali indicatori?

classifica

Il 15 agosto è uscita la classifica ARWU (Academic Ranking of World Universities) delle prime mille Università al mondo. Gli indicatori utilizzati sono essenzialmente basati sul numero di premi Nobel e medaglie Fields e di pubblicazioni scientifiche su Science e Nature o indicizzate nel Web of Science. Un'idea di massima, ma auspicabilmente integrabile con variabili socioeconomiche.

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Ogni anno ARWU pubblica la classifica delle mille università migliori al mondo; dal 2003 dal Center for World-Class Universities (CWCU), dalla Graduate School of Education della Shanghai Jiao Tong University e dal 2009 dalla ShanghaiRanking Consultancy. All’inizio le classifiche riguardavano solo poche materie, come matematica, fisica, chimica, informatica ed economia, successivamente sono aumentate in numero anche grazie a indicatori più oggettivi. Sarebbe infatti più corretto parlare di confronti tra materie e tra università, piuttosto che di classifiche gerarchiche.

Recovery Fund: come risponde l’Europa alla pandemia?

Europa

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Dopo la proposta di maggio della Commissione Europea, il Consiglio dei capi di stato e di governo europei ha approvato un ulteriore accordo che sarà, nei prossimi mesi, analizzato ed eventualmente modificato dall’Europarlamento. Il fulcro del patto europeo è stato ed è il Recovery Fund.

Viaggiare e migrare: diritti tra clima e lavoro

Mondo

L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. Basti pensare ai lavoratori considerati essenziali durante il lockdown e agli attuali e futuri migranti climatici.

Immagine: mappamondo; licenza: Pixabay License.

L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. I lavoratori che durante le fasi più acute della pandemia sono stati considerati essenziali – verosimilmente responsabili della produzione e distribuzione di cibo – non hanno ricevuto gli stessi livelli di protezione sociale degli altri lavoratori.

Politiche energetiche: opportunità eccezionale di ripresa

Eolico

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha proposto un piano di rilancio per il periodo 2021-2023 che unisca transizione energetica e creazione di posti di lavoro. È necessario un impegno politico ben strutturato, anche considerando il fatto che la COP26 è stata posticipata di un anno causa Covid-19.

Immagine: turbine eoliche; licenza: Pixabay License.

Tra le varie proposte di ripresa post-Covid c'è il rapporto propositivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Una serie di misure di ripresa per decarbonizzare l'economia da attuare, secondo l'Agenzia, nei prossimi tre anni. Considerando il fatto che la pandemia ha causato il posticipo della COP26 (organizzata da Regno Unito e Italia) di un anno, diventa sempre più necessario un piano ben strutturato; vediamo di cosa si tratta.

Una nuova economia per le prossime crisi

Il ritorno di Ulisse, Giorgio De Chirico.

Se la pandemia ha messo l’economia in ginocchio, con la ripartenza molti economisti si pongono la questione se sia possibile utilizzare gli strumenti economici tradizionali sia per sanare la crisi sociale ed economica, sia per tornare a perseguire gli obiettivi che ci si era posti prima di Covid-19 (fra tutti la risposta alla crisi climatica) [1]. Potrebbe essere questo il momento di cambiare? Lo abbiamo chiesto a Mauro Gallegati, dell’Università Politecnica delle Marche [2], e Andrea Roventini, della Scuola Sant’Anna di Pisa [3].

Con la quarantena non si arriva a emissioni zero

Uno studio pubblicato su Nature Climate Change ha stimato una possibile riduzione delle emissioni di CO2 tra gennaio e aprile 2020, correlata alla chiusura da Covid-19; un contributo però ben poco significativo alla lotta alle emissioni, se non affiancato da un solido piano di decarbonizzazione.
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Quanto ha contribuito la chiusura forzata causata da Covid-19 alla riduzione delle emissioni di CO2? Non sappiamo monitorare le emissioni di biossido di carbonio in tempo reale, a differenza della concentrazione dei vari inquinanti atmosferici; spesso, le emissioni di CO2 annuali sono riportate anche a molti mesi di distanza dalla fine dell’anno in questione.

Salute e clima: due crisi in una

Per un paio di mesi, il lockdown ha abbassato in modo considerevole le attività produttive e il traffico: con quali effetti sull'inquinamento atmosferico? E soprattutto, cosa possiamo imparare dall'esperienza?
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Le misure di lockdown hanno ridotto considerevolmente per un paio di mesi attività produttive e traffico, come probabilmente non era mai successo su scala così estesa. Come ha influenzato questa forzata quarantena le emissioni e le concentrazioni di inquinanti atmosferici e di gas serra? E che prospettive si aprono adesso con la ripresa?

Green New Deal: se non ora quando?

La crisi da Covid-19 è già stata paragonata alla crisi climatica, e il paragone è appropriato. La pandemia però deve anche far accelerare la tanto attesa transizione ecologica: un Green New Deal è ormai inevitabile e la riorganizzazione del paradigma economico dovrà essere pretesa, visto che, ancora una volta, quest'ultimo ha esibito la sua inadeguatezza nel rispondere a non contemplati shock esterni.
Nell'immagine: la parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez di fronte al Campidoglio degli Stati Uniti. Credti: Senate Democrats/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

C’è chi ha già paragonato queste settimane di crisi da Covid-19 alla crisi climatica in atto: è un paragone appropriato. Il ruolo della scienza, della comunicazione e della politica sono pressocché analoghi, se non fosse per la scala dei tempi. La crisi climatica dovrà essere affrontata con la stessa volontà usata per la crisi da coronavirus, perché i poderosi effetti negativi si svilupperebbero su scala annuale e decennale (e non settimanale e mensile come per il virus) rendendo praticamente impossibile rimediare a danno avvenuto.

Missioni UE, cambia il paradigma

L’ex Commissario per la ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas - che aveva invitato Mariana Mazzucato a redigere delle raccomandazioni strategiche per l’implementazione delle missioni europee - ha espresso entusiasmo per il Rapporto, visto l’alto grado di partecipazione previsto per la risoluzione delle grandi sfide future. 

Horizon Europe: tre focus per le missioni europee

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L’innovazione è uno dei fattori chiave per una crescita a lungo termine, perché può alimentare uno sviluppo produttivo e una trasformazione della produzione, della distribuzione e del consumo in tutte le economie. Alcune delle più grandi innovazioni sono nate dalla necessità di risolvere problemi. Piuttosto che focalizzarci su problemi di natura tecnologica, possiamo utilizzare l’innovazione per risolvere sfide nella società che coinvolgono cambiamenti tecnologici, istituzionali e comportamentali.