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Guido Sanguinetti

Guido Sanguinetti è professore di Fisica Applicata e chair of data science alla Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) a Trieste. Dopo una laurea in fisica all’Università di Genova ed un dottorato in matematica dall’Università di Oxford, dal 2004 ed il 2020 è stato lecturer, poi reader e professor in informatica alle università di Sheffield e poi Edimburgo. I suoi interessi sono legati ad algoritmi e applicazioni dell’inferenza bayesiana a problemi di biologia e biomedicina.

Riaperture: un rischio calcolato?

Guido Sanguinetti prova a stimare l'impatto delle riaperture annunciate in zona gialla dal 26 aprile, considerando l'andamento della vaccinazione e confrontando la situazione con altri paesi. Come anche riportato da un recente articolo uscito su Nature Medicine la coincidenza di riaperture precoci con vaccinazioni lente potrebbe portare a una mortalità ancora molto elevata per molti mesi.

Immagine: Pixabay.

E alla fine si riapre. Prima ancora di quanto ci si aspettasse. La necessità di dare respiro a un’economia in affanno ha prevalso, e il governo ha deciso di prendere un "rischio calcolato" e di riaprire, ben oltre gli standard della zona gialla, già dal 26 aprile. Quali siano questi calcoli, e su che dati si basino, non ci è dato sapere, ma immagino di non essere il solo a voler capire un po’ meglio di quali rischi si tratti e come siano stati stimati.

La maledizione dei silos nella ricerca scientifica

A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi dove l’organizzazione della comunicazione tra scienziati e governi è stata organizzata con team interdisciplinari che raccolgono esperti di diversi campi scientifici e che in alcuni casi prevede la figura del consigliere scientifico, in Italia la pandemia è stata trattata come un problema esclusivamente medico. È l'effetto di un sistema che concepisce la scienza come un insieme di silos: ogni ricercatore è incasellato e la sua attività è valutata solo per la sua congruenza con un settore disciplinare definito in modo restrittivo; una maledizione per università e ricercatori e che ha avuto una parte anche nella gestione della pandemia.

Crediti immagine: Waldemar Brandt/Unsplash

Due notizie di tenore opposto mi hanno colpito nelle ultime due settimane. La prima, mercoledì 3 marzo: stando agli analisti di Quacquarelli-Symonds, che compilano il famosissimo QS University Ranking, la ricerca italiana su Covid-19 è al quinto posto mondiale come impatto, subito dietro ai titani anglosassoni. Naturalmente il fatto di essere stati il primo paese occidentale travolto da Covid potrà parzialmente spiegare questo exploit, ma certamente si tratta di un riconoscimento alla dedizione e al talento degli scienziati che operano nel nostro paese.

Molta politica e poca scienza dietro la chiusura delle scuole

Non abbiamo abbastanza dati per valutare se l’apertura di inizio anno scolastico delle scuole abbia contribuito significativamente alla risalita dei contagi; e questo anche perché a settembre si sono sovrapposti più eventi, come il referendum costituzionale o la riapertura stagionale delle attività lavorative. Al netto delle incertezze, però, sembra che le scuole abbiano effettivamente contribuito poco all’aumento dei casi positivi. E se ora riaprire potrebbe costituire un azzardo, dobbiamo lavorare a un sistema di monitoraggio di quanto avviene nelle scuole per renderle sicure per il futuro. L'analisi di Guido Sanguinetti.

Immagine: Pixabay License.

L’Epifania si sarà anche portata via le feste, ma certo non si è portata via la Covid-19, né tantomeno le polemiche oramai croniche sulla gestione di questa crisi pluriennale.

La curiosa attrazione verso l'indice Rt

Space Odyssey Monolith + Rt

Una delle conseguenze più peculiari della pandemia di Covid-19 è l’invasione di termini scientifici nel nostro lessico famigliare. Nel migliore dei casi, questa opportunità unica di ampliare la diffusione della cultura scientifica potrebbe rappresentare una delle (poche) conseguenze positive della pandemia. In altri casi, invece, assistiamo a un ricorso a terminologie poco spiegate e ancor meno comprese, che assurgono a una valenza quasi magica nella nostra quotidianità.

Perché i dati di tracciamento vanno presi con le pinze

tracciamento

Dopo molti mesi di pandemia abbiamo capito che il tracciamento dei contatti è una misura indispensabile per cercare di contenere la diffusione del virus. Tuttavia, i dati non «parlano», ma devono essere attentamente interpretati. Per esempio, tracciare i contatti familiari o lavorativi è molto più semplice che tracciare quelli avvenuti in autobus. Come operare nel migliore dei modi?

Immagine: Pixabay License.

Purtroppo, l’ora della clausura è ritornata. I nuovi casi di Covid-19 in Italia stanno crescendo in modo esponenziale da alcune settimane, e a essi inevitabilmente si associa una pressione crescente sui servizi sanitari e, tragicamente, un aumento considerevole dei decessi.