Alessandro Blasimme

Laureato in Filosofia presso l’Università "La Sapienza" di Roma con una tesi in filosofia politica dal titolio: "Democrazia deliberativa: il dissenso morale nelle questioni pubbliche". Consegue successivamente il Master di secondo livello in "Etica pratica e Bioetica" persso la medesima Università.
Consegue il dottorato di ricerca in “Foundations of Life Sciences and their Ethical Consequences” presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare, IFOM-IEO Campus e Università di Milano. Attualmente lavora come post-doc a Tolosa presso l'istituto nazionale francese di sanità e ricerca biomedica (INSERM). Tra i suoi interessi: bioetica, rapporti scienza-società, filosofia della biologia, storia della scienza.

Stamina and Italian Science Policy: time to change

Reports about stem cell tourism and unproven stem cell therapies abound from all over the world. Over the last year or so, also Italy had its share of pseudo-scientific enchantment for unproven therapeutic promises, as the country has indeed been trapped into a particularly harsh public controversy over the administration of scientifically unproven cell therapies by the now infamous Stamina Foundation. The latter has been offering untested intravenous injections of cellular suspensions to patients – mostly children – affected by all sorts of intractable degenerative diseases.

Stamina e politica della scienza: tempo di cambiamenti

Per certi versi il caso Stamina è un caso tipicamente italiano. Basta ricordare la vicenda Di Bella per far sorgere il sospetto che gli Italiani siano un popolo vulnerabile alle illusioni in campo scientifico. Purtroppo le decisioni politiche prese finora in relazione a questa vicenda sono spesso in contraddizione le une con le altre, quasi mai sono il risultato di un serio e argomentato dibattito, e in nessun caso derivano da un’idea chiara del rapporto tra scienza, cittadini e istituzioni democratiche nel nostro paese.

Terapie cellulari "sperimentali", il caso Carrer

Recentemente, abbiamo assistito all’insorgere di una serie di controversie relative alla somministrazione di terapie cellulari “sperimentali” a base di cellule staminali. Il caso della bambina Celeste Carrer – riportato in questi giorni da tutti i maggiori organi d’informazione – è un esempio lampante della difficoltà di mettere a punto strumenti regolativi efficaci in questo campo. La questione è molto complessa e converrà dunque procedere con ordine.

No embrionali in UE

La sentenza della Corte Europea riguarda un caso piuttosto intricato che cercherò di riassumere in breve. Nel 1997, lo scienziato Oliver Brüstle, attuale direttore dell’Istituto di Neurolobiologia Ricostruttiva dell’Università di Bonn, richiese all’ufficio brevetti tedesco il riconoscimento della proprietà intellettuale su una linea di precursori neurali derivata da embrioni umani (Anon. 2010). Negli anni successivi il Prof.

La scienza malata?

Ségalat è uno scienziato attivo del CNRS, il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese, e il suo principale obiettivo polemico nel libro è la burocrazia che, come recita il sottotitolo, soffoca la scienza. Per burocrazia deve intendersi non soltanto l’immenso apparato amministrativo a cui gli scienziati devono rendere conto se vogliono ricevere finanziamenti per le loro ricerche. Più in generale, l’autore critica l’impianto, a suo avviso perverso, che regola la distribuzione del merito e dunque dei finanziamenti all’interno della comunità scientifica.

Il problema dei cibridi

Nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali umane, le preoccupazioni di natura etica si intrecciano spesso con ostacoli di tipo tecnico. Tra questi ultimi la scarsità di oociti umani ha spinto alcuni gruppi di ricerca nel Regno Unito a tentare strade alternative e a richiedere il permesso alle autorità nazionali competenti di creare linee di cellule staminali a partire da un embrione non interamente umano detto ibrido citoplasmatico o cibrido. di ALESSANDRO BLASIMME