Anna Romano

Genovese, si è laureata in biologia molecolare a Pavia. Oggi scrive di scienza e ricerca, soprattutto nell'ambito biomedico ed etologico. Su Twitter è @anna_romano90

Trieste Next 2018, ai confini tra biologia e biotecnologia

Il municipio di Trieste in Piazza Unità d'Italia, centro del festival Trieste Next 2018. Crediti: MrPanyGoff/Wikimedia Commons. Licenza: Creative Commons Attribution Share-Alike 3.0 Unported

La tecnologia è ormai entrata nelle nostre vite in una varietà di forme, influenzando la ricerca scientifica e la medicina, suggerendo nuovi sistemi di sicurezza, strategie di modificazione del clima, prestandosi alla salvaguardia dell'ambiente. E facendo sorgere una quantità di domande sui limiti, sui rischi, sul futuro di quest'influenza. Come modificheranno i robot il mondo del lavoro? E dove ci sta portando l'intelligenza artificiale? Può il digitale conciliare una maggior efficienza con la salvaguardia dell'ambiente e le esigenza della persona?

Il rischio della comunicazione del rischio

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Da un ponte che crolla a un virus emergente, dall'inquinamento in città alle alluvioni, passando attraverso l'ampio campo scientifico in cui fioriscono le novità tecnologiche e biomediche, con il rischio ci confrontiamo continuamente. Viviamo in quella che il sociologo tedesco Ulrich Beck ha chiamato, in un libro del 1986 che avrebbe fatto epoca, la "società del rischio", un rischio che si fa ubiquo nel discorso pubblico e in grado di influenzare anche le generazioni future.

Chi ha paura di CRISPR?

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Quando si parla di editing del genoma l'attenzione è sempre alta. E oggi parlare di editing del genoma significa parlare di CRISPR, una tecnologia che ha suscitato enormi entusiasmi quando è stata messa a punto.