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Covid-19/

Michele Di Mascio

È un ricercatore Italiano che vive e lavora negli Stati Uniti da vent'anni. Bioingegnere e biologo, i suoi studi sull’AIDS hanno contribuito a far luce sulla distribuzione quantitativa nel corpo delle cellule CD4, target del virus del HIV, attraverso tecnologie di imaging su modelli di primati non-umani. Dopo aver concluso il PhD in Farmacologia presso l’Istituto Mario Negri, si è trasferito negli Stati Uniti nel 1999; ha lavorato presso il Laboratorio Nazionale di Los Alamos, New Mexico, e nel 2003 si è trasferitop a Washington, District of Columbia, USA, dove lavora tuttora presso l’Istituto Nazionale di Sanità statunitense.

Antivirali: fondamentali nella prossima fase della pandemia

I farmaci antivirali potrebbero essere uno strumento fondamentale per affrontare la prossima fase della pandemia, quella che sarà caratterizzata dall’emersione di nuove varianti virali. Gli antivirali ad ampio spettro, come il molnupiravir, sono stati identificati quando i virologi dei coronavirus hanno compreso che il gene della polimerasi, la macchina fotocopiatrice del virus, risulta molto conservato nel processo di speciazione dei virus a RNA. La pressione immunitaria agisce, infatti, soprattutto sul gene della proteina spike virale, il target dei vaccini, mentre nessuna pressione dovrebbe agire sul gene della polimerasi virale. In più gli antivirali perdono di efficacia quando somministrati troppo tardi dopo l’infezione e dunque potrebbero essere particolarmente utili per le persone “consapevoli” di essere state esposte al virus. Questo è quello che avviene per i contagi domestici, che sono un driver importante dell’epidemia di COVID-19.

Crediti immagine: Marco Verch / Flickr. Licenza: CC BY 2.0.

In molti paesi, il decorso dell’epidemia da SARS-CoV-2 conferma nella sostanza le previsioni formulate dal gruppo di epidemiologi della University of Hong Kong coordinato da Joseph Wu, in un articolo pubblicato su Lancet già alla fine del mese di gennaio 2020: senza distanziamento sociale e mascherine, si sarebbe infettato più del 50% della popolazione in pochi mesi.

Quarantena fuori casa e accelerazione sui farmaci

Lavoratori preparano i letti al centro congressi di Wuhan, riconvertito in ospedale da campo [via China Daily].

È stata presentata ad Harvard l’analisi statistica su un campione di 26mila contagi nella città di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia. Dai dati sulle incidenze (il numero di nuovi contagi al giorno), avevamo già appreso nelle scorse due settimane che dall’inizio della quarantena, in tutta la Cina, sono trascorsi 12 giorni prima di osservare un abbassamento della curva delle incidenze (dal 23 gennaio al 5 febbraio). Auspico, come tanti altri, un esito simile invocando un parallelismo dinamico.