Covid-19/

Una visione sistemica per affrontare le pandemie e le loro conseguenze

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La tempesta sanitaria mondiale, emersa con l’attuale pandemia da virus Sars-Cov-2, esprime la quintessenza di una crisi ecologica e sanitaria convergenti, che ha colpito inesorabilmente tutti gli stati, in particolare il nord dell’Italia. Faccio quest’affermazione da osservatore e studioso di sistemi complessi, che evidenziano le contraddizioni di uno sviluppo economico che tende a enfatizzare una modernità tecnologica, per giustificare uno sfruttamento indiscriminato e senza limiti del capitale naturale, con gravi compromissioni degli ecosistemi e dei presupposti biologici della salute globale.

Diversi scienziati sostengono che le malattie infettive emergenti saranno sempre più frequenti perché collegate alla devastazione violenta e veloce di ecosistemi, causata dalla pressione esercitata dalla nostra specie. Altri scienziati e ricercatori, sorpresi dalla tempesta sanitaria, ritengono che siamo in guerra e sappiamo ancora poco del virus Sars-Cov-2. Dato che i sistemi fisici, biologici e sociali sono intimamente connessi e interdipendenti, può succedere che diversi virus, a seguito di perturbazioni antropiche degli habitat delle specie selvatiche ospiti, riescano a fare il salto di specie verso l’uomo, produrre mutazioni e mettere in ginocchio la vita sociale ed economica dell’intero pianeta. Un evento paradossale, che dimostra la fragilità umana e delle imponenti strutture tecnologiche e sociali di cui facciamo vanto.

Salute globale

Nell’ammissione di una presunta guerra scatenata dalla pandemia, credo che la conoscenza, la ricerca e le attività istituzionali non le si debbano solo limitare alla pur decisiva identificazione genetica del virus, come pure alla identificazione dei contagiati e allo sviluppo di un possibile vaccino. Queste sfide si devono accompagnare a ricerche e misure preventive su scala più vasta, indirizzate ai determinanti primari della pandemia. In uno studio pubblicato nel 2008 su Nature, realizzato dalla Zoological Society di Londra, gli autori affermano:

Le zoonosi di origine selvatica rappresentano la più consistente e crescente minaccia alla salute della popolazione mondiale tra tutte le malattie emergenti (...) le nostre scoperte rendono evidente l’ineludibile necessità di monitorare lo stato di salute globale e identificare nuovi patogeni potenzialmente trasmissibili all’uomo dalla fauna selvatica come misura preventiva nei confronti delle future malattie emergenti

Di poche settimane fa è la notizia del governo cinese di vietare il commercio di animali selvatici vivi; un provvedimento adottato anche in passato a seguito dell’epidemia di SARS del 2002 ma, in seguito, inspiegabilmente revocato.

Un aspetto fondamentale della ricerca e delle attività istituzionali dovrebbe concentrarsi sulle dinamiche che s’instaurano a livello ambientale ed ecosistemico, attivate da azioni e da relazioni sociali, politiche ed economiche, accelerate dagli imponenti flussi commerciali della globalizzazione. Al riguardo, dobbiamo costatare che è ancora poco valorizzato il lavoro prodotto dalla task force ambiente e salute dei 53 stati della Regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un prezioso lavoro che tende a coniugare i diversi aspetti delle politiche sanitarie e ambientali, per armonizzare le decisioni su problematiche complesse.

Altrettando poco valorizzato il contributo e l’indirizzo proposto dalla Conferenza delle parti per l’attuazione della Convenzione per la Biodiversità, che riconosce il valore dell'approccio One Health per affrontare la questione trasversale della biodiversità e della salute umana, come approccio che integra le complesse relazioni tra uomo, microrganismi, animali, piante, agricoltura, fauna selvatica e ambiente, promuovendo una visione sistemica della salute per affrontare i rischi potenziali che hanno origine all’interfaccia tra la salute umana, quella degli ecosistemi e degli ambienti antropizzati.

Prevenzione ambientale e sanitaria

Evidenziare il ruolo della prevenzione primaria e della sanità pubblica, in particolare nella gestione del rischio delle malattie infettive emergenti e delle zoonosi pandemiche può fornire elementi strategici per individuare le misure per potenziare la resilienza dei sistemi di prevenzione ambientale e sanitaria. Tutto ciò presuppone una visione sistemica, la conoscenza e l’applicazione di modelli complessi, attraverso cui costruire e integrare le conoscenze e, nello stesso tempo, sviluppare consapevolezza sull’interdipendenza di molteplici fattori, per lo sviluppo delle politiche sanitarie, ambientali ed economiche a livello globale.

Alla luce di quanto emerge credo che governare la complessità della drammatica pandemia Covid-19 non è e non sarà semplice; ancora più difficile e imprevedibile sarà il governo dei suoi esiti e delle successive fasi a livello di programmi e di strategie sanitarie, ambientali, economiche e politiche.

In conclusione, l'emergenza Coronavirus può insegnarci molto e lo farà sicuramente. Essa nasce da una società globalizzata, che non può più avere la pretesa di continuare ad affrontare problemi complessi con metodi semplicistici, perseverando nella separazione delle parti scientifiche e di quelle istituzionali, perseguendo uno sviluppo economico insostenibile e in contrasto con la salute umana e planetaria.

 

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Sono passati ormai cinque mesi da quando il SARS-CoV-2 è stato per la prima volta identificato nel dicembre 2019 in Cina. Uno degli sforzi della comunità scientifica è stato quello di identificare un test diagnostico sensibile e specifico da utilizzare sia in fase di screening nei soggetti asintomatici, sia nei pazienti sintomatici sia durante la convalescenza con lo scopo di identificare i pazienti guariti e potenzialmente immuni (1).

Figura 1. Uso dei test Covid nelle varie fasi.