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Le basi scientifiche del piano Fit for 55

La Commissione Europea ha presentato Fit for 55, un pacchetto articolato di misure progettate per permettere l’ottenimento degli obiettivi intermedi e finali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. I provvedimenti proposti sono accompagnati da impact assessment, studi che misurano l’efficacia delle misure proposte e il loro impatto ambientale, economico e sociale, fornendo la base tecnico-scientifica per le scelte proposte: Andrea Tilche, per vent'anni alla Commissione Europea, spiega la metodologia con cui vengono elaborati e i possibili punti di debolezza.

Crediti immagine: Thomas Richter/Unsplash

In seguito alla definitiva approvazione della legge europea sul clima che fissa nella legislazione ambientale l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica nell’Unione Europea entro il 2050 – passando al 2030 attraverso una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 - la Commissione Europea ha presentato Fit for 55, un pacchetto estremamente articolato di misure progettate per permettere l’ottenimento degli obiettivi intermedi e finali.

La copertura mediatica dei chirotteri ai tempi di Covid-19

Uno studio ha indagato quanto la pandemia abbia influenzato la trattazione sui media e le ricerche internet sui pipistrelli, evidenziando una forte covarianza tra questi e Covid-19. L’attenzione dedicata ai chirotteri durante la pandemia, però, può rappresentare un rischio alla conservazione di questi animali, che pure svolgono un ruolo ecologico fondamentale.

Crediti immagine: Kelly Sikkema/Unsplash

La pandemia di Covid-19 ha portato con forza l’attenzione sul rapporto che abbiamo con gli animali: per esempio, ha riacceso il dibattito sull’importanza della gestione del territorio e le conseguenze per gli animali selvatici, ha fatto riflettere sul commercio di questi ultimi e i rischi che comporta, anche per quanto riguarda le specie domestiche, evidenziando i rischi connessi agli allevamenti. C’è un gruppo di animali che, in particolare, ha attirato l’interesse pubblico: si tratta dei chirotteri.

Pipistrelli più grossi e meno longevi a causa del riscaldamento globale

Uno studio di lungo termine dimostra che, in risposta al riscaldamento globale, il vespertilio di Bechstein, un chirottero europeo vulnerabile all'estinzione, sta aumentando di dimensioni, e questo comporta una minore sopravvivenza. Un esempio dei tanti modi in cui il cambiamento climatico può alterare gli adattamenti delle specie e influenzarne la sopravvivenza.

Nell'immagine: un vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii). Crediti: Gilles San Martin/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Che il riscaldamento globale comporti modifiche del clima, eventi estremi e alterazioni delle caratteristiche degli habitat, costringendo specie animali e vegetali a spostarsi, adattarsi o perire è cosa ormai risaputa. Meno risaputo ai più è però il fatto che i cambiamenti climatici in corso possano alterare la morfologia degli animali.

Rifiuti marini: quante e quali soluzioni?

La plastica rappresenta il rifiuto più comune che troviamo nei nostri mari, ma vi sono anche altri materiali, meno studiati, quali il vetro e il metallo, per citarne alcuni. Tutti questi materiali costituiscono il marine litter, la spazzatura marina. Chiara Gambardella racconta cosa si può fare per mettere un freno al continuo aumento di questi rifiuti in mare, facendo riferimento al lavoro "Global assessment of innovative solutions to tackle marine litter", da poco uscito su Nature Sustainability, di cui è coautrice.

Immagine: Pixabay.

Dagli anni 50 a oggi, la produzione di rifiuti e in particolare di plastica è aumentata esponenzialmente: si è passati da pochi milioni di tonnellate nel 1950 a più di 300 milioni di tonnellate negli ultimi anni. Attualmente circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti vengono riversati ogni anno nell’ambiente.

Comunità energetiche e cittadinanza attiva

Le comunità energetiche, una delle misure contenute nel pacchetto per l’energia pulita cui l’Europa si affida per raggiungere i suoi obiettivi a lungo termine, mirano a favorire la transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici di comunità costituite da cittadini e imprese locali, promuovendo al tempo stesso la diffusione di competenze, consapevolezza e accettazione delle tematiche energetiche sostenibili tra la popolazione. Ripercorriamo la normativa in materia e gli obiettivi delle comunità energetiche.

Crediti immagine: Pexels/Pixabay

La sfida della transizione energetica ha portato a rivedere il modello stesso di produzione e consumo della nostra società, che negli ultimi anni si è tradotto con una maggior attenzione verso il territorio e la decentralizzazione dei beni nelle aree extra-urbane. Un cambio di prospettiva, che attraverso un approccio bottom-up mette in atto azioni territoriali con un maggior coinvolgimento dei cittadini, unendo soluzioni tecnologiche di efficientamento energetico e decarbonizzazione a benefici socioeconomici significativi.

Primo elenco di indicatori nazionali d’impatto dei cambiamenti climatici: il rapporto SNPA

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale ha elaborato 50 indicatori nazionali e regionali per misurare l'impatto dei cambiamenti climatici sul territorio nazionale, alcuni dei quali necessitano di dati non ancora disponibili. Inoltre, per agevolare l'utilizzo di indicatori di questo tipo, sono stati individuate dodici buone pratiche sul territorio nazionale e non solo.

Immagine: Pixabay.

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) ha da poco pubblicato e presentato il primo Rapporto sugli indicatori di impatto dei cambiamenti climatici in Italia. Nel rapporto vengono per la prima volta elaborati degli indicatori che cercano di quantificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali e umani, tra cui la salute, l’economia e le infrastrutture.

Per essere sostenibile l'agricoltura deve essere di precisione

Il DDL 988, approvato dal Senato e ora in attesa di approvazione alla Camera, assegna ruoli e futuri finanziamenti all'agricoltura biodinamica, i cui benefici per la collettività non sono supportati da evidenze scientifiche. In una recente pubblicazione della European Court of Auditors si legge che sebbene oltre un quarto di tutta la spesa agricola dell'UE nel periodo 2014-2020 sia stata destinata a misure per contrastare il cambiamento climatico, le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall'agricoltura non sono comunque diminuite dal 2010. Questo è accaduto perché sono state finanziate attività a basso potenziale di mitigazione del clima senza incentivare invece pratiche di provata efficacia scientifica, come i metodi dell’agricoltura di precisione. Il potenziale di questi metodi è elevato e si fonda su solide basi scientifiche. Su quali basi possiamo invece affermare che i metodi biodinamici siano più sostenibili di altri? Non dovremmo, forse, procedere con i dovuti approfondimenti scientifici per garantire obiettività, imparzialità e impersonalità, in modo che le decisioni non vengano influenzate dai sentimenti personali, dalla scala di valori e dalle credenze o peggio ancora da conflitti d’interesse? Gli studi sulla maggiore sostenibilità dell'agricoltura di precisione sono pubblici e i legislatori dovrebbero utilizzarli per costruire una legge sull’agricoltura che abbia a cuore l’ambiente, le aziende e i consumatori.

Nell'immagine il monitoraggio di piante di avocado. Credit: Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.

In queste ultime settimane ho seguito con attenzione e crescente preoccupazione gli esiti del DDL 998 sull’agricoltura biologica e biodinamica approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, con tutto il dibattito che ne è seguito. A mio avviso, il messaggio pubblico che passa è che il biodinamico, pur rientrando nella grande famiglia del biologico e avendo potenzialmente gli stessi effetti del biologico, richiede in ogni caso una propria specificazione e dignità.

Mi chiamo Bill e vi dico io come salvare il Pianeta

In Clima, come evitare il disastro (La nave di Teseo, 2021), Bill Gates offre una mappa di come imbarcarci nella lotta alla crisi climatica: la recensione di Luca Carra.
L’articolo, in forma leggermente ridotta, è stato pubblicato da L’Indice, numero di luglio 2021.

Crediti immagine: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Se un miliardario si occupa di clima serpeggia il sospetto che lo stia facendo per chissà quali reconditi motivi. Il fatto poi che il suddetto miliardario sostenga società impegnate nello sviluppo di nuove soluzioni verdi trasforma il sospetto in condanna. Rimane il fatto che Clima, come evitare il disastro (La nave di Teseo, 2021) sia un libro ben argomentato e altrettanto ben scritto.

Mitigare gli impatti della crescita demografica: salute riproduttiva ed emancipazione femminile

Per ridurre gli impatti della crescita demografica bisogna agire laddove le proiezioni indicano che sarà più concentrata, cioè specialmente nei paesi ancora poveri. Le soluzioni da utilizzare non sono antidemocratici controlli delle nascite ma strutturati investimenti in istruzione e ricerca, anzitutto per fornire maggiore consapevolezza sessuale e metodi contraccettivi moderni a tutti, in particolare alle donne.

Immagine: Pixabay.

Nell’articolo Un pianeta affollato a Sud e invecchiato a Nord abbiamo visto quanto la crescita demografica si sia concentrata in Asia nel recente passato e si concentrerà ora prevalentemente in Africa; nell’articolo Crescita demografica: siamo troppi per clima e risorse? abbiamo considerato l’impatto della crescita demografica s

Come cambierà il clima in Europa? Le correnti nel Nord Atlantico sembrano fornire la risposta

I modelli previsionali climatici forniscono stime diverse sul possibile riscaldamento terrestre nei prossimi anni: da un minimo di 1,5°C a oltre 4,5°C. Ma da cosa dipendono queste differenze? Per quanto riguarda l’Europa, in un recente studio pubblicato su Nature Communications, un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR e del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino, guidato da Katinka Bellomo, individua la causa nelle correnti del Nord Atlantico: a seconda di quanto queste diminuiscono, infatti, si potrà avere un maggiore o minore aumento della temperatura in Europa.

Crediti immagine: Michael Pritchard/Unsplash

Gli scienziati sono concordi nell’affermare che il clima si stia surriscaldando per via dei gas serra: dall’inizio del secolo, la temperatura media a livello globale è già aumentata di circa 1°C. Tuttavia, i modelli climatici utilizzati per fare previsioni sul clima del futuro non sono precisi su quanto in totale ci si possa attendere che la Terra si riscaldi.

Biodinamico: se la politica perde i riferimenti della realtà

Il DDL 988, approvato dal Senato il 20 maggio scorso e ora in attesa di essere discusso alla Camera, ha suscitato le critiche della comunità scientifica riguardo alla proposta di equiparare le pratiche dell'agricoltura biodinamica a quelle biologiche. Anche l'Accademia dei Lincei si è schierata contro, con un comunicato molto duro in cui chiede alla Camera di evitare che "pratiche basate su insensate credenze esoterico/astrologiche che sembrano uscite da un trattato di stregoneria" vengano finanziate dai cittadini di un paese che fa parte del G8 e ora presiede il G20. Ma, denuncia Rino Falcone, il sostegno dell'agricoltura biodinamica denuncia l'affermazione di un pensiero post-scientifico che si materializza nelle parole di Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food, in un recente commento "è il lavoro contadino che sfama il mondo, e non la scienza, che deve quindi essere supporto e non egemonia". 

Immagine di Pixabay.

Pochi giorni fa, il 13 giugno 2021, la Commissione Ricerca dell’Accademia dei Lincei, con un atto assai irrituale rispetto alle cautele che sempre ne hanno caratterizzato la propria azione, si è pronunciata con un comunicato durissimo nei riguardi del DDL 988 approvato dal Senato della Repubblica il 20 maggio e che norma l’agricoltura biologica inserendo però nella Legge anche una equiparazione con la cosiddetta “agricoltura biodinamica”.

La Natura esiste: si chiama biodiversità e va messa al centro delle politiche

Biodiversità è sinonimo di ecosistemi che funzionano, e quindi di servizi ecosistemici: dalla qualità dell’aria e delle acque, alla prevenzione di pandemie, alla produttività economica. Il 2020 ha segnato il termine della decade della biodiversità, il piano strategico globale della Convention on Biological Diversity delle Nazioni Unite, articolato in cinque traguardi e 20 target, mirati a una riduzione dell’impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020: di questi, solo dieci sono stati parzialmente raggiunti e la situazione è statica o addirittura peggiorata per molti aspetti riguardanti la biodiversità.
La Strategia europea per la biodiversità per il 2030 ha come obiettivo assicurare una ripresa della biodiversità in tutti gli stati membri, agendo sui molti fronti aperti, dall'estensione e l'effettiva tutela delle aree protette alla scelta di strategie agricole sostenibili, dal ripristino del suolo alla gestione delle specie aliene invasive.

Crediti immagine: Chris/Unsplash

Il 2020 ha segnato il termine della decade della biodiversità, il piano strategico globale della Convention on Biological Diversity (CBD) delle Nazioni Unite, articolato in cinque traguardi e 20 target, gli Aichi target, mirati a una riduzione dell’impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020. Il report Global Outlook on Biodiversity 5 mostra chiaramente che, su 20 target, solo in dieci casi c’è stato un parziale raggiungimento degli obiettivi, mai completamente raggiunti.

Caldo: più di un terzo dei decessi sono causati dalle attività umane

L'aumento delle temperature medie durante le stagioni calde è una delle conseguenze del cambiamento climatico. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Climate Change, che ha analizzato quasi trent'anni di dati giornalieri su temperatura e mortalità, quasi il 40% delle morti associate al caldo in circa 700 località del mondo tra il 1991 e il 2018 sarebbero state causate dalle attività umane. In termini assoluti, le morti osservate durante le stagioni calde sono state 1 670 000, di cui circa 26 000 causate dal caldo e fra queste quasi 10 000 sarebbero di origine antropica. L'Europa  centrale e meridionale sono le zone più vulnerabili, ma l'impatto del caldo sulla mortalità è notevole anche in paesi meno vulnerabili ma in cui gli effetti del cambiamento climatico sono già molto importanti, come per esempio il Paraguay. Nell'immagine una piazza di Montreal durante l'ondata di calore del 2011. Fonte: Nicolas Longchamps / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

Quasi diecimila morti avvenute durante le stagioni calde tra il 1991 e il 2018 in circa 700 località distribuite in 43 paesi del mondo sarebbero attribuibili all’aumento delle temperature medie causato dall’attività umana, circa lo 0,6% del 1 670 000 decessi registrati in totale e quasi il 40% dei circa 26 000 associati al caldo.

La natura non esiste

Il fast food è il male? Senz’altro, ma l’alternativa non è il ritorno al giardino roussoviano immunizzato alla tecnica: è semmai una natura trasformata da una scienza e una tecnologia ancora più sofisticate, sostenibili, efficienti. 

Crediti immagine: Henry Be/Unsplash

La natura non esiste, non esiste quel che ci passa per la testa ogni volta che la nominiamo, pensiamo a madre terra, al buono dei suoi frutti e al bello della sua armonia. Non che sia necessariamente matrigna, semplicemente non è.

C’è veramente un problema di scienza in agricoltura?

La recente approvazione del DDL 988 parifica agricoltura biologica e biodinamica. Ma l’assioma che la sostenibilità in agricoltura sia rappresentata esclusivamente dall’agricoltura biologica e anche biodinamica è sbagliato, oltre che offensivo per chi fa agricoltura in modo consapevole, limitando l'inquinamento dell’ambiente e garantendo accesso al cibo e sicurezza del consumatore.

Crediti immagine: Clay LeConey/Unsplash

Le scienze agrarie sono complesse e ampiamente interdisciplinari e hanno l’obiettivo di garantire l’accesso al cibo sicuro nel rispetto dell’ambiente e del consumatore. Le conoscenze agronomiche sono alla base dello sviluppo delle pratiche di coltivazione che si sono evolute continuamente da quando l’uomo da cacciatore-raccoglitore è diventato agricoltore (neolitico) arrivando a sfamare una percentuale sempre più elevata della popolazione mondiale che all’inizio di questo secolo ha superato i sette miliardi di persone.

Il ruolo del sistema finanziario nella transizione ecologica

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale. In un articolo pubblicato la scorsa settimana su Science, un gruppo di economisti ha proposto un approccio per combinare un modello di rischio climatico finanziario con gli Integrated Assessment Model (IAM), i modelli usati da organizzazioni come l’IPCC o l'IEA per delineare i possibili scenari di transizione e informare le decisioni politiche. Abbiamo parlato con due degli autori della proposta, Stefano Battiston, dell'Università di Zurigo e Ca' Foscari Venezia, e Irene Monasterolo, dell'Università di Vienna.

Nell'immagine: la borsa valori di San Paolo in Brasile, elaborazione di Scienza in rete.

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale.

Perché irrobustire e non alleggerire le valutazioni preventive di impatto ambientale e sanitario

Tra le riforme all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale. Una semplificazione di questa procedura viene proposta come un requisito fondamentale per accelerare l'attuazione dei progetti previsti dal Piano, ma il rischio è quello di indebolirne la funzione. Per evitarlo gli autori suggeriscono di rendere queste valutazioni più efficienti e veloci sviluppando una sinergia con le valutazioni di impatto strategico, tenendo sempre alta l'attenzione sugli aspetti che riguardano la salute delle popolazioni che abitano nelle aree interessate.

Immagine: pix4free.

Tra le riforme della Pubblica Amministrazione all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale, abbreviata con l’acronimo VIA, individuata come “collo di bottiglia” sia a livello di statale (che interessa le opere più rilevanti) che regionale (che interessa opere di competenza regionale). Questa riforma si inserisce tra quelle finalizzate a semplificare e accelerare le procedure direttamente collegate all'attuazione del PNRR e quindi, nelle intenzioni del Governo, da attuarsi in tempi rapidi.

Trasformare drasticamente il settore energetico per azzerare le emissioni nel 2050

Zero investimenti nelle fonti fossili (petrolio, gas e carbone) dal 2022, accelerazione su rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, e riduzione del consumo energetico, questa la strada per azzerare le emissioni nette entro il 2050 secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Presenti, anche se meno che negli scenari IPCC, anche bioenergie, idrogeno e cattura e stoccaggio di carbonio.

Immagine: Pixabay.

Nel 2050 due terzi dell’energia globale e quasi il 90% di quella elettrica dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. Tra queste, solare ed eolico dovranno avere un ruolo centrale, generando il 70% dell’energia elettrica. Per farlo la capacità del solare fotovoltaico dovrà aumentare di 20 volte nei trent’anni che abbiamo davanti e quella dell’eolico di 11 volte. Fatta eccezione per i progetti già approvati nel 2021, non è previsto lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio o gas né la costruzione di nuove centrali di energia a carbone senza sistemi di abbattimento delle emissioni.

Adattamento ai cambiamenti climatici: a che punto siamo?

L’Italia è al passo coi tempi sul piano dell’adattamento ai cambiamenti climatici? Lo abbiamo chiesto a Sergio Castellari, che ci ha riportato lo stato dell’arte, anche al livello europeo, in ambito di adattamento climatico, dalle importanti soluzioni “basate sulla natura” ai traguardi ancora da raggiungere.

Immagine: Pixabay.

L’Italia è tra i paesi europei più sottoposti al rischio climatico, trovandosi nel bacino del Mediterraneo; tuttavia, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, non è ancora al passo nel processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

Prove, non opinioni, per affrontare la complessità ambientale della sindemia

Sui risultati scientifici si registrano quotidianamente interpretazioni sbagliate o strumentali. Le difficoltà interpretative e comunicative diventano più acute quando si passa dalla semplice descrizione dei fenomeni alla ricerca delle cause che li hanno generati: il doppio caso delle cause delle malattie infettive, come Covid-19, e di quelle non trasmissibili, come quelle attribuite all’inquinamento, pare calzare a pennello e mi ci soffermerò fatta una breve premessa.

Mettiamo davvero la biodiversità nell’agenda di governo

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare diventa Ministero della Transizione ecologica. Mario Draghi nel suo discorso al Senato nomina esplicitamente la biodiversità. Sarà necessario un impegno concreto, nel sostegno alle attività di tutela, monitoraggio e ricerca, che nel nostro Paese soffrono di una cronica mancanza di fondi adeguati.

Nel suo discorso al Senato , tra le priorità e le linee di azione del nuovo Governo, il neo presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ha a più riprese nominato l’intenzione di dare una attenzione alle politiche ambientali.

Facciamo il punto sulle foreste con Giorgio Vacchiano

Le foreste regolano gli ecosistemi, proteggono la biodiversità, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, da cui la nostra esistenza dipende. Eppure la deforestazione e la frammentazione degli habitat continuano, anche se hanno subito un lieve rallentamento. Parole d’ordine per il futuro sono: gestione sostenibile, ripristino e protezione.

Crediti foto: J. Menke -Pexels

Dal  1990 ad oggi oltre 420 milioni di ettari di foresta sono andati persi nel mondo a causa della deforestazione. Questa la stima della FAO, pubblicata nel rapporto “Global Forest resource assessment”.

La salute del Mar Mediterraneo

Secondo la strategia marina europea, entro il 2020 si sarebbe dovuto raggiungere un buono stato di conservazione dei mari europei, obiettivo purtroppo  ancora lontano. Tantissime le minacce alla biodiversità, inquinamento, pesca intensiva e catture accidentali. Ma come stanno oggi i mammiferi e gli uccelli che popolano il Mediterraneo?

Uno zifio nel santuario Pelagos. Crediti foto: Fondazione CIMA

Il Mar Mediterraneo  rappresenta appena lo 0,7% della superficie marina globale, ma si stima che ospiti circa il 10% delle specie marine 1. Proprio per la ricchezza delle sue risorse, sono molte le attività economiche che da esso dipendono: pesca, turismo, produzione di energia rinnovabile e non. La crescita delle pressioni antropiche è sempre crescente, per il Mediterraneo e in generale per tutti i mari.

Cinquanta sfumature di greenwashing

La pratica del greenwashing rappresenta ancora uno dei principali ostacoli alla transizione ecologica: è stato ed è usato da molte aziende che vogliono nascondere le loro attività ambientalmente dannose - soprattutto quelle legate ai combustibili fossili - sotto uno strato di apparente e quindi solo superficiale sostenibilità.

Immagine: Pixabay License.

Gli esordi del greenwashing

Il greenwashing rappresenta la pratica aziendale di mostrarsi attenti alla sostenibilità per nascondere un discutibile impegno per la salvaguardia ambientale. L’articolo «The troubling evolution of corporate greenwashing» del quotidiano britannico The Guardian ne ripercorre alcune tappe mettendone in luce gli aspetti più torbidi.

Auguriamoci un futuro con tanta chimica

La ricerca chimica è indispensabile per fornire all’umanità gli strumenti necessari alla transizione energetica. 

Immagine: Pixabay License.

Una battuta, che si trova spesso navigando nei canali social della nerd-culture, recita: «Fidati dei chimici, hanno tutte le soluzioni». Se non si coglie immediatamente il doppio significato della parola «soluzioni», questa può sembrare anche una frase altezzosa e superba, ma nasconde una dose di verità. La chimica è scienza centrale, ponte di collegamento tra le scienze fisiche e le scienze applicate e certo non stupisce che alcuni dipartimenti universitari includano la chimica nelle scienze della vita.

Non solo dati, la crisi climatica va dipinta, raccontata, cantata

Raccontare la crisi climatica serve per immedesimarsi, per vivere le emozioni dei ricercatori, ma anche delle persone che vivono le conseguenze o rendere tangibili gli scenari futuri; questo non solo con le parole, ma anche con le immagini e l’arte.

Immagine: «Sunset» Turner, Wikimedia Commons.

Gli indizi nel passato

Testimoni e narratori attivi del cambiamento climatico. Ecco cosa si sono ritrovati a essere, forse inconsapevolmente, molti pittori e letterati nel corso della storia. Molti quadri, databili tra il XV e il XIX secolo, presentano infatti nei loro paesaggi indizi di questi cambiamenti.

Quanto fanno male le pallottole al piombo

Un nuovo regolamento europeo vieta l’utilizzo delle munizioni al piombo per la caccia nelle zone umide in tutto il territorio dell’Unione, un importante primo passo avanti per la tutela degli uccelli. Ma quali sono gli effetti del piombo sulla biodiversità, e perché è importante vietarne l’utilizzo?

Foto Kev Kindred-Unsplash

Un’importante conquista per la conservazione degli uccelli: il Parlamento Europeo ha appena votato a favore di un regolamento per bandire l’utilizzo di munizioni al piombo per la caccia nelle zone umide.

Lo stato di salute della biodiversità

La biodiversità globale continua a diminuire. Lo confermano con dati alla mano due importanti report, il Living Planet Index del WWF e il Global biodiversity outlook della Convention on Biological Diversity. Ma siamo in tempo per invertire il trend, abbandonando, dicono gli esperti, il concetto di business as usual.

Crediti immagine: Geran de Klerk/Unsplash

Il 2020, l’anno che passerà alla storia come l’anno della pandemia, doveva essere un anno dedicato alla biodiversità. Segna infatti il termine della decade della biodiversità, un piano strategico globale, siglato nell’ambito della Convention on Biological Diversity delle Nazioni Unite (CBD) articolato in cinque traguardi e 20 target, gli Aichi target, mirati a una riduzione dell’impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020.

Ripuliamo l'oceano urbano

Secondo una stima recente, utilizziamo circa 32 mila km2 di mare in porti, piattaforme petrolifere, eolico offshore e altre infrastrutture; superficie destinata ad aumentare con gli anni. Come rendere sostenibile lo sfruttamento del mare? Con infrastrutture ibride tra ingegneria e natura, quindi, avendo coraggio e facendo investimenti.

Oceano urbano. Tutti i mari e gli oceani del pianeta sono collegati in un’unica massa d’acqua ed è per questo che si parla di Oceano e non oceani. Ma perché urbano? Proprio perché indica quella parte di oceano che entra nelle nostre città, nella nostra vita quotidiana. A partire dalle coste su cui sorgono porti, spiagge e quartieri fino ad arrivare alle acque profonde dove estraiamo petrolio e gas, peschiamo o costruiamo parchi eolici offshore. Questo è l’oceano urbano ed è da sempre una parte integrante della nostra civiltà.

Sogni da “Recovery Fund”

Diversi documenti della Unione Europea sollecitano i governi a considerare come dalla crisi economica e sociale dovuta alla pandemia si possa uscire anche sfruttando le “opportunità” che la crisi ci ha fornito. Questo lo spirito del “Recovery Fund”, in gran parte “prestiti” da restituire con il supplemento della piccola “donazione”. L’utilizzo dei fondi implica cambiamenti sostanziali e una capacità di innovazione e di ritorno in termini di investimenti e di rilancio della economia; in caso contrario, si tratta di un nuovo debito che lasciamo ai giovani e alle generazioni future.

Il futuro della sostenibilità secondo l’Agenzia europea per l’ambiente

sentiero

La sostenibilità non è solo una questione ambientale, ma anche sociale, economica e istituzionale. Per pianificare il futuro bisogna tenere conto dell'impatto sulle risorse dell'invecchimento della popolazione, della comparsa di nuove tecnologie e di possibili strumenti economici.
L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha pubblicato un rapporto su questi temi: abbiamo intervistato uno degli autori, Giovanni Marin.

Licenza immagine: Pixabay License.

Il 24 giugno 2020, l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato un rapporto intitolato L'invecchiamento della popolazione, le tecnologie emergenti e la sostenibilità fiscale possono influenzare il percorso dell'UE verso un futuro sostenibile. Abbiamo contattato Giovanni Marin, uno degli autori, per porgli qualche domanda.

Vincenzo Balzani: tre transizioni per uscire dalla crisi ecologica e sociale

Non possiamo auspicare, uscendo dalla pandemia, di tornare alla situazione normale, quella caratterizzata dalla crisi ecologica e sociale. Sono tre le transizioni che Vincenzo Balzani, professore emerito di Chimica dell'Università di Bologna, membro dell'Accademia dei Lincei e coordinatore del comitato energiaperlitalia, ha individuato come necessarie per uscirne: energia, economia e, non ultima, cultura.

Crediti immagine: Gordon Johnson/Pixabay

Quella mattina ero l'ultimo a parlare e sulla tabella di marcia eravamo in ritardo. Per ragioni di tempo, ho pensato quindi di evitare l'introduzione del mio discorso, passando subito al dunque. In questo modo, sono poi riuscito a dire tutte le cose più importanti.

Green New Deal: se non ora quando?

La crisi da Covid-19 è già stata paragonata alla crisi climatica, e il paragone è appropriato. La pandemia però deve anche far accelerare la tanto attesa transizione ecologica: un Green New Deal è ormai inevitabile e la riorganizzazione del paradigma economico dovrà essere pretesa, visto che, ancora una volta, quest'ultimo ha esibito la sua inadeguatezza nel rispondere a non contemplati shock esterni.
Nell'immagine: la parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez di fronte al Campidoglio degli Stati Uniti. Credti: Senate Democrats/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

C’è chi ha già paragonato queste settimane di crisi da Covid-19 alla crisi climatica in atto: è un paragone appropriato. Il ruolo della scienza, della comunicazione e della politica sono pressocché analoghi, se non fosse per la scala dei tempi. La crisi climatica dovrà essere affrontata con la stessa volontà usata per la crisi da coronavirus, perché i poderosi effetti negativi si svilupperebbero su scala annuale e decennale (e non settimanale e mensile come per il virus) rendendo praticamente impossibile rimediare a danno avvenuto.

Invasione di locuste nel Corno d’Africa: parola d’ordine prevenire

L'invasione di locuste in alcuni Paesi africani sta già facendo enormi danni, e si stima abbia messo milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare. Ma da cosa dipende questo fenomeno? E soprattutto, si poteva prevenire?
Nell'immagine: una locusta Schistocerca gregaria, la specie responsabile dell'attuale invasione. Crediti: Amanda44/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0

Il cielo è scuro nel Corno d’Africa, tanto scuro da non poter più vedere il sole. Non si tratta di nuvole o di fumo, ma di milioni di insetti che si spostano in sciami devastando le coltivazioni. In questi mesi si sta infatti verificando un’invasione di locuste, la peggiore delle ultime decadi secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura).

Se si scioglie il permafrost

Il monte Zackenberg, nella Groenlandia orientale, si riflette nelle acque di un nuovo lago formatosi per il disgelo del permafrost. Crediti: Gustaf Hugelius

Un'analisi pubblicata su Nature a fine aprile suggerisce che i valori del rilascio di carbonio e di gas serra, come anidride carbonica e metano, a causa dello scongelamento del permafrost potrebbero essere stati fortemente sottostimati. Inoltre, i ricercatori evidenziano che circa il 20 per cento delle terre ghiacciate presenta caratteristiche che aumentano la possibilità di scongelamenti repentini, in un vero e proprio collasso del permafrost che causa frane, rapida erosione e drastico cambiamento del paesaggio. La repentina liquefazione del permafrost rilascia oltretutto una maggiore quantità di metano rispetto allo scioglimento graduale, per cui l’impatto sul clima terrestre potrebbe essere addirittura il doppio di quanto previsto dai modelli attuali.

Glifosato: dalla scienza al tribunale (e ritorno)

Macchina irroratrice della compagnia Chafer Machinery che spruzza glifosato su una coltivazione nel North Yorkshire in un soleggiato giorno di dicembre del 2014. Credits: Chafer Machinery / Flickr. Licenza:CC BY 2.0.

Il processo mediatico era stato celebrato a giugno del 2017 sui giornali di mezzo mondo, partendo dalle due inchieste pubblicate da Le Monde (qui e qui) sui cosiddetti Monsanto Papers

Farmoplant di Massa Carrara, trent'anni fa l'esplosione

Credit: Pexels Licenza: Pexel License.

Il 17 luglio 1988 alle ore 6:10 si verifica la prima di due esplosioni all'interno dell'impianto "Formulati Liquidi" della Farmoplant di Massa. Alle 6:15 si verifica la seconda esplosione di un serbatoio cilindrico in posizione orizzontale contenente 55.000 litri (dei quali 15.000 bruceranno) di Rogor in soluzione al 45% con cicloesanone, che provocherà l'incendio alle 6:20.

I danni da cambiamento climatico

Nella foto Saúl Luciano Lliuya, il contadino peruviano che vive a Huaraz, sotto un ghiacciaio che con il surriscaldamento si sta sciogliendo e rischia di travolgere la cittadina. Ha portato a giudizio Rwe, il colosso tedesco dell'energia, uno dei massimi produttori mondiali di anidride carbonica, perché paghi le spese per proteggere i suoi 120 mila abitanti. Credit: Agence France-Press.

I danni da cambiamento climatico

I fenomeni climatici istantanei e di breve durata - uragani e tifoni, trombe d’aria, inondazioni - sono divenuti, negli ultimi anni, sempre più frequenti e sempre più intensi. L’ammontare dei danni verificatisi nel 2017, considerando solo quelli economicamente valutabili, è stato stimato in 306 miliardi di dollari: il doppio dell’ammontare dell’anno precedente e assai superiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a 190 miliardi di dollari.

Mangiare insetti? Già lo facciamo

Grilli al Thai green curry - Credits: photo by Flavio Ensiki - Flick. Licenza: CC BY-SA 2.0.

Una recente indagine condotta su un campione di cittadini italiani dal Centro per lo Sviluppo Sostenibile (CSS) e l’Università IULM di Milano, ha evidenziato che più del 47% degli intervistati è favorevole alla liberalizzazione degli insetti per uso alimentare e che il 28% proverebbe a mangiarli. Dalle risposte ottenute, se si volesse tracciare un identikit “dell’italiano pro-insetti”, si otterrebbe una persona amante dei cibi etnici e dei viaggi, e rispettosa dell’ambiente.

Il futuro nelle microalghe

La crescita continua della popolazione mondiale e la parallela necessità di superfici da coltivare hanno portato la FAO a valutare nuove risorse sostenibili. Le alghe sono diventate così di grande interesse fra i ricercatori: facili da coltivare in zone desertiche o in contenitori sigillati, la loro particolare composizione rende queste piante acquatiche molto versatili.

Sei pronto a mangiare le meduse?

Moon jellyfish - Aurelia aurita - Credits: photo by Diego - Flickr - Licenza: CC BY-SA 2.0.

Meduse nel piatto, non più cibo del futuro, ma realtà. Cucinate da secoli in Asia, con l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2018 della nuova normativa europea 2283/2015 sui novel food nei prossimi mesi in Europa, Italia compresa, sarà possibile trovare nei menu dei ristoranti e nei supermercati anche questo prodotto ittico.

Ma quanto male fa lo smog?

'Inflation of lungs for still-born babies. Detail, two women, one holding a newborn baby and the other probably blowing air over the child through a pipe' . Credit: Wellcome CollectionCC BY

Se ancora ce ne fosse bisogno, studi recenti hanno confermato gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute, estendendosi progressivamente dai classici effetti respiratori e cardiaci a quelli cerebrali. Si dice spesso che negli ultimi decenni le concentrazioni di inquinanti siano scese. Dipende. Nel caso del particolato fine atmosferico (PM2.5) per esempio, questo non è vero. La concentrazione atmosferica globale di PM2.5 è infatti aumentata di 0.55 mg/m3/anno (2.1% all'anno) dal 1998 fino al 2012.

Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Roundup, Monsanto, 2/2015, by Mike Mozart of TheToyChannel and JeepersMedia on YouTube

Con questa lettera gli epidemiologi ed esperti di cancerogenesi ambientale Benedetto Terracini, Paolo Vineis, Annibale Biggeri e Franco Merletti hanno voluto rispondere all'articolo che la senatrice Elena Cattaneo ha pubblicato lo scorso 1° dicembre su La Repubblica titolata "Gli equivoci sul glifosato", in cui la staminologa avanzava dubbi sulla classificazione dell'erbicida come "probabile cancerogeno" stabilita dalla IARC di Lione, adombrando non meglio pr

Un centesimo a sigaretta contro la morte

Karl Witkowski - Their First Smoke, 1889 (da Wikimedia)

Recentemente la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha avanzato la proposta di un aumento delle imposte sui tabacchi, con lo slogan: una tassa contro la morte. E nel testo della Legge di Bilancio, attualmente all’esame del Parlamento, l’emendamento Art. 41-bis, di cui è prima firmataria la Senatrice Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità si prevede un aumento delle accise, tale da assicurare un gettito annuo non inferiore ai 600 milioni di euro da destinare alle cure oncologiche.

Per ridurre il fumo follow the money

L'andamento dei prezzi delle sigarette e della differenza fra la mediana dei prezzi e il prezzo minimo dallo studio di Fillipidis pubblicato da JAMA pediatrics.

Il governo francese si appresta ad alzare il prezzo dei pacchetti di sigarette, che con cinque incrementi progressivi da quest’anno al 2020 dovrebbero portare il costo a 10 euro. Un prezzo proibitivo, che potrebbe indurre molti a smettere una volta per tutte.

Nuovi dati su petrolio e salute in Val d’Agri

Mentre al teatro Argentina di Roma va in scena “Petrolio” di Ulderico Pesce, in cui l’attore e autore racconta la sua tragica “Lucania saudita”, nei paesi di Viggiano e Grumento Nova si svolge oggi un altro “spettacolo”, vale a dire la presentazione al pubblico dei risultati della VIS sul Centro Olio dell’alta Val d’Agri.

Resilienza e adattamento dopo le catastrofi

L'uragano Irma colpisce la Biscayne Bay a Miami il 10 settembre 2017. Credits: Wilfredo Lee / AP.

Come ormai saputo da sempre più persone, prevenire è meglio che curare e  l’invito a ricorrere alla prevenzione viene ripetutamente fatto l’indomani delle cronache di morti annunciate delle quali sono ricchi i mezzi di comunicazione.

Ischia, un terremoto da capire

Ischia, lunedì 21 agosto, ore 20.58. Un boato forte e secco, come un colpo di cannone, accompagna un movimento breve – pochi secondi – ma violento del terreno. Tra Casamicciola, nelle zone più lontane dalla costa, e nella parte alta di Lacco Ameno si registrano gravi lesioni a centinaia edifici e almeno 20 crolli. Muoiono due signore, i feriti sono una quarantina. Gli sfollati a tutt’oggi un numero indeterminato compreso fra 300 e 400.

L’elefante nella stanza del clima

The Elephant in the Room, Banksy. Foto di Bit Boy/Flickr.

Nella lingua inglese, l’“elefante nella stanza” è una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata: un pachiderma accoccolato nel salotto non rappresenterebbe solamente un evento insolito ma un fenomeno impossibile da ignorare se voi foste gli inquilini. Eppure, i miliardi di persone seduti sulla poltrona planetaria negli ultimi decenni hanno negato la presenza e la crescita serrata del nostro personale pachiderma demografico.

Safecast: una rete di volontari misura le radiazioni di Fukushima

Il gruppo di lavoro di Safecast. Credit: Safecast.

Una nube radioattiva non ha un odore, come il gas dei fornelli. Una nube radioattiva non ha colore. D’altra parte non è una nuvola per come la intendiamo. Sulle mappe, però, una nube radioattiva ha un colore: è rossa, arancio o gialla, a seconda dell’intensità della radiazione.

Equità, ambiente e salute vanno protetti insieme: il messaggio di Ostrava

 

Impianti delle acciaierie Dolní Vítkovice a Ostrava, nella Repubblica Ceca, oggi trasformate in un centro culturale e di aggregazione sociale. Credits: DolnioblastVitkovice.

La dichiarazione finale della Sesta conferenza interministeriale su ambiente e salute di Ostrava conclude i lavori di una conferenza a tutti gli effetti importante, ospitata dalla Repubblica Ceca a Ostrava, dal 13 al 15 giugno.

Contro le catastrofi conviene investire sui più poveri

Che le calamità naturali influenzino l'aumento della povertà, e in particolare che abbiano un impatto maggiore sulle popolazioni più povere, è noto. Meno noto è ciò che emerge da un recente rapporto della World Bank in occasione del meeting sul cambiamento climatico di Marrakech, è cioè che l'impatto reale di questi eventi avversi sul benessere delle popolazioni più povere è maggiore di quanto comunemente stimiamo.

Nuovo rapporto OMS: inquinamento oltre i limiti per 9 persone su 10

Ambient air pollution: A global assessment of exposure and burden of disease. World Health Organization, 2016

Qualche giorno fa l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato gli ultimi dati sull'inquinamento dell'aria, aggiornati a dicembre 2015, e ancora una volta l'allarme è netto: meno di una persona su 10 nel mondo respira un'aria che rispetta le più recenti linee guida in materia di inquinamento da PM10 e PM2.5.

Fukushima, verso l’anniversario

IAEA experts depart Unit 4 of TEPCO's Fukushima Daiichi Nuclear Power Station on 17 April 2013

IAEA experts depart Unit 4 of TEPCO's Fukushima Daiichi Nuclear Power Station on 17 April 2013 as part of a mission to review Japan's plans to decommission the facility. Photo Credit: Greg Webb / IAEA (fonte: Wikipedia)

L’11 marzo 2011 un sisma di magnitudo 9 e il conseguente tsunami hanno devastato una vasta area nella parte orientale dell’isola giapponese di Honshu, causando circa 20.000 morti. Il sisma e l’onda hanno colpito anche la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, gestita dalla Tokyo Electric Power Company, determinando il disastro nucleare più grave della storia del Giappone.

Viaggio per immagini in quel che resta di Chernobyl

Pripyet view - Panorama di una piazza di Pripyat, Ucraina, maggio 2010 (Bo Nielsen, aprile 2011)

Pripyet view - Panorama di una piazza di Pripyat, Ucraina, maggio 2010 (Bo Nielsen, aprile 2011)

C’è qualcosa di innaturale nell’intervento dell’uomo, consapevole o meno, sul delicato equilibrio dell’ambiente. Conseguenze estreme si possono osservare in seguito a quelle che comunemente definiamo ‘catastrofi ambientali’. Alcuni di questi effetti sono ben noti, quello che spesso può sfuggire e rischia di essere dimenticato, è che molti siti colpiti da disastri ambientali vengono costretti all’abbandono, diventando veri e propri “siti fantasma”.

I bambini di Chernobyl. E quelli di Tokyo

A child inspected in Fukushima prefecture, Japan

A child inspected in Fukushima prefecture, Japan

Ci assicurano che non sarà come Chernobyl, ma è già peggio di Three Miles Island. L'incidente ai quattro reattori di Fukushima impensierisce tutti tranne i fanatici. E se è vero che stiamo parlando di centrali vecchie, sono pur sempre centrali in uso. E' questo il nuclerae con cui abbiamo a che fare, questa la sua "realtà effettuale". Non vorremmo che ai bambini di Chernobyl si aggiungessero le malinconiche vacanze italiane dei "bambini di Tokyo".