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Chiara Gambardella

Biologa marina, è ricercatrice presso l'Istituto per lo Studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità dell'ambiente marino del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IAS). Laureata con lode presso l'Università degli Studi di Genova nel 2007, ha conseguito un Dottorato con il titolo di Doctor Europaeus presso l'Università degli Studi di Messina. Vincitrice di una borsa di studio del "l'Oreal Italia per le donne e la Scienza" nel 2011, ha conseguito un Master di II livello in "Controllo e Monitoraggio Ambientale" nel 2013. Dallo stesso anno lavora come biologa marina presso il CNR: nel dicembre 2018 è entrata di ruolo presso il CNR-IAS come ricercatrice a tempo indeterminato. La sua attività di ricerca si incentra sull'inquinamento marino e in particolare sullo studio e sugli effetti dei contaminanti emergenti (quali nanoparticelle, microplastiche) in ambiente marino. È autrice di più di 50 articoli scientifici su riviste internazionali e comunicazioni a congressi nazionali e internazionali.
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Rifiuti marini: quante e quali soluzioni?

La plastica rappresenta il rifiuto più comune che troviamo nei nostri mari, ma vi sono anche altri materiali, meno studiati, quali il vetro e il metallo, per citarne alcuni. Tutti questi materiali costituiscono il marine litter, la spazzatura marina. Chiara Gambardella racconta cosa si può fare per mettere un freno al continuo aumento di questi rifiuti in mare, facendo riferimento al lavoro "Global assessment of innovative solutions to tackle marine litter", da poco uscito su Nature Sustainability, di cui è coautrice.

Immagine: Pixabay.

Dagli anni 50 a oggi, la produzione di rifiuti e in particolare di plastica è aumentata esponenzialmente: si è passati da pochi milioni di tonnellate nel 1950 a più di 300 milioni di tonnellate negli ultimi anni. Attualmente circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti vengono riversati ogni anno nell’ambiente.