fbpx Citizen science per la tutela del barbagianni | Scienza in rete

Citizen science per la tutela del barbagianni

Tempo di lettura: 5 mins

In alcuni territori, la popolazione del barbagianni è in calo: per tutelare la specie, il progetto Monitoraggio e Conservazione dei Barbagianni in Italia coinvolge i cittadini per installare cassette nido che ne favoriscono la nidificazione.

Nell'immagine: il barbagianni si differenzia da tutti gli altri rapaci notturni per il suo colore bianco. In tutto il mondo mantiene una base chiara che può cambiare attraverso variazioni cromatiche leggere secondo la zona geografica in cui si trova e la sottospecie presente. Foto da fototrappola di Gabriele Stanisci.

Nell’autunno 2021 è stato avviato un progetto di Monitoraggio e Conservazione dei Barbagianni in Italia (MCBI), nato dalla necessità di incrementare la presenza di questo rapace attraverso l’installazione di cassette nido che favoriscono la sua nidificazione. «Il barbagianni è una specie che ha subito un netto calo dagli anni Ottanta in alcuni territori, soprattutto nel Nord del nostro Paese», spiega Gabriele Stanisci, fondatore del progetto. Le cause sono diverse: frammentazione degli habitat, uso eccessivo di rodenticidi, impatto con i veicoli e assenza di siti adatti alla nidificazione. Monitoraggio e Conservazione dei Barbagianni in Italia è un progetto di citizen science indirizzato a coinvolgere chi frequenta per lavoro o per piacere gli stessi luoghi del barbagianni (Tyto alba): contesti agricoli, maneggi, pascoli, zone periferiche di grandi città, cimiteri e le coste marittime purché ci siano aree aperte idonee alla caccia.

Storicamente questo abile e silenzioso predatore godeva di una fama negativa, essendo associato a presenze maligne e oscure a causa del suo aspetto e dei versi talvolta striduli udibili in piena notte. «Per tradizione in alcuni paesi continuano ad appenderli davanti alle porte delle case», commenta Stanisci. «Fortunatamente negli ultimi anni si è registrata una diminuzione di tali pratiche, grazie anche ai progetti di divulgazione scientifica».

Questo rapace notturno è strettamente connesso con le attività umane: con la sua dieta costituita principalmente di micro-mammiferi (topi, arvicole, ratti) dannosi per le coltivazioni, risulta un alleato ideale di viticoltori e agricoltori. Lo conferma uno studio ventennale partito nel 1981 in Israele, un paese con 4.300km2 di terra coltivata (superficie circa tre volte inferiore rispetto a quella italiana), dove sono stati installati più di 3.000 nidi artificiali. «Un’area così potrebbe ospitare fino alle 1.500 coppie di barbagianni nidificanti solo nelle cassette nido», spiega Alexandre Roulin, biologo evoluzionista e comportamentale responsabile dell'iniziativa Owl for Peace dell’Università di Losanna. Una coppia di questo rapace notturno può covare tre volte l’anno deponendo una media di 4-6 nidiacei e consumare, insieme alla prole, tra i 2.000-6.000 roditori all'anno. Quindi, le 1.500 famiglie potranno mangiare complessivamente tra i 1,6 e 9 milioni di micro-mammiferi. «Quando incontro gli allevatori in Israele, gli chiedo sempre se sono felici di avere i barbagianni», commenta Roulin. «Mi rispondono che la loro presenza è davvero importante per controllare le popolazioni di arvicole così possono ridurre la quantità di veleno da spargere nei loro campi e questo per me è un successo».

Questo approccio di agricoltura rispettosa dell’ambiente viene portata avanti in Paesi come Svizzera, Venezuela, Uruguay, USA, Malesia, Cile e India e «dovrebbe essere parte di molte più zone agricole», spiega Roulin.

Tra le minacce peggiori che colpiscono i barbagianni ci sono i veleni, in particolare gli anticoagulanti. «Quando i topi si avvelenano, prima di morire vanno in giro per giorni come un’esca contaminata moribonda che risulta molto più facile da predare», spiega Stanisci. «Iil risultato è che di conseguenza avvelenano anche chi li preda». È riscontrato come l’assunzione di tali sostanze non uccida sempre l’esemplare ma renda l’animale molto più suscettibile ad attacchi da parte dei suoi predatori naturali quali gufo reale, volpi e faine. Inoltre, i rodenticidi in associazione con altri composti come i prodotti fitosanitari possono causare immunodepressione, disturbi del sistema nervoso e riproduttivo. Un effetto, quello dei pesticidi, riscontrato già da Rachel Carson che nel suo libro Primavera silenziosa nel 1962 associava la diminuzione dello spessore del guscio di numerosi uccelli e la loro precoce schiusa all’effetto che i pesticidi avevano su diverse specie di avifauna.

Anche le infrastrutture stradali hanno un costo per il barbagianni, soprattutto quelle che attraversano i territori in cui vive, come l’aperta campagna. Infatti, questo rapace cosmopolita è uno degli uccelli più suscettibili alle collisioni tra veicoli proprio per essere strettamente legato al suolo durante le fasi di caccia; l’altezza media dei suoi voli può passare dai 4-5 metri a raso terra.

Un’altra criticità per le coppie di barbagianni è proprio quella di non trovare siti adatti alla riproduzione, dovuta alle ristrutturazioni e alle demolizioni di edifici in declino come cascine, silos, fienili, ruderi fondamentali per la conservazione della biodiversità. A differenza degli altri rapaci notturni, il barbagianni non riesce ad adattarsi agli ambienti agricoli moderni; « E, se non trova un luogo adatto, la coppia rinuncia alla riproduzione», spiega Stanisci.

A un anno dalla nascita di Monitoraggio e Conservazione dei Barbagianni in Italia sono state installate ben 30 cassette nido in più di otto regioni d’Italia, tra cui Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Molti dei nidi sono già stati visitati in questo primo anno e una decina sono stati occupati. «Lo si può capire dal ritrovamento di alcune borre trovate vicino all’installazione», spiega il fondatore. I barbagianni mangiando gran parte delle loro prede intere, rigurgitano le ossa e il pelo dell’animale cacciato, resti che risultano una delle tracce fondamentali per individuarne la presenza.

Sono state le persone a contattare Stanisci, una volta trovata la pagina del progetto su Facebook: ne è d’esempio una scuola di Varese dove sono stati gli stessi studenti a costruire il nido. Infatti, la filosofia di MCBI è proprio quella di fornire gli strumenti necessari a chi è interessato nel seguire diverse fasi: costruzione del nido, installazione e monitoraggio dell’occupazione senza disturbare l’animale capendo le sue necessità.

«Ai barbagianni non piacciono molto gli umani, si riproducono all'interno delle loro case, ma preferiscono quando le persone non sono vicine a loro. Il rumore prodotto dalle nostre attività è stressante, lo è anche quello prodotto dalle vacche», spiega Roulin. Infatti, l’arma principale di questo titonide è l’udito, avendo cavità auricolari poste in maniera asimmetrica (un orecchio è più alto dell’altro) può sentire i suoni prima con un orecchio e poi con l’altro. Così facendo riesce a calcolare con maggior precisione da dove proviene il suono grazie anche alla morfologia del suo disco facciale, che funge da parabola sonora. Inoltre, una particolarità che ha destato interesse nella comunità scientifica è stata scoprire come gli esemplari giovani e quelli anziani sentano allo stesso modo grazie alla capacità delle loro cellule uditive di rigenerarsi continuamente.

Progetti come MCBI mettono in luce la possibilità da parte dei cittadini di conoscere un rapace notturno cosmopolita come il barbagianni e aiutare, venendo coinvolti come parte attiva, a colmare la carenza di informazioni che permettono di tutelarlo. «C'è cooperazione tra specie quando le persone comprendono il ruolo ecologico del barbagianni e fanno di tutto per proteggerlo», conclude Roulin.

 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie di scienza della settimana

 

No spam, potrai cancellare la tua iscrizione in qualsiasi momento con un click.

 

altri articoli

Facciamo chiarezza sulla questione dei bloccanti della pubertà per minorenni transgender

Il comunicato rilasciato dalla Società Psicoanalitica Italiana, nel quale è espressa la preoccupazione per il ricorso ai bloccanti della pubertà per minorenni con diagnosi di disforia di genere, ha suscitato grande clamore mediatico. Varie voci si sono levate dal mondo medico-scientifico a difesa dell'uso di questo farmaci, che sono tra gli approcci più sicuri ed efficaci per trattare la disforia di genere nella prima pubertà e durante l’adolescenza - ovviamente a fronte di una «valutazione biopsicosociale completa» mirata sul caso e condotta da un gruppo di controllo multidisciplinare.

Nell'immagine: bandiera transgender. Crediti immagine: Alexander Grey/Unsplash

Il 12 gennaio la Società Psicoanalitica Italiana (SPI) pubblica, a firma del presidente Sarantis Thanopulos, un comunicato indirizzato al governo. Il testo esprime «grande preoccupazione» per il ricorso a farmaci che bloccano lo sviluppo puberale su minori con diagnosi di disforia di genere. A sostegno di questa preoccupazione segue un elenco di controindicazioni a monito che la «sperimentazione in atto elude un’attenta valutazione scientifica».