fbpx Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato | Scienza in rete

Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Primary tabs

Tempo di lettura: 4 mins

Roundup, Monsanto, 2/2015, by Mike Mozart of TheToyChannel and JeepersMedia on YouTube

Con questa lettera gli epidemiologi ed esperti di cancerogenesi ambientale Benedetto Terracini, Paolo Vineis, Annibale Biggeri e Franco Merletti hanno voluto rispondere all'articolo che la senatrice Elena Cattaneo ha pubblicato lo scorso 1° dicembre su La Repubblica titolata "Gli equivoci sul glifosato", in cui la staminologa avanzava dubbi sulla classificazione dell'erbicida come "probabile cancerogeno" stabilita dalla IARC di Lione, adombrando non meglio precisati conflitti di interesse che avrebbero spinto alcuni componenti dell'agenzia OMS a nascondere dati. IARC è la struttura della Organizzazione Mondiale della Sanità deputata al riconoscimento dei rischi ambientali. Gode di grande prestigio su scala mondiale. Con l'Agenzia collaborano da decenni diversi centri di ricerca italiani. L'accusa alla IARC da parte di una parlamentare italiana rappresenta un fatto senza precedenti. Sul glifosato, noto con il nome commerciale di Roundup, è in corso da tempo una controversia fra ambientalisti, scienziati, la casa produttrice Monsanto, esponenti della sanità pubblica, agronomi, e agenzie che hanno dato pareri diversi - a volte contrastanti. Recentemente  l'Unione Europea ha rinnovato per altri cinque anni l'autorizzazione all'uso dell'erbicida. Alcuni mesi fa il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato il dossier "Monsanto papers" teso a mostrare il lavoro di disinformazione da parte della multinazionale su governi (fra cui quello statunitense che finanzia lo IARC, come quello italiano e di altre paesi), ricercatori e media. Nella critica alla IARC si è distinta in particolare Kate Kelland della Reuters con una serie di articoli (qui l'ultimo) a cui ha dato puntuale risposta l'Agenzia. Con questa lettera gli epidemiologi italiani chiariscono alcuni punti fondamentali del processo di revisione tipico delle monografie IARC, come la n. 112 dedicata appunto al glifosato. In un altro articolo, pubblicato su La Repubblica, l'agroecologo dell'Università di Milano Stefano Bocchi si è invece concentrato sulle affermazioni relative agli aspetti ecologici e agronomici connessi all'uso massivo dell'erbicida, e sull'agricoltura biologica, ridicolizzata nell'articolo della senatrice Cattaneo.

La Senatrice Elena Cattaneo (La Repubblica, 1° dicembre) smentisce il giudizio dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - IARC) che il glifosato è “probabilmente cancerogeno per la specie umana”. La senatrice dissente perché “due componenti (non meglio specificati ndr) del team di lavoro IARC sul glifosato” avrebbero omesso di palesare i loro conflitti di interesse e avrebbero celato alcuni dati scientifici in proprio possesso.
La Senatrice sorvola sul fatto che la IARC è la struttura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) deputata alla valutazione dei rischi cancerogeni. Il programma IARC di valutazione dei rischi cancerogeni sulla base dell’evidenza scientifica è a noi famigliare e alcuni tra noi hanno avuto l’opportunità di parteciparvi direttamente. Conosciamo quindi - apprezzandoli - i criteri utilizzati dalla IARC per controllare tanto l’indipendenza e l’integrità morale dei componenti dei gruppi di lavoro quanto il rigore nella raccolta e analisi critica degli studi presi in considerazione. I criteri, ripetutamente aggiornati, sottoposti al vaglio dell’intera comunità scientifica, sono accessibili (www.iarc.fr).
In quanto all’occultamento di dati scientifici sul glifosato, non ci risulta che i gravissimi episodi denunciati dalla senatrice Cattaneo abbiano avuto luogo: sollecitiamo quindi la senatrice a produrre una documentazione, se esiste, oppure una smentita. Tali argomenti sono stati largamente utilizzati dalla Monsanto, i cui interessi sulla sostanza chimica sono grandi, per screditare il lavoro della IARC.
La prof. Cattaneo gode di prestigio scientifico (sia pure in campi diversi dalla cancerogenesi ambientale) e svolge una importante funzione pubblica: le parole da lei espresse possono avere un effetto destabilizzante sul lettore di Repubblica.
Con la categoria “probabilmente cancerogeno per la specie umana”, da decenni, la IARC designa agenti adeguatamente saggiati in animali di laboratorio per i quali mancano adeguate osservazioni sulla specie umana, non sempre di facile esecuzione. Come tali, questi agenti sono ritenuti meritevoli di interventi di prevenzione ( tanto che le normative europee per la sicurezza negli ambienti di lavoro non fanno distinzione tra agenti “cancerogeni” e “ agenti probabilmente cancerogeni per la specie umana”).
Sui tentativi delle multinazionali di distorcere il processo di costruzione della conoscenza sulle proprietà nocive del glifosato esiste uno sconvolgente dossier prodotto da parte di un giornale del calibro di Le Monde, che ha avuto ampia circolazione anche in Italia. Dato il suo doppio ruolo di parlamentare e di scienziata, dalla prof. Cattaneo ci saremmo aspettati maggiore chiarezza su un problema di rilevanza per la salute pubblica prima ancora che per l’agricoltura.
Infine, ci sembrano inopportune le parole della senatrice che sembrano mettere in dubbio i rischi di cancro legati al consumo di carni insaccate e di bevande alcooliche. Si tratta di rischi basati su prove solide (rafforzate ulteriormente dopo il giudizio dei gruppi di lavoro IARC), che hanno condotto Associazioni Scientifiche Italiane e internazionali (ad esempio il prestigioso World Cancer Research Fund) a raccomandare che tale consumo venga contenuto.

Annibale Biggeri (Università di Firenze)
Franco Merletti (Università di Torino)
Benedetto Terracini (Università di Torino, attualmente in pensione)
Paolo Vineis (Imperial College, Londra)
 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Combustibili fossili: troppi soldi nelle mani sbagliate

Abbiamo raccolto i dati dei profitti 2022 e inizio 2023 delle principali compagnie petrolifere occidentali, le loro emissioni di gas serra storiche e annue più recenti e la loro presenza sul mercato. Il quadro che si delinea è quello di una quantità spropositata di denaro in mano a poche aziende che non si dimostrano collaborative a investire in tecnologie rinnovabili né ad aiutare i consumatori. Sono in gran parte territorialmente appartenenti ai paesi del G20, che, a loro volta, sono responsabili della maggior parte delle emissioni globali.

Foto di Christine Roy su Unsplash

Nel 2022 le Big Oil hanno fatto profitti per quasi 220 miliardi di dollari messe insieme: più del doppio del 2021. Hanno versato la cifra record di 110 miliardi di dollari in dividendi e riacquisti di azioni, senza reinvestire massicciamente nella transizione energetica. Nonostante l’enorme eccesso di denaro, si sono schierate contro le tassazioni statunitensi ed europee sugli extraprofitti per aiutare i consumatori a far fronte all’inflazione.