fbpx Clima, delusione (con qualche sorpresa) a Madrid | Scienza in rete

Clima, delusione (con qualche sorpresa) a Madrid

Primary tabs

Tempo di lettura: 2 mins

Abbiamo chiesto a Chiara Soletti, di Italian Climate Network, un commento sulla COP 25 di Madrid. 

“In generale il mio bilancio sulla COP25 è negativo, la situazione è sconfortante, ma allo stesso tempo credo che il multilateralismo sia un’opzione migliore del vuoto internazionale che esisteva in passato con gli stati nazione ognuno per suo conto”. 

Una delle poste in gioco era definire regole chiare per l’istituzione di mercati di carbonio (previsti dall’articolo 6 dell’Accordo di Parigi), strumenti essenziali per ridurre in modo consistente le emissioni.

“Su questo articolo è preoccupante che non si sia giunti ad un accordo, ma allo stesso tempo il testo stava prendendo una piega tale che la sua approvazione avrebbe rappresentato un danno maggiore. La mancanza di salvaguardie sociali ed ambientali avrebbe creato il rischio di ricommettere gli errori fatti sotto il Clean Development Mechanism (vedi la costruzione delle centrali idroelettriche in Brasile e in Cile - hanno devastato l’ecosistema e hanno messo a repentaglio i mezzi di sussistenza delle popolazioni indigene i cui membri sono emigrati o sono morti). Ci vuole davvero maggiore pressione politica per vincere le resistenze ancora presenti. Le prossime elezioni americane nel caso di vincita dei democratici potrebbero cambiare il quadro. 

Su quali altri aspetti c’erano aspettative dal summit di Madrid?

Importante era definire il meccanismo di risposta alle perdite e ai danni (Loss and Damage, art.8) dovuti agli impatti del cambiamento climatico. E qui ancora una volta si è vista una mancanza di ambizione. Il testo approvato contiene sì dei riferimenti ai diritti umani, ma blandi e senza una definizione su come implementare il programma. Gli aspetti finanziari verranno discussi a giugno 2020 a Bonn e a novembre/dicembre  alla COP26 di Glasgow, sperando in progressi più consistenti. 

Qualche nota positiva?

Certamente l’approvazione inaspettata del Piano per l’Azione di Genere (Gender Action Plan), programma non obbligatorio dedicato alla promozione dei diritti delle donne e della loro rappresentazione e partecipazione nelle politiche climatiche. Va notato anche che l’advocacy da parte della società civile è stata massiccia e su quel fronte non c’è nessuna intenzione di smettere di lavorare per l’integrazione dei diritti umani nel Paris Rule Book, vale a dire lo strumento che renderà operativo l’accordo di Parigi. 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La salute di giovani transgender in mani transfobiche?

A metà maggio il ministro della Salute e la ministra della Famiglia, natalità e pari opportunità hanno firmato un decreto che istituisce un tavolo congiunto sulla disforia di genere i cui 29 membri dovranno effettuare «una ricognizione delle modalità di trattamento». Un paio di giorni dopo la ministra ha esplicitato che per lei l’identità sessuale deve rimanere binaria, come vuole la biologia, dimostrando di ignorare quello che la biologia riconosce da tempo: un ampio spettro di identità di genere. Abbastanza per temere che l’approccio di lavoro di questo tavolo possa essere guidato più dall’ideologia che dalla ricerca scientifica.

Crediti: Foto di Katie Rainbow/Unsplash

Suona davvero un po’ beffardo. Solo pochi giorni fa il ministro della Salute Orazio Schillaci e la ministra della Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella hanno firmato un decreto che istituisce un tavolo tecnico di approfondimento sulla disforia di genere «per una ricognizione delle modalità di trattamento di tale condizione nel territorio nazionale».