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Cambiamenti climatici e conflitti con la fauna: una relazione da approfondire

In una perspective pubblicata su Science, la biologa Briana Abrahms passa in rassegna alcuni degli esempi più significativi di come i cambiamenti climatici possono influenzare, a breve e a lungo termine, il conflitto tra umani e fauna selvatica. Nonostante le molte conseguenze negative che tali conflitti possono determinare, sia per noi che per le altre specie, è importante approfondire questa relazione, ancora scarsamente studiata, così da poterla inserire tra gli elementi da tenere in considerazione per la gestione e la mitigazione.

Crediti immagine: V Srinivasan/Unsplash

C’è un aspetto dei cambiamenti climatici al quale finora è stata dedicata solo una manciata di studi – ma per il quale è importante allargare le ricerche. Si tratta dell’effetto che i cambiamenti climatici hanno sui conflitti tra la nostra specie e gli animali selvatici: lo evidenzia bene una perspective recentemente apparsa su Science, una vera call to action firmata da Briana Abrahms, biologa dell’Università di Washington.

Le basi scientifiche del piano Fit for 55

La Commissione Europea ha presentato Fit for 55, un pacchetto articolato di misure progettate per permettere l’ottenimento degli obiettivi intermedi e finali per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. I provvedimenti proposti sono accompagnati da impact assessment, studi che misurano l’efficacia delle misure proposte e il loro impatto ambientale, economico e sociale, fornendo la base tecnico-scientifica per le scelte proposte: Andrea Tilche, per vent'anni alla Commissione Europea, spiega la metodologia con cui vengono elaborati e i possibili punti di debolezza.

Crediti immagine: Thomas Richter/Unsplash

In seguito alla definitiva approvazione della legge europea sul clima che fissa nella legislazione ambientale l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica nell’Unione Europea entro il 2050 – passando al 2030 attraverso una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 - la Commissione Europea ha presentato Fit for 55, un pacchetto estremamente articolato di misure progettate per permettere l’ottenimento degli obiettivi intermedi e finali.

Pipistrelli più grossi e meno longevi a causa del riscaldamento globale

Uno studio di lungo termine dimostra che, in risposta al riscaldamento globale, il vespertilio di Bechstein, un chirottero europeo vulnerabile all'estinzione, sta aumentando di dimensioni, e questo comporta una minore sopravvivenza. Un esempio dei tanti modi in cui il cambiamento climatico può alterare gli adattamenti delle specie e influenzarne la sopravvivenza.

Nell'immagine: un vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii). Crediti: Gilles San Martin/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Che il riscaldamento globale comporti modifiche del clima, eventi estremi e alterazioni delle caratteristiche degli habitat, costringendo specie animali e vegetali a spostarsi, adattarsi o perire è cosa ormai risaputa. Meno risaputo ai più è però il fatto che i cambiamenti climatici in corso possano alterare la morfologia degli animali.

Primo elenco di indicatori nazionali d’impatto dei cambiamenti climatici: il rapporto SNPA

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale ha elaborato 50 indicatori nazionali e regionali per misurare l'impatto dei cambiamenti climatici sul territorio nazionale, alcuni dei quali necessitano di dati non ancora disponibili. Inoltre, per agevolare l'utilizzo di indicatori di questo tipo, sono stati individuate dodici buone pratiche sul territorio nazionale e non solo.

Immagine: Pixabay.

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) ha da poco pubblicato e presentato il primo Rapporto sugli indicatori di impatto dei cambiamenti climatici in Italia. Nel rapporto vengono per la prima volta elaborati degli indicatori che cercano di quantificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali e umani, tra cui la salute, l’economia e le infrastrutture.

Mitigare gli impatti della crescita demografica: salute riproduttiva ed emancipazione femminile

Per ridurre gli impatti della crescita demografica bisogna agire laddove le proiezioni indicano che sarà più concentrata, cioè specialmente nei paesi ancora poveri. Le soluzioni da utilizzare non sono antidemocratici controlli delle nascite ma strutturati investimenti in istruzione e ricerca, anzitutto per fornire maggiore consapevolezza sessuale e metodi contraccettivi moderni a tutti, in particolare alle donne.

Immagine: Pixabay.

Nell’articolo Un pianeta affollato a Sud e invecchiato a Nord abbiamo visto quanto la crescita demografica si sia concentrata in Asia nel recente passato e si concentrerà ora prevalentemente in Africa; nell’articolo Crescita demografica: siamo troppi per clima e risorse? abbiamo considerato l’impatto della crescita demografica s

Come cambierà il clima in Europa? Le correnti nel Nord Atlantico sembrano fornire la risposta

I modelli previsionali climatici forniscono stime diverse sul possibile riscaldamento terrestre nei prossimi anni: da un minimo di 1,5°C a oltre 4,5°C. Ma da cosa dipendono queste differenze? Per quanto riguarda l’Europa, in un recente studio pubblicato su Nature Communications, un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR e del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) del Politecnico di Torino, guidato da Katinka Bellomo, individua la causa nelle correnti del Nord Atlantico: a seconda di quanto queste diminuiscono, infatti, si potrà avere un maggiore o minore aumento della temperatura in Europa.

Crediti immagine: Michael Pritchard/Unsplash

Gli scienziati sono concordi nell’affermare che il clima si stia surriscaldando per via dei gas serra: dall’inizio del secolo, la temperatura media a livello globale è già aumentata di circa 1°C. Tuttavia, i modelli climatici utilizzati per fare previsioni sul clima del futuro non sono precisi su quanto in totale ci si possa attendere che la Terra si riscaldi.

Caldo: più di un terzo dei decessi sono causati dalle attività umane

L'aumento delle temperature medie durante le stagioni calde è una delle conseguenze del cambiamento climatico. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Climate Change, che ha analizzato quasi trent'anni di dati giornalieri su temperatura e mortalità, quasi il 40% delle morti associate al caldo in circa 700 località del mondo tra il 1991 e il 2018 sarebbero state causate dalle attività umane. In termini assoluti, le morti osservate durante le stagioni calde sono state 1 670 000, di cui circa 26 000 causate dal caldo e fra queste quasi 10 000 sarebbero di origine antropica. L'Europa  centrale e meridionale sono le zone più vulnerabili, ma l'impatto del caldo sulla mortalità è notevole anche in paesi meno vulnerabili ma in cui gli effetti del cambiamento climatico sono già molto importanti, come per esempio il Paraguay. Nell'immagine una piazza di Montreal durante l'ondata di calore del 2011. Fonte: Nicolas Longchamps / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

Quasi diecimila morti avvenute durante le stagioni calde tra il 1991 e il 2018 in circa 700 località distribuite in 43 paesi del mondo sarebbero attribuibili all’aumento delle temperature medie causato dall’attività umana, circa lo 0,6% del 1 670 000 decessi registrati in totale e quasi il 40% dei circa 26 000 associati al caldo.

Il ruolo del sistema finanziario nella transizione ecologica

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale. In un articolo pubblicato la scorsa settimana su Science, un gruppo di economisti ha proposto un approccio per combinare un modello di rischio climatico finanziario con gli Integrated Assessment Model (IAM), i modelli usati da organizzazioni come l’IPCC o l'IEA per delineare i possibili scenari di transizione e informare le decisioni politiche. Abbiamo parlato con due degli autori della proposta, Stefano Battiston, dell'Università di Zurigo e Ca' Foscari Venezia, e Irene Monasterolo, dell'Università di Vienna.

Nell'immagine: la borsa valori di San Paolo in Brasile, elaborazione di Scienza in rete.

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale.

Perché irrobustire e non alleggerire le valutazioni preventive di impatto ambientale e sanitario

Tra le riforme all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale. Una semplificazione di questa procedura viene proposta come un requisito fondamentale per accelerare l'attuazione dei progetti previsti dal Piano, ma il rischio è quello di indebolirne la funzione. Per evitarlo gli autori suggeriscono di rendere queste valutazioni più efficienti e veloci sviluppando una sinergia con le valutazioni di impatto strategico, tenendo sempre alta l'attenzione sugli aspetti che riguardano la salute delle popolazioni che abitano nelle aree interessate.

Immagine: pix4free.

Tra le riforme della Pubblica Amministrazione all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale, abbreviata con l’acronimo VIA, individuata come “collo di bottiglia” sia a livello di statale (che interessa le opere più rilevanti) che regionale (che interessa opere di competenza regionale). Questa riforma si inserisce tra quelle finalizzate a semplificare e accelerare le procedure direttamente collegate all'attuazione del PNRR e quindi, nelle intenzioni del Governo, da attuarsi in tempi rapidi.

Trasformare drasticamente il settore energetico per azzerare le emissioni nel 2050

Zero investimenti nelle fonti fossili (petrolio, gas e carbone) dal 2022, accelerazione su rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, e riduzione del consumo energetico, questa la strada per azzerare le emissioni nette entro il 2050 secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Presenti, anche se meno che negli scenari IPCC, anche bioenergie, idrogeno e cattura e stoccaggio di carbonio.

Immagine: Pixabay.

Nel 2050 due terzi dell’energia globale e quasi il 90% di quella elettrica dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. Tra queste, solare ed eolico dovranno avere un ruolo centrale, generando il 70% dell’energia elettrica. Per farlo la capacità del solare fotovoltaico dovrà aumentare di 20 volte nei trent’anni che abbiamo davanti e quella dell’eolico di 11 volte. Fatta eccezione per i progetti già approvati nel 2021, non è previsto lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio o gas né la costruzione di nuove centrali di energia a carbone senza sistemi di abbattimento delle emissioni.

Adattamento ai cambiamenti climatici: a che punto siamo?

L’Italia è al passo coi tempi sul piano dell’adattamento ai cambiamenti climatici? Lo abbiamo chiesto a Sergio Castellari, che ci ha riportato lo stato dell’arte, anche al livello europeo, in ambito di adattamento climatico, dalle importanti soluzioni “basate sulla natura” ai traguardi ancora da raggiungere.

Immagine: Pixabay.

L’Italia è tra i paesi europei più sottoposti al rischio climatico, trovandosi nel bacino del Mediterraneo; tuttavia, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, non è ancora al passo nel processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

Clima e Covid-19: irraggiamento solare e temperatura i fattori più influenti

Sono stati pubblicati diversi studi che indagavano la relazione tra diffusione di SARS-CoV-2 e clima, ma i risultati sono discordanti. In un recente lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno cercato di superare le limitazioni, concludendo che l'irraggiamento solare rappresenta il fattore climatico più influente nella diffusione del virus, seguito da temperatura, umidità, precipitazioni. Tuttavia, anche i fattori demografici svolgono un ruolo rilevante (così come altri fattori non direttamente valutati nello studio, come la severità e il rispetto delle misure di distanziamento sociale e l’intensità degli scambi commerciali), tanto da annullare l’effetto protettivo dei fattori climatici nei paesi con condizioni meteorologiche favorevoli.

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L’epidemia di Covid-19 ha sconvolto la vita delle persone, le dinamiche sociali e l’economia dei paesi. Per contenere la diffusione del virus, gli Stati sono stati costretti a prendere delle misure restrittive. Al fine di calibrare la risposta e ridurre l’impatto sulle libertà individuali, si è cercato di comprendere quali fossero i fattori determinanti la diffusione del SARS-CoV-2. Tra questi, uno importante sembrava essere la temperatura.

La transizione ecologica, un impegno di rinnovamento sociale non più revocabile

Questo è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica, e i cambiamenti che ci aspettano investiranno tanto i grandi sistemi quanto la vita di ogni singolo cittadino. Ma quanto le nostre democrazie potranno spingere sull’acceleratore della “rivoluzione verde”, fintanto che la maggioranza della popolazione sembra mancare di una chiara percezione della posta in gioco riguardo la risposta alla crisi climatica? Psicologi, sociologi ed esperti della comunicazione del rischio potrebbero aver già trovato una risposta.

Il 2021 è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica. In direzione della COP 26 del prossimo novembre, gli Stati Uniti d’America sono da poco rientrati nell’accordo di Parigi, la Cina promette di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060, mentre l’Europa punta a realizzare lo stesso obiettivo nel 2050, con un traguardo intermedio di riduzione delle emissioni del 55% nel 2030.

Negoziati sul clima: prepariamoci per la COP26

Dal 1 al 12 novembre 2021 si terrà la tanto attesa COP26 durante la quale dovranno essere aggiornati, dopo cinque anni (più uno di posticipo Covid) dall’Accordo di Parigi, i Nationally Determined Contributions obbligatoriamente a rialzo. Abbiamo intervistato Federico Brocchieri, esperto di negoziati climatici, per approfondirne il funzionamento, come il ruolo delle sessioni riservate, gli aspetti giuridici dell’Accordo di Parigi e i meccanismi di flessibilità.

Immagine: IDDRI.

Dopo il posticipo causa Covid-19 della COP26 che si sarebbe dovuta tenere a Glasgow a fine 2020, con eventi preparatori in Italia, il Bureau della COP ha riprogrammato la conferenza per il 2021, dall’1 al 12 novembre.

Un anno da (non) dimenticare. Non solo per la pandemia

Oltre alla pandemia, c'è un altro aspetto del 2020 da ricordare: a livello globale è stato infatti l’anno più caldo da quando esistono le misure (insieme al 2016) e costellato da numerosi eventi meteorologici estremi in ogni parte del globo. Carlo Cafaro, ricercatore all'Università di Reading (UK) ne passa in rassegna alcuni, evidenziandone le caratteristiche eccezionali e spiegando i possibili collegamenti con i cambiamenti climatici.

Crediti immagine: Karsten Winegeart/Unsplash

L’anno appena concluso rimarrà indubbiamente nella storia. La pandemia da SARS-CoV-2, dichiarata tale dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel marzo 2020, sta ancora, purtroppo, mettendo a repentaglio la vita della popolazione mondiale. L’attenzione mediatica che giustamente ha ricevuto questa emergenza sanitaria sta rischiando purtroppo di far passare inosservato un altro importante motivo per il quale il 2020 è stato eccezionale.

Gli animali alle prese con il riscaldamento artico

Un nuovo progetto collaborativo finanziato dalla NASA ha dato vita a un archivio, Arctic Animal Movement Archive, contenente una notevole mole di dati: quasi 30 anni di localizzazioni di circa 90 specie animali che vivono nelle zone circumpolari. Mostrando in modo inequivocabile gli effetti del riscaldamento climatico sull’ecologia degli animali. Ne parliamo con uno dei coordinatori del progetto, Mark Hebblewhite, della University of Montana

Immagine: Un piccolo di caribù (Foto di Karsten Heuer)

L’Artide: un mare di ghiaccio circondato da terre emerse, un luogo dove sei mesi sono immersi nella notte più buia e per i restanti sei il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, un posto in cui il termometro sale sopra lo zero per un tempo brevissimo. Poche sono le specie animali che trascorrono la loro intera esistenza tra i ghiacci, la maggior parte è in costante movimento, c’è chi si sposta nelle foreste boreali durante la notte artica, per tornare nella tundra nella breve estate.

Enrico Giovannini: ora puntiamo su sostenibilità e resilienza

Pandemia e crisi climatica sono facce della stessa medaglia: l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo. L’accordo europeo da 750 miliardi di euro, il Next Generation EU, non serve solo per sollevare le economie dal baratro, ma anche per trasformare le società e indirizzarle su un sentiero di sviluppo sostenibile. Abbiamo parlato di questo e altro con Enrico Giovannini1, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Immagine: da biografieonline.it, licensa CC BY-NC-ND.

Enrico Giovannini, dal 22 settembre all’8 ottobre si è tenuto il Festival dello Sviluppo Sostenibile – organizzato ogni anno da ASviS – che si è concentrato ovviamente sul post-pandemia. Next Generation EU: per quali progetti usare le risorse europee e quali spunti prendere dal cosiddetto «comitato Colao»?

Antartide sopra i 2°C: punto di non ritorno?

antartide

All’inizio del 2020 le temperature nell’Antartico hanno superato per la prima volta i 20°C e questa non è in alcun modo una buona notizia. Uno studio pubblicato su Nature stima che, restando sotto i 2°C di aumento della temperatura globale media per fine secolo, avremmo almeno circa 1.3 metri di mare in più. Se dovessimo superare i 2°C, si arriverebbe anche a 2.4 metri (per ogni grado in più).

Immagine: Pixabay License.

Un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d’acqua, se fonde, non contribuisce a far innalzare il livello del liquido. Questo è facilmente verificabile applicando le note leggi di Archimede. Allo stesso modo, non è il ghiaccio galleggiante, come gli iceberg, che determina l’aumento del livello del mare, ma, come sappiamo, i ghiacci continentali. L’Antartide ha un’estensione di circa 14 milioni di km2, un volume di quasi 27 milioni di km3 e detiene più della metà delle risorse di acqua dolce della Terra.

Viaggiare e migrare: diritti tra clima e lavoro

Mondo

L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. Basti pensare ai lavoratori considerati essenziali durante il lockdown e agli attuali e futuri migranti climatici.

Immagine: mappamondo; licenza: Pixabay License.

L’uomo, da sempre, si sposta, viaggia, migra. Queste azioni, soprattutto laddove risultano forzate, si accompagnano sempre più a una minore presenza di diritti. I lavoratori che durante le fasi più acute della pandemia sono stati considerati essenziali – verosimilmente responsabili della produzione e distribuzione di cibo – non hanno ricevuto gli stessi livelli di protezione sociale degli altri lavoratori.

Politiche energetiche: opportunità eccezionale di ripresa

Eolico

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha proposto un piano di rilancio per il periodo 2021-2023 che unisca transizione energetica e creazione di posti di lavoro. È necessario un impegno politico ben strutturato, anche considerando il fatto che la COP26 è stata posticipata di un anno causa Covid-19.

Immagine: turbine eoliche; licenza: Pixabay License.

Tra le varie proposte di ripresa post-Covid c'è il rapporto propositivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Una serie di misure di ripresa per decarbonizzare l'economia da attuare, secondo l'Agenzia, nei prossimi tre anni. Considerando il fatto che la pandemia ha causato il posticipo della COP26 (organizzata da Regno Unito e Italia) di un anno, diventa sempre più necessario un piano ben strutturato; vediamo di cosa si tratta.

COP25: verso i 3,2 gradi di aumento. Perché la politica fallisce?

cancello della IFEMA conventions center, Madrid, Spain, sede della COP25. December 2, 2019. [Photo/Agencies]

COP25 sembra sostanzialmente fallita sul piano delle decisioni poltiche. Alcune parole d’ordine degli eventi paralleli che avrebbero potuto influire sullo stile della politica non sono filtrate a livello delle negoziazioni: elevare il livello di ambizione; affrontare il problema con flessibilità, capacità di risposta e senso di responsibilità; coniugare innovazione tecnologica e “advocacy” (impegno). Hanno prevalso gli egoismi nazionali secondo il classico scenario della "tragedy of the commons", la tragedia dei beni comuni che sembrano non appartenere a nessuno. Immagine: cancello della IFEMA conventions center, Madrid, Spain, sede della COP25. December 2, 2019. [Photo/Agencies]

Il Pianeta mi ricorda un malato grave che viene affidato da un ottimo diagnosta a un’equipe di chirurghi litigiosi, invidiosi e pasticcioni. COP25 sembra sostanzialmente fallita sul piano delle decisioni poltiche, con la notevole eccezione del Green Deal di Ursula von der Leyen e di Frans Timmermans, che però è esterno e indipendente dalla negoziazione.

L'atlantificazione dell’ecosistema nelle isole Svalbard

Il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova l'ambiente pelagico delle isole Svalbard, basato su un delicato equilibro tra le diverse specie che lo abitano. I ricercatori della University Centre in Svalbard ne studiano gli effetti da trent'anni, e recentemente hanno pubblicato un dettagliato resoconto sulle modifiche avvenute nell'ecosistema: la progressiva atlantificazione ha migliorato l'efficienza riproduttiva di alcuni crostacei, mentre la dieta di alcuni uccelli marini ha cominciato a includere anche pesci tipici dei mari più caldi. Si va, insomma, verso un nuovo ecosistema marino; ma quanto sarà resiliente la nostra specie rispetto a queste modifiche, che noi stessi abbiamo determinato?
Nell'immagine: fiordo di Kongsfjorden nel 1922 e nel 2002. La copertura di ghiaccio si è ridotta drasticamente con conseguenze per l’intero ecosistema del fiordo. Credits: Anders Orvin e Christian Åslund/Fram Centre

Dalle diatomee ai molluschi, dai crostacei fino ai gamberetti e ai merluzzi: l’ecosistema marino artico è una fitta rete di relazioni basata su equilibri, spesso precari. Negli ultimi quattro decenni l’ambiente pelagico delle isole Svalbard è stato messo però a dura prova dal riscaldamento globale, con conseguenze sorprendenti.

Presidente Cirio, sulle alluvioni non si improvvisa

Una maldestra dichiarazione del presidente della Regione Piemonte Cirio (“le precipitazioni erano allora come sono oggi; dobbiamo fare in modo che i nostri Comuni, i nostri sindaci, i nostri anziani, che hanno sempre puliti i fiumi, possano continuare a farlo. Non avevano la laurea né in geologia né in ingegneria idraulica, eppure li mantenevano e questi problemi non li avevamo”) provoca un comunicato di associazioni e scienziati che fa il punto sull'importanza di avvalersi di competenze tecniche per gestire i corsi d'acqua nella loro complessità e diversità. Il cambiamento climatico sta già mutando il regime delle piogge. Ignorarlo è qualcosa di più di una gaffe.

Non bastavano i due morti per alluvione in Piemonte, uno ad Arquata Scrivia (Alessandria) e a Strambino (Torino) tra il 21 e il 22 ottobre, dove piogge eccezionalmente intense hanno provocato allagamenti e frane e danneggiato strade, case e infrastrutture.

Ghiacci e oceani: ecco cosa dice il rapporto IPCC

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni continuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni contuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

Breve storia dell'adattamento

Ghiacciaio del Qooroq (Groenlandia). Il bordo del ghiacciaio si frammenta e crolla. Blocchi di ghiaccio grandi come edifici precipitano ogni giorno. Credits: photo by joxeankoret - Flick. Licenza: CC BY-SA 2.0.

 

Premessa

Oggetto di questo articolo è la storia dell’ascesa delle strategie di adattamento per affrontare il cambiamento climatico. Cominciamo con due dati.

Cambiamento climatico: trent'anni di IPCC

"Come Hell or High Water", Credit: photo by Michael Pinsky - Flickr - Licenza: CC BY-SA 2.0.

L’Intergovermental Panel on Climate Change, (IPCC) compie trent’anni. Fu infatti costituito nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite: l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) allo scopo di fornire ai governi di tutti i Paesi valutazioni periodiche basate sulle migliori informazioni scientifiche disponibili sul cambiamento climatico, i suoi impatti e le possibili opzioni per la mitigazione e l’adattamento.

Bologna capitale meteoclimatica

Il progetto del nuovo Data Centre ECMWF a Bologna - Artist's impression - Copyright: gmp von Gerkan, Marg & Partner.

 

La mancata assegnazione dell’EMA a Milano ha mostrato l’importanza che riveste per gli stati membri la possibilità di ospitare centri transnazionali. Al di là del potenziale prestigio, ospitare un'Agenzia europea rappresenta un’opportunità per l’indotto produttivo e per la comunità nazionale di ricerca nel settore.

Cambiare psicologia per curare il clima

"A rischio di suonare come un disco rotto". Sono queste le parole utilizzate dalla National Oceanic and Atmospheric Administration, l'agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia, quando, un anno fa, dichiarava che la concentrazione globale di anidride carbonica nell'atmosfera aveva superato la soglia critica delle 400 ppm.

Difendere la biodiversità dal clima che cambia

Frutti di bosco

Le relazioni tra biosfera e cambiamenti climatici sono complesse, per molti aspetti ancora da indagare. Esse comprendono gli impatti delle misure di mitigazione dell’effetto serra. Per esempio, lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia (eolico, fotovoltaico, idro-elettrico, bioenergia), per quanto indispensabili e urgenti per procedere verso la conversione energetica e la decarbonizzazione delle società, può portare una minaccia per la biodiversità, soprattutto in termini di consumo di suolo e degrado di habitat.

La morte bianca dei coralli

Nel 2016 la Great Reef Barrier australiana ha subito la più grave perdita mai registrata a causa del massivo coral bleaching, il fenomeno che causa la perdita di colore e spesso la morte dei coralli, avvenuto nei mesi di febbraio-aprile. I ricercatori hanno confermato la distruzione del 67% della barriera, per un’estensione di 700 chilometri. “I danni più consistenti hanno riguardato la parte Nord della Great Reef Barrier.

“Ocean Sampling Day”: un'istantanea mondiale della biodiversità marina

I cambiamenti climatici dovuti anche agli interventi antropici stanno avendo importanti ripercussioni sugli ecosistemi oceanici e sulla biodiversità marina.
Un recente studio dell’Università della California ha evidenziato che il tempo di recupero degli oceani dai danni causati dal rapido cambiamento climatico in atto potrebbe richiedere migliaia di anni e non centinaia, come si credeva o sperava in passato. Alla luce di questo, un sistema di controllo e confronto delle

I mercanti del dubbio: la disinformazione contro la scienza

Nel 2004 in tutti gli organi di informazione pubblici e privati degli Stati Uniti (ma lo stesso può dirsi per la maggior parte dei paesi europei) il cambiamento climatico era presentato come un’ipotesi ancora non scientificamente verificata; soprattutto, era considerato non provato che esso dipendesse dall’utilizzo di combustibili fossili e, più in generale, dalle attività umane. Per una parte dell’opinione pubblica, è così ancor oggi. 

Il 2014 è stato davvero l’anno più caldo?

Sembra proprio che gli scienziati non abbiano dubbi: l’anno appena concluso ha fatto registrare le temperature più elevate a livello globale dal 1880, ossia da quando sono disponibili le rilevazioni sulla superficie terrestre.
Lo dicono le analisi indipendenti fatte da NASA, NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e JMA (Japan Meteorological Agency).
Lo ribadisce il WMO (World Meteorological Organization) con un comunicato ufficiale. Ma le perplessità sull’affidabilità dei dati e

Le alluvioni e le politiche del rattoppo

Niente di nuovo sotto il sole, anzi le nuvole ricolme di pioggia. Era il 4 novembre del 1966 quando l’Arno invase Firenze e gran parte della Toscana mentre l’Ombrone sommergeva Grosseto. Né fu solo la Toscana. Anche il Trentino e il Veneto, fra le altre, risentirono pesantemente delle piogge  e dello straripamento dei loro fiumi.
Quella data fa parte della storia dei disastri alluvionali d’Italia, ma non è certo l’unica.
Viene dopo le esondazioni del Po in Polesine nei primi anni Cinquanta; l’alluvione a Salerno del 1954 e prima della lava di fango a Sarno del 1998 e

Il clima dell’IPCC

Manca ormai solo un anno da COP 21, la Conferenza delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti del Clima, che si terrà a Parigi alla fine del 2015.
È una riunione politica nel corso della quale i rappresentanti di duecento paesi o giù di lì decideranno la politica ecologica ed energetica dei prossimi decenni.
L’obiettivo su cui si discute è se tentare o meno di contenere il previsto aumento della temperatura media del pianeta per il 2100 entro i 2 °C rispetto all’epoca pre-industriale.
Nei giorni scorsi la

Global warming: “Anche un decimo di grado fa la differenza”

La temperatura della Terra sta aumentando da circa 200 anni. Finora l’aumento è stato di 0.85°C e già si vedono alcuni effetti. Se supererà i 2°C le conseguenze possono essere ancora più gravi e, in buona parte, imprevedibili.
Quelle che gli scienziati chiamano “pericolose e irreversibili interferenze sul sistema climatico” comprendono l’aggravarsi di fenomeni come l’innalzamento

Da Varsavia - COP19: il futuro è nel 'loss and damage'

"Quello che sta succedendo al mio paese a causa di questo clima [il tifone Haiyan, nda] é follia. Questa crisi climatica é follia. Possiamo fermarla. Qui, a Varsavia." Questo é l'appello (tradotto dall’inglese) che Yeb Sano, il capo negoziatore delle Filippine, ha lanciato durante la sessione di apertura della diciannovesima Conferenza delle Parti (COP19) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), attualmente in corso a Varsavia.

Clima: Perdite e danni, quando adattarsi non basta

In che modo e in quale misura i cambiamenti climatici colpiscono le comunità? Cosa fanno le stesse comunità per prevenire e ridurre i danni? E quali conseguenze non riescono ad evitare? A queste domande ha cercato di rispondere un'edizione speciale della rivista International Journal of Global Warming, pubblicata pochi giorni fa e dedicata interamente al tema “loss and damage”.

Clima: quattro nuovi scenari e infiniti futuri possibili

Nella prima parte del V Rapporto IPCC diffuso pochi giorni fa, scienziati e climatologi  hanno confermato che il cambiamento climatico è “inequivocabile” e che le attività umane sono la causa principale dell'aumento costante della temperatura globale. L'ampiezza delle prove empiriche e i metodi di ricerca sempre più avanzati lasciano ormai poco spazio ai dubbi (per chi ancora ne avesse), ma, senza nulla togliere al lavoro di raccolta e valutazione svolto dall'IPCC, non è stata una grande sorpresa. Erano

Il clima cambia ed è colpa dell'uomo

Due aspetti generali su cui noi tutti, scienziati partecipanti al monumentale lavoro di preparazione del 5° Rapporto IPCC, abbiamo convenuto sono che il riscaldamento globale è “inequivocabile” (certezza >99%) e che è “estremamente probabile” (certezza >95%) che le attività umane siano le principali responsabili dell’aumenti della temperatura media osservata dal 1950 ad oggi (+ 0.89 °C).

Le prime voci sul nuovo Rapporto IPCC

La prima parte del V Rapporto dell'IPCC (nome in codice: WGI AR5) uscirà questa settimana. E' frutto del lavoro di 259 esperti, tra autori e revisori di 39 Paesi diversi, che hanno raccolto, analizzato e valutato più di 9200 pubblicazioni sulle basi fisiche della scienza del clima. In sostanza, la sintesi più completa di quello che in futuro potrà accadere nell'atmosfera e sulla superficie terrestre, negli oceani, ai ghiacciai e alle calotte polari.

Inquinamento e riscaldamento globale: cosa rischiamo?

 Uno studio pubblicato poche settimane fa sulla rivista Environmental Science & Technology1 ha dimostrato scientificamente per la prima volta la diretta relazione fra inquinamento urbano e densità di popolazione. Sembra una banalità ma sono serviti rilevamenti satellitari per permettere agli scienziati della NASA di stabilire il nesso fra numero di abitanti e presenza di biossido di azoto (NO2), in Europa, Stati Uniti, India e Cina. I ricercatori, inoltre, hanno osservato che a parità di popolazione, i livelli di inquinamento variano da regione a regione.

Il rischio, probabilmente...

Solo dal 2009 ad oggi si contano in Italia più di 10 eventi critici, con un bilancio di oltre 70 morti e danni alle infrastrutture dell’ordine delle centinaia di milioni di euro. Dal futuro, per effetto degli impatti del cambiamento climatico, ci si dovrà aspettare probabilmente un aumento della frequenza e dell’intensità di questi eventi che non sarà neanche più scontato definire “estremi”, se per estremo s’intende “fuori dalla norma”. 

Cambiamento climatico a Signy Island

“Crowd”, ovvero gente, e “outsourcing”, cioè l’esternalizzazione di un’attività, accessibile attraverso la fruizione di dati: il crowdsourcing altro non è che una forma di progetto condiviso in una comunità virtuale – wikipedia è l’esempio più popolare di una simile attività opensource.
 Se il progetto prevede poi anche una mappa – una crowdmap, in questo caso - i dati e le informazioni, oltre che open, diventano di più immediata e facile intuizione.

Clima, l'Europa si prepari

Nel trattato firmato in conclusione della 18esima Comferenza sul Clima dell'ONU in Qatar viene tracciata la strada per la futura sicurezza climatica del Pianeta, di qui al 2020, prolungando di altri 8 anni il patto di Kyoto. Ma il bilancio delle due settimane del COP di Doah non entusiasma, a fronte di numeri che segnalano una sostanziale immobilità di tutti gli stati membri in fatto di tagli alle emissioni inquinanti. Intanto, continuano ad arrivare segnali preoccupanti sugli effetti immediati del riscaldamento globale.

Cosa rischia l'Europa

Bisogna adattarsi. E in fretta.

Ciò che un tempo era eccezionale ora è normale. Bill McKibben, fondatore di 350.org e scienziato-attivista sul cambiamento climatico, mette in fila una serie impressionante di segnali meteo che indicano come la tendenza al riscaldamento globale e ai connessi eventi estremi sia ormai la “nuova normalità”.

Ci sono notizie sotto il sole?

Secondo lo State of the Climate Global Analysis recentemente pubblicato dal NOAA - National Atmosphere and Ocean Administration - la temperatura media globale della superficie terrestre per il mese di Maggio 2012 è stato la più calda di mai registrata, con 1.21°C (2.18°F) al di sopra della media (fig.1). Ha anche battuto il record quale il maggio più caldo nell'emisfero del nord, collocandosi subito dopo il record globale di maggio 2010.

Il cambiamento climatico colpisce il Mediterraneo

Da una recente ricerca del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), sembra che la regione del Mediterraneo sia affetta da una crescente siccitá. Secondo lo studio, tutta la regione sta soffrendo dagli anni '70 di un regime secco che si manifesta con minori precipitazioni durante la stagione invernale, proprio quando le riserve idriche si ricaricano (fig 1). Nell'area si sono verificati 10 degli ultimi 12 inverni piú secchi del pianeta.

L'incerto futuro del protocollo di Kyoto

Da quando nel 1997 è stato approvato il Protocollo di Kyoto, e ancor di più dopo la sua entrata in vigore nel febbraio del 2005, “Kyoto” è stata una parola che ha accompagnato numerose azioni di enti pubblici o individuali di riduzione delle emissioni; una parola inserita nel nome di organizzazioni e progetti, osservatori, master, sportelli per le aziende, dichiarazioni e impegni concreti. Insomma, una parola simbolo delle politiche sul clima.

Clima, tempeste e alluvioni

Le disastrose alluvioni a Genova e nel Levante ligure rendono legittima la domanda che riecheggia nei media: l’uomo sta interferendo con la forza della natura, aumentando la frequenza dei fenomeni di precipitazione intensa? Non è una domanda nuova: negli Stati Uniti è stata asp

Cosa dice la chiesa sul cambiamento climatico?

Agli inizi del 2007, quando John Brockman, curatore del forum scientifico Edge, si rivolse a illustri scienziati, scrittori, filosofi e artisti chiedendo loro What are you optimistic about and why?, alcuni non disdegnarono di affrontare le questioni del clima e dell’energia, fonte generalmente  di preoccupazione più che di ottimismo. Tra loro c’era William Calvin, neuropsicologo presso la University of Washington a Seattle e autore del libro How Brains Think: Evolving Intelligence, Then and Now (1996), il quale rispose: “Penso che sia possibile che i

Circe racconta come cambierà il Mediterraneo

Uno scenario dettagliato degli impatti del cambiamento climatico sugli ecosistemi e le società dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: ecco a cosa tende il progetto europeo Circe che si è concluso a Roma (23-25 maggio) con una conferenza finale gremita di ricercatori provenienti da Paesi europei, nordafricani e del Medio Oriente.

L’energia nucleare non è indispensabile

 La tragedia del terremoto e dello tsunami che ha colpito il nord del Giappone, e i conseguenti danni alla centrale nucleare di Fukushima-I hanno ravvivato il dibattito sull’uso dell’energia da fissione nucleare. Le conseguenze sono ancora da accertare ma l’incidente sembra destinato a frenare le prospettive di sviluppo di queste opzione tecnologica.

Chi ha ragione sul cambiamento climatico?

In un recente articolo apparso sulla rivista scientifica Climate Change, il noto climatologo americano Richard Somerville ha commentato quale sia la percezione del pubblico riguardo al cambiamento climatico. Dopo il climategate e le polemiche sull'IPCC dello scorso anno, in effetti l'opinione pubblica è molto disorientata. Sui media posizioni scettiche/negazioniste sulla componente antropica del cambiamento climatico si disputano la scena con posIzioni che invece danno per consolidato la "realtà" del riscaldamento globale per mano dell'uomo.

Clima di paura

La tempestiva traduzione in italiano del primo libro di James Hansen (Tempeste, Edizioni Ambiente, 2010) non mancherà di rinfocolare le polemiche fra climatologi caldi, tiepidi e freddi. Hansen appartiene certamente alla prima schiera, sostenendo che non sia più tempo di chiedersi se ci saranno disastri a seguito del riscaldamento globale, ma quando si verificheranno.

A Cancun si premia la modestia

Dopo essere stato bistrattato e molto ignorato, il 16esimo vertice delle parti della convezione UN sui cambiamenti climatici, appena conclusosi a Cancun, sembra abbia riscosso un successo decisamente superiore alle aspettative. Gli applausi vanno soprattutto agli organizzatori, e in particolare alle doti diplomatiche del ministro degli esteri messicano Patricia Espinosa, che ha creato consenso fra i tanti paesi, con la sola esclusione della Bolivia.

Sul clima sono un ottimista catastrofico

Esistono persone che si dichiarano refrattarie alle logiche della matematica ma sentenziano sull’ambiente. Già nel 1623 Il Saggiatore ha provato a spiegare che il libro della natura

«è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto»

Tanto allarme per nulla?

Il livello di polveri giunto sui cieli italiani è davvero poco rilevante e non preoccupante. L'emergenza in Italia è stata creata per mancanza di informazioni e di stazioni di rilevamento in alta quota che avrebbero potuto misurare la situazione con maggior precisione". La grave accusa viene lanciata dal Consiglio nazionale delle ricerche che, grazie agli strumenti del Laboratorio sul Monte Cimone, monitora le polveri in alta quota.

Cambiamenti climatici in Italia: cosa sappiamo veramente?

Come cambierà il clima in Italia? Con quali conseguenze per il paese? Noncuranti delle polemiche dei “negazionisti climatici”, se lo sono chiesti un centinaio di scienziati italiani che lavorano a diverso titolo sul cambiamento climatico – dalla fisica dell'atmosfera all'economia. Ne è sortito un volume di 590 pagine che è a tutti gli effetti l'equivalente del Rapporto dell'IPCC per l'Italia.

Il dibattito sulle cause di un cambiamento

La posizione "ufficiale" della Scienza al riguardo delle cause che hanno provocato i recenti aumenti di temperatura registrati nel nostro Pianeta è espressa da un'ampia Commissione (IPCC) patrocinata dalle Nazioni Unite. Secondo questa commissione, responsabile principale o unico di tale evento sarebbe l'"effetto serra" provocato dall'aumento di CO2 immesso in atmosfera in seguito all'impiego di combustibili fossili (carbone, petrolio, metano) destinati alla produzione dell'energia necessaria a sostenere lo sviluppo economico dei Paesi industrializzati o in via di sviluppo.

La bugia, anche nella scienza, è vizio antico

Qualunque fossero i veri obiettivi dell’azione di pirateria telematica che violando i computer della University East Anglia (Gran Bretagna)  ha reso pubbliche centinaia di e-mail di alcuni noti studiosi dei cambiamenti climatici,  la credibilità di questi ultimi ne risentirà a lungo. Si tratta, com’è  noto, di autorevoli esponenti del gruppo che attribuisce alle attività umane e ai gas serra il cosiddetto riscaldamento globale.

Ci vuole trasparenza totale sul clima

Quella che ha destato più sospetti è forse l’e-mail battuta al computer nel 1999 da Phil Jones, ricercatore della Climate Research Unit della University of East Anglia di Norwich, al suo collega americano Michael Mann, della Penn­sylvania State University: ho utilizzato un “trick” – scriveva ‘inglese – per nascondere la diminuzione registrata in alcune serie di temperature.

Ecco cosa bolle nella pentola del pianeta Terra

I fattori che regolano il clima seguono differenti scale temporali. Possiamo distinguere quelli che hanno condizionato il clima dalla formazione della Terra fino a circa 600 milioni di anni fa dai fattori rilevanti in epoche successive. All'origine il clima era legato alla intensa attività vulcanica, in parte dovuta all'urto con corpi celesti nel sistema solare in via di stabilizzazione gravitazionale e al sollevamento dei primi continenti. di GUIDO BARONE

L'insegnamento del passato

Di fronte al cambiamento climatico in corso, così come presentato dalle osservazioni e misure, estese ormai a tutto il globo, viene spontanea la domanda se si tratti di qualcosa di nuovo o non piuttosto di un fenomeno già prodottosi nel passato, ed anche più volte. E’ infatti noto dagli studi geologici che il clima terrestre, nel passato, è più volte variato da condizioni glaciali molto più fredde a condizioni più calde delle attuali. di GIUSEPPE OROMBELLI

Le foreste “mangiano” davvero la CO2?

Grazie alla fotosintesi gli alberi sono in grado di assorbire l'anidride carbonica (CO2) atmosferica e di "fissarla"  nel legno, che è composto per circa il 50% di carbonio. La capacità fissativa è riconosciuta anche dal protocollo di Kyoto che ammette l'utilizzazione delle foreste quale strumento per cercare di rallentare l'aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera. Le foreste quindi, si configurano come strumenti di mitigazione (non di riduzione) delle emissioni.

Glaciazione da ossigeno

Se il riscaldamento globale di oggi è provocato dall'incremento della concentrazione atmosferica di anidride carbonica, anche la prima glaciazione potrebbe essere stata provocata da un suo brusco aumento. Lo sostiene un team internazionale di geologi, i quali, studiando rocce provenienti dal Sud Africa, hanno dimostrato come il fenomeno della prima grande ossigenazione dell'atmosfera terrestre, avvenuta circa 2,3 miliardi di anni fa, abbia coinciso dal punto di vista temporale con l'inizio della prima grande glaciazione, di cui non si conosceva finora la causa.

Cambiamento climatico: un problema urgente

Che il cambiamento climatico sia un problema urgente e in larga misura drammatico ormai non sfugge quasi più a nessuna persona razionale e in buona fede. Sir David King – professore di fisica a Cambridge - è uno degli scienziati che più si sono prodigati sia per attirare l’attenzione dei politici sull’argomento, rivestendo importanti cariche per conto del governo inglese, sia per contribuire alla ricerca di soluzioni.