Roberto Cingolani

Roberto Cingolani (Milano, 1961) è professore di Fisica con diploma di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Fondatore e Direttore del National Nanotechnology Laboratory (NNL) dell’INFM di Lecce, dal 2005 è direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. È stato membro dello staff del Max Planck Institute di Stoccarda e visiting scientist all’Università di Tokyo. Ha al suo attivo 48 famiglie di brevetti ed è autore e co-autore di oltre 1000 pubblicazioni scientifiche per le più prestigiose riviste e conferenze internazionali. È stato insignito dei titoli di Alfiere del Lavoro (1981) e Commendatore della Repubblica Italiana (2006)

Ghiacci e oceani: ecco cosa dice il rapporto IPCC

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni continuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

Il rapporto speciale dell'IPCC su oceani e ghiacci (Special Report on the Ocean and Criosphere in a Changing Climate) è frutto di un lavoro gigantesco compiuto da 107 scienziati che hanno considerato 6.981 pubblicazioni e 31.176 commenti provenienti da revisori e governi di 80 paesi. Rispetto ai precedenti rapporti IPCC aumenta il livello di certezza sugli effetti che subiranno gli oceani in base agli scenari emissivi. Trova così una conferma la proiezione al 2100 della riduzione di un terzo del ghiaccio mondiale, di quasi tutto il ghiaccio alpino, e dell'innalzamento del livello del mare fino a 1 metro se le emissioni contuassero al ritmo attuale.  Oltre agli aspetti naturali ed ecologici, il rapporto considera gli impatti su pesca, turismo, economia, salute, cultura e credenze locali. Ecco una guida ragionata al monumentale rapporto basata sulla sintesi di Carbon Brief.

Politiche per il cambiamento climatico: serve una bussola

Pakistan, 6 ottobre 2018, un abitante della Urak Valley cammina sul fondale prosciugato del lago Hanna. (Photo by BANARAS KHAN / AFP)

Due rapporti valutano in modo molto diverso il ruolo dei Sustainable Developmental Goals (SDGs) dell'Agenda 2030 e sul ruolo della green economy, in particolare come strumento di lotta ai cambiamenti climatici. Il primo, originato dal Forum di Davos del 2016 e sottoscritto da imprese e governi, pur non negando l'urgenza della situazione, si mostra ottimista sull'impatto degli SDGs su occupazione ed economia; il secondo, dello European Environmental Bureau, è molto più negativo. Ma che conclusioni possiamo trarre da tale differenza di prospettive?

Una dieta per l'Antropocene

Un recente rapporto pubblicato su The Lancet suggerisce che in una dieta insieme sana e sostenibile per il pianeta la maggior parte delle proteine della nostra alimentazione dovrebbe provenire da legumi e frutta secca. Crediti: zuzyusa/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un recente rapporto firmato da un gruppo indipendente di scienziati e pubblicato sul Lancet analizza la “dieta per l'Antropocene”, usando il modello dei nove confini planetari per stabilire l’impatto sull’ambiente della produzione di cibo. L'insieme delle loro conclusioni suggerisce che la maggior parte delle proteine nella dieta dovrebbe venire da cibi di origine vegetale, legumi e noci, con il pesce e il pollame opzionali, poche uova e poca o nessuna carne rossa. Sono indicazioni che consentono molta flessibilità nelle raccomandazioni dietetiche e che, stimano gli autori del rapporto, se seguite potrebbero evitare 11 milioni di morti all’anno da malattie legate all’alimentazione entro il 2050. Inoltre, l’agricoltura e l’uso del territorio dovranno passare entro il 2050 dall’essere una sorgente positiva di immissioni di carbonio a una fonte di assorbimento

Una strategia per combattere il cambiamento climatico

Crediti: Tumisu/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ha inizio con questo articolo il canale "Planet Intelligence". L'epidemiologo Paolo Vineis, il direttore dell'IIT Roberto Cingolani e il direttore di Scienza in rete Luca Carra richiamano l'attenzione sulle modalità d'intervento contro i cambiamenti climatici basate sul principio dei co-benefici. La mitigazione del cambiamento climatico può infatti andare di pari passo con la prevenzione di molte malattie e con lo sviluppo economico; sarebbe per questo necessario che i governi si orientassero verso politiche fortemente inter-settoriali