fbpx Da Varsavia - COP19: il futuro è nel 'loss and damage' | Scienza in rete
Covid-19/

Da Varsavia - COP19: il futuro è nel 'loss and damage'

Read time: 3 mins

"Quello che sta succedendo al mio paese a causa di questo clima [il tifone Haiyan, nda] é follia. Questa crisi climatica é follia. Possiamo fermarla. Qui, a Varsavia." Questo é l'appello (tradotto dall’inglese) che Yeb Sano, il capo negoziatore delle Filippine, ha lanciato durante la sessione di apertura della diciannovesima Conferenza delle Parti (COP19) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), attualmente in corso a Varsavia.

Il tifone Haiyan ha devastato le Filippine pochi giorni fa, causando migliaia di morti - oltre 10.000 secondo alcune fonti - oltre che ingenti danni economici. Mentre é attualmente impossibile attribuire con certezza un singolo evento al cambiamento climatico, é indubbio che tale cambiamento possa rendere un dato evento piú frequente, o aggravarne le conseguenze. Per esempio, l'innalzamento del livello del mare aggrava l'effetto dell'onda di tempesta che spesso segue un tifone. Ugualmente, l’aumento della temperatura degli oceani puó favorire la genesi di fenomeni meteorologici particolarmente violenti.

Il concetto di loss and damage, traducibile come ‘perdite e danni [climatici]’ é nato in risposta a queste considerazioni. I crescenti costi umani ed economici derivanti dal cambiamento climatico. furono inizialmente discussi dalle Nazioni Unite nel lontano 1991, sotto la spinta del delegato di Vanuatu. Il termine loss and damage é successivamente entrato a pieno diritto nell'agenda delle Nazioni Unite durante la COP di Cancun nel 2010, per poi essere formalizzato due anni dopo a Doha. A Doha, é stato approvato un documento che impegna le parti a sviluppare un meccanismo per affrontare i danni derivanti dal cambiamento climatico. Il testo di Doha rimane generico, parlando di gestione integrata dei rischi e coordinazione e sinergie tra vari organismi, rinviando alla COP di Varsavia la definizione di accordi specifici sul tema. Un ipotetico meccanismo di compensazione si baserebbe su aiuti, sia finanziari che in termini di sviluppo delle competenze, da parte dei paesi industrializzati a favore dei paesi meno sviluppati e piú vulnerabili agli estremi climatici (finance, technology and capacity-building, for relevant actions, nella versione originale inglese). Per svariati documenti di approfondimento sul tema, si veda per esempio il sito della Loss and Damage Initiative.

É indubbio che un meccanismo di aiuto per i paesi piú esposti al cambiamento climatico sia necessario. Cosí come sta venendo affrontato, tuttavia, il tema presenta numerosi interrogativi. Primo fra tutti, il rischio di aggiungere una dimensione di responsabilitá legale ai danni legati al clima. Questa dimensione sarebbe particolarmente preoccupante a causa della difficoltá nell’attribuzione di un evento specifico al cambiamento climatico. Una difficoltá addizionale deriva dalle dinamiche climatiche a lungo termine, per esempio l’innalzamento del livello del mare, che saranno molto piú difficili da quantificare e gestire rispetto ai singoli eventi estremi. Ovviamente, i paesi che si prospetterebbero riceventi dell'aiuto si stanno schierando a favore del loss and damage, mentre i paesi industrializzati sono molto cauti sul tema, se non apertamente contrari.

Nonostante la COP di quest'anno sia appena agli inizi, il tema giá appare centrale. Svariate delegazioni, fra cui quelle filippine, cubane, algerine e venezuelane, hanno giá incluso riferimenti espliciti al loss and damage nei loro interventi. La delegazione indiana ha giá indicato che il successo della conferenza di Varsavia si misurerá anche dai risultati sul loss and damage. Da fonti non ufficiali pare anche che l'Unione Europea stia pensando a concessioni sul tema. Non si é ancora entrati nel vivo delle negoziazioni, ma giá a partire dall'accorato appello del delegato delle Filippine, Yeb Sano, é evidente che il tema delle perdite e danni climatici sará un punto cruciale dei negoziati sul clima di quest'anno e degli anni a venire.

Articoli correlati

Aiuta Scienza in Rete a crescere. Il lavoro della redazione, soprattutto in questi momenti di emergenza, è enorme. Attualmente il giornale è interamente sostenuto dall'Editore Zadig, che non ricava alcun utile da questa attività, se non il piacere di fare giornalismo scientifico rigoroso, tempestivo e indipendente. Con il tuo contributo possiamo garantire un futuro a Scienza in Rete.

E' possibile inviare i contributi attraverso Paypal cliccando sul pulsante qui sopra. Questa forma di pagamento è garantita da Paypal.

Oppure attraverso bonifico bancario (IBAN: IT78X0311101614000000002939 intestato a Zadig srl - UBI SCPA - Agenzia di Milano, Piazzale Susa 2)

altri articoli

La risposta immunitaria specifica all’infezione da SARS-CoV-2

Cosa abbiamo imparato in quest’anno di pandemia della risposta immunitaria specifica contro SARS-CoV-2, sia quella indotta dai vaccini che dall’infezione naturale? Passando in rassegna gli studi condotti finora, Guido Poli ed Elisa Vicenzi spiegano come la produzione di anticorpi specifici, base immunologica dei vaccini, sembri poter giocare un ruolo peggiorativo in coloro che hanno contratto l’infezione. I motivi non sono ancora del tutto noti ma, per contro, la risposta specifica dei linfociti T sembra essere la miglior difesa del sistema immunitario contro la progressione di malattia. 

Crediti immagine: CDC/Unsplash

Poco più di un anno fa il pianeta entrava nel tunnel della Covid-19, chiamato inizialmente “nCOV-19” e poi, definitivamente, SARS-CoV-2 per rimarcarne la stretta parentela col primo coronavirus umano a potenziale pandemico, il virus della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che causò “solo” 8.096 infezioni e 774 morti nel mondo nei primi sei mesi del 2003, per poi scomparire.