Universo

Le sorprese di Hygiea

Un team di astronomi coordinati da Pierre Vernazza ha utilizzato lo strumento SPHERE del Very Large Telescope per studiare l'elusivo asteroide 10 Hygiea. L’incredibile prestazione di SPHERE e l’affidabilità degli algoritmi utilizzati per ricostruire il modello 3D dell’asteroide hanno permesso di scoprire innanzitutto il corretto periodo di rotazione di Hygiea; inoltre, l'asteroide si è rivelato di forma estremamente regolare. E questa importante caratteristica potrebbe aprorgli la strada alla classificazione come pianeta nano: se la IAU decidesse in tal senso, sarebbe il più piccolo pianeta nano del Sistema Solare. Claudio Elidoro ne parla con Paolo Tanga, coautore dello studio pubblicato in questi giorni su Nature Astronomy e planetologo presso l'Observatoire de la Côte d'Azur di Nizza.
In copertina: L’immagine raccolta dallo strumento SPHERE del VLT mostra in modo evidente la forma sferica dell'asteroide Hygiea. Potrebbe essere il requisito chiave perché si possa giungere a riclassificare l’asteroide come pianeta nano. Crediti: ESO/P. Vernazza et al./MISTRAL algorithm (ONERA/CNRS)

Utilizzando lo strumento SPHERE in dotazione al Very Large Telescope dell'ESO, un team di astronomi coordinati da Pierre Vernazza (Laboratoire d'Astrophysique di Marsiglia) ha potuto osservare per la prima volta l’asteroide 10 Hygiea con una risoluzione sufficientemente elevata da studiarne la superficie e determinarne la forma e le dimensioni.

La pulsar esagerata

Raffigurazione pittorica non in scala di un sistema composto da una pulsar (stella di neutroni) e da una nana bianca in orbita reciproca. In accordo con la Relatività Generale, lo spaziotempo viene deformato dalla presenza di ogni massa. Proprio studiando gli effetti che la deformazione indotta dalla nana bianca ha sul segnale della pulsar si è potuto determinare la massa da record di MSP J0740+6620. Crediti: ESO/L. Calçada

Una pulsar al millisecondo è una stella di neutroni in rapidissima rotazione che emette dai suoi poli magnetici intensi segnali radio. La caratteristica più impressionante di questi corpi celesti è la densità: la massa contenuta in un centimetro cubo (più o meno le dimensioni di una zolletta di zucchero) può tranquillamente raggiungere i 200 milioni di tonnellate. E al di sotto di una massa corrispondente a 1,44 masse solari, la materia non riesce a reggere la pressione alla quale è sottoposta e collassa in un fluido ultradenso costituito da neutroni. Ma se questo valore minimo è assodato, non lo è il valore massimo che una stella di neutroni può raggiungere prima che anche il fluido di neutroni finisca col soccombere alla pressione. Un ulteriore collasso, infatti, finirebbe col trasformare una stella di neutroni in un buco nero. Risulta quindi importante studiare stelle di neutroni di massa elevata, che possano gettare un po’ di luce su quel limite suggerendo quali potrebbero essere le condizioni della materia al suo interno. È ciò che sono riusciti a fare Hannah Thankful Cromartie e i suoi colleghi: sfruttando un fenomeno relativistico noto dagli anni Sessanta e una fortunata combinazione di circostanze, hanno potuto determinare la massa di MSP J0740+6620, una pulsar posta a circa 6000 anni luce dalla Terra.

Claudio Elidoro ne parla con Paolo D’Avanzo, astrofisico in forza all’Osservatorio INAF di Brera

Quel brutto pasticcio del TMT

Nelle luci del tramonto hawaiiano, sulla sommità del Mauna Kea spiccano (da sinistra) la silhouette del Subaru Telescope, le cupole dei due telescopi gemelli del W.M. Keck Observatory e quella del NASA Infrared Telescope Facility. Sono solamente alcune delle strutture astronomiche presenti sulla montagna ritenuta sacra dalla popolazione locale. Crediti: Joe Parks/Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0

Lo scorso 15 luglio era tutto pronto perché i lavori per la costruzione del TMT, il telescopio di ultimissima generazione da 30 metri di apertura, potessero finalmente cominciare sul Manu Kalea, la vetta più alta delle Hawaii. Ma la partenza è stata da subito in salita, perché se, da un lato, vi è l’entusiasmo degli astronomi per l’eccezionalità del sito e degli amministratori per le positive ricadute in termini di prestigio e di sviluppo economico, dall’altro si è fatta sentire, fin dall’inizio, l’opposizione di una parte della popolazione. Gli ambientalisti erano preoccupati per le possibili minacce alla fauna e all’intero sistema ecologico, altri erano semplicemente dispiaciuti per l’impatto paesaggistico delle cupole che spuntavano come funghi sulla sommità del vulcano; accanto a questi vi è stato chi contesta soprattutto l’utilizzo di un’area che, da sempre, è considerata dalla tradizione locale un luogo sacro. A metà agosto, nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Angel Víctor Torres (Governatore delle Canarie), di Rafael Rebolo (Direttore dell’Instituto de Astrofisica de Canarias) e di amministratori e responsabili della Comunità autonoma delle Isole Canarie, si è espresso l’appoggio unanime alla possibile decisione di trasferire il TMT a La Palma e l’intenzione di dedicare il massimo sforzo per facilitare l’installazione del super telescopio. Quale sarà la risposta del TT a questo tappeto rosso steso ufficialmente?

La costante problematica

Splendida immagine della Nebulosa di Andromeda (M31). Nel 1925 Edwin Hubble identificò in questa galassia una stella variabile della classe delle Cefeidi e riuscì a determinarne la distanza. La scoperta pose fine al grande dibattito sulla natura delle galassie e indicò che l’Universo era molto più grande della Via Lattea. La cosmologia osservativa muoveva i primi passi. Crediti: Adam Evans

La costante di Hubble descrive la velocità d'espansione dell'Universo e, dunque, dice quanto a ritroso nel tempo si debba andare per arrivare all’Universo tutto racchiuso in quello che Lemaître, astronomo gesuita belga, amava definire “atomo primigenio”. Il problema è che differenti e indipendenti metodi di stima della costante di Hubble conducono a valori diversi, e il divario oggi è tale da non poter essere considerato frutto del caso. Claudio Elidoro ne parla con il cosmologo e divulgatore Amadeo Balbi.

Fatti conquistare dalla Luna (con quiz finale)

È l’umanità che ha conquistato la Luna o la Luna che ha conquistato l’umanità? Secondo Patrizia Caraveo, astrofisica dell'INAF, vale la seconda. E proprio alla Luna, infatti, dedica il suo libro. La fascinazione che il nostro satellite ha esercitato su di noi ha portato a quel capolavoro di scienza, tecnica e organizzazione che è stato il programma Apollo: chi ha abbastanza anni per aver seguito la diretta televisiva con Tito Stagno dell’allunaggio di Neil Armstrong sa cos’è un’”emozione lunare”.
Luca Carra recensisce qui "Conquistati dalla Luna" e, per chi vuole mettersi in gioco, propone un quiz: quanto ne sapete davvero del nostro satellite?

Da dove arriva l'acqua della Terra?

Da dove viene l’acqua del nostro pianeta? L'idea corrente è che, completata l’accrezione planetaria, il Sistema solare interno sia stato teatro di un intenso bombardamento da parte di asteroidi e comete provenienti dalle regioni più esterne, ed è indagando in tale direzione che si è principalmente provato a trovare una sorgente attendibile. Le comete sono tra i corpi celesti potenzialmente più idonei a trasportare l’acqua sulla Terra, ma l'acqua terrestre e quella planetaria sono isotopicamente differenti. Un recente studio, tuttavia, ha individua un possibile meccanismo in grado di giustificare questa differenza; inoltre, un lavoro apparso quasi in contemporanea apre un ulteriore scenario legato agli isotopi di molibdeno proveniente dall'impatto del corpo celeste Theia con il nostro pianeta, che ha dato origine alla Luna.

L’impossibile e splendida immagine di un buco nero

Ecco la prima immagine del buco nero 6,5 miliardi di volte più massiccio del Sole nascosto nel centro della galassia M 87. L’anello luminoso è formato dalla luce incurvata dall'intensa gravità esercitata dal buco nero. Ad oggi, questa immagine è la prova più importante dell'esistenza di buchi neri supermassicci. Crediti: Event Horizon Telescope Collaboration

Grazie all'impiego rete globale di radiotelescopi e agli sforzi di collaborazione internazionale, è stata resa pubblica la prima immagine dell'orizzonte degli eventi di un buco nero, ossia la regione nelle immediate vicinanze del buco nero. Varcato questo confine, infatti, l'intenso campo gravitazionale è in grado di trattenere ogni cosa, compresa la stessa radiazione elettromagnetica. L'immagine, frutto dell’innovativo, delicato e complesso lavoro di indagine che ha visto il team del progetto EHT (Event Horizon Telescope) cattura un buco nero 6,5 miliardi di volte più massiccio del Sole, nascosto nel centro della galassia M 87

Bennu, l’asteroide inaspettato

Bennu

A differenza di quanto si riteneva, la superficie di Bennu è molto tormentata e costellata di numerosi massi. Appare oltremodo evidente già in questa immagine raccolta dalla sonda OSIRIS-REx lo scorso dicembre, appeno giunta nei pressi dell’asteroide. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona

Bennu, il piccolo asteroide studiato da vicino dalla sonda OSIRIS-REx, è stato protagonista di diversi articoli e interventi scientifici. Le immagini hanno rivelato una superficie inaspettatamente irregolare e sassosa che può rendere difficile la raccolta dei campioni da parte della sonda, prevista per la fine di luglio 2020; altra grossa sorpresa per gli astronomi è stata l'individuazioni di getti polverosi emessi Bennu. Gran parte delle particelle di questi getti si disperdono nell'atmosfera, mentre altre rimangono a orbitare intorno all'asteroide per poi tornare alla sua superficie: è la prima volta che si osserva questo fenomeno, i cui meccanismi sono ancora ignoti. Confermata, infine, la struttura interna costituita da frammenti di ogni dimensione tenuti assieme dalla forza di gravità, mentre uno studio su Nature Communications fornisce la precisa rilevazione del regime di rotazione dell'asteroide

Bedin 1, la sorpresa dietro l’ammasso stellare

NGC 6752

Splendida ripresa del telescopio Hubble di uno scorcio dell’ammasso globulare NGC 6752, oggetto iniziale di studio del team guidato da Luigi Bedin. Nascosta dietro alle stelle dell’ammasso, gli astronomi hanno individuato la debole galassia sferoidale nana chiamata Bedin 1. Visibile a malapena – in alto a sinistra dell’immagine – l’insignificante raggruppamento di stelle che compongono la galassia Bedin 1. Crediti: ESA/Hubble, NASA, Bedin et al. Licenza: CC BY 4.0

Bedin 1 è la galassia nana più isolata scoperta finora ed è estremamente antica

L'acqua di Bennu

Mosaico composto da 12 immagini dell’asteroide Bennu ottenute dallo strumento PolyCam il giorno 2 dicembre quando la sonda OSIRIS-REx si trovava a circa 24 chilometri dal suo obiettivo. Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona

L'asteroide Bennu è inserito tra quelli potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta; per studiarlo, la NASA ha progettato la missione OSIRIS-REx

Grosso guaio a Baikonur

La Soyuz MS-10 fotografata da Alexander Gerst, astronauta tedesco dell'ESA e attuale comandante della Stazione Spaziale Internazionale, postata su Flickr. L'autore scrive: "Sono contento che i nostri amici stiano bene. Grazie ai più di 1000 soccorritori! Oggi si è dimostrato ancora una volta quanto sia grande la Soyuz: nonostante una falsa partenza, l'equipaggio è stato sicuramente riportato sulla Terra. I viaggi spaziali sono difficili. Ma dobbiamo andare avanti, a beneficio dell'umanità."

Crediti: Alexander Gerst/Flickr. Licenza: CC BY-SA 2.0

Doveva trattarsi di una missione di routine. La Sojuz MS-10 avrebbe dovuto portare il cosmonauta russo Alexey Ovchinin e l’astronauta statunitense Nick Hague a bordo della Stazione spaziale internazionale per integrarne l’equipaggio attualmente composto dal tedesco Alexander Gerst (ESA), dal russo Sergey Prokopyev (Roscosmos) e dalla statunitense Serena Auñón-Chancellor (NASA). Qualcosa, però, è andato storto e il lancio è abortito dopo nemmeno due minuti di volo. Fortunatamente, nessuna conseguenza per l’equipaggio, ma inevitabili interrogativi e possibili ricadute sui prossimi voli.

Galileo, la lettera ritrovata

Particolare del ritratto di Galileo eseguito da Justus Sustermans. crediti: Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio.

Lo scorso 2 agosto, indagando su testi a stampa di Galileo conservati in biblioteche inglesi alla ricerca di postille e commenti aggiunti da studiosi del Seicento, Salvatore Ricciardo (Università di Bergamo) si è imbattuto in qualcosa di assolutamente inaspettato. Tra i documenti conservati negli archivi della Biblioteca della Royal Society a Londra, infatti, Ricciardo ha ritrovato la lettera che lo scienziato pisano scrisse nel dicembre 1613 all’amico di origini bresciane Benedetto Castelli.

Antichi sconvolgimenti galattici

Ricostruzione pittorica dell’incontro tra una galassia come la Via Lattea e una galassia più piccola. Le tracce lasciate da un incontro di questo tipo, avvenuto tra gli 8 e i 10 miliardi di anni fa, sono state individuate nei dati dinamici e chimici delle stelle osservate da Gaia. Crediti: V. Belokurov (Cambridge – UK)

La ricostruzione è una rielaborazione dell’immagine dell’interazione delle galassie NGC 5426 e NGC 5427, note collettivamente con il nome di Arp 271. Crediti: ESO/Juan Carlos Muñoz

Solamente qualche mese fa mettevamo in giusto risalto la pubblicazione di Gaia DR2, il secondo catalogo dei dati collezionati dal fantastico satellite dell’ESA. Gli addetti ai lavori hanno da subito messo in evidenza quanto fosse cruciale che Gaia avesse raccolto una simile mole di dati stellari e quanto fosse importante la sua affidabilità e il numero di stelle coinvolte.

Marte, sfida anche psicologica

Gli astronauti Kate Rubins (a sinistra) e Jeff Williams (a destra) osservano dalla cupola della Stazione spaziale l’arrivo di una navetta SpaceX Dragon con i rifornimenti. Sullo sfondo si nota la rassicurante immagine della Terra, un elemento che contribuisce a rendere meno pesante (e stressante) la lontananza da casa imposta dalle lunghe missioni sulla ISS. Elemento sul quale gli equipaggi in rotta verso Marte non potranno certo contare. Credits: NASA.

Ulteriore campanello d’allarme per le future missioni verso il Pianeta rosso. Oltre alle ben note problematiche tecnologiche e ai rischi per la salute degli astronauti si dovranno mettere in conto anche i problemi di natura psicologica e le difficoltà connesse a un proficuo lavoro di gruppo.

A fare il punto su questo importante aspetto della sfida marziana ci ha pensato un dettagliato studio apparso sull’ultimo numero della rivista American Psychologist interamente dedicato agli aspetti scientifici del lavorare in team.

Via Lattea, il catalogo è questo

Questa visione d’insieme della Via Lattea non è propriamente una fotografia, ma piuttosto una mappa. È stata realizzata con le singole misurazioni di circa 1,7 miliardi di stelle effettuate dal satellite Gaia. In essa è raffigurato circa un centesimo del numero complessivo di stelle della nostra Galassia. Crediti: ESA/Gaia/DPAC, A. Moitinho / A. F. Silva / M. Barros / C. Barata, University of Lisbon, Portugal; H. Savietto, Fork Research, Portugal.

Nei giorni scorsi è stato rilasciato Gaia DR2, il secondo imponente catalogo dei dati raccolti dal satellite Gaia. Si tratta del più completo atlante stellare mai realizzato finora, un’incredibile fiumana di dati riguardanti quasi un miliardo e settecento milioni di stelle della Via Lattea. Una vera manna per gli astronomi, che avranno a disposizione non solamente i dati sorprendentemente precisi delle posizioni in cielo di quelle stelle, ma anche le informazioni che riguardano il loro moto proprio, la parallasse, la luminosità e il colore.

Una affascinante storia del dove

Splendida immagine della Via Lattea che aleggia sulle rovine del tempio di Demetra (Isola di Naxos - Grecia). Credits: Constantine Emmanouilidi - infectionphotography.com

Dove finisce il mondo? Domanda da bambini, quasi una fastidiosa presa in giro per noi, indaffarati uomini del XXI secolo. Eppure, dietro a una domanda così banale può nascondersi qualcosa di incredibilmente complesso e, nello stesso tempo, estremamente affascinante. Complessità e fascino che Tommaso Maccacaro e Claudio Tartari ci invitano a gustare nella loro Storia del dove - Alla ricerca dei confini del mondo, edito da Bollati Boringhieri (Torino 2017, pp. 147, € 14).

Tiangong-1 e rottami spaziali

Tiangong-1 è una stazione spaziale davvero semplice se la paragoniamo alla Stazione spaziale internazionale. Sostanzialmente è formata da un corpo cilindrico del diametro di 3,5 metri e lungo 10,4 dal quale si dipartono due batterie di pannelli solari. Il volume abitabile pressurizzato è di 15 metri cubi e il peso complessivo è di 8,5 tonnellate. Crediti: China Manned Space

Sono trascorsi solamente poco più di sessant’anni dallo storico lancio dello Sputnik 1 che decretò l’inizio dell’era spaziale, eppure – dati ESA del gennaio 2017 – sono già stati effettuati oltre 5.250 lanci ufficiali che hanno messo in orbita circa 7.500 satelliti.

Febbre d'astronauta

Il nostro astronauta Luca Parmitano (ESA) a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Primo italiano ad effettuare un'attività extraveicolare nello spazio, poco dopo l’inizio della sua seconda uscita è stato costretto a rientrare per il pericoloso accumularsi di acqua nel casco della sua tuta spaziale. Crediti: ESA/NASA.

Prima era solamente un sospetto che emergeva dai racconti degli astronauti, ora i dati raccolti da un team di ricercatori lo provano senza ombra di dubbio: tra le conseguenze di una prolungata permanenza nello spazio dobbiamo mettere anche la febbre. Un importante tassello va dunque ad aggiungersi alla nostra comprensione dei meccanismi fisiologici che si attivano quando abbandoniamo la superficie del nostro pianeta.

Suggestioni marziane

Panorama marziano. Questa immagine panoramica a 360 gradi è stata acquisita dalla Camera Mastcam del rover Curiosity mentre esplorava la regione chiamata ‘Murray Buttes’ ai piedi del Monte Sharp, uno dei paesaggi più scenografici mai visitati da un rover. © NASA/JPL-Caltech/MSSS

Ce l’abbiamo in testa come un capriccio. Davanti agli occhi come un’ambizione e nella fantasia come un’affascinante suggestione. L’interesse scientifico per il pianeta rosso si fa sempre più estetico e la narrazione dell’impresa marziana ha iniziato a nutrirsi di quella nota stilistica volta alla seduzione: non c’è cronaca che non aggiunga una punta d’incanto a scoperte, notizie o anche solo a fatti e aggiornamenti più o meno straordinari.

Un nuovo cacciatore di mondi

Veduta notturna delle tre cupole di ExTrA sotto un cielo spettacolare in cui spiccano gli asterismi di Orione, appena alla destra del centro, e dell'ammasso stellare delle Pleiadi, verso sinistra. Crediti: ESO/Petr Horálek.

All’Osservatorio di La Silla, sulle Ande cilene, ha iniziato la sua attività un innovativo sistema composto da tre telescopi per l’osservazione infrarossa dedicati alla ricerca e allo studio di pianeti extrasolari. Gli strumenti a disposizione dei cacciatori di pianeti, dunque, si arricchiscono di un nuovo importante elemento, ghiotta occasione per fare il punto di questa ricerca.

I trent’anni del Laboratorio del Gran Sasso

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso con Fernando Ferroni, Presidente INFN - Credit: Photo Archivio INFN.

“È da tempo che desideravo visitare i laboratori del Gran Sasso perché questo è un punto di eccellenza tra i più alti del nostro Paese e costituisce un motivo di prestigio e di orgoglio per l'Italia”.

E’ con queste parole che il Presidente Sergio Mattarella ha salutato il 15 gennaio scorso la comunità dell’INFN riunita per le celebrazioni del trentennale delle attività scientifiche dei LNGS.

I comunisti sulla Luna

Foto originale di Jurij Gagarin durante il training fatta da un fotografo anonimo. Pubblico dominio. Credit: TASS. Immagine delle stelle e delle galassie ripresa dall'Hubble Space Telescope. Pubblico dominio. Credit: NASA - Immagine composta da Robert Couse-Baker - Licenza: CC BY-SA 2.0.

Il 31 gennaio 1958, sessant’anni fa, gli Stati Uniti d’America posero in orbita Explorer I. Iniziava così l’avventura americana nello spazio. Preceduta e per molti anni superata da quella dell’Unione Sovietica, come sostengono e dimostrano Stefano e Marco Pivato in un libro, I comunisti sulla Luna, pubblicato da Il Mulino (2017, pagg. 240, € 16,00).

Geroglifici celesti

Anton Raphael Mengs - "Helios come personificazione del Mezzogiorno" (olio su tela - ca 1765). Public Domain

L’elio è considerato una risorsa strategica in vari settori, che vanno dalla diagnostica medica all’industria elettronica, ai processi di saldatura. In campo medico si pensi, ad esempio, ai magneti superconduttori, componenti degli scanner per l'imaging a risonanza magnetica (MRI), i quali richiedono per il raffreddamento elio liquido che, com’è noto, ha punto di ebollizione -268, 93°C.

Marica Branchesi: io la conosco bene

Marica Branchesi, a sinistra nella foto, con Isabella Maria Gioia, autrice dell'articolo.

È recente la notizia della giovane scienziata di Urbino, Marica Branchesi, che è stata definita dalla prestigiosa rivista Nature una delle 10 personalità scientifiche del 2017 più influenti al mondo. Il riconoscimento è dovuto al contributo che Marica Branchesi ha dato alla ricerca sulle onde gravitazionali.

Dove sta andando il neutrino?

Bruno Pontecorvo: tra le sue pionieristiche idee gli studi sul decadimento del muone e la sua teoria delle oscillazioni del neutrino. Foto centropontecorvo.df.unipi.it

 

Il neutrino è una particella elementare che per certi versi parla italiano perché il suo nome, coniato nella nostra lingua da Enrico Fermi, è identico in tutta la comunità scientifica mondiale. Inoltre il contributo della scuola italiana di fisica in questo campo è stato, e continua a essere, molto rilevante.

‘Oumuamua, l’intruso d’altri mondi

Raffigurazione pittorica di ‘Oumuamua, il primo e unico asteroide interstellare scoperto finora. Le osservazioni, prontamente compiute da numerosi osservatori, indicano che si tratta di un oggetto scuro, rossastro, con composizione rocciosa o metallica e dalla struttura estremamente elongata. Da quanto ci è dato di sapere, insomma, ‘Oumuamua sarebbe completamente differente da tutti gli oggetti del Sistema solare a noi noti. Crediti: ESO/Martin Kornmesser.

In fondo ce lo aspettavamo. Con l’abbondanza di sistemi planetari esistenti nella nostra Galassia, è pressoché inevitabile che un oggetto sfuggito da uno di essi possa passare dalle parti del Sole. Considerando le situazioni confermate, a tutt’oggi siamo a quota 2.780 sistemi per un totale di 3.710 pianeti, ma se mettiamo in conto anche le situazioni in attesa di conferma i numeri lievitano a 6.339 pianeti in 5.152 sistemi planetari.

Filamenti cosmici e materia mancante

Istantanea di una tipica simulazione computerizzata dell’evoluzione dell’Universo in cui appare la misteriosa struttura spugnosa del Cosmo. Di questa immensa ragnatela tridimensionale è artefice la materia oscura (in viola nell’immagine) che, con la sua azione gravitazionale, plasma i lunghi filamenti, li collega tra loro con nodi e obbliga la materia ordinaria a concentrarsi nelle regioni con densità più elevata. Le galassie (in bianco) si trovano dunque nei punti più densi della struttura e sono maggiormente concentrate nei nodi, dove si raggruppano in ammassi e superammassi. Interessante osservare come gran parte del “volume” dell’Universo sia occupato dalle immense regioni desolatamente vuote che si estendono tra i filamenti. - Visualizzazione: Frank Summers, Space Telescope Science Institute.

Tra i molti problemi che astronomi e cosmologi si trovano a dover districare vi è anche quello della materia mancante. Le attuali teorie e i dati provenienti dallo studio della radiazione cosmica di fondo, il cosiddetto eco fossile del Big Bang, hanno suggerito quale potrebbe essere la composizione del Cosmo.

Un’astronomia tutta nuova

Due stelle di neutroni spiraleggiano l’una intorno all’altra: un evento incredibilmente energetico che ne farà un corpo solo è già scritto nel loro futuro. Se l’evento è vicino a noi, le increspature dello spazio-tempo generate dall’evento sono già alla portata degli attuali rilevatori di onde gravitazionali. Crediti: R. Hurt/Caltech-JPL.

Quella del 16 ottobre 2017 è una data destinata a finire nei libri di storia dell’astronomia. Nel corso di un evento internazionale con contributi di ricercatori da Washington (collaborazione LIGO-Virgo), Monaco (ESO) e Venezia (ESA) è stato dato l’annuncio che, per la prima volta, è stata osservata la controparte visibile di una sorgente di onde gravitazionali.

Florence e gli altri asteroidi che "sfiorano" la Terra

Un asteroide passa vicino alla Terra. Credit: ESA / P. CARRIL.

Non è certo una novità che un asteroide, nel corso della sua orbita, finisca col ronzare dalle parti del nostro pianeta. Finché in questo passaggio mantiene le dovute distanze, la Terra e i suoi abitanti non corrono alcun rischio. Anzi, il passaggio può costituire una ghiotta occasione per sapere qualcosa di più della popolazione di questi corpi celesti potenzialmente pericolosi. Proprio quanto è capitato lo scorso 1° settembre, quando l’asteroide 3122 Florence è passato a circa 7 milioni di chilometri dalla Terra.

Il sole in una scatola: scopriamo la fisica dei plasmi

Lampada al plasma. Photo royalties free. Autore: Plasmana / Instructables.

Matteo Passoni, ingegnere nucleare e fisico del Politecnico di Milano, ci presenta questo particolare stato di aggregazione della materia ricordandoci come all'interno dello stand "Il sole in una scatola: scopriamo la fisica dei plasmi" del Meet Me Tonight, esperimenti semplici ed interattivi ci permetteranno di conoscere un po' più a fondo la natura del plasma.

Nanni Bignami, la stella che non c'è

Geminga, con la g iniziale dura all’olandese. Traslitterazione in linguaggio universale dal milanese «Gh’è minga»: non c’è mica. Ci vuole, nel medesimo tempo, una bella ironia, una notevole capacità di giocare con le parole e anche una buona dose di coraggio per dare un nome così a una stella che lì, nella costellazione di Gemini, emette raggi gamma eppure non si vede.

La lunga strada per il Pianeta rosso

Marte. Credits: Shutterstock/mr.Timmi, NASA.

Marte è sempre di più nel mirino delle Agenzie spaziali di tutto il mondo, sia nazionali che private. Il progetto di gran lunga più ambizioso non è certo farvi orbitare nuove sonde o atterrare nuovi rover, bensì quello di una missione umana. Le recenti prese di posizione della NASA e dello stesso Elon Musk, però, sembrano mettere un drastico freno ai facili entusiasmi. Proviamo a fare il punto su questa impegnativa sfida spaziale, pericolosamente al confine tra scienza e fantascienza.

Addio, fantastica Cassini

In questo fotogramma del film di animazione Cassini's Grand Finale la distruzione della sonda dopo l'ingresso nell'atmosfera di Saturno. La fine della missione è prevista per il 15 settembre 2017. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Ormai manca davvero poco. Ancora un’orbita, spingendosi di nuovo con audacia tra Saturno e il suo anello più interno, poi il tuffo finale durante il quale, per un paio di minuti, la sonda riuscirà a violare l’atmosfera di Saturno prima d’essere distrutta. Occhio al calendario, dunque: il prossimo 9 settembre la sonda Cassini compirà l’ultimo sorvolo del pianeta, passando a poco meno di 1.700 chilometri dalla sommità delle sue nubi, mentre il 15 settembre sarà il giorno dell’addio.

​​​​​​​Le luci che ci rubano il cielo

Con questa fotografia dal titolo molto evocativo di "Guiding light to the stars", l’astrofotografo australiano Mark Gee si è aggiudicato il primo premio del concorso Astronomy Photographer of the Year 2013 per la categoria "Earth and space". Nonostante l’UNESCO abbia da tempo sottolineato l’importanza di preservare il cielo notturno quale fondamentale patrimonio dell’umanità, è sempre più difficile poter gustare panorami come quello catturato nell’immagine. (Fonte)

Grazie alla complicità del clima, nelle calde serate estive è più frequente la tentazione di dare un’occhiata al cielo notturno e agli astri che lo punteggiano. Un desiderio che, purtroppo, rimane troppo spesso inappagato. I nostri cieli, infatti, stanno diventando ogni anno sempre più lattiginosi permettendoci di distinguere solamente gli astri più luminosi, e anche quelli a fatica. Tecnicamente si parla di inquinamento luminoso e, contrariamente a quanto si possa pensare, la sua deleteria presenza non arreca disturbo solamente agli astronomi e agli amanti del cielo notturno.

Ma il Sole è figlio unico?

Splendida immagine del Sole catturata dal telescopio spaziale SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) il 16 luglio 2000. La ripresa è stata effettuata alla lunghezza d’onda di 195 Angstrom, il che significa che il materiale luminoso che osserviamo nell’immagine ha temperatura di circa un milione e mezzo di gradi Kelvin. (Crediti: SOHO - ESA e NASA)

Una recente ricerca su una regione di formazione stellare in Perseo confermerebbe che le stelle come il Sole non nascono isolate, ma a coppie. Col passare del tempo, poi, alcuni di questi sistemi stellari mantengono vivo il loro legame, altri no. Quasi doveroso, dunque, indagare su quale fine possa aver fatto l’eventuale fratello del Sole.

Quel buio oltre la siepe

Davvero curioso che, proprio nell’epoca in cui ci sembra di aver raggiunto le vette più alte della conoscenza di quanto ci circonda, scopriamo che da questa conoscenza è esclusa la stragrande maggioranza dell’Universo stesso. Ciò che riusciamo a vedere con i nostri occhi e con i potenti e sofisticati telescopi di cui dispongono gli astronomi, infatti, è solamente il 5% dell’intero Universo. E il resto?

Quel Giove che non t’aspetti

Fantastico collage delle riprese del Polo Sud di Giove catturate da JunoCam nel corso di tre distinti passaggi; al momento degli scatti la sonda si trovava poco più di 50mila chilometri al di sopra delle nubi di Giove. Grazie alla particolare elaborazione cui è stata sottoposta l’immagine, risultano molto evidenti i complicati meandri che caratterizzano le nubi di Giove e gli ovali chiari dei numerosi cicloni, anche di 100 chilometri di diametro, che vi imperversano (Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Betsy Asher Hall/Gervasio Robles).

Dalla pubblicazione dei primi risultati delle indagini della sonda Juno emerge un ritratto del pianeta Giove molto differente da quello che conoscevamo. I dati raccolti dagli strumenti della sonda della NASA stanno mostrando un pianeta ancora più enigmatico e dai tratti più estremi di quanto ci si potesse aspettare. Un’autentica sorpresa per i planetologi.

In ricordo di Nanni Bignami

Sembra difficile anche solo immaginarlo, ma Giovanni (Nanni) Bignami ci ha lasciato. Da Madrid. Sembra impossibile perché se c’era un uomo vitale e, quindi, lontano dalla morte, con un’energia e una volontà incontenibili, con capacità notevoli, talvolta straordinarie, in molti campi – dall’astrofisica alla organizzazione della scienza, dalla comunicazione alla politica della scienza, beh questo era lui, Nanni.

Che cosa racconta la volpe di Gobekli Tepe?

Un recentissimo studio, interpretando le incisioni megalitiche di Gobekli Tepe come accurate registrazioni di osservazioni astronomiche, propone l’interessante collegamento con il cosiddetto evento del Dryas recente, responsabile dell’improvviso e intenso abbassamento di temperatura verificatosi circa 12 mila anni fa. Un collegamento che, inevitabilmente, riporta con forza alla ribalta una teoria astronomica proposta negli anni Ottanta da Victor Clube e William Napier.

Fenomenologia degli UFO

I dischi volanti hanno fatto la loro comparsa ufficiale il 24 giugno 1947 quando Kenneth Arnold, che pilotava il suo aereo nei pressi delle Cascade Mountains, nello Stato di Washington, vide nove forme luminose disposte in formazione diagonale che sfrecciavano in cielo. Per descriverle disse che assomigliavano a saucer (piattini, come quelli del servizio da the) che rimbalzavano sull’acqua. Ai giornalisti piacque l’immagine dei piattini volanti, che divennero dischi volanti in italiano.

Galassie col vento nei capelli

Confessiamolo: in barba a ogni divieto, tutti noi almeno una volta ci siamo affacciati al finestrino di un treno in movimento e abbiamo sperimentato sul volto la potente azione dell’aria dovuta alla velocità. Si tratta di un fenomeno tutto sommato abituale, che possiamo sperimentare anche durante una corsa o una pedalata. In fisica viene definito ram pressure e lo si spiega chiamando in causa il fatto che il nostro moto non avviene nel vuoto, ma deve fare i conti con il gas atmosferico.

Com'è regolare la materia oscura!

L’analisi dei dati raccolti da un’innovativa indagine su 15 milioni di galassie ha portato un team di ricercatori a concludere che la materia oscura è più diluita nello spazio di quanto si pensasse finora. Lo studio, di prossima pubblicazione su MNRAS, contraddice dunque il modello di distribuzione di questa elusiva componente dell’Universo tracciato dalla missione Planck. Ma andiamo con ordine.

Sotto il cuore di Plutone

L’analisi dei dati raccolti dalla sonda New Horizons durante il suo rapido flyby di Plutone nel luglio 2015 sta mettendo in luce caratteristiche sorprendenti del pianeta nano. Una serie di studi pubblicati nel numero di Nature di inizio dicembre sono dedicati alla regione denominata Sputnik Planitia e suggeriscono interessanti retroscena ipotizzando ribaltamenti orbitali, calotte di ghiaccio e persino un oceano sotterraneo.

Il fascino di immaginare e “non capire” l’universo

La più bella stellata della mia vita l’ho vista nel deserto del Nevada nell’estate del 1973. Dopo tanto tempo ne mantengo un ricordo ancora vivido; è una delle poche esperienze che, sopravvivendo ai ricordi, diventano un segno permanente e patrimonio di una vita. Con alcuni amici visitavo per la prima volta gli Stati Uniti; stavamo andando da San Francisco a Las Vegas con un bus della compagnia Greyhound.

La ricerca sulla Luna non tramonta mai

Nei giorni scorsi, due tra le più prestigiose riviste scientifiche hanno presentato importanti studi riguardanti il nostro satellite. Mentre Science ha pubblicato due ricerche sulla struttura e sulla formazione dell’immenso Mare Orientale, su Nature è apparso un nuovo scenario per la nascita della Luna, in grado di chiarire alcuni spinosi problemi finora irrisolti. Lo studio del nostro satellite, insomma, non è affatto passato di moda.

Alla ricerca di Planet 9

Se nel silenzio della notte sentite ripetersi strani rumori provenienti dal piano di sopra, forse vi verrà voglia di capirne l’origine e potreste supporre che i vicini abbiano comperato un cane. Ma se il cane non lo vedete mai e neppure lo sentite abbaiare, probabilmente vi incuriosireste ancor più e cerchereste di capire se proprio di un cane si tratta.

Schiaparelli: il bicchiere è più che mezzo pieno

A poche settimane dalla doccia fredda del lander Schiaparelli, Barbara Negri, responsabile dell'Unità Esplorazione e Osservazione dell'Universo dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ci spiega come sia da valutarsi assolutamente positiva la prima delle due missioni europee su Marte, progetto dal nome ExoMars 2016. Questo nonostante l'atteso soft landing di Schiaparelli si sia rilevato, in verità, un imprevisto schianto del lander sul suolo di Marte.

Doccia fredda per ExoMars

Raggiunto Marte dopo sette mesi di viaggio, ExoMars si è separato nei giorni scorsi nelle sue due componenti: l’orbiter TGO e il lander Schiaparelli. Inizialmente, la delicata fase di discesa di quest’ultimo verso la superficie del pianeta sembrava si fosse completata con successo. Poi, inaspettata, la doccia fredda: segnale perso un minuto prima del contatto con il suolo marziano.

Grazie, Rosetta!

Venerdì 30 settembre, alle 13:19 italiane, la sonda Rosetta ha terminato la sua missione posandosi sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Missione lunga e faticosa: prima la rincorsa alla cometa durata oltre 3800 giorni e culminata il 6 agosto 2014 con l’inserimento orbitale intorno al corpo celeste, poi lo studio ravvicinato della superficie cometaria e, nel novembre 2014, l’emozionante e in parte sfortunata discesa del lander Philae.

Asteroidi, nuova frontiera?

Dalla rampa di lancio di Cape Canaveral è appena iniziato il lungo cammino spaziale che condurrà OSIRIS-REx verso l’asteroide Bennu. Dopo lo studio particolareggiato dell’asteroide, la missione prevede di recuperare un campione della sua superficie e di riportarlo a Terra. Missione ambiziosa, dunque, che farà da apripista ad altri progetti spaziali ancora più ambiziosi.

L’uomo che ha camminato sulla Luna

“Occorre essere giovani per avere voglia di innovare spingendosi al di là dei limiti fino ad ora raggiunti?”. A giudicare da No dream is too high, il nuovo libro di Buzz Aldrin, l’età conta proprio poco. A 86 anni suonati, l’indomito Buzz scrive un inno all’innovazione basato sulle lezioni imparate da un uomo che ha camminato sulla Luna, come recita il sottotitolo.  

Materia oscura sempre più sfuggente

Sono stati diffusi i risultati dell’esperimento LUX e chi confidava di riuscire finalmente a stanare la materia oscura dovrà attendere ancora un po’. Dai rilevatori che, in una miniera abbandonata in Sud Dakota, tengono accuratamente sotto controllo 370 chili di xeno liquido non è infatti arrivata nessuna segnalazione. Ma la caccia continua…

Juno: dopo il viaggio, il duro lavoro

Giunta felicemente a destinazione dopo quasi cinque anni di viaggio, la sonda della NASA si accinge a studiare Giove, il gigante del Sistema solare. Per farlo, Juno dovrà affrontare condizioni di lavoro proibitive e correre notevoli rischi. Prima che la sonda cominci il suo arduo compito, esaminiamo da vicino quali acrobazie sarà chiamata a compiere e quali strumenti metterà in campo per strappare al pianeta i suoi segreti.

Onde gravitazionali: due ottime notizie

Periodo davvero propizio per chi si occupa di onde gravitazionali. Anzitutto LIGO ha rilevato le tracce di un’altra fusione di buchi neri: un evento che ha coinvolto oggetti meno massicci di quelli responsabili del segnale dello scorso settembre, ma che si è manifestato con un segnale più prolungato. Altrettanto importante, poi, la pubblicazione dei primi risultati ottenuti da LISA Pathfinder: ottime referenze per l’ambizioso progetto di un osservatorio spaziale per onde gravitazionali.

Altra tappa cruciale per E-ELT, il telescopio europeo Extremely Large.

Giornata storica per l’astronomia europea. Il 25 maggio, con una solenne cerimonia tenutasi a Garching bei München (Germania), è stato ufficialmente firmato il contratto tra l’ESO (European Southern Observatory) e il Consorzio ACe per la costruzione delle strutture dell'E-ELT. Si tratta del più grande contratto mai stipulato per l'astronomia da terra, un contratto che apre la strada alla costruzione della cupola e della struttura portante di un telescopio che promette di essere il più grande occhio mai spalancato verso il cielo.

ET, Frank Drake e gli altri

Erano i primi anni Sessanta quando Frank Drake, uno dei pionieri in questo campo, propose le sue riflessioni sulla possibile esistenza di altre civiltà nell’Universo. Codificate nella famosa equazione, quelle riflessioni hanno da allora indotto e sostenuto la ricerca di possibili segnali intelligenti nel Cosmo.

L’Universo simulato di Illustris

Gli strumenti osservativi di cui dispongono gli astronomi hanno loro permesso di farsi un’idea meno vaga dell’Universo che ci circonda. E’ pur vero che, stando agli ultimi risultati che ci ha consegnato il satellite europeo Planck, abbiamo imparato che nel nostro Universo la materia ordinaria – quella di cui siamo composti noi, la Terra e le stelle – non ammonta neppure al 5% del suo conten

Intelligenza, impegno e fatica: la vera storia di Astrosamantha, icona femminile in un mondo maschile

Non capisco come mai il documentario Astrosamantha sia stato programmato in date anonime come 1 e 2 Marzo. Dopo tutto, sarebbe bastato aspettare una settimana per cadere su una data molto più simbolica: la Festa della donna. Festeggiare l’8 marzo con un documentario sulla prima astronauta italiana avrebbe offerto una perfetta occasione per sottolineare un modello femminile così inconsueto, ma così presente nell’immaginario collettivo.

Onde gravitazionali: la lunga caccia

E’ passato un secolo da quando Albert Einstein ne aveva suggerito l’esistenza e finalmente i sofisticati rilevatori di LIGO sono riusciti nell’ardua impresa di catturare le onde gravitazionali. Un’impresa storica, per la quale c’è già chi si sbilancia a ipotizzare il Nobel. Intanto, con l’annuncio dello scorso 11 febbraio possiamo dire che è nata ufficialmente una nuova branca dell’astronomia. Ma perché abbiamo dovuto aspettare cento anni?

Perché ci è voluto un secolo dalla teoria di Einstein

Lo scoop che svela l'onda gravitazionale

Le onde gravitazionali sono un argomento particolarmente caldo perché rappresentano la nuova frontiera della ricerca in fisica e astronomia. Sappiamo che esistono, ma sono decenni che gli scienziati inseguono il sogno di rivelare direttamente queste increspature dello spazio-tempo attraverso la misurazione della minuscola variazione di lunghezza che il loro passaggio provocherebbe nel braccio di un rivelatore.

Dal mitico Gravity Joe ai nuovi rivelatori di onde

La missione lunare cinese promette novità sul Mare Imbrium

Oltre che un “grande passo per l’Umanità”, come suggerito da Neil Armstrong, e un’incredibile iniezione di fiducia per le capacità tecnologiche degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica – ricordiamo che si era in piena Guerra fredda - le missioni con equipaggio verso la Luna segnarono una svolta nello studio del nostro satellite.

La parola a LISA Pathfinder, l’apripista

L’inizio della storia di questa missione spaziale risale a molti anni fa. Il suo nome era SMART-2 e avrebbe dovuto prendere il largo nel 2006. Il progetto, frutto della collaborazione tra ESA e NASA, prevedeva che i dati ottenuti dalla missione avrebbero permesso entro il 2011 di dare il via a una missione ben più impegnativa, dedicata a individuare - finalmente - le onde gravitazionali.

Dopo mezzo secolo a Natale torna la luna piena, facciamoci gli auguri

La rivista Science tutti gli anni compila una lista dei risultati che, a giudizio dei suoi editors, sono stati i più importanti tra quelli ottenuti nei 12 mesi passati. Quest’anno non ci sono dubbi, i risultati più stupefacenti vengono dallo studio dei corpi minori del sistema solare. Per intenderci, si chiamano minori tutti i corpi “piccoli” del sistema solare: comete, asteroidi e nanopianeti.  Sono piccoli di dimensioni ma l’interesse che stanno suscitando è grandissimo.

Marte, l’acqua e il Sole

Ormai quello dell’acqua su Marte non è più l’annuncio epocale di un tempo. Se volessimo ripercorrere le numerose tappe di questa scoperta, dovremmo elencare i contributi delle numerose sonde e dei rover che, nel corso di quattro decenni, hanno studiato l’arida superficie del Pianeta rosso. Per chi fosse particolarmente interessato a questa emozionante saga, si suggerisce come punto di partenza questa pagina di Wikipedia.

Non sarebbe notizia se…

Con quasi 200 pulsar rivelati in raggi gamma dalla missione Fermi, la notizia di una nuova stella di neutroni vista pulsare alle alta energie non farebbe notizia se non si trattasse del primo esempio di pulsar gamma rivelata al di fuori della nostra galassia. Stiamo parlando di PSR 0540-69 che si trova nella grande Nube di Magellano a 50 kpc da noi.

Figura 1

La strana stella nel Cigno

Distante poco meno di 1500 anni luce in direzione della costellazione del Cigno, KIC 8462852 è una delle oltre 100 mila stelle che l’osservatorio spaziale Kepler tiene costantemente sotto controllo. Costruito dalla NASA e lanciato nel marzo 2009, Kepler misura a intervalli di circa mezz’ora la luminosità delle stelle affidate alla sua cura (sparse in una zona di 115 gradi quadrati tra le costellazioni del Cigno e della Lira) cercando possibili cali di luce dovuti al passaggio di un pianeta davanti al disco stellare.

Alla ricerca del gemello della Terra

La ricerca dei pianeti extrasolari è sicuramente uno degli argomenti più caldi dell’astronomia mondiale.
E’ una disciplina giovane, nata giusto 20 anni fa con l’annuncio della scoperta di un pianeta in orbita attorno alla stella 51 Peg (la cinquantunesima stella, in ordine di brillantezza, nella costellazione del cavallo alato).

Un camaleonte da Nobel

A distanza di dodici anni dall’attribuzione del Premio Nobel a Masatoshi Koshiba, il neutrino torna da protagonista a Stoccolma insieme a Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald, cui è stato assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2015.
I due scienziati hanno apportato contributi chiave allo studio delle oscillazioni dei neutrini, una metamorfosi che dimostra che queste particelle hanno una massa, ancorché piccolissima.

Acqua, esopianeti, ET. Guardare per vedere...

Le evidenze che il nostro Sistema solare contenga grandi quantità di acqua anche allo stato liquido, vanno continuamente aumentando e consolidandosi. Eppure fino a non molto tempo fa credevamo che solo la Terra disponesse di oceani. Mercurio e Venere li sapevano troppo caldi e le immagini che, prima i telescopi e poi le sonde inviate intorno e su Marte ci avevano fornito, mostravano chiari segni di fenomeni di erosione imputabili sì allo scorrere di grandi quantità di acqua, ma di cui da tempo non c’era più traccia.

Un universo da guinness dei primati

Mi è capitato recentemente di sfogliare il bel libro di Luigi Fontana “Stelle da record” in cui, in maniera molto ordinata e mai noiosa, è presentata un po’ di storia dell’astronomia, traendo spunto dalla descrizione di un certo numero di stelle – da record appunto – e raccontando come si è arrivati alla loro scoperta e alla determinazione dei loro primati.

L’espansione dell’universo “oscilla”

In principio fu il Big Bang. Poi, come sappiamo, la trama dello spazio-tempo cominciò a espandersi. Oggi sappiamo che questa espansione non ha sempre avuto lo stesso ritmo: a un certo punto della sua storia, infatti, l’universo è passato da una fase di espansione rallentata a una fase, che dura ancora oggi, di espansione accelerata. Ma la storia potrebbe essere ancora più complessa.

Siamo pronti? (se si scoprisse la vita su Marte)

I pianeti extrasolari, contando oltre a quelli confermati anche i probabili candidati, si contano oramai a migliaia; i sistemi planetari complessi a decine. Di esopianeti ne sono stati trovati di tutti i tipi: grandi e piccoli, rocciosi e gassosi, caldi e freddi. Si procede spediti verso una loro caratterizzazione sempre più articolata, in attesa che diventino accessibili in grandi quantità informazioni dettagliate di miglior qualità di quanto sino a ora possibile.

La galassia più lontana

Studiare le galassie più distanti - dunque osservare sistemi stellari quando erano in giovane età - è di fondamentale importanza per i cosmologi. Solo riuscendo a determinare le caratteristiche delle galassie nelle profondità dello spazio e del tempo, infatti, può offrire la chiave per comprendere come questi sistemi si siano evoluti fino alle galassie che oggi osserviamo nell'Universo vicino.

Il neutrino ciarliero

Per essere un fantasma, è piuttosto ciarliero. Se lo riesci ad afferrare, non smette di parlare e spettegola sull’universo intero. È il neutrino, la particella elementare cui Lucia Votano ha dedicato un libro, intitolato appunto Il fantasma dell’universo, appena pubblicato dalla Carocci nella collana ideata in collaborazione con la Città della Scienza di Napoli.

LHC, ancora conferme per il modello standard

A pochi giorni dalla sua riapertura, LHC torna a far parlare di sé. E lo fa con una scoperta più importante di quello che potrebbe sembrare di primo acchito.
L’analisi congiunta di CMS e LHCb, due dei quattro rivelatori del grande acceleratore di particelle europeo, ha evidenziato un fenomeno molto raro: il decadimento di un mesone Bs in una coppia muone-antimuone.

Giove, il viaggiatore

Non è certo una novità l'idea che Giove abbia esercitato un ruolo chiave nell'evoluzione del Sistema solare. Per esempio, è dal 1886 che gli astronomi, grazie all'intuizione di Daniel Kirkwood, sono a conoscenza di come la presenza del pianeta gigante - grazie al meccanismo delle risonanze dinamiche - abbia scolpito la distribuzione delle orbite dei corpi che popolano la Fascia principale degli asteroidi.

Individuata la materia oscura? Prudenza, ragazzi

Le anomalie registrate dall’Alpha magnetic spectrometer  (AMS), il “cacciatore di antimateria” che dal 2011 si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sono un fatto scientifico importante. Il numero di antiprotoni ad alta energia rilevato nei mesi scorsi risulta eccessivo rispetto alle possibili fonti note di antimateria: e bene hanno fatto i dirigenti del CERN di Ginevra lo scorso 15 aprile a darne notizia con un certo rilievo.

Il potente soffio del quasar

Quando gli astronomi - si era nella seconda metà degli anni Cinquanta - scoprirono in cielo alcune sorgenti radio particolarmente intense il cui segnale sembrava provenire dal nulla rimasero piuttosto perplessi. Immagini più profonde acquisite qualche anno più tardi mostrarono che quelle emissioni sembravano provenire da oggetti puntiformi, dall'aspetto stellare. Questo spiega perché, nel maggio 1964, all'astrofisico Hong-Yee Chiu venne in mente di battezzarle con il nome di

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  • Nascita di un quartetto

    Non lasciamoci ingannare dalla solitudine del Sole: quasi la metà delle stelle, infatti, appartiene a sistemi multipli, cioè a coppie o terzetti di astri in orbita reciproca. A dispetto di questa incredibile abbondanza, però, le fasi evolutive iniziali dei sistemi stellari multipli sono ancora poco conosciute. Il motivo principale è che queste fasi embrionali si svolgono - ovviamente - in regioni molto ricche di polveri e gas, coltri estremamente efficaci nel nasconderci quanto accade al loro interno.

    Dietro l’angolo c’è un altro universo?

    Per l’osservazione di molti fenomeni, l’esserne vicini è un vantaggio: sono possibili studi più dettagliati e quindi ne deriva una conoscenza più approfondita. È il caso del Sole, ad esempio, la cui prossimità ci ha permesso (e permette) osservazioni particolareggiate che ci fanno conoscere la nostra stella meglio di qualsiasi altra, proprio perché la vicinanza consente di registrare segnali non visibili nel caso di oggetti più lontani.

    Una vicina turbolenta

    Distante da noi circa due milioni e mezzo di anni luce, la galassia di Andromeda è tra gli oggetti celesti più distanti che possiamo osservare a occhio nudo. Da quando, a metà degli anni Venti del secolo scorso, Edwin Hubble riuscì a provare che quella Nebulosa era un sistema stellare indipendente simile alla Via Lattea, Andromeda è stata sempre guardata con particolare attenzione dagli astronomi.

    La top ten della fisica nel 2014 secondo Physics World

    Si chiama Physic World 2014 Breakthrough of the Year il riconoscimento che Physics World, rivista mensile dell’Institute of Physics, ha assegnato questo 12 dicembre a quella che ritiene la maggiore notizia nel campo della fisica nel corso del 2014. I criteri di attribuzione erano: la rilevanza della ricerca, il progresso nella conoscenza scientifica reso possibile, il rapporto tra aspetti teorici e sperimentali, e in generale l’interesse della notizia nel panorama della fisica contemporanea.

    La galassia che non vuole figli

    Non è così insolito, scrutando nelle profondità del cosmo, che gli astronomi si imbattano in galassie particolarmente attive nella produzione stellare. Il termine utilizzato per indicare questi sistemi stellari così indaffarati a far nascere stelle è quello di starburst galaxy e sottolinea in modo estremamente eloquente lo scenario cui ci si trova di fronte.

    Planck: una nuova finestra sull’universo primordiale

    È stata scelta una città italiana, Ferrara, per presentare in anteprima mondiale gli ultimi risultati della missione europea Planck. Dal 2009 al 2013, il satellite dell'ESA ha osservato il cielo a 9 frequenze tra i 30 e gli 857 MHz, analizzando con straordinaria precisione la radiazione cosmica di fondo (CMB), quel “bagno elettromagnetico” nella banda delle microonde che permea l’intero cosmo e risale ad appena 380.000 anni dopo il Big Bang.

    Quanto è grande il Sistema Solare?

    E’ passato circa un anno da quando la NASA ha annunciato che la sonda Voyager 1 è “uscita” dal Sistema Solare e naviga nello spazio interstellare (v. “le Stelle n. 124, pp 12-13). Nel sito dedicato alla missione si possono trovare interessanti notizie su questa sonda dei record, che lanciata nel 1977 alla volta di Giove e Saturno, ha poi superato anche le orbite di Urano e Nettuno e si trova ora a poco meno di 20 miliardi (!) di chilometri dal Sole, circa 130 unità astronomiche (A.U.).

    Eppur si muove!

    È da molto tempo che la tecnica della fotografia in time-lapse viene sfruttata per permetterci di gustare fenomeni che avvengono su una scala temporale troppo lunga per essere facilmente percepiti in tempo reale. L’effetto di accelerazione che le è caratteristico fa sì che nell’arco di un tempo ridotto (generalmente da pochi secondi ad alcuni minuti) si possa essere testimoni di movimenti e cambiamenti che altrimenti non riusciremmo ad apprezzare nella loro bellezza e complessità.

    “Osservata” in laboratorio la radiazione di Hawking

    Correva l’anno 1974 quando Stephen Hawking diede il suo contributo più significativo alla fisica teorica e all’astrofisica, dimostrando che i buchi neri non sono poi così “neri”. Maneggiando mirabilmente relatività generale e teoria quantistica dei campi, il fisico britannico appurò che i buchi neri possiedono entropia, e pertanto emettono radiazione secondo i principi della termodinamica. L’emissione di luce e particelle da parte dei buchi neri prende il nome di “radiazione di Hawking”.

    La galassia polverosa: nuovi dubbi sui risultati di BICEP2

    Quando, nel marzo di quest’anno, il team dell’esperimento americano BICEP2 annunciò di aver scoperto nella radiazione cosmica di fondo la prova dell’inflazione cosmica, la reazione della comunità scientifica fu sin dall’inizio particolarmente divisa. Accanto agli entusiasti e a chi parlò subito di premio Nobel, altri si mostrarono particolarmente scettici.

    L’ho visto coi miei occhi!

    Tutti noi abbiamo sentito dire, almeno una volta, “l’ho visto con i miei occhi!” Una frase usata per trasmettere una certezza, per comunicare che “è sicuramente così, non vi sono dubbi: credimi”. E se l’ho visto con i miei occhi, non può che essere vero; verrebbe quindi voglia di aggiungere: ci metto la mano sul fuoco.
    Non fatelo, potreste perderla! L’abbiamo sperimentato personalmente con le illusioni ottiche. Ne ho riviste alcune che conoscevo, insieme con altre che non avevo ancora avuto modo di apprezzare, proprio qualche settimana fa: tutte sempre notevoli.

    Il motore quantistico “impossibile”: realtà o bufala?

    Immaginate un sistema di propulsione che funzioni senza carburante. Immaginate che qualcuno lo costruisca per davvero, e che lo faccia esaminare addirittura dalla NASA. Immaginate che la NASA lo analizzi con grande precisione e dica che effettivamente funziona, ma non si sa come né perché. Fantascienza? Balla colossale? Forse sì, forse no. Per provare a capirci qualcosa, però, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

    Nessuno tocchi Newton

    Disastro annunciato

    A detta di alcuni esperti di fenomeni solari, ciò che è capitato il 23 luglio 2012 lo possiamo a pieno titolo catalogare tra gli scampati pericoli. Astronomicamente parlando, si è trattato di una CME (Coronal Mass Ejection), cioè un'incredibile bolla di plasma scagliata nello spazio a seguito di una supertempesta solare.

    Novae a emissione gamma

    La scoperta di emissione gamma in concomitanza con il massimo di emissione in ottico da una manciata di Novae e uno dei risultati più sorprendenti (e inaspettati) della missione Fermi.
    Benché le Novae siano oggetti celesti che contano su un consistente numero di appassionati, sia nelle file degli astronomi amatoriali sia in quelle dei professionisti, nessuno aveva mai pensato che fossero anche in grado di produrre raggi gamma di alta energia.

    Un test per il multiverso?

    Se pensiamo che l'unico scenario ideato dai cosmologi per descrivere l'origine dell'Universo sia quello del Big Bang siamo fuori strada. Certo, quello sembra il più accreditato, ma da almeno trent'anni c'è chi pensa più in grande, ipotizzando che il nostro sia solamente uno degli infiniti Universi esistenti.

    Giove: macchia rossa al capolinea?

    Difficile, anche se si mastica poco di astronomia, non aver mai sentito parlare della grande macchia rossa di Giove. Questo immenso anticiclone, la più estesa tempesta del Sistema solare, è forse il tratto più caratteristico dell'atmosfera del pianeta gigante ed è stato osservato con alterne vicende fin da quando gli astronomi cominciarono a contare sull'aiuto del telescopio.

    Un patto col diavolo per la materia oscura

    Il vocabolario Treccani, alla voce curiosità, recita: “desiderio di vedere, di sapere, a fine di pettegolezzo o anche per amore del conoscere, come stimolo intellettuale”. Wikipedia ignora l’aspetto frivolo del pettegolezzo, e definisce la curiosità come una qualità collegata a una attività cognitiva – esplorare, studiare, imparare – un comportamento che è alla base del desidero e dell’emozione della conoscenza.

    Opportunity: pulizie di primavera

    Lo scorso gennaio il rover Opportunity ha festeggiato il suo decimo anno di permanenza su Marte. Risale infatti al 25 gennaio 2004 il suo arrivo sul Pianeta rosso, 21 giorni dopo il rover gemello Spirit. La ricorrenza è stata opportunamente celebrata da Science nel numero dello scorso 24 gennaio, dando particolare risalto all'esplorazione di Marte e allo studio della sua abitabilità.

    Il giorno su β Pictoris b

    A 65 anni luce dalla Terra c'è un pianeta molto giovane - solamente 20 milioni di anni d'età, contro i 4 miliardi e mezzo di anni della Terra - che ruota su se stesso come una trottola. Il pianeta si chiama β Pictoris b, è un oggetto gassoso sette volte più massiccio di Giove ed è uno della cinquantina di pianeti extrasolari che sono stati fotografati direttamente dagli astronomi.

    Lo spuntino in diretta

    Qualche anno fa, studiando la regione intorno a Sagittarius A*, il gigantesco buco nero al centro della Via Lattea, gli astronomi si sono imbattuti in uno strano oggetto che hanno battezzato G2. Nonostante quella del centro galattico sia una regione celeste terribilmente difficile da osservare per la presenza di un'impenetrabile coltre di polveri e gas, gli astronomi la tengono costantemente sotto controllo eludendo quella coltre con osservazioni infrarosse.

    Grosse novità dalla periferia del Sistema Solare

    Data storica quella del 13 marzo 1781, quando Sir William Herschel annunciò la scoperta di Urano (a dire il vero, stando allo scopritore, si sarebbe dovuto chiamare Georgium Sidus in onore al re Giorgio III). In un sol colpo ci si trovò non solo a dover aggiornare in modo significativo la scheda anagrafica del Sistema solare nota fin dalla notte dei tempi, ma anche a dover constatare che la distanza dei confini del Sistema solare veniva quasi raddoppiata.

    E' il momento di MUSE

    Grandi migliorie per il telescopio UT4-Yepun del VLT. Tanto per cominciare è in atto la sua trasformazione in telescopio completamente adattivo. Al termine di questa cruciale trasformazione potrà dunque contare sulla particolare tecnologia che gli permetterà di combattere il fastidioso disturbo della turbolenza atmosferica.

    Stelle o pianeti?

    Un tempo la distinzione tra stelle e pianeti era decisamente meno problematica. La separazione era netta: le stelle producono energia mediante le reazioni nucleari che coinvolgono l'idrogeno di cui sono fatte, i pianeti no. Distinzione chiara, ma troppo sbrigativa per durare.

    Formidabili quegli anni!

    Nonostante il perdurare, ormai da diversi anni, di una profonda crisi economica che morde sempre di più e che, nel nostro Paese, ha portato a continui tagli ai finanziamenti della ricerca scientifica e dell’istruzione e alla riduzione delle risorse materiali e umane da destinare alla scienza e alla cultura in generale, di tanto in tanto ci si imbatte in un titolo di giornale e in un articolo che ci spiega come questo sia un periodo d’oro per l’astronomia, oppure per la fisica, o per altre scienze.

    Le sorprese di Europa

    L'annuncio della scoperta è stato pubblicato a metà dicembre su Science Express, ma le osservazioni di Hubble risalgono in realtà al novembre e dicembre dell'anno precedente. E' già da un po' di tempo, infatti, che Lorenz Roth (Università di Colonia) e i suoi collaboratori provano a trasformare in certezza la possibile esistenza di pennacchi di vapore su Europa. La particolare struttura del satellite depone certamente a favore della possibilità che si inneschino simili eruzioni.

    L'avventura di Gaia

    In origine GAIA era l'acronimo di Global Astrometric Interferometer for Astrophysics, ma l'evoluzione del progetto ha un po' cambiato le carte in tavola. All'ESA, però, non se la sono sentita di cestinare quel nome e l'hanno trasformato nel nome proprio di una sonda dalla quale gli astronomi si aspettano grandi cose. Gli obiettivi della missione sono incredibilmente ambiziosi.

    Detriti spaziali: chi non ha testa abbia gambe!

    "Chi non ha testa abbia gambe!” È un proverbio che era molto citato dalla mia insegnante di matematica del liceo. Lo usava per sottolineare una nostra mancanza di ragionamento o di attenzione che portava inevitabilmente a un lavoro, e quindi a una fatica suppletiva che sarebbe stato possibile evitare. Il fatto che lo andasse ripetendo di anno in anno, sempre a ragione, e a turno a praticamente tutti i suoi allievi, dimostra quanto il concetto, nonostante appaia semplice e ovvio, fosse ostico da imparare.

    Uno spazio pieno di Terre

    Davvero interessante il metodo impiegato da tre astronomi nello studio recentemente pubblicato su PNAS. E ancora più interessanti le conclusioni alle quali giungono al termine della loro analisi, suggerendo che, là fuori, ci sarebbero un bel po' di pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita così come noi la conosciamo. Ma andiamo con ordine.

    Increspature e crescita dei buchi neri

    E' noto da tempo che nel cuore di quasi tutte le galassie si nasconde almeno un buco nero supermassiccio, ma sui meccanismi che portano questo oggetti astronomici a crescere fino alle loro smisurate dimensioni permangono ancora molti dubbi. L’astrofisico Ryan Shannon (CSIRO) e i suoi collaboratori, però, hanno individuato una modalità d’indagine innovativa che ha permesso di mettere un po’ d’ordine nelle teorie che riguardano l’accrescimento di questi mostri.

    La lente cosmica ai confini dell'universo

    Ad oggi è il più lontano ‘telescopio’ conosciuto che la natura ci ha messo a disposizione, ma non è fatto di vetro, specchi e ingranaggi. La sua lente è una galassia lontanissima, a 9.4 miliardi di anni luce da noi, cosicché la sua massa ha permesso di deflettere e amplificare la luce di un’altra galassia posta esattamente dietro di essa, come previsto dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein.

    Donne e astronomia, una lunga storia

    Il cielo dimenticato in un baule è un piccolo, affettuoso, libro scritto da una donna, per altre donne (ma non solo) e che racconta storie di donne. Donne di scienza: in particolare donne che si sono dedicate all’astronomia. Dunque donne e cielo: forse un accostamento naturale ma non per questo scontato o banale, come ci racconta il fisico Gabriella Bernardi, a sua volta donna di scienza con la passione per la divulgazione scientifica.

    Asteroide o cometa?

    Era il 26 settembre 1983 quando Paul Wild, allora direttore dell'Istituto di Astronomia dell'Università di Berna, individuò quel nuovo asteroide dall'Osservatorio di Zimmerwald. Evento tutto sommato normale per lui che, fino a quel momento, aveva scoperto altri 81 asteroidi, un numero che al termine della sua attività di cacciatore di montagne celesti avrebbe raggiunto quota 94. Attività astronomica davvero importante, resa ancor più significativa dalla scoperta delle quattro comete periodiche che portano il suo nome e di una quarantina di supernovae.

    Si inaugura a Ferrara LAUE: lenti a caccia di raggi gamma

    Giovedì 10 ottobre verrà inaugurata a Ferrara un grande facility per raggi gamma dedicata allo sviluppo di lenti di Laue per l’astrofisica spaziale. La facility è installata in un laboratorio per raggi X, LARIX (LARge Italian X-ray facility) che comprende un tunnel protetto lungo 100 m, affiancato da due grandi sale sperimentali agli estremi. La realizzazione della facility rientra in un progetto, denominato LAUE, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

    Dagli spettacoli rock ai sistemi planetari

    Parliamo di ghiaccio secco: di sicuro molti di voi si sono imbattuti nel ghiaccio secco anche se magari non lo sanno. Il ghiaccio secco è quello che serve per creare quel fumo spettacolare, spesso illuminato di fantasmagorici e cangianti colori, negli spettacoli rock e non solo (ho in mente i Queen, vista la mia età, ma se ne possono ricordare tanti). Si usa molto in campo medico, o anche, ho scoperto, per la conservazione di frutta e verdura durante il trasporto. Ebbene, che cos'è?

    Il record della magnetar

    SGR 0418+5729 è ciò che rimane dell'apocalittica esplosione che circa mezzo milione di anni fa ha dilaniato una stella di almeno una ventina di masse solari giunta ormai al termine del suo cammino evolutivo. Unico sopravvissuto di quell'immane cataclisma, consumatosi a 6500 anni luce dal nostro pianeta, un minuscolo e quasi insignificante oggetto celeste: una perfetta sfera di una decina di chilometri di raggio in cui la smisurata energia della supernova ha compattato una quantità di materia pari a una volta e mezza quella del Sole.

    Troppe stelle? Basta stelle!

    La scoperta non è di poco conto, tanto che Nature le riserva addirittura l'onore della prima pagina sul numero dello scorso 25 luglio. Il meccanismo scoperto, infatti, potrebbe spiegare come mai le galassie massicce che si osservano siano così poche. Ma andiamo con ordine.

    Parto stellare record

    I primi a suggerire che quella nube scura a 11 mila anni luce dalla Terra potesse nascondere qualche sorpresa erano stati il telescopio spaziale Spitzer della NASA e l’osservatorio orbitante Herschel dell’ESA. Le immagini nell’infrarosso mostravano che Spitzer Dark Cloud 335 - questo il nome dell’oggetto celeste - era un groviglio di densi e caldi filamenti di gas e polvere, chiara indicazione che da quelle parti la materia si stava addensando per costruire una nuova stella.

    Cassini–Huygens: un sorriso, grazie...

    E’ forse la foto spaziale più significativa di tutte. Non è la più bella o colorata e neppure la più appariscente o la più tecnologica. Venne scattata nel 1990 dal Voyager 1 - in quel momento a 6 miliardi di chilometri di distanza dalla Terra - e ci mostra il nostro Pianeta perso nel buio del Cosmo. Un piccolo puntino azzurro grande neppure un pixel che si scorge a malapena su quel fondo di velluto scuro, attraversato da bande più chiare. Siamo sinceri, dal punto di vista fotografico è tutt’altro che un capolavoro.

    Margherita Hack, il cantore schietto dell'astronomia

    Margherita Hack è morta. La Signora delle Stelle se n’è andata in punta di piedi, senza chiasso, com’era suo costume; lei che era avvezza al clamore di folle plaudenti. Se n’è andata lasciando l’astronomia orfana del suo cantore più ascoltato. Se n’è andata portandoci via, ora che maggiormente ci servivano, il suo buon senso e la sua palese rettitudine, il suo pacato coraggio e la sua semplicità.

    Cronache marziane

    Dieci anni fa, più o meno in questi giorni, sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, un vettore Soyuz/Fregat stava pazientemente attendendo l'apertura della finestra di lancio per dare il via alla cavalcata spaziale della Mars Express, la prima missione dell'ESA con destinazione Marte. Un po' meno pazienti e tranquilli gli ingegneri responsabili del progetto.

    VLT, quindici anni al top

    Quasi a dispetto delle fantastiche immagini che ormai da quindici anni riescono a emozionarci con incredibili scorci di Universo, l'ambiente nel quale sorgono i potenti occhi del VLT (Very Large Telescope) non è certo tra i più accoglienti. Siamo nel deserto di Atacama, in Cile, una tra le regioni più aride e inospitali dell'intero pianeta (in media, un millimetro di pioggia ogni dieci anni).

    La supernova lascia il segno

    Non è certo una novità che sul pianeta Terra si possano trovare tracce di una esplosione stellare. Dopotutto, se escludiamo idrogeno ed elio, tutti gli elementi chimici che incontriamo quotidianamente, compresi quelli di cui siamo fatti, possiamo ricondurli proprio a una supernova. E' vero che la loro sintesi avviene grazie alle reazioni nucleari che alimentano le stelle, ma poi ci pensa l'esplosione di supernova a diffonderli tutt'intorno rendendoli disponibili per il loro successivo utilizzo. C'è, però, un secondo aspetto da mettere in conto.

    Ma le costanti variano? Una domanda per E.T.

    Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo.

    Un'antichissima galassia iperattiva

    Una galassia osservata quando l'Universo aveva 880 milioni di anni appare particolarmente attiva nella produzione stellare. Il ritmo forsennato con cui HFLS3 sforna le stelle, però, rischia di mettere in crisi quanto si crede di sapere del cammino evolutivo delle galassie.

    Cosa rimane da scoprire: quanto manca per la collezione?

    Celo, celo, manca, celo, manca. Chi non ha collezionato figurine almeno una volta nella vita? Io ricordo ancora le mitiche figurine “Panini” dei calciatori di serie A: Rivera, Corso, Sivori, Altafini, Bulgarelli e tanti altri. Nel corso della raccolta si andavano rapidamente accumulando molte figurine “doppie” e anche “triple”, mentre altre sembravano introvabili.

    ALMA, inaugurazione con il botto

    Il progetto di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) ha le sue lontane radici negli anni Ottanta, quando Europa, USA e Giappone - ciascuno per conto proprio - cominciavano a pensare di realizzare un complesso e innovativo osservatorio astronomico per catturare la radiazione millimetrica. Una decina d'anni più tardi le tre idee confluirono in un unico ambizioso progetto, ma per vedere finalmente l'inizio dei lavori si dovette attendere il 2003. Cruciale la scelta della località.

    Due telescopi sono meglio di uno

    Cos’è più potente di un grande telescopio, come ad esempio l’Hubble Space Telescope o il VLT? Telescopi ancora più grandi, ovviamente! Oppure due telescopi. Telescopi più grandi e potenti – il James Webb Space Telescope e lo European Extremely Large Telescope primi tra tutti – li stiamo già costruendo, ma per costruirli ci vogliono soldi e soprattutto tempo.

    Il metro cosmico è più preciso

    Determinare quanto dista un oggetto astronomico non è un gioco da ragazzi. Anche senza essere esperti, però, si comprende come le distanze cosmiche siano un elemento cruciale nello studio dell'Universo. Nel buio della notte, un fiammifero acceso a poca distanza da noi ci appare luminoso quanto un falò che arde in lontananza. E' però ovvio che, se conosciamo le due distanze, riusciamo a stabilire la differente natura delle due fiammelle; al contrario, se tali distanze ci sono sconosciute le nostre valutazioni rischiano davvero di essere poco attendibili.

    Quanto gira quel buco nero!

    Benché i buchi neri siano piuttosto familiari anche a chi mastica poco di astrofisica, come siano davvero fatti resta un mistero irrisolto. Qualcuno li ha definiti “tritatutto cosmici”, mettendo efficacemente in luce la loro propensione a inglobare senza possibilità di ritorno ogni frammento di materia che ha la sventura di capitare loro a tiro. A causa della gravità esercitata dalla materia che li compone, infatti, nulla può sfuggire, neppure la luce.

    Dallo gnomone alla Big Science

    Il più semplice (e antico) strumento scientifico è sicuramente lo gnomone: un bastone diritto infilato verticalmente in un terreno piano ed esposto alla luce del Sole. Anassimandro già lo conosceva; se l’avesse inventato lui o piuttosto l’avesse semplicemente importato a Sparta dalla Mesopotamia, è questione per gli storici. È comunque assai probabile che osservazioni del variare delle ombre proiettate al suolo dal Sole al passare dei giorni e delle stagioni siano ben più antiche e risalgano addirittura al periodo neolitico.

    Una pulsar sconcertante

    La prima pulsar venne scoperta nel 1967 da Jocelyn Bell a Cambridge nel corso della sua ricerca di dottorato. Lo studio era volto a raccogliere informazioni radio sui quasar (nuclei di galassie attive), ma la scoperta di un impulso estremamente regolare proveniente dalla costellazione della Vulpecula mise in agitazione sia lei che Antony Hewish, il supervisore del suo dottorato.

    Niente fiammiferi vicino al telescopio

    Di tanto in tanto succede che ci si debba confrontare con un risultato nuovo e inaspettato; è il bello della ricerca. Se spesso il nostro lavoro metodico permette di verificare un’ipotesi, trovando proprio quello che stavamo cercando, altre volte ci costringe a confrontarci con sorprese che ci portano a sospendere gli studi in corso per occuparci della novità appena trovata che, proprio perché tale, si rivela più interessante di quanto stavamo facendo.

    Individuare in un tap costellazioni, stelle, pianeti...

    Skyview è un app che consente, grazie alla realtà auentata, di conoscere e visualizzare l'Universo che ci circonda. Infatti puntando la fotocamera del proprio smartphone intorno a se è possibile osservare sullo schermo gli indicatori di posizione di pianeti, stelle, costellazioni, satelliti o missioni spaziali.

    Skyview, in particolare, il 21 dicembre 2012, consente di osservare l'allinemaento dei pianeti previsto dai Maya:

    Che sta facendo Curiosity?

    Poco più di un mese fa avevamo lasciato il rover della NASA alle prese con le indispensabili operazioni di controllo e di messa a punto delle apparecchiature prima di lanciarsi nella sua missione scientifica su Marte. Doveroso fare il punto della situazione.

    Curiosity, un laboratorio su Marte

    Alle 7.31 - ora italiana - la sonda della NASA Curiosity si è posata sul suolo di Marte, dopo un viaggio di otto mesi e più di 560 milioni di chilometri percorsi. Ci sono voluti 7 minuti di manovra per rallentare dai 21.000 chilometri orari di velocità fino a poggiare sulla superficie marziana, centrando il punto più interessante per poter cercare tracce di fossili, il Crater Gale.

    Buon compleanno astronomia X! 50 anni di scoperte

    L'astronomia X compie mezzo secolo. Era infatti il 18 giugno 1962 quando, dopo due tentativi falliti, dalla base di White Sands nel New Mexico fu lanciato con successo un razzo che portò per pochi minuti al di sopra dell’atmosfera tre contatori Geiger sensibili alla radiazione X, opportunamente schermati dai raggi cosmici tramite il metodo delle anticoincidenze.

    Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza!

    Su un recente numero di "Science” è comparsa una sezione speciale nelle Science News dedicata a “Mysteries of Astronomy”, i misteri dell’astronomia. Vengono elencati gli otto top mysteries (selezionati dallo staff di "Science" in consultazione con ricercatori, editor di riviste scientifiche) e a ognuno è dedicato un breve articolo che ci spiega bene di cosa si tratta. Gradevoli gli articoli, ma indisponente il titolo della sezione scelto dalla rivista.

    Astrofisica da Nobel, 8 riconoscimenti in 50 anni

    Giova ricordare ancora il premio Nobel per la Fisica che il 10  dicembre 2011 venne conferito agli astrofisici  Saul  Perlmutter, Brian  P. Schmidt e Adam G. Riess «per la scoperta dell’espansione accelerata dell’Universo, attraverso le osservazioni di supernovae distanti». Una metà dell’importo totale (che è di circa un milione di euro) è andata a Perlmutter, l’altra  metà a Schmidt e Riess.

    Il buco nero ad alta definizione

    È dell'ultima ora la notizia che un team internazionale di astronomi, combinando la luce di tre potenti telescopi infrarossi - cioè usando la tecnica della interferometria - ha per la prima volta condotto uno studio ad alta risoluzione della fase di crescita di un buco nero super massiccio al centro di una galassia attiva distante molti milioni di anni luce da noi e nota col nome di NGC 3783. L'osservazione è stata effettuata al Very Large Telescope (VLT) dello European Southern Observatory situato al Cerro Paranal sulle Ande cilene.

    Meno dati e più intelligenza

    In un diagramma pubblicato nel 1970 che mostra la distribuzione delle pulsar nella Galassia, si contano  una  cinquantina  di punti. Sempre nello stesso anno, un articolo sull’identificazione ottica delle sorgenti X ne discute una manciata: tutte quelle note all’epoca. Confrontando  lo stato dell’astronomia di quarant’anni fa con quello attuale, colpisce soprattutto  la spaventosa  quantità  di dati che siamo andati accumulando a ritmi sempre più frenetici.

    Da Brera alla Ande: una finestra sul cielo

    Se visitate l’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera (in Palazzo Brera a Milano) avrete modo, percorrendo il corridoio principale, di ammirare una serie di strumenti astronomici antichi. Appena entrati vi imbatterete in due telescopi rifrattori Dollond con obiettivi acromatici di 7,6 e 9 cm. Il più recente, installato nel 1785, aveva una serie di oculari con i quali si potevano rag- giungere ingrandimenti fino a 130 volte. In seguito furono preparati a Milano altri oculari che permettevano ingrandimenti di circa 1500 volte. L’acromatismo nei telescopi era stato

    Fatti (non) fummo per comprendere l’Universo?

    Quanto siamo “adatti” a capire il mondo che ci circonda? Per nostra natura abbiamo familiarità con dimensioni, masse, tempi e più in generale grandezze e concetti che fanno parte della nostra quotidianità o di cui abbiamo comunque avuto modo di fare esperienza diretta. Che si collocano, quindi, in un intervallo relativamente ristretto, caratteristico della nostra vita, rispetto ai valori che queste grandezze possono assumere.

    I paradossi dell’astronomia

    I paradossi sono affermazioni che ap­parentemente esprimono una con­traddizione logica tra premesse e con­clusioni. Sollecitano il nostro intelletto fin dall’antichità: basti pensare ai paradossi di Zenone (il più popolare è comunemente conosciuto come paradosso di Achille e la tartaruga) o al micidiale paradosso di Epimenide – o paradosso del mentitore – e sono spesso di stimolo allo sviluppo del pensiero.

    Le ricadute tecnologiche della ricerca astronomica

    Da qualche tempo viene esercitata una pressione sempre maggiore nei confronti dei programmi di ricerca, affinché vengano privilegiati gli sviluppi applicativi, le ricadute tecnologiche, i programmi finalizzati all’ottenimento di risultati tangibili di cui la società possa beneficiare su tempi scala abbastanza brevi.

    Exoplanet, tutti gli Esopianeti in una app

    Exoplanet è una app che permette di trovare tutte le informazioni disponibili sui 758 esopianeti attualmente scoperti.
    Quando un osservatorio, come Keplero, scoproe un nuovo esopianeta il database dell'app viene aggiornato con informazioni dettagliate relative anche alle caratteristiche fisico-chimiche del nuovo pianeta.
    Notevole la funzione Milky Way di Exoplanet che permette di viaggiare all'interno o all'esterno della nostra galassia.

    La fine del mondo? Per adesso è rinviata

    Il tema della “fine del mondo” torna di tanto in tanto a interessare stampa e opinione pubblica. Succede sia in occasione di eventi particolari ed eccezionali, spesso di carattere astronomico, quali per esempio lo schianto, di qualche anno fa, della cometa Shoemaker Levy su Giove, quanto in occasione di eventi del nostro pianeta come un grande terremoto o altre calamità devastanti, o anche a seguito di un aggiornamento di rilievo sui cambiamenti climatici e sull’effetto serra.

    Viaggiare nello spazio con l'app NASA

    NASA App è un’app gratuita prodotta dalla NASA, National Aeronautics and Space Administration statunitense, per accedere a informazioni e novità riguardanti le sue attività.
    L'app consente tra le altre cose di vedere immagini, video e informazioni in tempo reale sulle missioni spaziali. E' possibile collegarsi alla NASA TV in diretta streaming, vedere i canali YouTube NASA, l'account Facebook e tutti i feed Twitter ufficiali compresi quelli degli astronauti.

    Mondi abitati? Ci vuole scienza e fantasia

    Giordano Bruno lo pensava e lo diceva già alla fine del 1500: infiniti soli, innumerabili mondi. Dunque, già allora c’era chi era convinto che l’Universo fosse ricco di pianeti che, come la Terra, orbitano intorno alla loro stella. Tuttavia, solo pochi anni fa, questa convinzione attendeva ancora con ferma sperimentale (osservativa, diremmo noi astronomi) e solo la fantasia forniva risposte alle molte domande in materia.

    Sistemi planetari: norma, non eccezione

    Gennaio è davvero un mese propizio per chi si occupa di planetologia. Lo scorso anno, proprio in questo stesso periodo, veniva reso noto uno studio che suggeriva – e già sembrava un azzardo – che, mediamente, intorno a una stella su due della nostra Via Lattea orbitasse almeno un pianeta.

    Sempre più vicini al bosone di Higgs

    Sono passati quasi cinquant'anni da quando i fisici hanno iniziato a dare la caccia al bosone di Higgs, prima usando equazioni matematiche volte a capire la consistenza logica della teoria, poi armati di avanzatissimi acceleratori di particelle e sofisticati strumenti di rivelazione. Ora pare che sia la volta buona. Il 13 dicembre nel laboratorio del CERN di Ginevra sono state presentate le analisi sulla ricerca del bosone di Higgs, basate sui dati prodotti dall'LHC nel 2011. I risultati non permettono ancora un'interpretazione definitiva.

    Quando abbiamo chiuso il LEP

    La caccia al Bosone di Higgs – alla cui conclusione si sono avvicinati ora i ricercatori del CERN di Ginevra con una serie di misure interessantissime – ha intrecciato la vita della comunità scientifica in modo molto peculiare a cavallo tra la fine del secolo scorso e il 2000. Quando cioè al CERN di Ginevra (di cui ero direttore generale, all’epoca) la prevista chiusura di LEP, la grande macchina acceleratrice, coincise con un segnale che alcuni interpretavano come una possibile rivelazione del bosone di Higgs.

    Asteroide cade su una stella di neutroni

    Il cacciatore di lampi gamma Swift, satellite della NASA cui partecipano l’Italia e il Regno Unito, lo scorso Natale ha individuato un evento davvero eccezionale. Che fosse senza precedenti è subito balzato agli occhi degli scienziati impegnati, anche quel giorno, nel seguire in tempo reale il flusso di dati che gli strumenti di Swift stavano inviando a Terra. L’evento GRB 101225A – questa la sigla del lampo di raggi gamma osservato da Swift – è stato lunghissimo: oltre trenta minuti quando, di solito, i lampi di raggi gamma (GRB) durano qualche decina di secondi.

    Una app per conoscere i nuovi lampi di raggi gamma

    I lampi di raggi gamma (GRB) sono a oggi le esplosioni più potenti osservate nell'universo dopo il big bang. Sono un fenomeno frequente (circa un'esplosione al giorno) e si possono osservare in tutte le direzioni del cielo (isotropi). I lampi di raggi gamma non possono essere visti dalla terra perché i raggi gamma e X sono assorbiti dall'atmosfera.

    L’universo di Dante

    Siamo abituati a pensare al Medioevo come all’epoca in cui la ragione era offuscata da leziose dispute teologiche, avulse da qualunque tentativo di conoscenza della natura. Ma chi si occupa di scienza e si imbatte nel percorso della Divina Commedia scopre che Dante dimostra una sorprendente attenzione alla descrizione dei fenomeni naturali, dal movimento degli astri alle macchie della luna, dai fenomeni geologici al comportamento degli animali, dal moto relativo alle molteplici manifestazioni associate alla luce.

    La misura di OPERA è solida, ma continuiamo i controlli

    Dopo aver accumulato per tre anni dati del fascio di neutrini che dal CERN vanno al rivelatore OPERA nei Laboratori del Gran Sasso, e diversi mesi di analisi e controlli, un risultato davvero inaspettato è emerso la scorsa settimana: il tempo di volo dei neutrini rilevato da OPERA sembra essere più breve di 20 parti per milione rispetto a quella della luce.

    La pazienza nutre la verità

    L’esperimento Opera di cui tanto si parla in questi giorni nei media italiani, è senza dubbio il risultato di uno sforzo eccezionale di ricerca di base di un gruppo numeroso anche di nostri fisici al CERN di Ginevra; meriterebbe perciò un risultato memorabile come quello di cui si parla. Ma proprio per questo motivo la prudenza è d’obbligo.

    A caccia di buchi neri primordiali

    Cercare un buco nero non è un’impresa semplicissima, dato che per sua natura non emette alcun tipo di radiazione. Ma se il buco nero è anche fatto di materia oscura e si trova ai confini dell’Universo, allora le cose si complicano tremendamente. Tanto che, fin’ora, anche se previsti dalle teorie, questi buchi neri… oscuri non sono stati mai osservati.

    Stelle o buchi neri?

    Una delle questioni fondamentali ancora aperte per molti oggetti compatti nella nostra Galassia che emettono raggi X è quella di stabilire la loro natura: stelle di neutroni o buchi neri?  E’ uno dei temi principali che saranno affrontati durante il convegno internazionale di astrofisica delle alte energie: “X-ray astrophysics up to 511 keV” che si terrà da mercoledì 14 a venerdì 16 settembre, presso l’aula magna della Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, nello splendido palazzo Bevilacqua-Costabili (

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  • Tre Cefeidi nel cuore della Via Lattea

    Tra venti e settanta milioni di anni fa ha prodotto con un ritmo frenetico nuove stelle, per poi divenire quiescente in epoche più recenti, fino ai giorni nostri. Questa ‘fucina’ si trovava nelle zone centrali della nostra galassia, attorno a un buco nero supermassiccio.

    La stella divorata dal buco nero

    L’atto di “cannibalismo cosmico”, avvenuto a 3.8 miliardi d’anni luce dalla Terra, ha prodotto un fascio ad altissima energia diretto esattamente verso di noi, ed è stato osservato – per la prima volta – sin dagli istanti iniziali. Lo descrivono in dettaglio due articoli in uscita domani sulla rivista Nature. Fondamentale il contributo dell’Italia alla scoperta: ben dodici fra gli autori di uno dei due articoli sono ricercatori dell’INAF, e quattro tra gli autori, di cui uno ASI, operano presso l’ASI DATA CENTER di Frascati.

    L’era buia del post Shuttle

    Si respirava un’atmosfera di festa a Cape Capaveral per l’ultimo volo dell’Endeavour. Alberghi pieni. Spiagge affollate. Migliaia di turisti arrivati appositamente in quest’angolo di Florida per godersi lo spettacolo. Tutti lungo le strade che costeggiano la base di lancio del Kennedy Space Center, a fare il tifo per la navetta e i magnifici sei a bordo (tra cui il nostro astronauta Roberto Vittori).

    Via dal buco nero, in fila indiana

    Per la prima volta, è stato osservato un fenomeno cosmico mai visto: fotoni di raggi gamma che fuoriescono da un buco nero in modo polarizzato. Ordinati, orientati nella stessa direzione. Non è esattamente il comportamento che ci si aspetta di vedere nelle vicinanze di un buco nero. Si pensa al caos, a particelle che schizzano da tutte le parti per non venire ingoiate dalle “fauci” della forza di gravità.

    Raggi X senza segreti

    Che si tratti di studiare esotiche particelle elementari sotto terra, oppure di captare i raggi X nello spazio, a bordo dei satelliti che studiano i fenomeni più violenti che avvengono nell’Universo, il risultato è sempre quello: raccolgono dati con una precisione e una sensibilità senza pari. Sono i Silicon Drift Detectors (SDD), rivelatori di radiazione X di nuova generazione.

    Desideri spaziali

    Se poteste scegliere un posto qualunque nel Sistema Solare, dove vi piacerebbe andare? Verso quali territori inesplorati vorreste spingervi? E a far che? Queste, in termini spiccioli, le domande rivolte alla comunità scientifica internazionale (in particolare statunitense) dal National Research Council americano. Che ha recepito tutte le risposte, le ha accuratamente vagliate e selezionate con il contributo di cinque panel di esperti e, per finire, ha trasmesso le indicazioni conclusive alla NASA.

    L'icnologia astronomica

    L'icnologia è quella branca della paleontologia che si occupa dello studio delle impronte lasciate dagli organismi animali. L’icnologia studia dunque larghezza, lunghezza e forma delle orme, falcata  (la distanza che le separa), profondità, eventuali asimmetrie e altro ancora, per risalire alla stazza degli animali, alle loro forme caratteristiche, alle loro abitudini. Anche la disposizione delle impronte contiene importanti informazioni: sul movimento e sull’andatura. Basti pensare alla differenza tra le impronte lasciate da un cavallo che procede al trotto piuttosto che al galoppo.

    I marziani siamo noi

    E’ uscito da poco, nella collana “Chiavi di lettura” di Zanichelli un bel librino: I marziani siamo noi, di Giovanni Bignami. Il sottotitolo – Un filo rosso dal Big Bang alla vita – ci spiega di cosa si tratta. Si tratta, per dirla con l’autore, di un bigino con cui, scrive Bignami, “vorrei contribuire a una visione globale dell’universo, come se fosse un bosco osservato nel suo insieme.” E ci riesce, con una narrativa semplice e gradevole che può essere apprezzata da tutti.

    Pianeti fuori dal Sistema Solare

    Immaginare la presenza di altri mondi nell’Universo oltre al nostro, magari popolati da strane creature, ha da sempre accompagnato il pensiero umano. Grandi personaggi del pensiero classico come Democrito, Epicuro o di un’epoca più recente come Giordano Bruno avevano già ipotizzato che non siamo soli nell’Universo. Bisogna, però, aspettare il 1995 perché si possa osservare con un telescopio il primo pianeta extra-solare orbitante attorno ad una stella simile al nostro Sole.

    Asteroidi: non solo sassi

    La recente pubblicazione su Nature della scoperta di ghiaccio d'acqua e sostanze organiche sulla superficie dell'asteroide 24 Themis potrebbe dare il colpo di grazia al nostro modo di guardare gli asteroidi. E non solo a quello.

    Soppressione dell'INAF: uno scandalo internazionale

    Si moltiplicano le proteste contro la paventata soppressione dell'Istituto nazionale di astrofisica (INAF), fiore all'occhiello della ricerca italiana, che il presidente dell'Ente, Tommaso Maccacaro, definisce in una lettera aperta al Presidente della Repubblica: “Una scelta ingiustificata che più che risparmi rischia di portare inefficienze”.

    Hubble Space Telescope, venti anni portati bene

    Per il ventennale del telescopio spaziale, la NASA, tra le molte iniziative, ha messo a disposizione dei suoi utenti Web uno spazio per “mandare un messaggio” allo Hubble . Tra i molti complimenti, auguri e addirittura kisses che sono giunti vale la pena di citarne uno: “Belive or not, we are of the same age!”.

    L'Europa e una stazione spaziale in cerca di uno scopo

    L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha dato il nome di Edoardo Amaldi al suo nuovo Automatic Transfer Vehicle, il terzo di una serie di vettori cargo capaci di raggiungere e rifornire la Stazione spaziale internazionale (ISS). Amaldi (1908-1989) era un fisico italiano, allievo e amico di Enrico Fermi, co-fondatore sia del CERN sia della stessa ESA e, dunque, grande europeo.

    Vita di un atomo raccontata da sé medesimo

    Vi sono libri per bambini e vi sono libri per adulti. Vi sono poi libri per bambini che anche gli adulti possono leggere con interesse, traendone soddisfazione. Tra questi va senz’altro ricordato Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, così bello da essere tradotto in più di 180 lingue, forse anche nella lingua degli Inuit; senz’altro anche in dialetto milanese.

    L'energia oscura, realtà fisica o illusione?

    Il modello standard della cosmologia, al contrario del modello standard delle particelle elementari, non gode di una grande generalità: è basato sulla classe di soluzioni più semplice possibile delle soluzioni delle equazioni della Relatività Generale di Einstein che descrivono la forza di gravità e legano la distribuzione della materia alle proprietà geometriche dello spazio-tempo. In particolare l’assunzione basilare riguarda il fatto di approssimare la materia come un fluido perfettamente omogeneo.

    Il Sidereus Nuncius compie quattrocento anni

    Il 12 marzo 1610, quattrocento anni fa, la modesta tipografia che Tommaso Baglioni possiede a Venezia stampa, tirando 550 copie, il libro di un noto matematico fiorentino che ha la cattedra presso l’università di Padova: Galileo Galilei.

    Il libro si intitola, Sidereus Nuncius. Ed è davvero difficile sopravvalutarne l'importanza. Potremmo riassumerne il valore semplicemente dicendo che quel giorno, il 12 marzo 1610, può essere considerato come la data di nascita della scienza moderna.

    La guerra dei buchi neri

    Non è un libro facile. E per fortuna: se Susskind, pur grandissimo teorico ed eccellente divulgatore, sapesse presentare la fisica (e anche un po’ la metafisica…) di un buco nero in un libro di facile lettura, verrebbe un terribile complesso di inferiorità a chi (come me, per esempio) cerca di capirla da decenni.

    Turbolenza atmosferica, l'incubo degli astronomi

    Non si vede e non si tocca eppure è lei, la turbolenza dell'atmosfera terrestre, l’incubo e il nemico numero uno per l’astronomia e i grandi telescopi al suolo di generazione presente e futura che ci permetteranno di portare a termine i più ambiziosi progetti scientifici e di spingere  oltre il nostro sapere. Ma cosa ha a che fare la turbolenza dell'atmosfera terrestre con l’astrofisica e perché l’uomo ha convenienza ad osservare da terra nelle lunghezze d’onda dove l’atmosfera terrestre lo consente?

    Da Galileo ad Hubble, l'universo visto da vicino

    Quando scriviamo i risultati delle nostre ricerche e prepariamo articoli da sottoporre al vaglio delle riviste internazionali, dovremmo tornare un attimo indietro nel tempo e pensare al momento in cui Galileo Galilei portò il suo manoscritto al tipografo Baglioni a Venezia, alla fine di febbraio 1610. Quelli che dovevano giudicare se il suo Sidereus Nuncius – un breve trattato basato sulle prime osservazioni fatte al telescopio – fosse adatto alla pubblicazione rappresentavano la Santa Inquisizione.

    C'è vita su Marte?

    Sono ormai cinque anni che i rover della NASA denominati “Spirit” e “Opportunity” girano su Marte inviando le loro foto ravvicinate e soprattutto quelle riprese al microscopio (Squyre 2004). Le immagini (visibili sul sito http://marsrovers.jpl.nasa.gov/gallery) se studiate a forte ingrandimento (250-400 %) sono un pozzo inesauribile di informazioni e polarizzano l’attenzione per giorni e giorni. Spesso, riguardandole si scoprono cose prima sfuggite.

    Is there life on Mars?

    It is five years since the NASA rovers named "Spirit" and "Opportunity" have been exploring Mars, sending their close up pictures and especially the microscope images.(Squyre 2004). The images (on the website http://marsrovers.jpl.nasa.gov/gallery) when studied at high magnification (250-400%) are a good source of information and capture one's attention for days on end. Often, when looking at them a second time one discovers things that were missed the first time.

    Nelle comete, la culla della vita

    Il 15 gennaio 2006 la sonda Stardust della NASA ha inviato a Terra il materiale “raccolto” nella chioma della cometa Wild 2. Si tratta di ghiaccio e polvere. L’analisi condotta in condizioni cento volte più asettiche che in un laboratorio di ospedale, è iniziata subito. Ma nelle scorse settimane è stato annunciato che nei campioni inviatici da Stardust e, dunque, nella chioma della cometa c’è, tra l’altro, glicina: uno dei venti aminoacidi che costituiscono le proteine, le grandi molecole che, con gli acidi nucleici, caratterizzano la vita sulla Terra.

    Astri e particelle, in mostra

    Per presentare al grande pubblico la scienza e gli scienziati che oggi studiano l’universo, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno realizzato la mostra Astri e Particelle. Le Parole dell’Universo, aperta dal 27 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010. Eccola nella presentazione del suo direttore scientifico. di ROBERTO BATTISTON

    In mostra le parole dell'universo

    Mentre l'anno dedicato all'astronomia e a Galileo sta per finire, si inaugura la mostra Astri e particelle. Le parole dell'Universo che dal 27 ottobre fino al 14 febbraio 2010 si potrà visitare al Palazzo delle esposizioni di Roma. E' un bel modo per chiudere in bellezza.

    Come procurarsi una notte al telescopio

    E' un rito che noi astrofisici osservativi compiamo varie volte l'anno. Consiste nello scrivere una proposta scientifica per ottenere tempo di osservazione sia a un telescopio a terra sia a un telescopio a bordo di un satellite. Dobbiamo convincere chi leggerà la proposta che la nostra ricerca è così innovativa e originale, e comunque così urgente, da meritare ore o notti di osservazioni a quel telescopio. di ISABELLA MARIA GIOIA

    Il sogno di Keplero

    Una delle più importanti acquisizioni dell'astronomia seicentesca è la riflessione sulla relatività dello sguardo, sulla dipendenza del quadro osservativo dalla posizione dell'osservatore. Noi guardiamo il mondo e lo descriviamo dalla Terra: ma questo non è l'unico sguardo, non è l'unica descrizione possibile.

    L'universo di Brera

    In occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia, Osservatorio Astronomico di Brera e l'Accademia di Belle Arti di Brera promuovono a Milano, fino al 15 ottobre, un'esposizione di opere sul tema dell'Universo. L'originalità della mostra sta nel fatto che vi sono presentate opere realizzate in seguito ad un corso di astronomia, curato da Angelini, Sandrelli e Trini, a cui hanno partecipato oltre duecento studenti e una trentina di docenti dell'Accademia di Belle Arti.

    C'è qualcuno là fuori?

    Guardando il cielo stellato uno si chiede: "Cosa mi fa più paura? Essere da solo nell'Universo o che ci sia qualcun altro lassù?" Una domanda antica, valida tanto per me o per te quanto lo fu per Giordano Bruno, quando scrisse della "infinità dei mondi", prima che lo bruciassero vivo nel 1600.

    Ma, proprio 50 anni fa, una lettera a Nature pose fine a questa attitudine passiva e speculativa, proponendo un approccio scientifico e sperimentale. Non c'è ancora una risposta (se ci fosse lo sapremmo tutti), ma nel frattempo abbiamo una bella storia da raccontare.

    L'Italia nello spazio

    Era il 4 ottobre del 1957 e il primo satellite artificiale veniva messo in orbita intorno alla Terra dall'Unione Sovietica. Cominciava da quel momento l'era dello spazio e la sfida per la sua conquista tra le due superpotenze mondiali. A partire dallo shock procurato in tutto il mondo da quell lancio, Italy in Space, a cura di Michelangelo De Maria e Lucia Orlando (volume collettaneo con contributi dei curatori e di Lorenzo Sebesta, Alberto Traballesi, Filippo Pigliacelli e Maria Pia Bumbaca), pubblicato in inglese da Beauchesne Editeur (Parigi 2008; pp.

    Guarda che Lune!

    20 luglio 1969. Anzi 21, quasi mattina in Italia. Ero in un "campo scientifico" in montagna, nel Lazio, insieme ad un sacco di altri ragazzi e ragazze, liceali come me. Ricordo che avevo un gran sonno ma non era certo possibile andare a dormirci su, si trattava dopotutto di essere spettatori del primo sbarco sulla Luna, della prima pedata al nostro satellite da parte di un essere umano. Ricordo delle immagini confuse su un piccolo televisore in bianco e nero. di TOMMASO MACCACARO

    Andare su Marte o tornare sulla Luna?

    Sono passati quarant'anni da quando il primo uomo ha messo piede sulla Luna. Oggi si discute di nuove missioni umane nello spazio profondo. Conviene tornare sul satellite naturale della Terra o puntare su Marte? La discussione è accesa e non ancora risolta. Anche perché l'una cosa, tornare sulla Luna, non esclude l'altra, portare un uomo sul pianeta rosso. di UMBERTO GUIDONI

    I buchi neri superpesanti

    Ormai lo sappiamo per certo. Al centro di ogni galassia c'è un buco nero. Pesanti quanto milioni, talvolta miliardi di stelle come il nostro Sole. Per questo si chiamano "buchi neri supermassivi". Dal 22 al 26 giugno 2009 si e' svolto a Como, presso il Centro Volta, un Congresso di Astrofisica, organizzato dall'Osservatorio Astronomico di Brera, con il supporto dell'Istituto Nazionale (INAF) Un convegno per fare il punto sulle ultime osservazioni sui buchi neri supermassivi realizzate grazie al satellite FERMI. Ma perchè conviene studiare questi oggetti esotici, così lontani dalla nostra esperienza qutidiana? di LAURA MARASCHI #VVV# #FFF#

    Planck verso l'origine della materia

    La sonda dedicata al fisico tedesco studierà la radiazione cosmica di fondo emessa circa 400.000 anni dopo il Big Bang nelle prime fasi della formazione di un Universo. Lo studio di questa radiazione permetterà di capire come si è formato l’Universo, cosa è successo in quella inimmaginabile piccolissima frazione di secondo immediatamente successiva al Grande Botto. di TOMMASO MACCACARO #VVV#

    Pamela, la materia resta oscura

    L'informazione scientifica internazionale ha rilanciato, alla fine di marzo, un articolo pubblicato da Nature a firma del gruppo di ricercatori dell'esperimento Pamela. I giornalisti di tutto il mondo hanno suggerito che si fosse vista la "firma" della materia oscura. Ma che cosa ha visto davvero l'esperimento Pamela? di PIERGIORGIO PICOZZA #FFF#

    Una Luna mai vista prima

    Il 2009 è decisamente l’anno della Luna. O meglio, è l’anno delle «grandi congiunzioni» nel rapporto antico tra l’uomo e l’astro errante più vicino alla Terra. Per una serie singolare di coincidenze, infatti, cadono quest’anno tre importanti anniversari di eventi che ci hanno consentito di «vedere cose mai viste prima» della Luna. di PIETRO GRECO

    Il tempo della scienza e il tempo di Dio

    La cosmologia quantistica e la creazione non sono entità commensurabili, spiega George V. Coyne, S.J., dell'Osservatorio vaticano. L'insieme di risultati della cosmologia moderna rappresenta un'impresa stupefacente. Ma rimangono alcune domande di fondo: come è iniziato tutto questo? Quando tutto ciò è cominciato non c'erano condizioni iniziali certe che determinassero come si sarebbe poi evoluto? di GEORGE V. COYNE

    Il Big Bang come inizio del tempo: scienza o mito?

    C'è stato veramente un inizio a tutto? Ivi compreso il tempo? E' difficile immaginare una domanda più esistenziale nello spirito di ciascun essere umano. Filosofie e religioni hanno abbordato incessantemente questo tema da quando l'uomo ha lasciato tracce della sua esistenza. Ritroviamo gli stessi interrogativi presso i filosofi greci, o fra gli esponenti religiosi del Medio Evo.