Filippo Bonaventura

Dopo la laurea in Astrofisica all’Università di Trieste (2008) e il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste (2012), lavora nell’editoria scolastica e nella didattica della scienza. È co-autore di MacroMicro (Bruno Mondadori, 2014), testo di scienze per le scuole medie. È stato coordinatore di “le Stelle”, rivista di cultura astronomica. Collabora con l’INAF-Osservatorio di Brera nella realizzazione di eventi di divulgazione dell’astronomia. Vive a Milano.

L’espansione dell’universo “oscilla”

In principio fu il Big Bang. Poi, come sappiamo, la trama dello spazio-tempo cominciò a espandersi. Oggi sappiamo che questa espansione non ha sempre avuto lo stesso ritmo: a un certo punto della sua storia, infatti, l’universo è passato da una fase di espansione rallentata a una fase, che dura ancora oggi, di espansione accelerata. Ma la storia potrebbe essere ancora più complessa.

LHC, scoperto il primo pentaquark

Avete dei mattoncini per le costruzioni. La casa produttrice impone che si possano combinare solo con precise regole, per cui risulta naturale ottenere solo coppie o triplette di mattoncini. Voi, però, vi mettete in testa di trovare delle combinazioni con un numero più alto di mattoncini, ovviamente senza violare le regole di base.

Vedere, guardare. Viaggio attraverso la luce

Vedere, guardare si avvicina molto a quella che potremmo definire un’uscita editoriale irrinunciabile nell’anno internazionale della luce. Ci sono tantissimi modi per affrontare questo argomento, che è così vasto e articolato: uno di questi, adottato dall’autore, consiste proprio nel raccogliere tutto il possibile e provare a raccontarlo in maniera semplice, chiara e avvincente. Questa è l’operazione di Vedere, guardare.

LHC, ancora conferme per il modello standard

A pochi giorni dalla sua riapertura, LHC torna a far parlare di sé. E lo fa con una scoperta più importante di quello che potrebbe sembrare di primo acchito.
L’analisi congiunta di CMS e LHCb, due dei quattro rivelatori del grande acceleratore di particelle europeo, ha evidenziato un fenomeno molto raro: il decadimento di un mesone Bs in una coppia muone-antimuone.

Posticipata la riapertura di LHC

È senza dubbio l’esperimento scientifico più famoso al mondo. Con i suoi 27 km di tunnel sotterraneo a cavallo del confine franco-svizzero, il Large Hadron Collider è la macchina più grande e complessa mai costruita dall’uomo, che ha fatto parlare di sé l’intero pianeta quando, nel luglio del 2012, il CERN di Ginevra ha annunciato la scoperta del bosone di Higgs, l’ultimo pezzo mancante del Modello Standard delle particelle elementari.

Homo pluralis. Essere umani nell’era tecnologica

Internet è buona, cattiva o neutra? L’intelligenza artificiale prenderà il sopravvento su quella umana? I big data rappresentano una risorsa o una minaccia per la nostra privacy? Domande, queste, che aleggiano nell’aria da svariati decenni, ma che hanno cominciato a diventare pressanti negli ultimi anni, da quando cioè il progresso tecnologico ha cominciato a mostrare coi fatti quanto sia delicato e instabile il rapporto tra società, cultura e tecnologia.

La luce: onde e particelle, per la prima volta insieme

Non si potrebbe immaginare regalo più bello, per l’Anno Internazionale della Luce, di una immagine della luce come non si era mai vista prima. È proprio quello che è successo: un team di ricercatori del Politecnico di Losanna, guidato dall’italiano Fabrizio Carbone, è riuscito a produrre una rappresentazione della luce mentre mostra in un colpo solo le sue due nature: quella ondulatoria (radiazione elettromagnetica) e quella corpuscolare (fotoni).

Le prime stelle? Sono più recenti del previsto

Abbiamo aspettato un po', ma ne è valsa la pena. Il 5 febbraio il team Planck ha rilasciato l’analisi completa dei dati raccolti durante i 5 anni di vita del satellite europeo. Il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea ha analizzato il cielo in lungo e in largo per studiare con una precisione senza precedenti la radiazione cosmica di fondo (CMB), la “prima luce dell’universo” nella banda delle microonde prodotta appena 380.000 anni dopo il Big Bang.

Planck smentisce BICEP2: non erano onde gravitazionali

È passato quasi un anno da quando, nel marzo 2014, il team di BICEP2 – un esperimento situato in Antartide dedicato allo studio della radiazione cosmica di fondo (CMB) – ha elettrizzato la comunità scientifica con un claim eccezionale: la scoperta di modi B dovuti a onde gravitazionali primordiali nelle mappe di polarizzazione della CMB.

La top ten della fisica nel 2014 secondo Physics World

Si chiama Physic World 2014 Breakthrough of the Year il riconoscimento che Physics World, rivista mensile dell’Institute of Physics, ha assegnato questo 12 dicembre a quella che ritiene la maggiore notizia nel campo della fisica nel corso del 2014. I criteri di attribuzione erano: la rilevanza della ricerca, il progresso nella conoscenza scientifica reso possibile, il rapporto tra aspetti teorici e sperimentali, e in generale l’interesse della notizia nel panorama della fisica contemporanea.

Superconduttori a temperatura ambiente? Con il laser si può

La superconduttività è quell’affascinante fenomeno, noto da circa un secolo, per cui certi materiali cessano di offrire resistenza al passaggio della corrente elettrica quando vengono portati a temperature molto basse, vicine allo zero assoluto. Senza questi materiali, chiamati superconduttori, non avremmo le macchine per le risonanze magnetiche nucleari, né avremmo acceleratori di particelle come LHC.

Planck: una nuova finestra sull’universo primordiale

È stata scelta una città italiana, Ferrara, per presentare in anteprima mondiale gli ultimi risultati della missione europea Planck. Dal 2009 al 2013, il satellite dell'ESA ha osservato il cielo a 9 frequenze tra i 30 e gli 857 MHz, analizzando con straordinaria precisione la radiazione cosmica di fondo (CMB), quel “bagno elettromagnetico” nella banda delle microonde che permea l’intero cosmo e risale ad appena 380.000 anni dopo il Big Bang.

Rosetta and the Italian politics for scientific research

Despite the not-always adequate coverage provided by the Italian media, the European Rosetta Mission, which carried out in the last days the first landing on a comet in history, kept the whole world holding its breath and has been an extraordinary scientific, technological and organizational success. When initially proposed by ESA – the European Space Agency – the aim of the mission was practically science fiction. But thanks to the cooperation of thousands of scientists from tens of research bodies and to an effective partnership networks with state-of-the-art aerospa

LHC scopre due particelle mai viste prima

Il chimico russo Mendeleev costruì la tavola periodica degli elementi organizzandoli in uno schema geometrico che ne riproduceva le proprietà chimiche. Per mantenere la periodicità dello “schema”, Mendeleev decise di lasciare vuote alcune posizioni: pensava che dovessero esistere degli elementi, all’epoca non ancora noti ma di cui era in grado di predire le proprietà. Tra questi elementi c’era quello che oggi chiamiamo gallio.

Rosetta e la politica italiana della ricerca scientifica

Nonostante la non sempre adeguata copertura che ne è stata data sui media italiani, la missione europea Rosetta, che ha effettuato nei giorni scorsi il primo accometaggio nella storia, ha tenuto il mondo con il fiato sospeso ed è stata, a tutti gli effetti, uno straordinario successo scientifico, tecnologico e organizzativo.

“Osservata” in laboratorio la radiazione di Hawking

Correva l’anno 1974 quando Stephen Hawking diede il suo contributo più significativo alla fisica teorica e all’astrofisica, dimostrando che i buchi neri non sono poi così “neri”. Maneggiando mirabilmente relatività generale e teoria quantistica dei campi, il fisico britannico appurò che i buchi neri possiedono entropia, e pertanto emettono radiazione secondo i principi della termodinamica. L’emissione di luce e particelle da parte dei buchi neri prende il nome di “radiazione di Hawking”.

Quattro lenti per l’invisibilità

Qualunque fan di Harry Potter conosce il mantello dell’invisibilità, che permette ai giovani studenti di Hogwarts di rendersi invisibili ogni volta che lo indossano. Quella uscita dalla penna di J.K. Rowling però non è l’unica saga fantasy in cui i protagonisti possono diventare invisibili: chiunque abbia letto Il Signore degli Anelli, per esempio, sa di cosa stiamo parlando.

Il Nobel 2014 per la Fisica agli inventori del Led blu

Dopo che il Premio Nobel per la Fisica 2013 venne assegnato ai “padri” del bosone di Higgs, non c’è da stupirsi se tutti i pronostici per quest’anno erano concordi nel prevedere che il sommo riconoscimento avrebbe premiato una qualche applicazione tecnologica di frontiera. Ma questa volta nemmeno le agenzie più quotate, come ScienceWatch, sono riuscite a indovinare i nomi dei vincitori.

Numeri, uomini e universi

«C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l’etica; parlo dell’Infinito.» A scriverlo è Jorge Luis Borges, lo scrittore che forse più di ogni altro ha ricreato nella propria opera il senso di inquietudine e di angoscia che la mente umana prova di fronte al concetto di infinito.
Ma l’infinito non è soltanto quello spettrale e claustrofobico raccontato dal celebre scrittore argentino.

La galassia polverosa: nuovi dubbi sui risultati di BICEP2

Quando, nel marzo di quest’anno, il team dell’esperimento americano BICEP2 annunciò di aver scoperto nella radiazione cosmica di fondo la prova dell’inflazione cosmica, la reazione della comunità scientifica fu sin dall’inizio particolarmente divisa. Accanto agli entusiasti e a chi parlò subito di premio Nobel, altri si mostrarono particolarmente scettici.

Siamo solo ologrammi in 2D?

Tutti, specialmente i fan della fantascienza, sappiamo all’incirca che cos’è un ologramma: si tratta sostanzialmente di una figura in 3D “compattificata” in una superficie bidimensionale attraverso un’opportuna tecnologia di proiezione. Quello che forse non tutti sanno sugli ologrammi è che, se li dividiamo in due, ogni metà è in grado di ricreare l’intera figura, un po’ come quando una lucertola perde la coda.

Il motore quantistico “impossibile”: realtà o bufala?

Immaginate un sistema di propulsione che funzioni senza carburante. Immaginate che qualcuno lo costruisca per davvero, e che lo faccia esaminare addirittura dalla NASA. Immaginate che la NASA lo analizzi con grande precisione e dica che effettivamente funziona, ma non si sa come né perché. Fantascienza? Balla colossale? Forse sì, forse no. Per provare a capirci qualcosa, però, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

Nessuno tocchi Newton

La “stella Matusalemme” simulata al computer

Si chiama SMSS J031300.36–670839.3, ed è una piccola stella invisibile a occhio nudo che si trova a circa 6000 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Idra Maschio. Niente di così esaltante, apparentemente.
Ma ciò che rende speciale la “stella di Keller” (così ribattezzata in onore del suo scopritore) è la sua veneranda età. Con i suoi 13,6 miliardi di anni, infatti, è la stella più vecchia a oggi conosciuta.

L’anno della luce è sempre più vicino

Anno 1015: lo studioso persiano Ibn al-Haytham compie i primi studi sistematici sull’ottica, dando di fatto inizio a questa disciplina scientifica. Anno 1915: Albert Einstein pubblica la teoria della relatività generale, il cui germe iniziale fu proprio una riflessione del fisico tedesco sulla velocità della luce. Anno 1965: il cinese Charles K. Cao compie le prime ricerche sulla trasmissione della luce attraverso fibre ottiche.

Marcia indietro sull’inflazione cosmica

Soltanto qualche mese fa era stata considerata da molti una scoperta scientifica di importanza capitale, eppure ora c’è il rischio che si riveli infondata. Stiamo parlando dell’annuncio, dato il 17 marzo, secondo cui il team dell’esperimento BICEP2 in Antartide avrebbe trovato la prova dell’inflazione cosmica, il rapidissimo espandersi dell’universo subito dopo il Big Bang.

Alla scoperta dell’anticristallo

Pensando alla struttura molecolare di un materiale, la forma più semplice che ci viene in mente è quella cristallina: gli atomi che compongono un cristallo si dispongono in una struttura tridimensionale perfettamente ordinata e spesso semplice. L’esempio più comune è il sale da cucina, o cloruro di sodio, i cui atomi formano “griglie” regolari che danno ai cristalli di quel materiale la tipica forma cubica.

Creare materia dalla luce: da oggi (forse) è possibile

E = mc2. Alzi la mano chi non ha visto questa formula almeno una volta nella vita. Questa apparentemente innocua equazione dice, in poche parole, che massa ed energia sono interscambiabili e si possono convertire l’una nell’altra. Sappiamo che in molte situazioni accade la conversione di materia in energia: per esempio nelle reazioni nucleari.

“What next”, ovvero la fisica dopo l’Higgs

I fisici l’hanno già battezzata “depressione post-Higgs”. Stiamo parlando della reazione da parte della comunità scientifica alla sensazionale scoperta del bosone di Higgs, nell’estate del 2012. Reazione che apparentemente può sembrare paradossale: se il bosone di Higgs rappresenta l’ultima e definitiva pietra nel castello del modello standard delle particelle elementari, come si può parlare di ”depressione” in seguito alla sua scoperta?

La scoperta dell’adrone esotico

I quark sono particelle elementari che si combinano per formare particelle più complesse chiamate adroni. A tenerli insieme è l’interazione nucleare forte, una delle forze fondamentali della natura. Le composizioni di quark e delle loro antiparticelle (gli antiquark) si possono descrivere e prevedere tramite un particolare schema chiamato “modello di quark”: oggi sappiamo che i quark si combinano in gruppi di tre per formare i barioni (tra cui i protoni e i neutroni che costituiscono i nuclei atomici) o in coppie quark-antiquark dando origine ai mesoni, tra i quali i pioni o i kaoni.

Un atomo e un fotone verso il computer quantistico

Avete soltanto un atomo e un fotone, e dovete effettuare un’operazione logica: come fate? Grazie a uno studio pubblicato recentemente su Nature, realizzato da un gruppo di ricerca della Cambridge University (Massachussetts) guidato da Tobias Tiecke, ora sappiamo che è possibile. E questa scoperta rappresenta un notevole passo in avanti nella realizzazione di nuovi computer quantistici. Ma che cos’è un computer quantistico?

La realtà non è come ci appare

Carlo Rovelli è un importante fisico teorico e filosofo della scienza che vive e lavora in Francia. Si occupa di gravità quantistica, ovvero quella linea di ricerca che tenta di rendere consistenti tra loro le due grandi teorie del Novecento: relatività generale e meccanica quantistica.

Il bosone di Higgs in technicolor

Il bosone di Higgs potrebbe non essere una particella elementare, ma essere a sua volta costituito da particelle esotiche più semplici chiamate in gergo “techniquark”. A rafforzare questa ipotesi – sulla quale c’è da tempo dibattito tra i fisici teorici – è Thomas Ryttov, fisico delle particelle al centro CP3-Origins della University of Southern Denmark.

L'eco gravitazionale del Big Bang

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un vero e proprio terremoto nella comunità scientifica internazionale.
Con un comunicato stampa decisamente laconico, alla fine della settimana scorsa l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Boston ha annunciato una conferenza stampa per lunedì 17 marzo, in cui sarebbe stata presentata una "major discovery". Sulla natura di questa «grande scoperta», però, nessun indizio.