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Giganti ghiacciati: il viaggio e le scoperte delle sonde Voyager

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Dalla progettazione delle loro missioni fino alle scoperte raccolte in oltre quarant'anni di attività, Giganti ghiacciati, di Luca Nardi e Fabio Nottebella, è un inno alle sonde Voyager 1 e 2, lanciate nell'ormai lontano 1977.

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech, NASA/JPL-Caltech Photojournal

I dati raccolti e archiviati mantengono la loro validità anche dopo decenni. Infatti, un'informazione vecchia di 40 o 50 anni può essere ulteriormente “spremuta” alla luce di nuove misure fatte con i telescopi sempre più potenti che entrano in funzione, oppure essere reinterpretata grazie a nuove simulazioni rese possibili da computer sempre più performanti. Ne abbiamo avuto recentemente un esempio con la rivisitazione delle immagini di Urano e Nettuno ottenute nel 1985 e 1989 dalla sonda Voyager 2, l’unica ad averli sorvolati. I dati raccolti e inviati a terra riga per riga, con la limitatissima capacità di trasmissione di bordo, erano stati elaborati dal JPL, che ne aveva fornito due iconiche immagini, azzurro pallido per Urano e blu intenso per Nettuno.

Ora ricercatori dell’Università di Oxford hanno rivisitato i dati, anche grazie alle immagini ottenute da terra e da HST e ne hanno fornito una nuova interpretazione, nella quale i due pianeti hanno colore molto simile. 

Crediti immagine: Patrick Irwin/University of Oxford/NASA. Licenza: CC BY 4.0

Anche JWST ha immortalato i giganti gassosi ma, operando nell’infrarosso, non offre aiuto per capire il colore dei corpi celesti.

Crediti immagine: NASA/ESA/CSA/STScI/AndreaLuck. Licenza: CC BY 2.0 DEED

Questa è solo una dimostrazione del continuo interesse suscitato dai pianeti esterni del sistema solare, cui è dedicato Giganti ghiacciati. Sulle orme delle sonde Voyager alla scoperta di Urano e Nettuno (Edizioni Dedalo, 2023) di Luca Nardi e Fabio Nottebella. In effetti, il libro è un inno alle sonde Voyager 1 e 2, che, tra il 1979 e il 1989, hanno inanellato i passaggi ravvicinati (in gergo fly-by) di Giove e Saturno (e delle loro lune), seguiti, però solo per il Voyager 2, dall’esplorazione di Urano e Nettuno (con le loro lune ghiacciate), mentre il Voyager 1 veniva inviato verso le parti esterne del sistema solare.

Si trattò di una decisione in qualche modo “forzata” dalla scelta di fare un fly-by ravvicinato a Titano, ma rivelatasi in seguito molto azzeccata. Si chiama giustamente il “grand tour” del sistema solare, un “miracolo” reso possibile dall’allineamento dei giganti gassosi, che si ripete una volta ogni 175 anni.

Le missioni, lanciate nel 1977, sono ancora attive e, mentre Voyager 2 non sembra avere problemi, Voyager 1 a metà dicembre ha iniziato a inviare dati senza senso, facendo temere che qualcosa si sia guastato nel suo vetusto computer di bordo, che utilizza un software scritto negli anni ‘70 per computer e sistemi operativi che sono pezzi da museo. I tentativi di fare ripartire il sistema non hanno dato i risultati sperati e occorre rispolverare antichi manuali e avere molta pazienza. Voyager 1 è lontano e i segnali impiegano 22 ore e mezzo per raggiungerlo, quindi per sapere se lo spacecraft risponde ai comandi bisogna aspettare quasi due giorni.

La NASA è decisa a fare ogni sforzo per recuperare la sonda, che è uscita dalla sfera di influenza del Sole nell’estate del 2012 e, pur essendo ancora ben all’interno del sistema solare, è in una regione non più dominata dal vento solare. Voyager 2 è grossomodo alla stessa distanza dal Sole ma viaggia in una direzione diversa e ha passato l’eliopausa qualche anno dopo.

La storia della progettazione delle missioni, dell’approvazione (dopo una prima bocciatura), della costruzione, del lancio e di tutte le scoperte rese possibili dalle sonde attive da oltre 40 anni meritavano di essere raccontate e Giganti ghiacciati offre un'avvincente panoramica di una straordinaria avventura scientifica. Durante i fly-by tutto doveva essere deciso in anticipo con grandissima precisione. Il tempo era pochissimo e i puntamenti da fare erano numerosi. Ogni immagine venuta male era un’occasione perduta per sempre, perché il passaggio di Europa, di Titano oppure dell’enigmatico Tritone non si sarebbe ripetuto. Questo è tanto più vero per Urano e Nettuno (con Tritone), che hanno avuto in Voyager 2 il loro unico visitatore.

I due fly-by del 1985 e 1989 hanno permesso di acquisire sui pianeti e sui loro satelliti informazioni importantissime che andrebbero approfondite con altre missioni - che, però, le agenzie spaziali sono restie ad approvare.

Solo Plutone era sfuggito ai Voyager. Infatti, al tempo del grand tour, quello che allora era il nono pianeta non era raggiungibile e questo lo aveva reso l’unico dei corpi principali del sistema solare a non avere ancora ricevuto la visita delle nostre sonde. Non restava che cogliere l’occasione che si è presentata nel 2006 con un allineamento favorevole tra Terra, Giove e Plutone, il quale ha permesso di sfruttare anche un calcio gravitazionale da Giove per rendere la missione New Horizons la sonda più veloce che abbiamo mai spedito per studiare i corpi del sistema solare. È un’occasione unica che si ripeterà tra due secoli, vista l’orbita del lontano Plutone. Pochi mesi dopo il lancio, avvenuto nel gennaio 2006, l’Unione Astronomica Internazionale, durante la sua assemblea mondiale ad agosto a Praga, ha declassato Plutone a minipianeta, cosa che non è stata affatto apprezzata dalla NASA. Purtroppo era stato scoperto un altro corpo ben più lontano di Plutone ma con massa superiore: l’hanno chiamato Eris, come la dea della discordia che fece nascere la guerra di Troia. Chiaramente ci dovevano essere numerosi oggetti simili al di là di Nettuno, non potevano essere tutti dei nuovi pianeti.

Così la sorte di Plutone (più piccolo della nostra Luna) venne decisa, cambiando la sua classificazione, non il suo interesse come rappresentante della terza zona del sistema solare, quella al di là di Nettuno. Per questo Neri e Nottebella hanno incluso Plutone trai i Giganti ghiacciati. Una licenza planetaria: sicuramente il piccolo Plutone è ghiacciato e il fly-by di New Horizons nel 2015 ha dato risultati assolutamente inaspettati, rispettando la grande tradizione dei Voyager.

 


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