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Mondi abitati? Ci vuole scienza e fantasia

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Giordano Bruno lo pensava e lo diceva già alla fine del 1500: infiniti soli, innumerabili mondi. Dunque, già allora c’era chi era convinto che l’Universo fosse ricco di pianeti che, come la Terra, orbitano intorno alla loro stella. Tuttavia, solo pochi anni fa, questa convinzione attendeva ancora con ferma sperimentale (osservativa, diremmo noi astronomi) e solo la fantasia forniva risposte alle molte domande in materia. Poi, nel campo della ricerca e dello studio dei pianeti extrasolari, con una progressione impressionante, si è passati in pochi anni dalla proposta di alcuni candidati – qualcuno smentito e altri faticosamente confermati – alla situazione attuale che contempla il censimento di più di 500 pianeti e diversi sistemi planetari complessi. Numeri che sono destinati a cresce re rapidamente. Oggi sono in orbita due telescopi spaziali – COROT e KEPLER – de dicati alla scoperta di pianeti extra solari e altri telescopi sono in fase di progettazione.

Per non dire dei programmi finalizzati a questi studi con i telescopi a terra. L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), per esempio, sta perfezionando un accordo di collaborazione con l’Università di Ginevra e altri istituti esteri per costruire e collocare sul Telescopio Nazionale Galileo uno strumento – HARPSN – che replica quel lo in uso da diversi anni al telescopio da 3,6m a LaSilla (Cile) e che è considerato uno dei più formidabili cacciatori di pianeti extrasolari oggi disponibili. Semplicemente, abbiamo imparato a guardare, abbiamo raffinato gli strumenti necessari a vedere, e sappiamo vedere cose che solo pochi anni fa ci sfuggivano.

Non dimentichiamo che nella grande maggioranza dei casi non abbiamo un’immagine diretta dei pianeti extrasolari che scopriamo, ma sappiamo della loro esistenza e delle loro caratteristiche (massa, periodo orbitale, distanza dalla stella, etc.) attraverso l’analisi delle piccolissime perturbazioni che essi inducono sul loro “Sole”.

L’orizzonte della conoscenza è andato allargandosi ed è la scienza, e non più solo la fantasia, a cercare risposta alle domande sulla natura degli innumerabili mondi che popolano la nostra Galassia e che, come è ragionevole supporre, popolano anche le innumerevoli altre galassie dell’Universo. L’orizzonte si è spostato più in là e l’attenzione oggi non è più puntata sull’esistenza di altri mondi ma sull’esistenza di mondi simili alla Terra e abitabili.

Mi è facile prevedere che nel giro di pochi anni, una volta acquisita la capacità di studiare le atmosfere dei pianeti e la loro composizione chimica, e dopo aver trovato traccianti quali ossigeno, metano, anidride carbonica, vapor acqueo, e assodata l’esistenza di una miriade di mondi abitabili, l’interesse si sposterà su quelli abitati.

In questi studi è importante non essere vittime del nostro antropocentrismo e della nostra ricorrente presunzione di unicità, come Copernico, Galileo e Darwin ci hanno insegnato. Ancora non conosciamo tutte le forme di vita che abitano il nostro pianeta e solo di recente abbiamo scoperto habitat sottomarini dove la vita si sviluppa in condizioni che pensavamo proibitive (ad esempio, per la totale assenza di luce solare).

Dobbiamo imparare quindi a non porre condizioni eccessivamente restrittive nell’immaginare lo sviluppo di vita nell’Universo e a non utilizzare la nostra esperienza, che è particolare e limitata, come metro di misura universale.

Cosa realmente sappiamo delle condizioni che permettono lo sviluppo della vita? Di quanto tempo ha bisogno la vita per sbocciare ed evolversi? Quanto dura la condizione di abitabilità? Qual è la velocità di adattamento? È ben posta la domanda di Fermi che chiedeva: “Se l’Universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?” E qual è la soluzione di questo paradosso se veramente di paradosso si tratta? Io credo che la fantasia, nel rispetto delle leggi della fisica, della chimica e della matematica, sia sempre uno strumento importante per allargare il nostro orizzonte degli eventi, che è poi l’ambito delle nostre conoscenze. La fantasia intesa come negazione dei condizionamenti, come liberazione da vincoli non necessari ma imposti dal nostro antropocentrismo.

L’Universo è un’incredibile palestra di possibilità, dove i grandi numeri rendono possibile ciò che è alta mente improbabile, e dove le sor prese sono continue. L’importante è continuare a studiare e applicare ai nostri studi il metodo migliore che abbiamo saputo sviluppare dai tempi di Galileo a oggi: il metodo scientifico.

Siamo solo all’inizio, ci sono così tante domande fondamentali a cui dare risposta che il secolo appena cominciato promette di essere particolarmente interessante per lo sviluppo della conoscenza, soprattutto per coloro – i giovani – che il secolo se lo potranno godere in massima parte. Per quei giovani a cui l’orizzonte degli eventi di oggi va stretto e saranno quindi protagonisti nell’ampliarlo.

Pubblicato su Le Stelle 91, gennaio 2011.


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