Tommaso Maccacaro

Tommaso Maccacaro (Pavia 1951), si laurea in Fisica con lode nel 1975, a Milano, nel gruppo di Giuseppe Occhialini. La sua attività di ricerca ha inizio presso il gruppo di Astronomia X dell'Università di Leicester, in Gran Bretagna.  Rientra per un breve periodo in Italia, all’Istituto di Radioastronomia di Bologna allora del CNR, ma nel 1979 si trasferisce negli USA, presso l'Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, dove collabora con Riccardo Giacconi, premio Nobel per la Fisica nel 2002. Nel 1989 è nuovamente in Italia e dal 1991 è Astronomo Ordinario a Milano. I suoi interessi principali sono quasar, ammassi di galassie, survey  extragalattiche e lo studio della radiazione di fondo X. Gli oltre 250 lavori pubblicati in questi campi su riviste internazionali lo hanno portato da tempo a essere uno fra i ricercatori più citati per le Space Sciences secondo l’agenzia indipendente ISI (Institute for Scientific Information). È membro dell’Unione Astronomica Internazionale e della Società Americana di Astronomia.

Negli ultimi anni  ha affiancato all’attività di ricerca un crescente interesse e impegno nella divulgazione scientifica e svolto numerosi incarichi di gestione e organizzazione della Ricerca, fra i quali la presidenza del Comitato per l’assegnazione di tempo al Telescopio Nazionale Galileo e successivamente quella del Comitato per i Programmi di Osservazione dell’ESO, l’Osservatorio Europeo del Sud. È stato Presidente dell’Astronomy Working Group e membro dello Space Science Advisory Committee dell’Agenzia Spaziale Europea, ESA. È stato Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera e dal dicembre 2007 all’agosto 2011 è  stato Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Ha curato «La ricerca tradita» (Garzanti 2007), un saggio di vari autori del Gruppo 2003,  che ha avuto un notevole impatto sul dibattito in corso in Italia circa lo stato della ricerca scientifica.

Il fascino di immaginare e “non capire” l’universo

La più bella stellata della mia vita l’ho vista nel deserto del Nevada nell’estate del 1973. Dopo tanto tempo ne mantengo un ricordo ancora vivido; è una delle poche esperienze che, sopravvivendo ai ricordi, diventano un segno permanente e patrimonio di una vita. Con alcuni amici visitavo per la prima volta gli Stati Uniti; stavamo andando da San Francisco a Las Vegas con un bus della compagnia Greyhound.

Alla ricerca di Planet 9

Se nel silenzio della notte sentite ripetersi strani rumori provenienti dal piano di sopra, forse vi verrà voglia di capirne l’origine e potreste supporre che i vicini abbiano comperato un cane. Ma se il cane non lo vedete mai e neppure lo sentite abbaiare, probabilmente vi incuriosireste ancor più e cerchereste di capire se proprio di un cane si tratta.

Colossali telescopi di acqua e di ghiaccio

Neutrini. Ce ne sono molti fantastiliardi in giro per l’universo. Si muovono a velocità prossime a quella della luce e percorrono, indisturbati, distanze galattiche (e anche extragalattiche) grazie al fatto di essere privi di carica elettrica – non sono quindi soggetti all’interazione elettromagnetica – e di avere una bassissima sezione d’urto (probabilità di interazione con altre particelle elementari) limitata all’interazione “debole”.

Infinito? No, grazie

Vi sono molti concetti – matematici, fisici, astronomici – che, sebbene complessi, ci sono familiari, se non altro per averli incontrati ripetutamente nelle nostre letture, sentiti in conferenze e congressi, e che, noi del mestiere, utilizziamo in ambito professionale. Quando però li dobbiamo spiegare a un pubblico curioso e istruito, ma non specializzato, ci accorgiamo – spesso – di essere in difficoltà, forse perché non li abbiamo capiti veramente bene nemmeno noi.

Chi studia l'universo può andare in pensione?

Ho risposto al telefono qualche tempo fa e ho riconosciuto la voce di una collega amministrativa che mi diceva: "Buongiorno Prof, lo sa vero che l'anno prossimo la mettiamo in pensione?" Cribbio! No, non lo sapevo. O meglio, credevo di essere un po' più lontano dalla pensione, vista la "riforma Fornero" con il suo aumento degli anni di contributi richiesti e l'adeguamento alla speranza di vita (che espressione orribile).
Ma allora sono arrivato al termine della mia vita lavorativa formale; si chiude una carriera: la mia!

Acqua, esopianeti, ET. Guardare per vedere...

Le evidenze che il nostro Sistema solare contenga grandi quantità di acqua anche allo stato liquido, vanno continuamente aumentando e consolidandosi. Eppure fino a non molto tempo fa credevamo che solo la Terra disponesse di oceani. Mercurio e Venere li sapevano troppo caldi e le immagini che, prima i telescopi e poi le sonde inviate intorno e su Marte ci avevano fornito, mostravano chiari segni di fenomeni di erosione imputabili sì allo scorrere di grandi quantità di acqua, ma di cui da tempo non c’era più traccia.

Un universo da guinness dei primati

Mi è capitato recentemente di sfogliare il bel libro di Luigi Fontana “Stelle da record” in cui, in maniera molto ordinata e mai noiosa, è presentata un po’ di storia dell’astronomia, traendo spunto dalla descrizione di un certo numero di stelle – da record appunto – e raccontando come si è arrivati alla loro scoperta e alla determinazione dei loro primati.

Siamo pronti? (se si scoprisse la vita su Marte)

I pianeti extrasolari, contando oltre a quelli confermati anche i probabili candidati, si contano oramai a migliaia; i sistemi planetari complessi a decine. Di esopianeti ne sono stati trovati di tutti i tipi: grandi e piccoli, rocciosi e gassosi, caldi e freddi. Si procede spediti verso una loro caratterizzazione sempre più articolata, in attesa che diventino accessibili in grandi quantità informazioni dettagliate di miglior qualità di quanto sino a ora possibile.

Tra sogni e realtà. I telescopi che verranno

Chandra e XMM-Newton lavorano da 15 anni, così come il VLT dell’ESO; l’Hubble Space Telescope (HST) da 25 anni; il radiotelescopio a parabole mobili Very Large Array (VLA) da 35. Là dove è stato possibile, migliorie, e soprattutto il rinnovo dei rivelatori, hanno permesso a questi grandi telescopi di continuare ad acquisire dati di altissima qualità e di rimanere la strumentazione di avanguardia e di riferimento per l’esplorazione del cosmo.

Benvenuti nell'era fotonica

Il 2015, dunque, sarà l’Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce (IYL 2015): lo ha dichiarato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’Anno della Luce segue l’Anno della Fisica (2005), quello dell’Astronomia (2009) e quello della Chimica (2011), giusto per ricordare alcuni altri Anni Internazionali dell’ultimo decennio, strettamente collegati tra loro per l’argomento scientifico toccato.

Conoscere per partecipare

Per molto tempo la scienza è stata erroneamente considerata come un contributo “tecnico”, più che culturale, alla società. È stata apprezzata perché ci forniva la capacità di “costruire cose” e di “risolvere problemi”, contribuendo al benessere e al progresso, ma è stata sottovalutata come strumento potente per capire, conoscere e spiegare il mondo. Si pensi al dibattito iniziato molti anni orsono con la pubblicazione del libro "Le due culture e la rivoluzione scientifica" di Charles Percy Snow.

Dietro l’angolo c’è un altro universo?

Per l’osservazione di molti fenomeni, l’esserne vicini è un vantaggio: sono possibili studi più dettagliati e quindi ne deriva una conoscenza più approfondita. È il caso del Sole, ad esempio, la cui prossimità ci ha permesso (e permette) osservazioni particolareggiate che ci fanno conoscere la nostra stella meglio di qualsiasi altra, proprio perché la vicinanza consente di registrare segnali non visibili nel caso di oggetti più lontani.

Quanto è grande il Sistema Solare?

E’ passato circa un anno da quando la NASA ha annunciato che la sonda Voyager 1 è “uscita” dal Sistema Solare e naviga nello spazio interstellare (v. “le Stelle n. 124, pp 12-13). Nel sito dedicato alla missione si possono trovare interessanti notizie su questa sonda dei record, che lanciata nel 1977 alla volta di Giove e Saturno, ha poi superato anche le orbite di Urano e Nettuno e si trova ora a poco meno di 20 miliardi (!) di chilometri dal Sole, circa 130 unità astronomiche (A.U.).

Eppur si muove!

È da molto tempo che la tecnica della fotografia in time-lapse viene sfruttata per permetterci di gustare fenomeni che avvengono su una scala temporale troppo lunga per essere facilmente percepiti in tempo reale. L’effetto di accelerazione che le è caratteristico fa sì che nell’arco di un tempo ridotto (generalmente da pochi secondi ad alcuni minuti) si possa essere testimoni di movimenti e cambiamenti che altrimenti non riusciremmo ad apprezzare nella loro bellezza e complessità.

Terrestri, stellari, mentali

I laboratori, siano essi di fisica, chimica, genetica, farmacologia o altro ancora, permettono di condurre esperimenti, ottenere risultati in condizioni controllate e dunque capire, imparare. A volte con apparecchiature estremamente semplici, a volte con quanto di più complesso sia mai stato costruito (basta pensare, ad esempio, al CERN di Ginevra), i ricercatori costruiscono situazioni adatte a studiare particolari fenomeni.

L’ho visto coi miei occhi!

Tutti noi abbiamo sentito dire, almeno una volta, “l’ho visto con i miei occhi!” Una frase usata per trasmettere una certezza, per comunicare che “è sicuramente così, non vi sono dubbi: credimi”. E se l’ho visto con i miei occhi, non può che essere vero; verrebbe quindi voglia di aggiungere: ci metto la mano sul fuoco.
Non fatelo, potreste perderla! L’abbiamo sperimentato personalmente con le illusioni ottiche. Ne ho riviste alcune che conoscevo, insieme con altre che non avevo ancora avuto modo di apprezzare, proprio qualche settimana fa: tutte sempre notevoli.

Un patto col diavolo per la materia oscura

Il vocabolario Treccani, alla voce curiosità, recita: “desiderio di vedere, di sapere, a fine di pettegolezzo o anche per amore del conoscere, come stimolo intellettuale”. Wikipedia ignora l’aspetto frivolo del pettegolezzo, e definisce la curiosità come una qualità collegata a una attività cognitiva – esplorare, studiare, imparare – un comportamento che è alla base del desidero e dell’emozione della conoscenza.

Il TAR e la pseudoscienza

Guardo in cielo in una serena giornata invernale, l’aria è tersa e da Milano si vede il profilo inconfondibile del Resegone. In cielo si notano alcune scie lasciate da aerei che volano ad alta quota. Ho sempre pensato che fossero il risultato della condensazione e successiva solidificazione di vapor acqueo che, in base alle diverse condizioni ambientali (pressione, temperatura e umidità dell’aria ad esempio) assumono forme e hanno evoluzioni e durate diverse. Cristalli di ghiaccio, in parole povere.

Sempre più precisi

Non c’è conoscenza soddisfacente senza la capacità di misurare e quantificare ciò che si osserva.
Già Lord Kelvin diceva: “... quando sei in grado di misurare  ciò di cui stai parlando, ed esprimerlo in numeri, allora sai effettivamente qualcosa di esso ma, quando non sei in grado di esprimerlo in numeri, allora la conoscenza al riguardo  è scarsa e insoddisfacente...”.

Formidabili quegli anni!

Nonostante il perdurare, ormai da diversi anni, di una profonda crisi economica che morde sempre di più e che, nel nostro Paese, ha portato a continui tagli ai finanziamenti della ricerca scientifica e dell’istruzione e alla riduzione delle risorse materiali e umane da destinare alla scienza e alla cultura in generale, di tanto in tanto ci si imbatte in un titolo di giornale e in un articolo che ci spiega come questo sia un periodo d’oro per l’astronomia, oppure per la fisica, o per altre scienze.

Abitabili? Forse. Ma per chi?

Leggevo tempo fa – purtroppo non ricordo più dove – di un’indagine su come le persone si immaginano il paradiso (quelle che ci credono, ovviamente). Il risultato era che la stragrande maggioranza degli intervistati pensava a mare e a spiagge praticamente deserte, certamente incontaminate, con sabbia bianca, mare calmo e qualche palma a fare ombra. Apparentemente solo pochissimi pensavano al paradiso come un luogo di montagna.

Detriti spaziali: chi non ha testa abbia gambe!

"Chi non ha testa abbia gambe!” È un proverbio che era molto citato dalla mia insegnante di matematica del liceo. Lo usava per sottolineare una nostra mancanza di ragionamento o di attenzione che portava inevitabilmente a un lavoro, e quindi a una fatica suppletiva che sarebbe stato possibile evitare. Il fatto che lo andasse ripetendo di anno in anno, sempre a ragione, e a turno a praticamente tutti i suoi allievi, dimostra quanto il concetto, nonostante appaia semplice e ovvio, fosse ostico da imparare.

Il neutrino? Questione di principio (di conservazione)

Fu Antoine-Laurent de Lavoisier, chimico e nobile francese della seconda metà del XVIII secolo aenunciare la prima versione della legge di conservazione della massa. Lavoisier dimostrò che prima, dopo e durante una reazione chimica, la massa totale dei reagenti, pur cambiando di stato, rimane invariata. Analogamente era stato assodato che anche la massa fisica si conserva. Fu poi il turno dell’energia meccanica e successivamente di quella termica.

L'abbiamo scritto nel DNA

È piccolo, molto piccolo. È una striscia fatta di pezzetti larghi 2,5 nanometri e lunghi 0,3 che si dispiega nelle tre dimensioni avvolgendosi a elica. Ha una struttura che si presta con grande semplicità a una codifica binaria, quella a cui ci ha abituato l’era digitale fatta di computer e di informazione scritta con lunghe sequenze di 1 e di 0. È anche molto leggero e resistente: rimane sostanzialmente inalterato per millenni.

Ma le costanti variano? Una domanda per E.T.

Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo.

Cosa rimane da scoprire: quanto manca per la collezione?

Celo, celo, manca, celo, manca. Chi non ha collezionato figurine almeno una volta nella vita? Io ricordo ancora le mitiche figurine “Panini” dei calciatori di serie A: Rivera, Corso, Sivori, Altafini, Bulgarelli e tanti altri. Nel corso della raccolta si andavano rapidamente accumulando molte figurine “doppie” e anche “triple”, mentre altre sembravano introvabili.

Due telescopi sono meglio di uno

Cos’è più potente di un grande telescopio, come ad esempio l’Hubble Space Telescope o il VLT? Telescopi ancora più grandi, ovviamente! Oppure due telescopi. Telescopi più grandi e potenti – il James Webb Space Telescope e lo European Extremely Large Telescope primi tra tutti – li stiamo già costruendo, ma per costruirli ci vogliono soldi e soprattutto tempo.

Dallo gnomone alla Big Science

Il più semplice (e antico) strumento scientifico è sicuramente lo gnomone: un bastone diritto infilato verticalmente in un terreno piano ed esposto alla luce del Sole. Anassimandro già lo conosceva; se l’avesse inventato lui o piuttosto l’avesse semplicemente importato a Sparta dalla Mesopotamia, è questione per gli storici. È comunque assai probabile che osservazioni del variare delle ombre proiettate al suolo dal Sole al passare dei giorni e delle stagioni siano ben più antiche e risalgano addirittura al periodo neolitico.

Scienziati senza scarpe (ma guidati dalla curiosità)

Mi capita spesso durante un viaggio, vuoi in treno, vuoi in aereo, di scambiare due chiacchiere con chi mi sta seduto vicino. Inevitabilmente a un certo punto arriva la domanda: “E lei che lavoro fa?”. Ho due possibili risposte. Se la conversazione è gradevole e mi fa piacere continuarla, rispondo che sono un astronomo; se invece non vedo l’ora di riprendere la lettura del libro che ho con me, oppure sono un po’ stanco e desidero sonnecchiare, rispondo che sono un fisico.

Niente fiammiferi vicino al telescopio

Di tanto in tanto succede che ci si debba confrontare con un risultato nuovo e inaspettato; è il bello della ricerca. Se spesso il nostro lavoro metodico permette di verificare un’ipotesi, trovando proprio quello che stavamo cercando, altre volte ci costringe a confrontarci con sorprese che ci portano a sospendere gli studi in corso per occuparci della novità appena trovata che, proprio perché tale, si rivela più interessante di quanto stavamo facendo.

Memories of analog and the rise of the new

A few days ago, the occupier on the fourth floor of the facing building and the one in which I live, changed the living room light bulb. In the evening, when switching on the light, the window lights up a striking white and cold color which clashes with neighboring rooms. The old incandescent bulb was replaced with a new energy-saving light bulb, hence, its fluorescence. This is owing to the fact that the European Union has decided to progressively ban the manufacture of incandescent bulbs, which began in 2008.

Amarcord analogico e il nuovo che avanza

Qualche giorno fa, l’inquilino del quarto piano della casa di fronte a quella in cui abito ha cambiato la lampadina del soggiorno. Di sera, quando accende la luce, la finestra si illumina di una luce bianchissima e fredda che stride con l’illuminazione delle stanze vicine. Deve aver sostituito la vecchia lampadina a incandescenza con una nuova a risparmio energetico, e quindi a fluorescenza. Già, perché l’Unione Europea ha deciso di bandire progressivamente la produzione di lampadine a incandescenza a partire dal 2008.

The solo flight of Hess (Victor that is)

Those amongst us, who, in the last year of secondary school, studied the Second World War, probably remember a rather dark and extremely controversial event: the flight of Hess (Rudolf Hess), in May 1941, from Germany to the United Kingdom, on board his Messerschmitt. The story of this flight is told in a book, The Flight of Rudolf Hess, published many years ago and before his death, in 1987, at the age of 93, in Spandau prison in suspicious circumstances.

Il folle volo di Hess (Victor, però)

Coloro di noi che nell’ultimo anno del liceo sono arrivati ad addentrarsi nello studio della Seconda Guerra Mondiale, hanno probabilmente una qualche reminiscenza di un episodio più o meno oscuro e senz’altro molto controverso: il volo di Hess (Rudolf Hess), nel maggio del 1941, dalla Germania al Regno Unito, da solo, a bordo del suo Messerschmitt.

The largest number in the universe

Googol. It is a large number, unimaginably large. It is easy to write in exponential format: 10100, an extremely compact method, to easily represent the largest numbers (and also the smallest numbers). With the smallest of effort, you can also present it in the full format: a “one” followed by one hundred “zeros”. However, in its exponential format, it can be easily read; in the full format, you may loose count of the amount of times you need to use the term, “billion” in “ten billion of billions of billions of billions of ….

Possible? Impossible? Better "never say never"

Never. Impossible. Words we are learning to use with extreme caution in the language of science. As time goes by we become increasingly aware that much of what is impossible today is probably due to the lack of adequate technology and not because it violates some absolute law. What is impossible today might eventually become possible or even normal in the future.

What was impossible yesterday and what is impossible today

Un numero più grande dell’Universo

Googol. È un numero grande, inimmaginabilmente grande. Lo si può facilmente scrivere in forma esponenziale: 10100, una maniera estremamente compatta, comoda per rappresentare i numeri molto grandi (e anche quelli molto piccoli). Con un minimo di fatica, lo si può scrivere anche in forma estesa: un “uno” seguito da cento “zeri”. Ma nella sua forma esponenziale può essere letto facilmente; in quella estesa si rischia invece di perdere il conto di quante volte bisogna usare il termine “miliardi” in “dieci miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di ….

Strategie per domande difficili

Non è dato sapere con certezza a quando risalgano le prime congetture sulla sfericità della Terra, in contrapposizione alla diffusa convinzione che fosse piatta. Forse a Pitagora, forse a Parmenide. Inizialmente queste congetture erano basate su argomentazioni filosofiche, come quelle di Platone sulla perfezione della forma sferica, e non derivavano dall’osservazione di fenomeni naturali.

Possibile? Impossibile? Meglio "mai dire mai"

Mai. Impossibile. Parole che, nel linguaggio scientifico, stiamo imparando a usare con molta cautela. Con il passare del tempo diventiamo sempre più consapevoli che molto di quanto è impossibile oggi, lo è probabilmente per mancanza di un’adeguata tecnologia e non perché viola una qualche legge assoluta. L’impossibile di oggi potrebbe quindi diventare possibile o addirittura normale in futuro. 

L’impossibile di ieri e di oggi

Increasingly Citizen Science!

In a single night of observation the VST (VLT Survey Telescope), which recently started operation in Cerro Paranal, can accumulate over 100 gigabytes of data, thanks to the efficiency with which it scans the southern sky. If we consider the four VLT and VISTA, also located at Cerro Paranal, and all other telescopes spread around the world, we realize that the amount of data that is being acquired in a year can be measured in petabytes (one petabyte is equivalent to a million gigabytes), and is likely to continue increasing with an expected growth rate of a factor of 2 every year.

Buon compleanno astronomia X! 50 anni di scoperte

L'astronomia X compie mezzo secolo. Era infatti il 18 giugno 1962 quando, dopo due tentativi falliti, dalla base di White Sands nel New Mexico fu lanciato con successo un razzo che portò per pochi minuti al di sopra dell’atmosfera tre contatori Geiger sensibili alla radiazione X, opportunamente schermati dai raggi cosmici tramite il metodo delle anticoincidenze.

Less data and more brain

In a diagram published in 1970 showing the distribution of pulsars in the Galaxy, there are about fifty points. In the same year, an article on the optical identification of X sources discusses a handful of them: all those known at the time. If we compare the state of astronomy forty years ago with the current situation, we are especially struck by the tremendous amount of data that we have been accumulating at an increasingly frantic pace.

Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza!

Su un recente numero di "Science” è comparsa una sezione speciale nelle Science News dedicata a “Mysteries of Astronomy”, i misteri dell’astronomia. Vengono elencati gli otto top mysteries (selezionati dallo staff di "Science" in consultazione con ricercatori, editor di riviste scientifiche) e a ognuno è dedicato un breve articolo che ci spiega bene di cosa si tratta. Gradevoli gli articoli, ma indisponente il titolo della sezione scelto dalla rivista.

Astrofisica da Nobel, 8 riconoscimenti in 50 anni

Giova ricordare ancora il premio Nobel per la Fisica che il 10  dicembre 2011 venne conferito agli astrofisici  Saul  Perlmutter, Brian  P. Schmidt e Adam G. Riess «per la scoperta dell’espansione accelerata dell’Universo, attraverso le osservazioni di supernovae distanti». Una metà dell’importo totale (che è di circa un milione di euro) è andata a Perlmutter, l’altra  metà a Schmidt e Riess.

Meno dati e più intelligenza

In un diagramma pubblicato nel 1970 che mostra la distribuzione delle pulsar nella Galassia, si contano  una  cinquantina  di punti. Sempre nello stesso anno, un articolo sull’identificazione ottica delle sorgenti X ne discute una manciata: tutte quelle note all’epoca. Confrontando  lo stato dell’astronomia di quarant’anni fa con quello attuale, colpisce soprattutto  la spaventosa  quantità  di dati che siamo andati accumulando a ritmi sempre più frenetici.

Da Brera alla Ande: una finestra sul cielo

Se visitate l’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera (in Palazzo Brera a Milano) avrete modo, percorrendo il corridoio principale, di ammirare una serie di strumenti astronomici antichi. Appena entrati vi imbatterete in due telescopi rifrattori Dollond con obiettivi acromatici di 7,6 e 9 cm. Il più recente, installato nel 1785, aveva una serie di oculari con i quali si potevano rag- giungere ingrandimenti fino a 130 volte. In seguito furono preparati a Milano altri oculari che permettevano ingrandimenti di circa 1500 volte. L’acromatismo nei telescopi era stato

Fatti (non) fummo per comprendere l’Universo?

Quanto siamo “adatti” a capire il mondo che ci circonda? Per nostra natura abbiamo familiarità con dimensioni, masse, tempi e più in generale grandezze e concetti che fanno parte della nostra quotidianità o di cui abbiamo comunque avuto modo di fare esperienza diretta. Che si collocano, quindi, in un intervallo relativamente ristretto, caratteristico della nostra vita, rispetto ai valori che queste grandezze possono assumere.

I paradossi dell’astronomia

I paradossi sono affermazioni che ap­parentemente esprimono una con­traddizione logica tra premesse e con­clusioni. Sollecitano il nostro intelletto fin dall’antichità: basti pensare ai paradossi di Zenone (il più popolare è comunemente conosciuto come paradosso di Achille e la tartaruga) o al micidiale paradosso di Epimenide – o paradosso del mentitore – e sono spesso di stimolo allo sviluppo del pensiero.

La fine del mondo? Per adesso è rinviata

Il tema della “fine del mondo” torna di tanto in tanto a interessare stampa e opinione pubblica. Succede sia in occasione di eventi particolari ed eccezionali, spesso di carattere astronomico, quali per esempio lo schianto, di qualche anno fa, della cometa Shoemaker Levy su Giove, quanto in occasione di eventi del nostro pianeta come un grande terremoto o altre calamità devastanti, o anche a seguito di un aggiornamento di rilievo sui cambiamenti climatici e sull’effetto serra.

Mondi abitati? Ci vuole scienza e fantasia

Giordano Bruno lo pensava e lo diceva già alla fine del 1500: infiniti soli, innumerabili mondi. Dunque, già allora c’era chi era convinto che l’Universo fosse ricco di pianeti che, come la Terra, orbitano intorno alla loro stella. Tuttavia, solo pochi anni fa, questa convinzione attendeva ancora con ferma sperimentale (osservativa, diremmo noi astronomi) e solo la fantasia forniva risposte alle molte domande in materia.

Zenit per orientarsi nella cultura scientifica

“Ogni scienziato ha contratto un debito nei confronti dei propri simili: presentare il frutto dei suoi studi nella forma più chiara, più semplice e più modesta possibile”. Questo pensiero di Karl Popper ispira l'azione del Gruppo 2003 e del suo sito Scienziainrete. Anche la collaborazione con l'editore Dalai nella preparazione della collana Zenit è un contributo in questa direzione.

Astronomical Ichnology

Ichnology is the branch of paleontology that deals with the study of footprints left by animal organisms. Ichnology thus studies the width, length and shapes of footprints, stride (the distance between each one), the depth, possible asymmetries and more, in order to establish the size of the the animals, their characteristic forms and habits.     The positioning of the footprints as well contains important information regarding the movement and pace. Just think of a horse's footprints and the difference between a trot and a gallop.

L'icnologia astronomica

L'icnologia è quella branca della paleontologia che si occupa dello studio delle impronte lasciate dagli organismi animali. L’icnologia studia dunque larghezza, lunghezza e forma delle orme, falcata  (la distanza che le separa), profondità, eventuali asimmetrie e altro ancora, per risalire alla stazza degli animali, alle loro forme caratteristiche, alle loro abitudini. Anche la disposizione delle impronte contiene importanti informazioni: sul movimento e sull’andatura. Basti pensare alla differenza tra le impronte lasciate da un cavallo che procede al trotto piuttosto che al galoppo.

I marziani siamo noi

E’ uscito da poco, nella collana “Chiavi di lettura” di Zanichelli un bel librino: I marziani siamo noi, di Giovanni Bignami. Il sottotitolo – Un filo rosso dal Big Bang alla vita – ci spiega di cosa si tratta. Si tratta, per dirla con l’autore, di un bigino con cui, scrive Bignami, “vorrei contribuire a una visione globale dell’universo, come se fosse un bosco osservato nel suo insieme.” E ci riesce, con una narrativa semplice e gradevole che può essere apprezzata da tutti.

Nuovi meccanismi di governance della ricerca in italia

La Ricerca non gode di grande considerazione nel nostro Paese, da sempre poco attento al futuro e poco lungimirante nei confronti delle generazioni che verranno. I governi che abbiamo avuto dal dopoguerra in poi, con pochissime notabili eccezioni, non si sono mai seriamente impegnati per promuovere l’economia della conoscenza e la Ricerca, che è strettamente apparentata con essa.

Vita di un atomo raccontata da sé medesimo

Vi sono libri per bambini e vi sono libri per adulti. Vi sono poi libri per bambini che anche gli adulti possono leggere con interesse, traendone soddisfazione. Tra questi va senz’altro ricordato Le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry, così bello da essere tradotto in più di 180 lingue, forse anche nella lingua degli Inuit; senz’altro anche in dialetto milanese.

Astronomia, mon amour!

L’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha recentemente bandito alcuni concorsi per ricercatore, per un totale di ventisette posti, presso i suoi vari Centri di Ricerca. Sono pervenute oltre  quattrocentosettanta domande!

Si sono da poco chiusi i termini per presentare domanda per otto borse di studio post-doc, biennali, destinate a giovani che abbiano da poco conseguito il dottorato di ricerca, sempre da usufruirsi presso una struttura, a scelta del candidato, tra i venti Centri di Ricerca dell’INAF.

I ricercatori non crescono sugli alberi

Sono molti i libri usciti negli ultimi anni che trattano della crisi della ricerca scientifica e dell’Università in Italia e recentemente sembra vi sia stata addirittura una accelerazione nella pubblicazione di questa saggistica. Già questo può essere considerato un indicatore del crescente malessere di chi, per una ragione o per un’altra, si relaziona con questo settore, così importante, della nostra società.

Le università non sono tutte uguali

Brava! Brava il Ministro Gelmini che ha finalmente messo in pratica quanto auspicato da molti: il legame tra finanziamenti e valutazione. Che sia la volta buona, quella in cui si passa dalle parole ai fatti? La classifica appena pubblicata degli atenei italiani e le percentuali di maggior o minor allocazione di risorse rappresenta un momento di rottura rispetto al passato e la premessa per un cambiamento importante che speriamo possa consolidarsi. C'è tempo per rimediare ad eventuali omissioni e per migliorare. L'importante è aver rotto un tabù, ed essere stati capaci di mettere in ordine, in un qualche ordine, le università italiane.

Guarda che Lune!

20 luglio 1969. Anzi 21, quasi mattina in Italia. Ero in un "campo scientifico" in montagna, nel Lazio, insieme ad un sacco di altri ragazzi e ragazze, liceali come me. Ricordo che avevo un gran sonno ma non era certo possibile andare a dormirci su, si trattava dopotutto di essere spettatori del primo sbarco sulla Luna, della prima pedata al nostro satellite da parte di un essere umano. Ricordo delle immagini confuse su un piccolo televisore in bianco e nero. di TOMMASO MACCACARO

Planck verso l'origine della materia

La sonda dedicata al fisico tedesco studierà la radiazione cosmica di fondo emessa circa 400.000 anni dopo il Big Bang nelle prime fasi della formazione di un Universo. Lo studio di questa radiazione permetterà di capire come si è formato l’Universo, cosa è successo in quella inimmaginabile piccolissima frazione di secondo immediatamente successiva al Grande Botto. di TOMMASO MACCACARO #VVV#

L’università tradita

Di libri sull’Università e i suoi problemi ne sono stati scritti parecchi negli ultimi anni. Basti ricordare L’università dei tre tradimenti (1994, Raffaele Simone, Laterza), Tre più due uguale a zero (2004, a cura di Gian Luigi Beccaria, Garzanti) e il più recente L’università truccata (2008, Roberto Perotti, Einaudi).

Il concorso? Meglio abolito che riformato

E’ senz’altro l’ottimismo della volontà che spinge il ministro Gelmini a cercare di riformare i concorsi universitari. La ragione, con il suo sempre più giustificato pessimismo, dovrebbe piuttosto portare ad abolirli. Sappiamo dei tanti concorsi «truccati» e delle assunzioni di parenti, amici e portaborse nelle Università italiane. E’ quindi comprensibile che ci si ponga il problema di rendere abusi e scorrettezze difficili se non impossibili, a salvaguardia dei molti che, forti solo del loro merito, ambiscono a entrare nei percorsi di carriera accademica e di ricerca. Sfugge tuttavia al legislatore, nonostante una pluriennale esperienza, che dettar norme al fine di rendere «oggettiva» la valutazione dei candidati di un concorso è un modo di servire le Università inevitabilmente perdente. L’interrogativo è quindi, ancora una volta, «che fare?».

Cultura, scienza e ricerca

Cultura, scienza e ricerca Cultura è un termine generale, usato con diverse accezioni. Quando si parla di una persona di cultura, si intende solitamente un individuo ricco di conoscenze, in grado di sviluppare un pensiero originale e padrone di un sapere elaborato. Un detto, forse un po’ abusato, vuole la cultura definita come “tutto quanto si ricorda (di quanto si è imparato) dopo aver dimenticato”.

Cultura, scienza e ricerca Cultura è un termine generale, usato con diverse accezioni.

Il commissariamento dell’ASI

Il primo agosto, con provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri, è stata commissariata l'Agenzia Spaziale Italiana (www.asi.it), a poco più di un anno dall'insediamento del suo ultimo presidente. Non intendo qui entrare nel merito delle ragioni che hanno portato a questa decisione e ancor meno della scelta del commissario, del suo mandato o della sua durata. Interessa molto di più la procedura che verrà seguita, al termine del commissariamento, per la nomina del nuovo Presidente. Interessa il Metodo.