Marco Galliani

Laureato in Fisica, dal 2004 si occupa di attività di comunicazione e diffusione per l'Istituto Nazionale di Astrofisica. Nell'ambito dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico e la Stampa dell'Ente coordina le attività dell'Ufficio Stampa. E' inoltre redattore del sito istituzionale inaf.it e della testata giornalistica media.inaf.it, con alcune centinaia tra comunicati stampa, notizie e articoli pubblicati.

La lente cosmica ai confini dell'universo

Ad oggi è il più lontano ‘telescopio’ conosciuto che la natura ci ha messo a disposizione, ma non è fatto di vetro, specchi e ingranaggi. La sua lente è una galassia lontanissima, a 9.4 miliardi di anni luce da noi, cosicché la sua massa ha permesso di deflettere e amplificare la luce di un’altra galassia posta esattamente dietro di essa, come previsto dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein.

Asteroide cade su una stella di neutroni

Il cacciatore di lampi gamma Swift, satellite della NASA cui partecipano l’Italia e il Regno Unito, lo scorso Natale ha individuato un evento davvero eccezionale. Che fosse senza precedenti è subito balzato agli occhi degli scienziati impegnati, anche quel giorno, nel seguire in tempo reale il flusso di dati che gli strumenti di Swift stavano inviando a Terra. L’evento GRB 101225A – questa la sigla del lampo di raggi gamma osservato da Swift – è stato lunghissimo: oltre trenta minuti quando, di solito, i lampi di raggi gamma (GRB) durano qualche decina di secondi.

A caccia di buchi neri primordiali

Cercare un buco nero non è un’impresa semplicissima, dato che per sua natura non emette alcun tipo di radiazione. Ma se il buco nero è anche fatto di materia oscura e si trova ai confini dell’Universo, allora le cose si complicano tremendamente. Tanto che, fin’ora, anche se previsti dalle teorie, questi buchi neri… oscuri non sono stati mai osservati.

Raggi X senza segreti

Che si tratti di studiare esotiche particelle elementari sotto terra, oppure di captare i raggi X nello spazio, a bordo dei satelliti che studiano i fenomeni più violenti che avvengono nell’Universo, il risultato è sempre quello: raccolgono dati con una precisione e una sensibilità senza pari. Sono i Silicon Drift Detectors (SDD), rivelatori di radiazione X di nuova generazione.

Arrivano dallo spazio le protesi hi-tech

Due atomi che si legano, uno di carbonio e uno di silicio, per generare uno dei più sorprendenti materiali che si conoscano, il carburo di silicio (SiC). Le sue caratteristiche principali sono leggerezza, durezza, resistenza, rigidità e stabilità termica.  Qualità che lo rendono ideale per essere utilizzato in sistemi ottici per l’astrofisica, come gli specchi che volano su satelliti per lo studio dell’Universo. Componenti realizzati con questo materiale hanno equipaggiato Beppo Sax e oggi sono in orbita all’interno di Swift e XMM-Newton.