Fisica

Bologna, campus stellare

La Big Science, quella che rivela le onde gravitazionali oppure il bosone di Higgs, ha bisogno di grandi gruppi di ricerca internazionali che devono saper progettare, costruire, gestire e sfruttare al meglio strumenti complessi e costosi dai quali ci aspettiamo le risposte alle molte domande ancora aperte. Grandi risultati richiedono organizzazione e coordinamento tra numerosi gruppi di ricerca, distribuiti in molte nazioni.

Onde gravitazionali: due ottime notizie

Periodo davvero propizio per chi si occupa di onde gravitazionali. Anzitutto LIGO ha rilevato le tracce di un’altra fusione di buchi neri: un evento che ha coinvolto oggetti meno massicci di quelli responsabili del segnale dello scorso settembre, ma che si è manifestato con un segnale più prolungato. Altrettanto importante, poi, la pubblicazione dei primi risultati ottenuti da LISA Pathfinder: ottime referenze per l’ambizioso progetto di un osservatorio spaziale per onde gravitazionali.

Colossali telescopi di acqua e di ghiaccio

Neutrini. Ce ne sono molti fantastiliardi in giro per l’universo. Si muovono a velocità prossime a quella della luce e percorrono, indisturbati, distanze galattiche (e anche extragalattiche) grazie al fatto di essere privi di carica elettrica – non sono quindi soggetti all’interazione elettromagnetica – e di avere una bassissima sezione d’urto (probabilità di interazione con altre particelle elementari) limitata all’interazione “debole”.

L’Universo simulato di Illustris

Gli strumenti osservativi di cui dispongono gli astronomi hanno loro permesso di farsi un’idea meno vaga dell’Universo che ci circonda. E’ pur vero che, stando agli ultimi risultati che ci ha consegnato il satellite europeo Planck, abbiamo imparato che nel nostro Universo la materia ordinaria – quella di cui siamo composti noi, la Terra e le stelle – non ammonta neppure al 5% del suo conten

Onde gravitazionali: la lunga caccia

E’ passato un secolo da quando Albert Einstein ne aveva suggerito l’esistenza e finalmente i sofisticati rilevatori di LIGO sono riusciti nell’ardua impresa di catturare le onde gravitazionali. Un’impresa storica, per la quale c’è già chi si sbilancia a ipotizzare il Nobel. Intanto, con l’annuncio dello scorso 11 febbraio possiamo dire che è nata ufficialmente una nuova branca dell’astronomia. Ma perché abbiamo dovuto aspettare cento anni?

Perché ci è voluto un secolo dalla teoria di Einstein

Lo scoop che svela l'onda gravitazionale

Le onde gravitazionali sono un argomento particolarmente caldo perché rappresentano la nuova frontiera della ricerca in fisica e astronomia. Sappiamo che esistono, ma sono decenni che gli scienziati inseguono il sogno di rivelare direttamente queste increspature dello spazio-tempo attraverso la misurazione della minuscola variazione di lunghezza che il loro passaggio provocherebbe nel braccio di un rivelatore.

Dal mitico Gravity Joe ai nuovi rivelatori di onde

I due articoli di Einstein che cambiarono la fisica per sempre

Fu una corsa a perdifiato, per nulla frenata da atroci dolori allo stomaco, quella che Albert Einstein intraprese tra l’estate e l’autunno prima di andare, il 25 novembre 1915, all’Accademia di Prussia e tenere la prima di una serie di quattro conferenze con cui rendeva pubblica la sua teoria della relatività generale: «la più bella teoria della fisica», come scrive Vincenzo Barone nell’introduzione a Le due relatività (Bollati Boringhieri, 2015, pp.

Relatività generale: l’idea più felice compie cent'anni

 «Aiutami, Marcel, sennò divento pazzo!». È il 10 agosto 1912 quando Albert Einstein spalanca la porta del suo grande amico Marcel Grossmann – un matematico da poco divenuto rettore del Politecnico di Zurigo, a soli 34 anni – e implora il suo soccorso. Di anni, Einstein, ne ha uno in meno: il fisico tedesco è infatti nato nel 1879 a Ulm, una piccola città del Baden-Württemberg.

Un camaleonte da Nobel

A distanza di dodici anni dall’attribuzione del Premio Nobel a Masatoshi Koshiba, il neutrino torna da protagonista a Stoccolma insieme a Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald, cui è stato assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2015.
I due scienziati hanno apportato contributi chiave allo studio delle oscillazioni dei neutrini, una metamorfosi che dimostra che queste particelle hanno una massa, ancorché piccolissima.

L’espansione dell’universo “oscilla”

In principio fu il Big Bang. Poi, come sappiamo, la trama dello spazio-tempo cominciò a espandersi. Oggi sappiamo che questa espansione non ha sempre avuto lo stesso ritmo: a un certo punto della sua storia, infatti, l’universo è passato da una fase di espansione rallentata a una fase, che dura ancora oggi, di espansione accelerata. Ma la storia potrebbe essere ancora più complessa.

LHC, scoperto il primo pentaquark

Avete dei mattoncini per le costruzioni. La casa produttrice impone che si possano combinare solo con precise regole, per cui risulta naturale ottenere solo coppie o triplette di mattoncini. Voi, però, vi mettete in testa di trovare delle combinazioni con un numero più alto di mattoncini, ovviamente senza violare le regole di base.

La galassia più lontana

Studiare le galassie più distanti - dunque osservare sistemi stellari quando erano in giovane età - è di fondamentale importanza per i cosmologi. Solo riuscendo a determinare le caratteristiche delle galassie nelle profondità dello spazio e del tempo, infatti, può offrire la chiave per comprendere come questi sistemi si siano evoluti fino alle galassie che oggi osserviamo nell'Universo vicino.

LHC, ancora conferme per il modello standard

A pochi giorni dalla sua riapertura, LHC torna a far parlare di sé. E lo fa con una scoperta più importante di quello che potrebbe sembrare di primo acchito.
L’analisi congiunta di CMS e LHCb, due dei quattro rivelatori del grande acceleratore di particelle europeo, ha evidenziato un fenomeno molto raro: il decadimento di un mesone Bs in una coppia muone-antimuone.

Giove, il viaggiatore

Non è certo una novità l'idea che Giove abbia esercitato un ruolo chiave nell'evoluzione del Sistema solare. Per esempio, è dal 1886 che gli astronomi, grazie all'intuizione di Daniel Kirkwood, sono a conoscenza di come la presenza del pianeta gigante - grazie al meccanismo delle risonanze dinamiche - abbia scolpito la distribuzione delle orbite dei corpi che popolano la Fascia principale degli asteroidi.

Individuata la materia oscura? Prudenza, ragazzi

Le anomalie registrate dall’Alpha magnetic spectrometer  (AMS), il “cacciatore di antimateria” che dal 2011 si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sono un fatto scientifico importante. Il numero di antiprotoni ad alta energia rilevato nei mesi scorsi risulta eccessivo rispetto alle possibili fonti note di antimateria: e bene hanno fatto i dirigenti del CERN di Ginevra lo scorso 15 aprile a darne notizia con un certo rilievo.

Addio a Giorgio Salvini, padre dell'elettrosincrotrone

Lo scorso 8 aprile è scomparso, all’età di 95 anni, Giorgio Salvini, a cui gli eredi della Scuola di Roma, Edoardo Amaldi e Gilberto Bernardini, avevano affidato, con la  rinascita della fisica italiana nell’ambito del nascente INFN, la realizzazione del progetto lungamente vagheggiato dalla scuola di Fermi, di un acceleratore di particelle con cui continuare la già fiorente attività svolta nel campo dei raggi cosmici: la scelta era caduta su un  elettrosincrotrone da 1000 MeV, di cui Salvini divenne responsabile e direttore all’età di soli trenta

Posticipata la riapertura di LHC

È senza dubbio l’esperimento scientifico più famoso al mondo. Con i suoi 27 km di tunnel sotterraneo a cavallo del confine franco-svizzero, il Large Hadron Collider è la macchina più grande e complessa mai costruita dall’uomo, che ha fatto parlare di sé l’intero pianeta quando, nel luglio del 2012, il CERN di Ginevra ha annunciato la scoperta del bosone di Higgs, l’ultimo pezzo mancante del Modello Standard delle particelle elementari.

La luce: onde e particelle, per la prima volta insieme

Non si potrebbe immaginare regalo più bello, per l’Anno Internazionale della Luce, di una immagine della luce come non si era mai vista prima. È proprio quello che è successo: un team di ricercatori del Politecnico di Losanna, guidato dall’italiano Fabrizio Carbone, è riuscito a produrre una rappresentazione della luce mentre mostra in un colpo solo le sue due nature: quella ondulatoria (radiazione elettromagnetica) e quella corpuscolare (fotoni).

Benvenuti nell'era fotonica

Il 2015, dunque, sarà l’Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce (IYL 2015): lo ha dichiarato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’Anno della Luce segue l’Anno della Fisica (2005), quello dell’Astronomia (2009) e quello della Chimica (2011), giusto per ricordare alcuni altri Anni Internazionali dell’ultimo decennio, strettamente collegati tra loro per l’argomento scientifico toccato.

Il potente soffio del quasar

Quando gli astronomi - si era nella seconda metà degli anni Cinquanta - scoprirono in cielo alcune sorgenti radio particolarmente intense il cui segnale sembrava provenire dal nulla rimasero piuttosto perplessi. Immagini più profonde acquisite qualche anno più tardi mostrarono che quelle emissioni sembravano provenire da oggetti puntiformi, dall'aspetto stellare. Questo spiega perché, nel maggio 1964, all'astrofisico Hong-Yee Chiu venne in mente di battezzarle con il nome di

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  • Nascita di un quartetto

    Non lasciamoci ingannare dalla solitudine del Sole: quasi la metà delle stelle, infatti, appartiene a sistemi multipli, cioè a coppie o terzetti di astri in orbita reciproca. A dispetto di questa incredibile abbondanza, però, le fasi evolutive iniziali dei sistemi stellari multipli sono ancora poco conosciute. Il motivo principale è che queste fasi embrionali si svolgono - ovviamente - in regioni molto ricche di polveri e gas, coltri estremamente efficaci nel nasconderci quanto accade al loro interno.

    Le prime stelle? Sono più recenti del previsto

    Abbiamo aspettato un po', ma ne è valsa la pena. Il 5 febbraio il team Planck ha rilasciato l’analisi completa dei dati raccolti durante i 5 anni di vita del satellite europeo. Il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea ha analizzato il cielo in lungo e in largo per studiare con una precisione senza precedenti la radiazione cosmica di fondo (CMB), la “prima luce dell’universo” nella banda delle microonde prodotta appena 380.000 anni dopo il Big Bang.

    La cometa in prima pagina

    Il prossimo 2 marzo saranno trascorsi esattamente 11 anni dal lancio di Rosetta. Missione cometaria completamente differente da quelle che l'hanno preceduta. Anzitutto non ci troviamo di fronte a una missione mordi-e-fuggi, come sono state finora quelle che hanno portato una sonda spaziale a transitare nei pressi di una cometa (si pensi alla storica missione della sonda europea Giotto con la cometa di Halley, oppure alla Deep Space 1 con la cometa Borrelly o la Stardust con la Wild 2, giusto per citarne alcune).

    Planck smentisce BICEP2: non erano onde gravitazionali

    È passato quasi un anno da quando, nel marzo 2014, il team di BICEP2 – un esperimento situato in Antartide dedicato allo studio della radiazione cosmica di fondo (CMB) – ha elettrizzato la comunità scientifica con un claim eccezionale: la scoperta di modi B dovuti a onde gravitazionali primordiali nelle mappe di polarizzazione della CMB.

    Pianeti nell'ombra?

    Tra le date significative che riguardano la nostra conoscenza del Sistema solare bisogna senza dubbio collocare anche quella del 30 agosto 1992. In quella notte, osservando dal Mauna Kea (Hawaii), David Jewitt e Jane Luu individuano 1992 QB1, un oggetto che orbita nella regione al di là di Nettuno.

    Dietro l’angolo c’è un altro universo?

    Per l’osservazione di molti fenomeni, l’esserne vicini è un vantaggio: sono possibili studi più dettagliati e quindi ne deriva una conoscenza più approfondita. È il caso del Sole, ad esempio, la cui prossimità ci ha permesso (e permette) osservazioni particolareggiate che ci fanno conoscere la nostra stella meglio di qualsiasi altra, proprio perché la vicinanza consente di registrare segnali non visibili nel caso di oggetti più lontani.

    Una vicina turbolenta

    Distante da noi circa due milioni e mezzo di anni luce, la galassia di Andromeda è tra gli oggetti celesti più distanti che possiamo osservare a occhio nudo. Da quando, a metà degli anni Venti del secolo scorso, Edwin Hubble riuscì a provare che quella Nebulosa era un sistema stellare indipendente simile alla Via Lattea, Andromeda è stata sempre guardata con particolare attenzione dagli astronomi.

    La top ten della fisica nel 2014 secondo Physics World

    Si chiama Physic World 2014 Breakthrough of the Year il riconoscimento che Physics World, rivista mensile dell’Institute of Physics, ha assegnato questo 12 dicembre a quella che ritiene la maggiore notizia nel campo della fisica nel corso del 2014. I criteri di attribuzione erano: la rilevanza della ricerca, il progresso nella conoscenza scientifica reso possibile, il rapporto tra aspetti teorici e sperimentali, e in generale l’interesse della notizia nel panorama della fisica contemporanea.

    Superconduttori a temperatura ambiente? Con il laser si può

    La superconduttività è quell’affascinante fenomeno, noto da circa un secolo, per cui certi materiali cessano di offrire resistenza al passaggio della corrente elettrica quando vengono portati a temperature molto basse, vicine allo zero assoluto. Senza questi materiali, chiamati superconduttori, non avremmo le macchine per le risonanze magnetiche nucleari, né avremmo acceleratori di particelle come LHC.

    La galassia che non vuole figli

    Non è così insolito, scrutando nelle profondità del cosmo, che gli astronomi si imbattano in galassie particolarmente attive nella produzione stellare. Il termine utilizzato per indicare questi sistemi stellari così indaffarati a far nascere stelle è quello di starburst galaxy e sottolinea in modo estremamente eloquente lo scenario cui ci si trova di fronte.

    Planck: una nuova finestra sull’universo primordiale

    È stata scelta una città italiana, Ferrara, per presentare in anteprima mondiale gli ultimi risultati della missione europea Planck. Dal 2009 al 2013, il satellite dell'ESA ha osservato il cielo a 9 frequenze tra i 30 e gli 857 MHz, analizzando con straordinaria precisione la radiazione cosmica di fondo (CMB), quel “bagno elettromagnetico” nella banda delle microonde che permea l’intero cosmo e risale ad appena 380.000 anni dopo il Big Bang.

    LHC scopre due particelle mai viste prima

    Il chimico russo Mendeleev costruì la tavola periodica degli elementi organizzandoli in uno schema geometrico che ne riproduceva le proprietà chimiche. Per mantenere la periodicità dello “schema”, Mendeleev decise di lasciare vuote alcune posizioni: pensava che dovessero esistere degli elementi, all’epoca non ancora noti ma di cui era in grado di predire le proprietà. Tra questi elementi c’era quello che oggi chiamiamo gallio.

    Edoardo Amaldi, il contributo italiano alla nascita del Cern

    Il 29 settembre 1954 fu ratificata la convenzione che segnava la nascita del CERN (Centre Européen pour la RechercheNucléaire). Dei dodici stati che già nel luglio dell’anno precedente si erano ufficialmente impegnati nell’impresa, l’Italia arrivò con qualche mese di ritardo alla ratifica finale; ma gli italiani erano stati in prima fila nella complessa fase preliminare di definizione del progetto.

    “Osservata” in laboratorio la radiazione di Hawking

    Correva l’anno 1974 quando Stephen Hawking diede il suo contributo più significativo alla fisica teorica e all’astrofisica, dimostrando che i buchi neri non sono poi così “neri”. Maneggiando mirabilmente relatività generale e teoria quantistica dei campi, il fisico britannico appurò che i buchi neri possiedono entropia, e pertanto emettono radiazione secondo i principi della termodinamica. L’emissione di luce e particelle da parte dei buchi neri prende il nome di “radiazione di Hawking”.

    Quattro lenti per l’invisibilità

    Qualunque fan di Harry Potter conosce il mantello dell’invisibilità, che permette ai giovani studenti di Hogwarts di rendersi invisibili ogni volta che lo indossano. Quella uscita dalla penna di J.K. Rowling però non è l’unica saga fantasy in cui i protagonisti possono diventare invisibili: chiunque abbia letto Il Signore degli Anelli, per esempio, sa di cosa stiamo parlando.

    Il Nobel 2014 per la Fisica agli inventori del Led blu

    Dopo che il Premio Nobel per la Fisica 2013 venne assegnato ai “padri” del bosone di Higgs, non c’è da stupirsi se tutti i pronostici per quest’anno erano concordi nel prevedere che il sommo riconoscimento avrebbe premiato una qualche applicazione tecnologica di frontiera. Ma questa volta nemmeno le agenzie più quotate, come ScienceWatch, sono riuscite a indovinare i nomi dei vincitori.

    Cern ha sessant’anni, ma non li dimostra

    Il 29 settembre 1954, sessant’anni fa, su iniziativa di dodici diversi paesi, veniva inaugurato a Ginevra il Centro europeo di ricerca nucleare. Quelli che ormai tutti conoscono come il Cern era destinato a diventare il più grande laboratorio scientifico del mondo. Il centro che ospita la più grande e potente macchina mai costruita dall’uomo (LHC), appollaiata a cavallo del confine di due stati, la Svizzera e la Francia, ma ad alcune decine di metri di profondità.

    La galassia polverosa: nuovi dubbi sui risultati di BICEP2

    Quando, nel marzo di quest’anno, il team dell’esperimento americano BICEP2 annunciò di aver scoperto nella radiazione cosmica di fondo la prova dell’inflazione cosmica, la reazione della comunità scientifica fu sin dall’inizio particolarmente divisa. Accanto agli entusiasti e a chi parlò subito di premio Nobel, altri si mostrarono particolarmente scettici.

    Lo scherzetto della supernova

    Le stelle non hanno tutte in sorte il medesimo destino. La maggior parte di esse godrà di una lunghissima vecchiaia, trascorsa a dissipare pian piano il calore che è rimasto al loro interno dopo che si sono trasformate in nane bianche.
    Per alcune elette, invece, la fine è piuttosto spettacolare e le vede protagoniste di quei fuochi d'artificio cosmici che gli astronomi chiamano supernovae (il nome venne coniato nel 1931 da Walter Baade e Fritz Zwicky).

    Siamo solo ologrammi in 2D?

    Tutti, specialmente i fan della fantascienza, sappiamo all’incirca che cos’è un ologramma: si tratta sostanzialmente di una figura in 3D “compattificata” in una superficie bidimensionale attraverso un’opportuna tecnologia di proiezione. Quello che forse non tutti sanno sugli ologrammi è che, se li dividiamo in due, ogni metà è in grado di ricreare l’intera figura, un po’ come quando una lucertola perde la coda.

    L’anno della luce è sempre più vicino

    Anno 1015: lo studioso persiano Ibn al-Haytham compie i primi studi sistematici sull’ottica, dando di fatto inizio a questa disciplina scientifica. Anno 1915: Albert Einstein pubblica la teoria della relatività generale, il cui germe iniziale fu proprio una riflessione del fisico tedesco sulla velocità della luce. Anno 1965: il cinese Charles K. Cao compie le prime ricerche sulla trasmissione della luce attraverso fibre ottiche.

    Disastro annunciato

    A detta di alcuni esperti di fenomeni solari, ciò che è capitato il 23 luglio 2012 lo possiamo a pieno titolo catalogare tra gli scampati pericoli. Astronomicamente parlando, si è trattato di una CME (Coronal Mass Ejection), cioè un'incredibile bolla di plasma scagliata nello spazio a seguito di una supertempesta solare.

    Marcia indietro sull’inflazione cosmica

    Soltanto qualche mese fa era stata considerata da molti una scoperta scientifica di importanza capitale, eppure ora c’è il rischio che si riveli infondata. Stiamo parlando dell’annuncio, dato il 17 marzo, secondo cui il team dell’esperimento BICEP2 in Antartide avrebbe trovato la prova dell’inflazione cosmica, il rapidissimo espandersi dell’universo subito dopo il Big Bang.

    Novae a emissione gamma

    La scoperta di emissione gamma in concomitanza con il massimo di emissione in ottico da una manciata di Novae e uno dei risultati più sorprendenti (e inaspettati) della missione Fermi.
    Benché le Novae siano oggetti celesti che contano su un consistente numero di appassionati, sia nelle file degli astronomi amatoriali sia in quelle dei professionisti, nessuno aveva mai pensato che fossero anche in grado di produrre raggi gamma di alta energia.

    Alla scoperta dell’anticristallo

    Pensando alla struttura molecolare di un materiale, la forma più semplice che ci viene in mente è quella cristallina: gli atomi che compongono un cristallo si dispongono in una struttura tridimensionale perfettamente ordinata e spesso semplice. L’esempio più comune è il sale da cucina, o cloruro di sodio, i cui atomi formano “griglie” regolari che danno ai cristalli di quel materiale la tipica forma cubica.

    Lampi X sulla materia oscura

    Qualche settimana fa, Tommaso Maccacaro confessava di trovare parecchio frustrante l’aver passato tutta la sua vita scientifica chiedendosi “ma cosa diavolo è la materia oscura?” e rischiare di non riuscire a saperlo. Non è certo l’unico astronomo che non vede l'ora di smascherare questo misterioso ingrediente della ricetta del Cosmo, tanto esotico quanto indispensabile per far quadrare i conti dinamici delle galassie e dei loro ammassi.

    Creare materia dalla luce: da oggi (forse) è possibile

    E = mc2. Alzi la mano chi non ha visto questa formula almeno una volta nella vita. Questa apparentemente innocua equazione dice, in poche parole, che massa ed energia sono interscambiabili e si possono convertire l’una nell’altra. Sappiamo che in molte situazioni accade la conversione di materia in energia: per esempio nelle reazioni nucleari.

    Il fotografo per esopianeti

    Quando hanno progettato e costruito SPHERE - acronimo per Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet Research - gli scienziati avevano in mente un obiettivo ben preciso: annullare la luce della stella e isolare la luce proveniente dal pianeta in modo da poterne ottenere direttamente una vera e propria immagine. Una sfida davvero incredibile, sia per l'enorme divario di luminosità tra la stella e il pianeta, sia per la ridottissima distanza angolare che separa i due oggetti celesti.

    Sébastien Balibar, dal laboratorio al libro

    Comunicare è difficile, ma comunicare la scienza lo è ancora di più. Lo sa bene Sébastien Balibar, fisico e professore francese, direttore di ricerca del CNRS presso il Laboratorio di Fisica Statistica della École Normale Supérieure a Parigi, nonché autore di oltre 200 pubblicazioni e di tre libri.
    Noi lo abbiamo intervistato, scoprendo come giorno dopo giorno viva il suo lavoro in modo consapevole e appassionato. Balibar ci parla di sé e della propria attività di divulgatore, raccontandoci cosa vede attraverso gli occhiali tondi dalla montatura sottile.

    “What next”, ovvero la fisica dopo l’Higgs

    I fisici l’hanno già battezzata “depressione post-Higgs”. Stiamo parlando della reazione da parte della comunità scientifica alla sensazionale scoperta del bosone di Higgs, nell’estate del 2012. Reazione che apparentemente può sembrare paradossale: se il bosone di Higgs rappresenta l’ultima e definitiva pietra nel castello del modello standard delle particelle elementari, come si può parlare di ”depressione” in seguito alla sua scoperta?

    Giove: macchia rossa al capolinea?

    Difficile, anche se si mastica poco di astronomia, non aver mai sentito parlare della grande macchia rossa di Giove. Questo immenso anticiclone, la più estesa tempesta del Sistema solare, è forse il tratto più caratteristico dell'atmosfera del pianeta gigante ed è stato osservato con alterne vicende fin da quando gli astronomi cominciarono a contare sull'aiuto del telescopio.

    La fotonica in Italia: da PoliMi in direzione Horizon2020

    La fotonica è una delle principali tecnologie individuate dalla Commissione Europea come chiave abilitante (KET, Key Enabling Technologies) per far fronte ad alcune delle più importanti sfide per migliorare la qualità di vita dei cittadini, per esempio nella progettazione di nuovi spazi urbani con le smart cities.

    Un patto col diavolo per la materia oscura

    Il vocabolario Treccani, alla voce curiosità, recita: “desiderio di vedere, di sapere, a fine di pettegolezzo o anche per amore del conoscere, come stimolo intellettuale”. Wikipedia ignora l’aspetto frivolo del pettegolezzo, e definisce la curiosità come una qualità collegata a una attività cognitiva – esplorare, studiare, imparare – un comportamento che è alla base del desidero e dell’emozione della conoscenza.

    Opportunity: pulizie di primavera

    Lo scorso gennaio il rover Opportunity ha festeggiato il suo decimo anno di permanenza su Marte. Risale infatti al 25 gennaio 2004 il suo arrivo sul Pianeta rosso, 21 giorni dopo il rover gemello Spirit. La ricorrenza è stata opportunamente celebrata da Science nel numero dello scorso 24 gennaio, dando particolare risalto all'esplorazione di Marte e allo studio della sua abitabilità.

    La scoperta dell’adrone esotico

    I quark sono particelle elementari che si combinano per formare particelle più complesse chiamate adroni. A tenerli insieme è l’interazione nucleare forte, una delle forze fondamentali della natura. Le composizioni di quark e delle loro antiparticelle (gli antiquark) si possono descrivere e prevedere tramite un particolare schema chiamato “modello di quark”: oggi sappiamo che i quark si combinano in gruppi di tre per formare i barioni (tra cui i protoni e i neutroni che costituiscono i nuclei atomici) o in coppie quark-antiquark dando origine ai mesoni, tra i quali i pioni o i kaoni.

    Il giorno su β Pictoris b

    A 65 anni luce dalla Terra c'è un pianeta molto giovane - solamente 20 milioni di anni d'età, contro i 4 miliardi e mezzo di anni della Terra - che ruota su se stesso come una trottola. Il pianeta si chiama β Pictoris b, è un oggetto gassoso sette volte più massiccio di Giove ed è uno della cinquantina di pianeti extrasolari che sono stati fotografati direttamente dagli astronomi.

    Lo spuntino in diretta

    Qualche anno fa, studiando la regione intorno a Sagittarius A*, il gigantesco buco nero al centro della Via Lattea, gli astronomi si sono imbattuti in uno strano oggetto che hanno battezzato G2. Nonostante quella del centro galattico sia una regione celeste terribilmente difficile da osservare per la presenza di un'impenetrabile coltre di polveri e gas, gli astronomi la tengono costantemente sotto controllo eludendo quella coltre con osservazioni infrarosse.

    Il bosone di Higgs in technicolor

    Il bosone di Higgs potrebbe non essere una particella elementare, ma essere a sua volta costituito da particelle esotiche più semplici chiamate in gergo “techniquark”. A rafforzare questa ipotesi – sulla quale c’è da tempo dibattito tra i fisici teorici – è Thomas Ryttov, fisico delle particelle al centro CP3-Origins della University of Southern Denmark.

    Grosse novità dalla periferia del Sistema Solare

    Data storica quella del 13 marzo 1781, quando Sir William Herschel annunciò la scoperta di Urano (a dire il vero, stando allo scopritore, si sarebbe dovuto chiamare Georgium Sidus in onore al re Giorgio III). In un sol colpo ci si trovò non solo a dover aggiornare in modo significativo la scheda anagrafica del Sistema solare nota fin dalla notte dei tempi, ma anche a dover constatare che la distanza dei confini del Sistema solare veniva quasi raddoppiata.

    E' il momento di MUSE

    Grandi migliorie per il telescopio UT4-Yepun del VLT. Tanto per cominciare è in atto la sua trasformazione in telescopio completamente adattivo. Al termine di questa cruciale trasformazione potrà dunque contare sulla particolare tecnologia che gli permetterà di combattere il fastidioso disturbo della turbolenza atmosferica.

    L'eco gravitazionale del Big Bang

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un vero e proprio terremoto nella comunità scientifica internazionale.
    Con un comunicato stampa decisamente laconico, alla fine della settimana scorsa l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Boston ha annunciato una conferenza stampa per lunedì 17 marzo, in cui sarebbe stata presentata una "major discovery". Sulla natura di questa «grande scoperta», però, nessun indizio.

    Onde gravitazionali: scoperti i "primi vagiti" dell'Universo

    Abbiamo rilevato le onde gravitazionali prodotte dall’universo bambino durante l’inflazione cosmica, sia pure in maniera indiretta. Se confermata, quella che ha annunciato ieri John M. Kovac, scienziato in forze allo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, è una notizia scientifica davvero importante. Di quelle, per intenderci, che capitano una volta ogni dieci anni.
    E per ben due motivi, abbastanza indipendenti tra loro. Una riguarda la fisica della relatività e anche delle alte energie.

    Stelle o pianeti?

    Un tempo la distinzione tra stelle e pianeti era decisamente meno problematica. La separazione era netta: le stelle producono energia mediante le reazioni nucleari che coinvolgono l'idrogeno di cui sono fatte, i pianeti no. Distinzione chiara, ma troppo sbrigativa per durare.

    Sempre più precisi

    Non c’è conoscenza soddisfacente senza la capacità di misurare e quantificare ciò che si osserva.
    Già Lord Kelvin diceva: “... quando sei in grado di misurare  ciò di cui stai parlando, ed esprimerlo in numeri, allora sai effettivamente qualcosa di esso ma, quando non sei in grado di esprimerlo in numeri, allora la conoscenza al riguardo  è scarsa e insoddisfacente...”.

    Halton Arp (1927-2013)

    Halton Arp nasce a New York il 21 marzo 1927. Con la laurea conseguita all'Università di Harvard e il dottorato al Caltech (entrambi cum laude) è quasi inevitabile che nel 1953 diventi membro del Carnegie Institute di Washington e possa condurre ricerche e osservazioni presso l'osservatorio di Monte Palomar, il più prestigioso di quei tempi. Due anni più tardi Arp entra definitivamente a far parte dello staff tecnico dell'osservatorio, una posizione che occuperà per 28 anni.

    Le sorprese di Europa

    L'annuncio della scoperta è stato pubblicato a metà dicembre su Science Express, ma le osservazioni di Hubble risalgono in realtà al novembre e dicembre dell'anno precedente. E' già da un po' di tempo, infatti, che Lorenz Roth (Università di Colonia) e i suoi collaboratori provano a trasformare in certezza la possibile esistenza di pennacchi di vapore su Europa. La particolare struttura del satellite depone certamente a favore della possibilità che si inneschino simili eruzioni.

    Il bosone di Higgs e la visione del mondo

    di MCS

    I numeri parlano chiaro e, mai come nel caso della scoperta da Nobel del Bosone di Higgs al Large Hadrom Collider (LHC) del Cern di Ginevra, raccontano il valore fondamentale della ricerca scientifica di base nello sviluppo dell'uomo e della civiltà.

    International Linear Collider: il successore dell’Lhc

    di MCS

    È ufficiale. Il più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hardon Collider (Lhc), ha già un erede: l’International Linear Collider (Ilc). Dopo il bosone di Higgs, i fisici del Cern hanno avuto l’ok per procedere con la costruzione del nuovo acceleratore, il cui scopo sarà quello di approfondire e ultimare le scoperte avutesi con il Large Hardon Collider, aprendo così le porte a quella che in molti definiscono la “nuova fisica”.

    L'avventura di Gaia

    In origine GAIA era l'acronimo di Global Astrometric Interferometer for Astrophysics, ma l'evoluzione del progetto ha un po' cambiato le carte in tavola. All'ESA, però, non se la sono sentita di cestinare quel nome e l'hanno trasformato nel nome proprio di una sonda dalla quale gli astronomi si aspettano grandi cose. Gli obiettivi della missione sono incredibilmente ambiziosi.

    Esperimenti di fisica (e non solo): il CERN di Ginevra

    di MCS

    La fisica fa un po’ paura. Se poi si tratta di fisica nucleare ancora di più. Al solo nominarlo, questo aggettivo evoca immagini apocalittiche e si lega inevitabilmente a nomi come Hiroshima, Chernobyl, Fukushima.
    Eppure la fisica nucleare è anche altro, ed è molto più vicina a noi di quanto non sembri. Facciamo un passo indietro, e proviamo a chiamarla con un altro nome: fisica delle particelle.

    Addio agli anelli: il ritorno degli acceleratori lineari

    di MCS

    L’agenda della fisica delle alte energie, dopo l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs, si infittisce di nuove risposte da cercare. Al contrario di chi, raggiunto il traguardo, postulava povertà di obiettivi, il completamento del Modello Standard è tutt’altro che una stazione di fine corsa: il bosone di Higgs è unico o fa parte di una famiglia? Perché interagisce di più con alcune particelle, di meno con altre? E perché ha proprio quella massa, 125 GeV?

    Abitabili? Forse. Ma per chi?

    Leggevo tempo fa – purtroppo non ricordo più dove – di un’indagine su come le persone si immaginano il paradiso (quelle che ci credono, ovviamente). Il risultato era che la stragrande maggioranza degli intervistati pensava a mare e a spiagge praticamente deserte, certamente incontaminate, con sabbia bianca, mare calmo e qualche palma a fare ombra. Apparentemente solo pochissimi pensavano al paradiso come un luogo di montagna.

    Detriti spaziali: chi non ha testa abbia gambe!

    "Chi non ha testa abbia gambe!” È un proverbio che era molto citato dalla mia insegnante di matematica del liceo. Lo usava per sottolineare una nostra mancanza di ragionamento o di attenzione che portava inevitabilmente a un lavoro, e quindi a una fatica suppletiva che sarebbe stato possibile evitare. Il fatto che lo andasse ripetendo di anno in anno, sempre a ragione, e a turno a praticamente tutti i suoi allievi, dimostra quanto il concetto, nonostante appaia semplice e ovvio, fosse ostico da imparare.

    Ricordate Chelyabinsk?

    Senza alcun dubbio è stato l'impatto cosmico con il nostro pianeta che ha potuto godere della più capillare copertura mediatica della storia. Si contano a centinaia i filmati dell'evento acquisiti dalle telecamere di sorveglianza e dalle diffusissime dash cam a bordo delle automobili, minuscole telecamere che in Russia molte compagnie assicurative impongono di collocare sul cruscotto delle vetture per testimoniare la dinamica di eventuali incidenti.

    Increspature e crescita dei buchi neri

    E' noto da tempo che nel cuore di quasi tutte le galassie si nasconde almeno un buco nero supermassiccio, ma sui meccanismi che portano questo oggetti astronomici a crescere fino alle loro smisurate dimensioni permangono ancora molti dubbi. L’astrofisico Ryan Shannon (CSIRO) e i suoi collaboratori, però, hanno individuato una modalità d’indagine innovativa che ha permesso di mettere un po’ d’ordine nelle teorie che riguardano l’accrescimento di questi mostri.

    La lente cosmica ai confini dell'universo

    Ad oggi è il più lontano ‘telescopio’ conosciuto che la natura ci ha messo a disposizione, ma non è fatto di vetro, specchi e ingranaggi. La sua lente è una galassia lontanissima, a 9.4 miliardi di anni luce da noi, cosicché la sua massa ha permesso di deflettere e amplificare la luce di un’altra galassia posta esattamente dietro di essa, come previsto dalla Teoria della Relatività Generale di Einstein.

    Asteroide o cometa?

    Era il 26 settembre 1983 quando Paul Wild, allora direttore dell'Istituto di Astronomia dell'Università di Berna, individuò quel nuovo asteroide dall'Osservatorio di Zimmerwald. Evento tutto sommato normale per lui che, fino a quel momento, aveva scoperto altri 81 asteroidi, un numero che al termine della sua attività di cacciatore di montagne celesti avrebbe raggiunto quota 94. Attività astronomica davvero importante, resa ancor più significativa dalla scoperta delle quattro comete periodiche che portano il suo nome e di una quarantina di supernovae.

    Il neutrino? Questione di principio (di conservazione)

    Fu Antoine-Laurent de Lavoisier, chimico e nobile francese della seconda metà del XVIII secolo aenunciare la prima versione della legge di conservazione della massa. Lavoisier dimostrò che prima, dopo e durante una reazione chimica, la massa totale dei reagenti, pur cambiando di stato, rimane invariata. Analogamente era stato assodato che anche la massa fisica si conserva. Fu poi il turno dell’energia meccanica e successivamente di quella termica.

    Si inaugura a Ferrara LAUE: lenti a caccia di raggi gamma

    Giovedì 10 ottobre verrà inaugurata a Ferrara un grande facility per raggi gamma dedicata allo sviluppo di lenti di Laue per l’astrofisica spaziale. La facility è installata in un laboratorio per raggi X, LARIX (LARge Italian X-ray facility) che comprende un tunnel protetto lungo 100 m, affiancato da due grandi sale sperimentali agli estremi. La realizzazione della facility rientra in un progetto, denominato LAUE, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

    Nobel a Englert e Higgs premia il paradigma delle simmetrie

    Nel 1962 lo storico e filosofo della scienza Thomas Kuhn pubblicò il saggio La struttura delle rivoluzioni scientifiche, in cui sosteneva che ogni rivoluzione scientifica è caratterizzata da un momento di crisi, dal quale sorge una nuova visione scientifica, ovvero un nuovo paradigma, secondo la terminologia di Kuhn. È curioso come proprio negli anni della pubblicazione del saggio di Kuhn, stava nascendo in fisica un nuovo paradigma, frutto di un'autentica rivoluzione scientifica.

    FisMat 2013: la massa critica della fisica italiana

    L'ultimo giorno di FisMat2013, a conclusione delle cinque giornate dedicate alla fisica della materia condensata, ha registrato numeri che tracciano il quadro di un successo: circa un migliaio d’iscritti in rappresentanza di quaranta istituzioni, tra università ed enti, e tremila ricercatori (la comunità dei fisici della materia, riuniti a congresso dopo la diaspora del 2004 - leggi qui, Pietro Greco su S

    Dagli spettacoli rock ai sistemi planetari

    Parliamo di ghiaccio secco: di sicuro molti di voi si sono imbattuti nel ghiaccio secco anche se magari non lo sanno. Il ghiaccio secco è quello che serve per creare quel fumo spettacolare, spesso illuminato di fantasmagorici e cangianti colori, negli spettacoli rock e non solo (ho in mente i Queen, vista la mia età, ma se ne possono ricordare tanti). Si usa molto in campo medico, o anche, ho scoperto, per la conservazione di frutta e verdura durante il trasporto. Ebbene, che cos'è?

    Il record della magnetar

    SGR 0418+5729 è ciò che rimane dell'apocalittica esplosione che circa mezzo milione di anni fa ha dilaniato una stella di almeno una ventina di masse solari giunta ormai al termine del suo cammino evolutivo. Unico sopravvissuto di quell'immane cataclisma, consumatosi a 6500 anni luce dal nostro pianeta, un minuscolo e quasi insignificante oggetto celeste: una perfetta sfera di una decina di chilometri di raggio in cui la smisurata energia della supernova ha compattato una quantità di materia pari a una volta e mezza quella del Sole.

    Troppe stelle? Basta stelle!

    La scoperta non è di poco conto, tanto che Nature le riserva addirittura l'onore della prima pagina sul numero dello scorso 25 luglio. Il meccanismo scoperto, infatti, potrebbe spiegare come mai le galassie massicce che si osservano siano così poche. Ma andiamo con ordine.

    Parto stellare record

    I primi a suggerire che quella nube scura a 11 mila anni luce dalla Terra potesse nascondere qualche sorpresa erano stati il telescopio spaziale Spitzer della NASA e l’osservatorio orbitante Herschel dell’ESA. Le immagini nell’infrarosso mostravano che Spitzer Dark Cloud 335 - questo il nome dell’oggetto celeste - era un groviglio di densi e caldi filamenti di gas e polvere, chiara indicazione che da quelle parti la materia si stava addensando per costruire una nuova stella.

    L'abbiamo scritto nel DNA

    È piccolo, molto piccolo. È una striscia fatta di pezzetti larghi 2,5 nanometri e lunghi 0,3 che si dispiega nelle tre dimensioni avvolgendosi a elica. Ha una struttura che si presta con grande semplicità a una codifica binaria, quella a cui ci ha abituato l’era digitale fatta di computer e di informazione scritta con lunghe sequenze di 1 e di 0. È anche molto leggero e resistente: rimane sostanzialmente inalterato per millenni.

    Cassini–Huygens: un sorriso, grazie...

    E’ forse la foto spaziale più significativa di tutte. Non è la più bella o colorata e neppure la più appariscente o la più tecnologica. Venne scattata nel 1990 dal Voyager 1 - in quel momento a 6 miliardi di chilometri di distanza dalla Terra - e ci mostra il nostro Pianeta perso nel buio del Cosmo. Un piccolo puntino azzurro grande neppure un pixel che si scorge a malapena su quel fondo di velluto scuro, attraversato da bande più chiare. Siamo sinceri, dal punto di vista fotografico è tutt’altro che un capolavoro.

    Il pranzo della galassia

    La complicata osservazione è stata compiuta dal team coordinato da Nicolas Bouché (Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie di Tolosa) grazie agli spettrografi SINFONI (Spectrograph for Integral Field Observation in rhe Near Infrared) e UVES (Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph) a disposizione del Very Large Telescope (VLT). Gli astronomi hanno sf

    Cronache marziane

    Dieci anni fa, più o meno in questi giorni, sulla rampa di lancio del Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, un vettore Soyuz/Fregat stava pazientemente attendendo l'apertura della finestra di lancio per dare il via alla cavalcata spaziale della Mars Express, la prima missione dell'ESA con destinazione Marte. Un po' meno pazienti e tranquilli gli ingegneri responsabili del progetto.

    VLT, quindici anni al top

    Quasi a dispetto delle fantastiche immagini che ormai da quindici anni riescono a emozionarci con incredibili scorci di Universo, l'ambiente nel quale sorgono i potenti occhi del VLT (Very Large Telescope) non è certo tra i più accoglienti. Siamo nel deserto di Atacama, in Cile, una tra le regioni più aride e inospitali dell'intero pianeta (in media, un millimetro di pioggia ogni dieci anni).

    La supernova lascia il segno

    Non è certo una novità che sul pianeta Terra si possano trovare tracce di una esplosione stellare. Dopotutto, se escludiamo idrogeno ed elio, tutti gli elementi chimici che incontriamo quotidianamente, compresi quelli di cui siamo fatti, possiamo ricondurli proprio a una supernova. E' vero che la loro sintesi avviene grazie alle reazioni nucleari che alimentano le stelle, ma poi ci pensa l'esplosione di supernova a diffonderli tutt'intorno rendendoli disponibili per il loro successivo utilizzo. C'è, però, un secondo aspetto da mettere in conto.

    Grafene: speranze e successi di una rivoluzione annunciata

    A pochi anni dalla scoperta e dal premio Nobel, assegnato nel 2010 ad Andre Geim e Konstantin Novoselov, il grafene ha già conquistato l’attenzione di ricerca e industria, evocando altre rivoluzioni tecnologiche del passato come l'introduzione, nel secolo scorso, della sintesi dei polimeri per la produzione di plastica.

    Ma le costanti variano? Una domanda per E.T.

    Se un giorno riusciremo a stabilire un contatto e a impostare una conversazione con una qualche forma di civiltà extraterrestre, tra le tante cose che vorremo confrontare ci sarà indubbiamente la fisica che noi conosciamo. Se, cioè, le leggi che governano il nostro mondo sono le stesse che governano il loro, situato in un altro luogo e soprattutto in un altro tempo dell’universo in cui entrambi abitiamo.

    Cosa rimane da scoprire: quanto manca per la collezione?

    Celo, celo, manca, celo, manca. Chi non ha collezionato figurine almeno una volta nella vita? Io ricordo ancora le mitiche figurine “Panini” dei calciatori di serie A: Rivera, Corso, Sivori, Altafini, Bulgarelli e tanti altri. Nel corso della raccolta si andavano rapidamente accumulando molte figurine “doppie” e anche “triple”, mentre altre sembravano introvabili.

    I fisici italiani della materia ritornano a convegno

    Lunedì 14 aprile scadono i termini della “call for paper” e, con essa, la possibilità di presentare una relazione o un poster a FisMat 2013, la prima riunione, per così dire, plenaria dei fisici della materia italiani fin da quando, nel luglio del 2005, l’Istituto Nazionale di Fisica della Materia fu praticamente sciolto e, in parte, assorbito del Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR).

    ALMA, inaugurazione con il botto

    Il progetto di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) ha le sue lontane radici negli anni Ottanta, quando Europa, USA e Giappone - ciascuno per conto proprio - cominciavano a pensare di realizzare un complesso e innovativo osservatorio astronomico per catturare la radiazione millimetrica. Una decina d'anni più tardi le tre idee confluirono in un unico ambizioso progetto, ma per vedere finalmente l'inizio dei lavori si dovette attendere il 2003. Cruciale la scelta della località.

    Il metro cosmico è più preciso

    Determinare quanto dista un oggetto astronomico non è un gioco da ragazzi. Anche senza essere esperti, però, si comprende come le distanze cosmiche siano un elemento cruciale nello studio dell'Universo. Nel buio della notte, un fiammifero acceso a poca distanza da noi ci appare luminoso quanto un falò che arde in lontananza. E' però ovvio che, se conosciamo le due distanze, riusciamo a stabilire la differente natura delle due fiammelle; al contrario, se tali distanze ci sono sconosciute le nostre valutazioni rischiano davvero di essere poco attendibili.

    Diagnostica: la scienza al servizio del patrimonio artistico

    Nessun Paese al mondo può vantare, come l’Italia, qualche migliaio di anni di arte, storia e produzione di beni culturali. Che il nostro patrimonio artistico e culturale non temi concorrenza, sia per quantità che per qualità, è un dato che difficilmente può essere contestato.
    Tuttavia, il paradosso di doverlo considerare, per molti versi, un 'tesoro nascosto', rende necessario, di nuovo, rilanciare una discussione su quali siano le strategie più efficaci per la sua valorizzazione.

    Quanto gira quel buco nero!

    Benché i buchi neri siano piuttosto familiari anche a chi mastica poco di astrofisica, come siano davvero fatti resta un mistero irrisolto. Qualcuno li ha definiti “tritatutto cosmici”, mettendo efficacemente in luce la loro propensione a inglobare senza possibilità di ritorno ogni frammento di materia che ha la sventura di capitare loro a tiro. A causa della gravità esercitata dalla materia che li compone, infatti, nulla può sfuggire, neppure la luce.

    Una pulsar sconcertante

    La prima pulsar venne scoperta nel 1967 da Jocelyn Bell a Cambridge nel corso della sua ricerca di dottorato. Lo studio era volto a raccogliere informazioni radio sui quasar (nuclei di galassie attive), ma la scoperta di un impulso estremamente regolare proveniente dalla costellazione della Vulpecula mise in agitazione sia lei che Antony Hewish, il supervisore del suo dottorato.

    La più grande struttura dell'universo

    Finora agli astronomi non era mai capitato di imbattersi in una struttura così gigantesca: un gruppo di una settantina di quasar che si estende per quattro miliardi di anni luce. L'ha scovato il team di Roger Clowes (University of Central Lancashire) spulciando tra i dati della Sloan Digital Sky Survey (SDSS), la più completa mappa 3D dell'Universo a nostra disposizione.

    Niente fiammiferi vicino al telescopio

    Di tanto in tanto succede che ci si debba confrontare con un risultato nuovo e inaspettato; è il bello della ricerca. Se spesso il nostro lavoro metodico permette di verificare un’ipotesi, trovando proprio quello che stavamo cercando, altre volte ci costringe a confrontarci con sorprese che ci portano a sospendere gli studi in corso per occuparci della novità appena trovata che, proprio perché tale, si rivela più interessante di quanto stavamo facendo.

    SuperB factory, ammaina bandiera?

    Si chiama SuperB factory, avrebbe dovuto produrre una grande quantità di particelle elementari, chiamate mesoni B pesanti, in un acceleratore circolare da 1,3 chilometri di circonferenza nel sottosuolo nei pressi dell’università Tor Vergata a Roma ed era uno dei dodici “progetti bandiera” del Ministero della Ricerca. Ma due giorni fa il ministro Francesco Profumo ha chiesto di ammainarlo. Costa troppo. Non possiamo permettercelo. 

    Il folle volo di Hess (Victor, però)

    Coloro di noi che nell’ultimo anno del liceo sono arrivati ad addentrarsi nello studio della Seconda Guerra Mondiale, hanno probabilmente una qualche reminiscenza di un episodio più o meno oscuro e senz’altro molto controverso: il volo di Hess (Rudolf Hess), nel maggio del 1941, dalla Germania al Regno Unito, da solo, a bordo del suo Messerschmitt.

    Le dimensioni nascoste della teoria delle stringhe

    Quante dimensioni ha l'universo? La risposta sembra essere facile: tre.
    Tanto per cominciare, però, i pignoli faranno notare che la teoria della relatività insegna che queste dimensioni "spaziali" vengono mischiate col tempo ogni volta che si cambia sistema di riferimento, un po' come una semplice rotazione mischia lunghezza e profondità. Per questa ragione, i fisici delle alte energie, per i quali la relatività é affare quotidiano, preferiscono parlare di uno "spaziotempo" a quattro dimensioni. 

    Strategie per domande difficili

    Non è dato sapere con certezza a quando risalgano le prime congetture sulla sfericità della Terra, in contrapposizione alla diffusa convinzione che fosse piatta. Forse a Pitagora, forse a Parmenide. Inizialmente queste congetture erano basate su argomentazioni filosofiche, come quelle di Platone sulla perfezione della forma sferica, e non derivavano dall’osservazione di fenomeni naturali.

    Possibile? Impossibile? Meglio "mai dire mai"

    Mai. Impossibile. Parole che, nel linguaggio scientifico, stiamo imparando a usare con molta cautela. Con il passare del tempo diventiamo sempre più consapevoli che molto di quanto è impossibile oggi, lo è probabilmente per mancanza di un’adeguata tecnologia e non perché viola una qualche legge assoluta. L’impossibile di oggi potrebbe quindi diventare possibile o addirittura normale in futuro. 

    L’impossibile di ieri e di oggi

    Prima luce per SRT

    “Un gradissimo abbraccio a quanti hanno lavorato su SRT”. Così il presidente dell’INAF, Giovanni Bignami, ha salutato la “prima luce” del Sardinia Radio Telescope (SRT). “Che grande soddisfazione e commozione per chi, come me, ha creduto a questo strumento da più di dieci anni. Grazie anche a l’ASI – ha concluso Bignami – che ha partecipato al progetto e permesso la realizzazione del Sardinia Radio Telescope che per la prima volta ha visto il cielo”.

    Un successo per la comunità scientifica internazionale

    I risultati presentati oggi dagli esperimenti ATLAS e CMS al CERN rappresentano un passo in avanti di straordinaria importanza per la conoscenza dell'Universo. La scoperta del bosone di Higgs è il culmine di una ricerca in corso da più di quattro decenni per dimostrare la validità' della teoria nota come Modello Standard della fisica delle particelle.

    Buon compleanno astronomia X! 50 anni di scoperte

    L'astronomia X compie mezzo secolo. Era infatti il 18 giugno 1962 quando, dopo due tentativi falliti, dalla base di White Sands nel New Mexico fu lanciato con successo un razzo che portò per pochi minuti al di sopra dell’atmosfera tre contatori Geiger sensibili alla radiazione X, opportunamente schermati dai raggi cosmici tramite il metodo delle anticoincidenze.

    Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza!

    Su un recente numero di "Science” è comparsa una sezione speciale nelle Science News dedicata a “Mysteries of Astronomy”, i misteri dell’astronomia. Vengono elencati gli otto top mysteries (selezionati dallo staff di "Science" in consultazione con ricercatori, editor di riviste scientifiche) e a ognuno è dedicato un breve articolo che ci spiega bene di cosa si tratta. Gradevoli gli articoli, ma indisponente il titolo della sezione scelto dalla rivista.

    Astrofisica da Nobel, 8 riconoscimenti in 50 anni

    Giova ricordare ancora il premio Nobel per la Fisica che il 10  dicembre 2011 venne conferito agli astrofisici  Saul  Perlmutter, Brian  P. Schmidt e Adam G. Riess «per la scoperta dell’espansione accelerata dell’Universo, attraverso le osservazioni di supernovae distanti». Una metà dell’importo totale (che è di circa un milione di euro) è andata a Perlmutter, l’altra  metà a Schmidt e Riess.

    Il buco nero ad alta definizione

    È dell'ultima ora la notizia che un team internazionale di astronomi, combinando la luce di tre potenti telescopi infrarossi - cioè usando la tecnica della interferometria - ha per la prima volta condotto uno studio ad alta risoluzione della fase di crescita di un buco nero super massiccio al centro di una galassia attiva distante molti milioni di anni luce da noi e nota col nome di NGC 3783. L'osservazione è stata effettuata al Very Large Telescope (VLT) dello European Southern Observatory situato al Cerro Paranal sulle Ande cilene.

    Il "cucciolo" di via Panisperna

    Con un piccolo convegno che si terrà il prossimo 24 maggio a Pisa, organizzato da La Limonaia Scienza Viva, con relazioni di Pietro Greco (Il “cucciolo” nel secolo breve) e di Simone Turchetti (Il caso Pontecorvo), si avviano di fatto le iniziative per festeggiare i cento anni dalla nascita di Bruno Pontecorvo, il più giovane dei “ragazzi di via Panisperna” che fecero di Roma, tra il 1934 e il 1938, la capitale mondiale della fisica nucleare. 

    Meno dati e più intelligenza

    In un diagramma pubblicato nel 1970 che mostra la distribuzione delle pulsar nella Galassia, si contano  una  cinquantina  di punti. Sempre nello stesso anno, un articolo sull’identificazione ottica delle sorgenti X ne discute una manciata: tutte quelle note all’epoca. Confrontando  lo stato dell’astronomia di quarant’anni fa con quello attuale, colpisce soprattutto  la spaventosa  quantità  di dati che siamo andati accumulando a ritmi sempre più frenetici.

    ICARUS smentisce i neutrini di OPERA

    L’esperimento ICARUS, ideato dal prof. Carlo Rubbia, situato nel laboratorio INFN del Gran Sasso, ha annunciato nella notte tra giovedi’ e venerdi’ scorsi di aver misurato la velocita’  dei neutrini. ICARUS si e’ avvalso del fascio “a pacchetti”  predisposto dal CERN di Ginevra nel novembre scorso  proprio per poter effettuare tale misura di velocita’ con grande precisione. Utilizzando 7 eventi, ICARUS ha appurato che i neutrini viaggiano a velocita’ leggermente inferiore a quella della luce, in pieno accordo con la teoria della Relativita’ di Einstein.

    L’eco del bosone di Higgs anche al Tevatron

    Forse l'ha scovato anche il Tevatron, poco prima di chiudere i battenti. Forse anche il grande acceleratore americano ha sentito l’eco del «bosone di Higgs», prima di cadere definitivamente, lo scorso mese di settembre, sotto la falce dei tagli di bilancio. L’annuncio è stato dato ieri a La Thuile, in Val D'Aosta, nel corso dei Rencontres de Moriond, dai portavoce di Cdf e Dzero, due gruppi di fisici che lavoravano al Tevatron e che stanno continuando a studiare i dati raccolti.

    Neutrini e lezioni filosofiche dimenticate

    C’era un tempo in cui filosofia e scienza dialogavano in modo fruttuoso e i fisici (scienziati) sapevano di filosofia, anzi co-costruivano la filosofia della scienza (ricordate che dissero Ernst Mach, Pierre Duhem, Henri Poincaré, Norman Campbell, Percy Bridgman, Heinrich Hertz, Hermann von Helmholtz, Albert Einstein, Niels Bohr ecc.?). Poi venne il tempo in cui le discipline si separarono e nulla fu più come prima.

    Einstein-Gran Sasso 1-0. Ma la partita è appena cominciata

    Molti avranno tirato un sospiro di sollievo e altri avranno sussurrato il fatidico: “ve lo avevo detto”. La notizia che i ricercatori di Opera avrebbero trovato nell’apparato un baco che potrebbe spiegare il deficit di 60 nanosecondi nel viaggio dei neutrini dal CERN al GranSasso, ha fatto rapidamente il giro del mondo ed è atterrata sulle prime pagine dei giornali. Cosa aggiungere?

    Neutrini più veloci della luce per errore

    Il comunicato ufficiale di OPERA sarà rilasciato oggi stesso. Ma è ormai pressoché certo, la misura dei neutrini «più veloci della luce» è stato il frutto di un errore. Un errore piuttosto banale: il cattivo funzionamento di un cavo in fibra ottica che collega il sistema GPS (il sistema satellitare di posizionamento globale, che consente misure della distanza tra due punti sulla Terra molto precise perché basato proprio sulla teoria della relatività) a un computer.

    Non solo fisica

    La scienza moderna, quella che si fa risalire a Galileo, nacque in ambito fisico, anzi più propriamente meccanico. Essa creò un nuovo rapporto tra il reale e il suo studio tramite i concetti di esperimento e di modello. Il primo è ben noto ed evidente a tutti; il secondo è più nascosto, ma altrettanto importante.

    Sempre più vicini al bosone di Higgs

    Sono passati quasi cinquant'anni da quando i fisici hanno iniziato a dare la caccia al bosone di Higgs, prima usando equazioni matematiche volte a capire la consistenza logica della teoria, poi armati di avanzatissimi acceleratori di particelle e sofisticati strumenti di rivelazione. Ora pare che sia la volta buona. Il 13 dicembre nel laboratorio del CERN di Ginevra sono state presentate le analisi sulla ricerca del bosone di Higgs, basate sui dati prodotti dall'LHC nel 2011. I risultati non permettono ancora un'interpretazione definitiva.

    Quando abbiamo chiuso il LEP

    La caccia al Bosone di Higgs – alla cui conclusione si sono avvicinati ora i ricercatori del CERN di Ginevra con una serie di misure interessantissime – ha intrecciato la vita della comunità scientifica in modo molto peculiare a cavallo tra la fine del secolo scorso e il 2000. Quando cioè al CERN di Ginevra (di cui ero direttore generale, all’epoca) la prevista chiusura di LEP, la grande macchina acceleratrice, coincise con un segnale che alcuni interpretavano come una possibile rivelazione del bosone di Higgs.

    L'incredibile storia dell'"hamburger magnetico"

    A partire dagli anni Sessanta la fisica delle particelle elementari ha utilizzato come elemento principale della propria strumentazione una nuova generazione di acceleratori, detti “collisori”, in cui nello stesso anello vengono immagazzinati, portati ad alte energie e quindi fatti collidere un fascio di particelle e uno delle corrispondenti antiparticelle. L’ultimo e più grande di questi acceleratori è il Large Hadron Collider del CERN.

    Giovani raggi cosmici nel “bozzolo”

    Il Large Area Telescope (LAT) a bordo dell'osservatorio spaziale Fermi ha rivelato il segnale gamma (radiazioni elettromagnetiche di altissima energia) prodotto da giovani raggi cosmici che vagano nella tumultuosa regione di formazione di stelle massicce della Galassia nota come Cygnus X, sollevando in parte il velo che cela la loro origine.

    La misura di OPERA è solida, ma continuiamo i controlli

    Dopo aver accumulato per tre anni dati del fascio di neutrini che dal CERN vanno al rivelatore OPERA nei Laboratori del Gran Sasso, e diversi mesi di analisi e controlli, un risultato davvero inaspettato è emerso la scorsa settimana: il tempo di volo dei neutrini rilevato da OPERA sembra essere più breve di 20 parti per milione rispetto a quella della luce.

    La pazienza nutre la verità

    L’esperimento Opera di cui tanto si parla in questi giorni nei media italiani, è senza dubbio il risultato di uno sforzo eccezionale di ricerca di base di un gruppo numeroso anche di nostri fisici al CERN di Ginevra; meriterebbe perciò un risultato memorabile come quello di cui si parla. Ma proprio per questo motivo la prudenza è d’obbligo.

    A caccia di buchi neri primordiali

    Cercare un buco nero non è un’impresa semplicissima, dato che per sua natura non emette alcun tipo di radiazione. Ma se il buco nero è anche fatto di materia oscura e si trova ai confini dell’Universo, allora le cose si complicano tremendamente. Tanto che, fin’ora, anche se previsti dalle teorie, questi buchi neri… oscuri non sono stati mai osservati.

    Stelle o buchi neri?

    Una delle questioni fondamentali ancora aperte per molti oggetti compatti nella nostra Galassia che emettono raggi X è quella di stabilire la loro natura: stelle di neutroni o buchi neri?  E’ uno dei temi principali che saranno affrontati durante il convegno internazionale di astrofisica delle alte energie: “X-ray astrophysics up to 511 keV” che si terrà da mercoledì 14 a venerdì 16 settembre, presso l’aula magna della Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, nello splendido palazzo Bevilacqua-Costabili (

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  • La stella divorata dal buco nero

    L’atto di “cannibalismo cosmico”, avvenuto a 3.8 miliardi d’anni luce dalla Terra, ha prodotto un fascio ad altissima energia diretto esattamente verso di noi, ed è stato osservato – per la prima volta – sin dagli istanti iniziali. Lo descrivono in dettaglio due articoli in uscita domani sulla rivista Nature. Fondamentale il contributo dell’Italia alla scoperta: ben dodici fra gli autori di uno dei due articoli sono ricercatori dell’INAF, e quattro tra gli autori, di cui uno ASI, operano presso l’ASI DATA CENTER di Frascati.

    Antimateria in trappola

    Il recente risultato sperimentale pubblicato su Nature dall’esperimento ALPHA del CERN, relativo alla cattura di atomi di antiidrogeno in una trappola magnetica per tempi di circa 16 minuti, costituisce un importante passo avanti nelle ricerche volte a sintetizzare in laboratorio antimateria allo stato atomico.

    Via dal buco nero, in fila indiana

    Per la prima volta, è stato osservato un fenomeno cosmico mai visto: fotoni di raggi gamma che fuoriescono da un buco nero in modo polarizzato. Ordinati, orientati nella stessa direzione. Non è esattamente il comportamento che ci si aspetta di vedere nelle vicinanze di un buco nero. Si pensa al caos, a particelle che schizzano da tutte le parti per non venire ingoiate dalle “fauci” della forza di gravità.

    Dov'è finita la Susy?

    Anche le teorie della fisica conoscono diverse età. Prendete il caso della teoria supersimmetrica (SUSY sia per gli amici che per i detrattori). Nata trent’anni fa per rispondere al problema fenomenologico di come “trattenere” la massa del bosone di Higgs al corretto valore senza compiere innaturali aggiustamenti dei parametri, questa teoria ha conosciuto una travolgente giovinezza in cui le sue ricche predizioni di nuove particelle hanno spesso suscitato entusiasmi di scoperta  poi rivelatisi falsi allarmi.

    Chiude il Tevatron, lascia il passo a LHC

    È stata una Befana che verrà ricordata per lungo tempo nel mondo della Fisica delle Particelle quella del 2011! È stata infatti con una lettera in data 6 gennaio di quest’anno che il Direttore dell’Office of Science del Department of Energy, William Brinkman, ha informato il Direttore del Fermi National Laboratory che non sarebbe stata finanziata una estensione al funzionamento del Tevatron e che quindi il periodo di presa dati sarebbe terminato, come previsto da tempo, alla fine del 2011.

    LHC: obiettivo raggiunto, per il 2010

    Nella notte tra mercoledi' 13 e giovedì 14 ottobre l'obiettivo principale per il 2010 per l'operazione con protoni del Large Hadron Collider (LHC- grande collisore di adroni) al CERN (il Centro Europeo di Fisica delle Particelle situato vicino a Ginevra al confine tra la Francia e la
    Svizzera) è stato raggiunto con due settimane di anticipo: è stata ottenuta una luminosità di picco di 1032 cm-2s-1.

    Primi eventi inaspettati a LHC

    A metà novembre di quest’anno, esattamente un anno dopo le prime collisioni protone-protone, verranno iniettati fasci di ioni di piombo nel Large Hadron Collider (LHC) del CERN. L’energia dei fasci di ioni sarà notevolmente superiore a quella del Relativistic Heavy Ion Collider (RHIC) di Brookheaven (Stati Uniti), dal quale LHC prenderà idealmente il testimone. Dopo aver raggiunto l’energia record per la fisica protone-protone, LHC diventerà la macchina di frontiera anche per la fisica degli ioni pesanti.

    Higgs, il bosone si fa attendere

    A luglio, a Parigi, alla biennale Conferenza di fisica delle Alte Energie (ICHEP 2010), i due esperimenti in corso al Tevatron (CDF e D0), ciascuno forte di oltre 400 ricercatori (tra i quali oltre 50 appartenenti a strutture dell'Istituto Nazionale di Fisicia Nucleare ed università italiane che partecipano a CDF), hanno presentato i risultati delle loro ricerche della particella di Higgs, il bosone che, nel modello standard delle particelle elementari, fornisce massa ai fermioni noti.

    In ricordo di Nicola Cabibbo

    Lo scorso 16 agosto all’età di settantacinque anni è morto a Roma Nicola Cabibbo. È stato uno dei più brillanti fisici teorici del dopoguerra: negli anni sessanta aveva formulato una teoria delle forze deboli tra le particelle elementari (di cui un parametro è comunemente indicato come angolo di Cabibbo), teoria rivelatasi corretta. La sua esclusione dal premio Nobel di due anni fa è stata considerata da moltissimi fisici, tra cui prestigiosi premi Nobel, un’assurdità e una terribile ingiustizia.

    Il volo del moscerino

    La riproduzione del modello di volo del moscerino della frutta apre le porte alla realizzazione di MAVs (Micro-Air Vehicles), piccolissimi robot volanti che si muovono in modo non convenzionale imitando le irregolarità di insetti e piccoli uccelli. Questi micro-robot avranno una capacità di movimento simile a quella degli insetti, le creature volanti più agili sulla terra, e potranno essere usati per studiare ed esplorare  luoghi pericolosi e in genere ostili agli esseri umani.

    Pianeti fuori dal Sistema Solare

    Immaginare la presenza di altri mondi nell’Universo oltre al nostro, magari popolati da strane creature, ha da sempre accompagnato il pensiero umano. Grandi personaggi del pensiero classico come Democrito, Epicuro o di un’epoca più recente come Giordano Bruno avevano già ipotizzato che non siamo soli nell’Universo. Bisogna, però, aspettare il 1995 perché si possa osservare con un telescopio il primo pianeta extra-solare orbitante attorno ad una stella simile al nostro Sole.

    Uno sguardo oltre l'atomo

    Superare i limiti nella risoluzione spaziale causati dalle aberrazioni delle lenti di un microscopio elettronico in trasmissione, oggi è possibile grazie all’approccio di un nuovo algoritmo matematico che consente di ottenere immagini a risoluzione sub-atomica a partire da una diffrazione elettronica, aprendo nuovi scenari nella conoscenza dei materiali nanostrutturati.

    Così ho guidato LHC alle collisioni

    Dopo 17 mesi dall’incidente che prematuramente aveva bloccato il funzionamento dell’acceleratore, lo scorso martedí 30 marzo LHC é stato nuovamente sotto i riflettori delle televisioni e della stampa di tutto il mondo, per un avvenimento storico: la collisione di particelle alla piú alta energia mai raggiunta in precedenza dall’uomo.

    La giornata era cominciata piuttosto presto. Alle 5:30, il parcheggio della sala di controllo appariva giá per metá pieno. All’interno, visi stanchi per il sonno e irrigiditi per la tensione che giá si faceva palpabile.

    Neutrini dal cuore della Terra

    L’esperimento BOREXINO al Gran Sasso ha appena presentato i primi risultati sui “geo-neutrini”,  antineutrini prodotti  dalle catene di decadimento spontaneo dei nuclei radioattivi contenuti all’interno della Terra. Per la prima volta si ha la prova dell’esistenza di tale radiazione, con una significatività di oltre 3 sigma (una misura usata in fisica per valutare il possibile errore), e si aprono le porte per un nuovo approccio allo studio del pianeta. 

    Le sorgenti di Energia all’interno della Terra

    L'energia oscura, realtà fisica o illusione?

    Il modello standard della cosmologia, al contrario del modello standard delle particelle elementari, non gode di una grande generalità: è basato sulla classe di soluzioni più semplice possibile delle soluzioni delle equazioni della Relatività Generale di Einstein che descrivono la forza di gravità e legano la distribuzione della materia alle proprietà geometriche dello spazio-tempo. In particolare l’assunzione basilare riguarda il fatto di approssimare la materia come un fluido perfettamente omogeneo.

    LHC, riconosciamolo: l'errore e lo stop erano evitabili

    Un progetto gigantesco, uno sforzo di migliaia di persone, un’avventura che era appena iniziata, il 10 settembre 2008, con clamore mediatico (200 giornalisti, Google che ci dedica la sua pagina): e poi il grande stop solo  nove giorni dopo. Con tutti giornalisti che – avendo appreso la strada nel giorno di gloria della partenza – sono ritornati fulminei a chiedere come mai la macchina si fosse rotta e di chi fosse la colpa.

    Turbolenza atmosferica, l'incubo degli astronomi

    Non si vede e non si tocca eppure è lei, la turbolenza dell'atmosfera terrestre, l’incubo e il nemico numero uno per l’astronomia e i grandi telescopi al suolo di generazione presente e futura che ci permetteranno di portare a termine i più ambiziosi progetti scientifici e di spingere  oltre il nostro sapere. Ma cosa ha a che fare la turbolenza dell'atmosfera terrestre con l’astrofisica e perché l’uomo ha convenienza ad osservare da terra nelle lunghezze d’onda dove l’atmosfera terrestre lo consente?

    LHC riparte, a caccia del record dei 7 TeV

    Il Large Hardon Collider (LHC), l’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra, sta concludendo i test preparativi per una nuova fase di operazione. Ripartirà infatti alla fine di febbraio 2010, più sicuro e con il nuovo obiettivo di raggiungere il record di energia di collisione di 7 TeV (3.5 TeV per fascio).

    Inaugurato a Pavia il centro di adroterapia

    Ieri, 15 Febbraio 2010, è stato inaugurato a Pavia il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO). Il primo centro in Italia, e il secondo in Europa, progettato per eseguire trattamenti sia con protoni che con ioni carbonio. La realizzazione di questo centro è stata resa possibile grazie a un acceleratore di particelle realizzato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

    Da Galileo ad Hubble, l'universo visto da vicino

    Quando scriviamo i risultati delle nostre ricerche e prepariamo articoli da sottoporre al vaglio delle riviste internazionali, dovremmo tornare un attimo indietro nel tempo e pensare al momento in cui Galileo Galilei portò il suo manoscritto al tipografo Baglioni a Venezia, alla fine di febbraio 1610. Quelli che dovevano giudicare se il suo Sidereus Nuncius – un breve trattato basato sulle prime osservazioni fatte al telescopio – fosse adatto alla pubblicazione rappresentavano la Santa Inquisizione.

    Così “respira” il mostro cosmico Cygnus X-3

    Mentre a Ginevra i fasci di protoni hanno ripreso a circolare nel più grande anello di accelerazione di particelle mai costruito dall’uomo, il Large Hadron Collider, a 37 mila anni luce dalla Terra, nella costellazione del Cigno, un acceleratore naturale, estremamente più potente di quello costruito al Cern per dare la caccia al bosone di Higgs, è stato colto per la prima volta nell’atto di caricarsi ed espellere violentissimi getti relativistici di radiazione gamma.

    “Portare l’energia del Sole sulla Terra”

    Si parla tanto di nucleare, pro e contro, favorevoli o contrari. Ma di che nucleare stiamo parlando? Quasi sempre ci riferiamo alle centrali a fissione, quelle così discusse per le scorie altamente radioattive. Raramente prendiamo in considerazione un’altra reazione, la fusione nucleare, come fonte di energia.
    di LAURA FEDRIZZI

    Astri e particelle, in mostra

    Per presentare al grande pubblico la scienza e gli scienziati che oggi studiano l’universo, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno realizzato la mostra Astri e Particelle. Le Parole dell’Universo, aperta dal 27 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010. Eccola nella presentazione del suo direttore scientifico. di ROBERTO BATTISTON

    Come procurarsi una notte al telescopio

    E' un rito che noi astrofisici osservativi compiamo varie volte l'anno. Consiste nello scrivere una proposta scientifica per ottenere tempo di osservazione sia a un telescopio a terra sia a un telescopio a bordo di un satellite. Dobbiamo convincere chi leggerà la proposta che la nostra ricerca è così innovativa e originale, e comunque così urgente, da meritare ore o notti di osservazioni a quel telescopio. di ISABELLA MARIA GIOIA

    LHC: pronti alla ripartenza (parte II)

    Il 19 settembre del 2008 a soli 9 giorni dall’iniezione dei primi fasci di particelle un incidente assai serio ha bloccato le operazioni di funzionamento del Large Hadron Collider, un acceleratore circolare di 27 km di circonferenza costruito al Centro Europeo per la Ricerca Nucleare (CERN, il laboratorio europeo dedicato alla fisica delle particelle) di Ginevra. di MARCELLA DIEMOZ

    Il futuro nel laboratorio del Gran Sasso

    I Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) hanno un ruolo di primo piano nell’ambito della fisica del neutrino e della fisica astro particellare, disciplina che si colloca tra la fisica delle particelle elementari, l’astrofisica e la cosmologia e che ha avuto negli ultimi 20 anni uno sviluppo eccezionale anche grazie al lavoro dei fisici italiani. Per conservare e rilancare questo ruolo è importante puntare su quattro aspetti. Ecco il programma del nuovo direttore. di LUCIA VOTANO

    LHC: pronti alla ripartenza

    Dopo mesi di attività frenetica i lavori nel tunnel di LHC si stanno avviando alla conclusione. Come forse molti lettori ricordano, il più potente acceleratore di particelle del mondo si era fermato per un grave incidente il 19 settembre 2008, pochi giorni dopo l'inaugurazione che aveva attirato sul CERN l'attenzione dei mezzi di comunicazione del mondo intero. Fra poco dovremmo essere di nuovo in pista. All'inizio, per essere sicuri di avere capito e calibrato correttamente i rivelatori, si passerà in rassegna tutta la fisica fin qui conosciuta. Poi inizierà la caccia al bosone di Higgs, ma sarà molto dura. di GUIDO TONELLI

    Guarda che Lune!

    20 luglio 1969. Anzi 21, quasi mattina in Italia. Ero in un "campo scientifico" in montagna, nel Lazio, insieme ad un sacco di altri ragazzi e ragazze, liceali come me. Ricordo che avevo un gran sonno ma non era certo possibile andare a dormirci su, si trattava dopotutto di essere spettatori del primo sbarco sulla Luna, della prima pedata al nostro satellite da parte di un essere umano. Ricordo delle immagini confuse su un piccolo televisore in bianco e nero. di TOMMASO MACCACARO

    Andare su Marte o tornare sulla Luna?

    Sono passati quarant'anni da quando il primo uomo ha messo piede sulla Luna. Oggi si discute di nuove missioni umane nello spazio profondo. Conviene tornare sul satellite naturale della Terra o puntare su Marte? La discussione è accesa e non ancora risolta. Anche perché l'una cosa, tornare sulla Luna, non esclude l'altra, portare un uomo sul pianeta rosso. di UMBERTO GUIDONI

    I buchi neri superpesanti

    Ormai lo sappiamo per certo. Al centro di ogni galassia c'è un buco nero. Pesanti quanto milioni, talvolta miliardi di stelle come il nostro Sole. Per questo si chiamano "buchi neri supermassivi". Dal 22 al 26 giugno 2009 si e' svolto a Como, presso il Centro Volta, un Congresso di Astrofisica, organizzato dall'Osservatorio Astronomico di Brera, con il supporto dell'Istituto Nazionale (INAF) Un convegno per fare il punto sulle ultime osservazioni sui buchi neri supermassivi realizzate grazie al satellite FERMI. Ma perchè conviene studiare questi oggetti esotici, così lontani dalla nostra esperienza qutidiana? di LAURA MARASCHI #VVV# #FFF#

    Planck verso l'origine della materia

    La sonda dedicata al fisico tedesco studierà la radiazione cosmica di fondo emessa circa 400.000 anni dopo il Big Bang nelle prime fasi della formazione di un Universo. Lo studio di questa radiazione permetterà di capire come si è formato l’Universo, cosa è successo in quella inimmaginabile piccolissima frazione di secondo immediatamente successiva al Grande Botto. di TOMMASO MACCACARO #VVV#

    Pamela, la materia resta oscura

    L'informazione scientifica internazionale ha rilanciato, alla fine di marzo, un articolo pubblicato da Nature a firma del gruppo di ricercatori dell'esperimento Pamela. I giornalisti di tutto il mondo hanno suggerito che si fosse vista la "firma" della materia oscura. Ma che cosa ha visto davvero l'esperimento Pamela? di PIERGIORGIO PICOZZA #FFF#

    Il tempo della scienza e il tempo di Dio

    La cosmologia quantistica e la creazione non sono entità commensurabili, spiega George V. Coyne, S.J., dell'Osservatorio vaticano. L'insieme di risultati della cosmologia moderna rappresenta un'impresa stupefacente. Ma rimangono alcune domande di fondo: come è iniziato tutto questo? Quando tutto ciò è cominciato non c'erano condizioni iniziali certe che determinassero come si sarebbe poi evoluto? di GEORGE V. COYNE

    Il Big Bang come inizio del tempo: scienza o mito?

    C'è stato veramente un inizio a tutto? Ivi compreso il tempo? E' difficile immaginare una domanda più esistenziale nello spirito di ciascun essere umano. Filosofie e religioni hanno abbordato incessantemente questo tema da quando l'uomo ha lasciato tracce della sua esistenza. Ritroviamo gli stessi interrogativi presso i filosofi greci, o fra gli esponenti religiosi del Medio Evo.