fbpx La Nasa sbarca sui social networks | Scienza in rete

La Nasa sbarca sui social networks

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

La NASA ha aggiunto il suo nome prestigioso alla lista delle istituzioni che partecipano al progetto “Commons” che Flickr ha lanciato, in collaborazione con la Biblioteca del Congresso americano, per divulgare i tesori nascosti negli archivi fotografici pubblici di tutto il mondo (http://www.flickr.com/photos/nasacommons).

In realtà, per la gran parte delle quasi 200 foto rese disponibili, non si tratta di immagine inedite. La NASA ha sempre avuto un’attenzione particolare alla divulgazione e alla disseminazione delle notizie sulla sua attività in campo aeronautico e spaziale.

Da decenni esistono numerosi siti web della NASA dove si possono trovare migliaia di immagini e filmati che abbracciano gli oltre 50 anni di attività dell’ente spaziale americano. Tra gli altri, c’è un bellissimo sito dove si possono trovare le foto scattate dagli astronauti dello Shuttle (http://eol.jsc.nasa.gov/). Da molti anni, ormai, questo archivio rende disponibili foto bellissime della Terra vista dallo spazio, assai prima della comparsa di Google Earth. Più recentemente, a partire dal 2007, la NASA ha cominciato anche a collaborare con Internet Archive per rendere disponibili le sue foto storiche a un pubblico più vasto.

Tutta questa attività fa certamente parte del suo ruolo istituzionale che è molto sentito dentro quest’organizzazione. Come mi ricordava orgogliosamente uno dei dirigenti del Johnson Space Center (JSC), dove si trova il centro degli astronauti della NASA: “La nostra attività, per quanto complessa, è finanziata con il denaro pubblico ed i cittadini hanno tutto il diritto di conoscere cosa facciamo con il loro denaro.”  Anche per questo, ogni anno, viene organizzato un weekend in cui le porte del JSC vengono aperte a tutti.  

L’ente americano è sempre stato molto attento alla visibilità presso il grande pubblico anche perché è consapevole che il supporto dei cittadini è altrettanto importante di quello dei politici per ottenere i finanziamenti del governo federale. Negli anni, questa politica di trasparenza e di apertura alla società ha certamente pagato. Se si parla di spazio, perfino in Italia, il logo della NASA è più conosciuto di quello dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) o di quella Italiana (ASI). E non è solo merito del fatto che gli astronauti americani sono andati sulla Luna.

Forse, proprio la consapevolezza del ruolo dell’opinione pubblica ha spinto la NASA a  cercare di coinvolgere ancora di più le persone comuni che ora possono andare “online” e contribuire ad arricchire la storia dell’esplorazione spaziale americana.  In questa chiave si può leggere la dichiarazione del responsabile del progetto che ha portato alla pubblicazione delle foto su Fickr: "Il pubblico può aiutare l’Agenzia a catturare la memoria storica delle missioni e dei programmi spaziali attraverso le risorse della rete e renderla disponibile per le prossime generazioni.”

Chi vorrà, potrà mettere in comune notizie e storie relative alle foto pubblicate dalla NASA, aggiungere “tags” o parole chiavi e, perfino, scambiare commenti con altri, proprio come si può fare, tra  amici, con le foto delle vacanze.

L’utilizzo di un social-network, insomma, sembra essere l’ulteriore evoluzione della  “policy” della NASA per interagire ancora di più con l’opinione pubblica americana e, forse, mondiale.

Credo che sia un ottimo esempio di come le tecnologie informatiche e la rete possano essere usate per assicurare la massima diffusione delle informazioni e per costruire un sapere diffuso e accessibile a tutti, un obiettivo che è diventato finalmente realizzabile proprio grazie alle grandi potenzialità di internet.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

La salute di giovani transgender in mani transfobiche?

A metà maggio il ministro della Salute e la ministra della Famiglia, natalità e pari opportunità hanno firmato un decreto che istituisce un tavolo congiunto sulla disforia di genere i cui 29 membri dovranno effettuare «una ricognizione delle modalità di trattamento». Un paio di giorni dopo la ministra ha esplicitato che per lei l’identità sessuale deve rimanere binaria, come vuole la biologia, dimostrando di ignorare quello che la biologia riconosce da tempo: un ampio spettro di identità di genere. Abbastanza per temere che l’approccio di lavoro di questo tavolo possa essere guidato più dall’ideologia che dalla ricerca scientifica.

Crediti: Foto di Katie Rainbow/Unsplash

Suona davvero un po’ beffardo. Solo pochi giorni fa il ministro della Salute Orazio Schillaci e la ministra della Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella hanno firmato un decreto che istituisce un tavolo tecnico di approfondimento sulla disforia di genere «per una ricognizione delle modalità di trattamento di tale condizione nel territorio nazionale».