Ma quali misteri... Stiamo parlando di Scienza!

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Su un recente numero di "Science” è comparsa una sezione speciale nelle Science News dedicata a “Mysteries of Astronomy”, i misteri dell’astronomia. Vengono elencati gli otto top mysteries (selezionati dallo staff di "Science" in consultazione con ricercatori, editor di riviste scientifiche) e a ognuno è dedicato un breve articolo che ci spiega bene di cosa si tratta. Gradevoli gli articoli, ma indisponente il titolo della sezione scelto dalla rivista.

Gli otto pezzi sono dedicati all’energia oscura; alla materia oscura; all’apparente deficit barionico; ai diversi modi con cui le stelle esplodono in supernovae; ai meccanismi di ri-ionizzazione dell’Universo avvenuto al termine dell’età buia; all’origine dei raggi cosmici più energetici; alla stranezza del nostro sistema solare (questo proprio non lo condivido e mi sembra tirato per i capelli) e infine al perché e come mai la corona solare abbia una temperatura così alta.

Si passa da questioni che hanno un profondo impatto con l’origine, l’evoluzione e il fato del nostro universo (energia e materia oscura) e su cui – perdonate l’orribile gioco di parole – siamo al momento veramente all’oscuro e, passando poi per problemi di ampio respiro e implicazioni generali (deficit barionico e ri-ionizzazione dell’universo), si arriva a problemi del second’ordine, quali i meccanismi di accelerazione dei raggi cosmici più energetici, le modalità delle supernovae o il riscaldamento della corona solare (i fisici solari non me ne vogliano). Questi ultimi, infatti, forse richiedono solamente di approfondire e raffinare quanto già si sa o si sospetta. Salto il non-problema della peculiarità del nostro sistema solare in quanto: a) tutta da dimostrare, in considerazione della attuale pochezza di conoscenza che abbiamo di altri sistemi solari e b) ho una certa mia resistenza, dopo Copernico, Galileo e Darwin, a considerare Terra, Uomo e anche Sistema Solare qualcosa di “unico”.

Ma perché ho trovato il titolo pessimo e indisponente? Per la scelta – giornalistica – del termine: Mysteries. Mi ha fatto venire in mente quella trasmissione televisiva tanto criticata dai divulgatori scientifici seri: Kazzenger, per dirla con Crozza. Il vecchio ma sempre buono dizionario Webster alla voce mistero infatti recita:

"mystery – a profound secret; something wholly unknown, or something kept cautiously concealed, and therefore exciting curiosity or wonder; something which has not been or can not be explained; hence, specifically, that which is beyond human comprehension".

E’ proprio quel “qualcosa che non è stato o non può essere spiegato …. che va oltre la comprensione umana” che, attribuito a cose di scienza, mi indispone anche perché sono convinto che un ricercatore, un bravo ricercatore, non scriverebbe, riferendosi a fenomeni che (ancora) non capisce, in questi termini.

Cerchiamo la materia oscura da quasi un secolo (le prime intuizioni furono di Oort e Zwicky, negli anni ’30 del secolo scorso). Se veramente c’è, allora la troveremo. Alternativamente troveremo una risposta diversa per spiegare i fenomeni che hanno indotto a pensare che debba esistere. Analogamente per l’energia oscura che è con noi da poco più di vent’anni.

Abbiamo visto le stelle brillare in cielo per migliaia di anni e per migliaia di anni ci siamo chiesti, senza trovare la risposta, quale fosse il meccanismo che permetteva loro di splendere con continuità per così tanto tempo. Un mistero? Certamente no. Solo qualcosa che ancora non sapevamo e a cui siamo arrivati con il progredire delle nostre conoscenze. Ce l’ha poi ben spiegato Eddington meno di un secolo anni fa. E certamente arriveremo a una soddisfacente e dettagliata comprensione delle fasi finali dell’evoluzione stellare, delle varie modalità con cui una stella diventa una supernova (e questo avrà possibili implicazioni sulle caratteristiche dell’energia oscura), dei meccanismi di accelerazione delle particelle cariche, della formazione delle prime stelle e galassie e così via. Così come impareremo a correggerci se ci accorgeremo di essere finiti in un vicolo cieco della conoscenza. E sarà così anche per altri interrogativi e per quelli che ancora non ci poniamo ma che ci porremo in futuro. E’ la scienza: domande, risposte, domande. E nessun “mistero”.

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Un aspetto che spesso non emerge nel dibattito sulla sperimentazione animale è quello relativo alle ricadute benefiche che tale sperimentazione può avere sugli animali stessi. In questo articolo ne raccogliamo alcuni: dai farmaci a uso veterinario a quelli che, nati per la medicina umana (su cui si concentra la maggior parte degli sforzi della ricerca), oggi sono impiegati per la cura e la terapia degli animali non umani, fino agli esempi di come la sperimentazione consenta anche alcune strategia di conservazione per gli animali a rischio. Naturalmente, tali esempi non sono un motivo per non investire sullo sviluppo di nuovi metodi, ma vogliono rappresentare uno spunto di riflessione nell'analisi costi-benefici che la sperimentazione animale, un argomento complesso in cui s'intrecciano etica, economia e politica, porta con sé.
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Parlare di sperimentazione animale significa parlare di un argomento davvero complesso. Chiama in causa aspetti etici, economici e politici intersecati tra loro, che influenzano fortemente la ricerca scientifica e, di conseguenza, il benessere dell'essere umano. Ma solo di quest'ultimo? Nel dibattito sulla sperimentazione animale che si ritrova tanto spesso nella cronaca, un aspetto a volte trascurato è che, nell'analisi costi-benefici, tra i benefici può rientrare anche, in alcuni casi, lo sviluppo di farmaci (e non solo) a uso veterinario.