Il messaggio è sempre più forte e chiaro: la cosiddetta agricoltura tradizionale permette di preservare l’ambiente favorendo la sopravvivenza dell’agricoltore locale.
Tra le diverse testimonianze sparse nel mondo particolarmente significativa è l’azione di alcune associazioni boliviane, tra cui l’AOPEB (Asociación de Organizaciones de Productores Ecológicos de Bolivia), volte a sostenere il sistema agroforestale (SAF), una tecnica multistrato ad alta densità di specie per parcella, in alcuni casi fino 60 e più.
Da principale bersaglio dei programmi di prevenzione contro il cancro e le malattie cardiovascolari, il tabacco potrebbe diventare una risorsa contro la diffusione dell’AIDS: queste piante possono infatti essere modificate geneticamente in modo da produrre un anticorpo che sembra in grado di neutralizzare la maggior parte dei ceppi noti di HIV. La terapia di prevenzione basata sull’utilizzo di questo anticorpo prevede la realizzazione di un preparato, come per esempio una pomata, da utilizzare a livello vaginale per bloccare il virus impedendo l’infezione.
Negli ultimi decenni abbiamo
assistito a un fenomeno di impoverimento genetico delle varietà fruttifere,
cerealicole e orticole coltivate. In Italia, per esempio l’80% delle mele
consumate appartiene a sole tre varietà e a livello mondiale la popolazione si
nutre con sole 30 piante coltivate. Si tratta di un fenomeno di erosione
genetica che coinvolge tutte le colture agricole.
Un'importante lavoro scientifico pubblicato su ISME Journal
(Nature Publishing Group) di agosto testimonia l’importanza di studiare le
dinamiche d’interazione tra organismi viventi per un’agricoltura più pulita. Paola Bonfante dell’Università di Torino ha
coordinato l’analisi del genoma del batterio Candidatus endosimbionte dei
funghi micorrizici, simbionti delle piante superiori.
Durante un convegno della Fondazione Bill e Melinda Gates si discute dell’importanza di limitare l’utilizzo di fertilizzanti azotati in agricoltura per ridurre l’inquinamento attraverso l’introduzione di piante modificate in grado di fissare l’azoto atmosferico. Oggi la ricerca ha posto particolare attenzione allo studio dei meccanismi che regolano l’interazione tra batteri azotofissatori e leguminose, al fine di trasferirli alle piante coltivate, tra cui i cereali, incapaci di creare naturalmente l’utile simbiosi.
Pubblicato su Nature il sequenziamento dell'intero genoma
di patata. Il progetto avviato nel 2006 dall'Universita' olandese di Wageningen,
e' stato sviluppato da 29 istituti di ricerca, tra cui l'Enea, provenienti da
14 diversi paesi (Potato Genome Sequencing Consortium-PGSC).
E’
possibile che un gene di una pianta coltivata si trasferisca nel
genoma di una pianta selvatica o infestante? E se ciò accade qual è
il rischio ambientale? Un
gruppo di ricercatori americani conferma che l’introgressione di
geni tra piante di varietà o specie diverse è effettivamente
possibile. E’ però necessario che si abbia ibridazione tra la
pianta coltivata e la pianta selvatica (o infestante), seguita da
numerosi cicli di incrocio tra la progenie e un parentale.
Pubblicato
su PNAS di maggio un interessante studio di genomica volto ad
identificare i meccanismi di interazione pianta-patogeno per definire la strategia più adatta al controllo della ruggine,
malattia causata da diversi funghi, patogeni tra i più dannosi delle
piante coltivate.
Una nuova analisi degli anelli di accrescimento di campioni provenienti da antichi alberi ha permesso di ricostruire l'andamento climatico in Europa centrale negli ultimi 2500 anni mostrando un chiaro collegamento tra clima ed eventi storici.
La vegetazione gioca un ruolo davvero importante nel ripulire l'atmosfera da alcuni agenti inquinanti: l'azione degli alberi è oltre il 30% più efficace di quanto non si sospettasse finora.