fbpx Creare e condividere il proprio orto | Scienza in rete

Creare e condividere il proprio orto

Primary tabs

Read time: 2 mins

Facilitare la creazione e il mantenimento di orti, meglio se urbani: questa è la mission di Grow the planet, un sito pensato come una community che ogni giorno offre consigli e news sulle tecniche di coltivazione dell'orto, dalla semina al raccolto, attraverso anche altri social media come Seedvillage, Facebook e Twitter, con una grafica che strizza l'occhio al popolare Farmville. L'idea di Gianni Gaggiani e Leonardo Piras di unire l'innovazione tecnologica con le conoscenze più antiche di gestione delle risorse naturali è risultata vincitrice del TechCrunch Disrupt 2011, la competizione internazionale delle start-up di San Francisco.

Ora è disponibile iGTP, la app ufficiale della community, scaricabile gratuitamente sulla pagina dell'Apple Store dedicata. Dopo aver creato il proprio profilo sul sito di Grow the Planet, la app consente di gestire su dispositivi mobili le caratteristiche del proprio orto e condividere le informazioni con gli altri utenti. E' possibile ricevere, in modo ancora più immediato, aggiornamenti e news dal microcosmo di altri adepti di orti, urbani o più tradizionali, monitorare chi si trova nelle vicinanze, contattare gli utenti più attivi e più seguiti e partecipare alle discussioni sulle nuove creature verdi che vengono condivise nella community con immagini o video. Si può, inoltre, imparare da zero come coltivare i propri ortaggi in campagna, in città o sul piccolo spazio di un balcone grazie ai tutorials presenti nella app che consigliano i prodotti più adatti per ciascuna stagione. A queste nuove features si aggiunge poi un database degli ortaggi e dei parassiti più comuni, realizzato con la collaborazione del WWF.


Un video che spiega come funziona la community dell'orto:

                                    [video: http://youtu.be/-TStYThbwKA] 

Un'anteprima di come appare su IPhone la nuova app di GTP:


  

    


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Pubblicare in medicina: un libro sui problemi (e le possibili soluzioni) dell'editoria scientifica

Un’industria ipertrofica cresciuta a spese dei meccanismi di produzione culturale della scienza. Un’industria dai profitti enormi e senza margini di rischio, capace di farsi credere indispensabile da chi la ingrassa credendo di non avere alternative. Il libro di Luca De Fiore, documentatissimo e spietato, procede per quattordici capitoli così, con un’analisi di rara lucidità sui meccanismi del, come recita lo stesso titolo, Sul pubblicare in medicina. Con il quindicesimo capitolo si rialza la testa e si intravede qualche possibile via d’uscita. Non facile, ma meritevole di essere considerata con attenzione soprattutto da chi, come ricercatore, passa la vita a “pubblicare in medicina”, o a cercare di.

A spanne il problema lo conosciamo tutti. Per fare carriera, un ricercatore ha bisogno di pubblicazioni. Le pubblicazioni, per definizione, devono essere pubblicate, e a pubblicarle sono le riviste scientifiche. Ma siccome, dicevamo, il ricercatore ha bisogno di pubblicare, i suoi articoli li regala alla rivista, anzi li manda speranzoso di vederli in pagina.