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Regolarizziamo in fretta i 600.000 immigrati irregolari

Scrivono i Lincei nel documento che segue: "L’immigrato, se contagiato, non è confinabile in un’abitazione che non possiede. L’irregolare sfugge i presidi ospedalieri e si avvale, piuttosto, dei presidi sanitari predisposti da associazioni caritative e volontarie. Non è raggiunto dalle informazioni necessarie per la sua sicurezza. Non è tracciabile o rintracciabile. Il loro alto numero rende difficile, se non impossibile, una serie di interventi di contrasto all’epidemia, quali la somministrazione di appropriati test sanitari o il tracciamento e il monitoraggio dei contagiati. L’irregolare rimane fuori dalla copertura offerta dal sistema sanitario, che pure ha natura universalistica". E allora che fare con i 600.000 immigrati irregolari presenti in Italia? Regolizzarli. E anche alla svelta!

Documento della Commissione Covid-19 Accademia dei Lincei. A cura del Gruppo – Economia e Società

Covid sfida la scienza ad aprirsi alla società e alla complessità

Le ipotesi ai tempi del Coronavirus sono un capitolo affascinante e potrebbero dare origine a un’enciclopedia praticamente infinita. Danno conto di una grande vivacità intellettuale, del desiderio di molti di contribuire a trovare soluzioni per uscire dalla crisi e si alimentano su una circolazione vorticosa di informazioni. Le ipotesi emergono, vengono moltiplicate, talune rimangono sospese, altre discusse perché confermano convinzioni consolidate o le ribaltano a sorpresa, sollecitano reazioni o smuovono emozioni.

Test sierologici: quanti sono e quali caratteristiche hanno

I test sierologici vengono effettuati con un prelievo venoso sul sangue per poter ricercare gli anticorpi prodotti contro il Sars-Cov-2. I test sierologici servono per quantificare gli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG che vengono prodotti in caso di infezione. 

Il tampone basato sull'identificazione dell'RNA virale serve per individuare la presenza del Sars-Cov-2 all’interno delle mucose respiratorie, mentre i test sierologici servono a rilevare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. 

La parabola di Halicin, il superantibiotico che nessuno vuole produrre

A febbraio sono stati pubblicati i risultati di uno studio nel quale, grazie all'intelligenza artificiale, gli autori sono riusciti a individuare un nuovo antibiotico, potente ed efficace contro i batteri resistenti. È un risultato importante anche perché la produzione di nuovi antibiotici ha languito negli ultimi decenni, nonostante il problema della antibiotico-resistenza stia assumendo dimensioni preoccupanti. D'altra parte, gli antibiotici funzionano in maniera opposta al mercato, ossia se è usati per un periodo breve, finché l’infezione scompare, e va tanto meglio quanta meno gente lo usa. Quali sono le possibili soluzioni? Che lezione possiamo trarne anche per Covid-19? Crediti immagine: Karolina Grabowska/Pexels. Licenza: Pexels License

A febbraio 2020 la rivista Cell ha pubblicato i risultati di una ricerca particolarmente rilevante: un gruppo dell’MIT di Boston ha individuato un nuovo antibiotico molto potente e particolarmente efficace contro batteri resistenti usando l’intelligenza artificiale. I ricercatori hanno utilizzato un approccio non convenzionale: hanno addestrato l’algoritmo con 2500 molecole, con struttura e bioattività diverse alla ricerca delle caratteristiche che rendono queste molecole efficaci contro E. coli.

SARS-CoV-2 visto dal sistema immunitario

Per capire l'epidemia, vale la pena capire innanzitutto il "punto di vista" del sistema immunitario: come interagisce con i virus, il lungo processo di coevoluzione tra i due, le basi della memoria immunologica.
Crediti immagine: Holger Langmaier/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Il comportamento dell’uomo, di fronte all’insorgere di epidemie o pandemie, è più o meno lo stesso dalla notte dei tempi: ogni volta, è sorpreso e angosciato della propria disperazione nel non comprendere il perché dell’avvento di una nuova calamità.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 20 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 105 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Brindisi e Novara. I risultati di tutte le province possono essere scaricati qui. La regione che si trova più arretrata rispetto alle altre nell’evoluzione dell’epidemia è il Piemonte, come mostrato per esempio in figura 1 per la provincia di Asti.

Vittorio Demicheli: il nemico è Covid, non la Lombardia

Chiamo Vittorio Demicheli alle 7:30 mentre sta venendo in auto a Milano per iniziare una nuova giornata d lavoro in ATS, di cui è direttore sanitario.

Articoli di giornali ma ora anche di riviste scientifiche confrontano la risposta della Lombardia e del Veneto rispetto all’epidemia, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti. E attribuiscono soprattutto alle differenze fra le due sanità territoriali questa diversa risposta, più forte in Veneto che in Lombardia. Tu cosa ne pensi?

La ripartenza: delle attività o dell’epidemia?

Insieme al sollievo, l'avvicinarsi della fase 2 porta la preoccupazione sulla seconda ondata epidemica. È bene allora iniziare a capire quali sono le strategie attualmente delineate e quali gli ostacoli che potrebbero farle deragliare. Crediti immagine: Pixabay/Pexels. Licenza: Pexels License

Germania, 3 maggio. Italia, 4 maggio. Francia, 11 maggio. Austria, già adesso. Si sgranano le date annunciate per l’avvio dell’uscita dalla quarantena generalizzata, fase 1 del controllo dell’epidemia di Covid-19, nella quale le popolazioni dei Paesi europei sono costrette da diverse settimane. La fase 2 è attesa con sollievo come ritorno o ripartenza verso “tempi normali”, venati tuttavia dalla preoccupazione per una seconda ondata epidemica.

R0, un mito da superare

L'indice R0, che descrive la trasmissione in una popolazione completamente suscettibile e il cui valore si può modificare a seguito di modifiche nei contatti sociali oppure a seguito della riduzione del numero di persone suscettibili (si parla di Rt), è sicuramente importante, perché fornisce l’informazione sintetica di quanti casi secondari vengono generati. Ma va conosciuto, anche nei suoi limiti: ad esempio, è difficile calcolarlo senza avere la data d'insorgenza dei sintomi, e non tutti hanno le stesse probabilità di contagio. Ciò fa sì che allo stato attuale non sembri sufficiente a descrivere l’intensità di contagio a livello nazionale, mentre è invece urgente sapere quando si sono ammalati e come si contagiati i nuovi casi registrati ogni giorno.
Crediti immagine: Alexas_Fotos/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Da quando è scoppiata la pandemia, qualsiasi italiano sa che è importante che il tasso R0 scenda sotto il valore di uno. Magari non tutti hanno bene consolidato il concetto ma come, durante le gare di vela di Luna Rossa tutti usavamo termini nautici con la massima disinvoltura, ora persone comuni, giornalisti, politici ed “esperti” citano l’indice di riproduzione di base come l’argine scientifico a qualsiasi contro argomento di altra natura.