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Appiattire la curva, ovvero l’importanza di essere chiari

Crediti immagine: João Jesus/Pexels. Licenza: Pexels License

L’immagine più famosa di questa pandemia è stata pubblicata su Twitter il 28 febbraio da Drew Harris, assistant professor al Thomas Jefferson University College of Population Health. Nota come flatten the curve (appiattisci la cura), è la riproposizione di un grafico chiamato "Goals of community mitigation", che rappresenta gli effetti degli interventi di distanziamento sociale sulla diffusione di un virus simile a Covid-19.

Costi e limiti della precauzione suggerita da un discutibile report scientifico

Il Rapporto "Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale”, che ha ispirato l'approccio del Governo alla Fase 2, è basato su scenari molto improbabili quando non inverosimili. Sarebbe invece opportuno considerare scenari realistici per non dare luogo con misure troppo restrittive a conseguenze socio economiche drammatiche e non comprimere ulteriormente i diritti fondamentali. Un'analisi dell'economista Giovanni Dosi, gli epidemiologi Carlo La Vecchia e Angelo Moretto e il giurista Gian Luigi Gatta. 
Nell'immagine, Installazione di Dan Flavin, Villa Panza, Varese. Foto di Renata Tinini.

Vorremmo esprimere, da prospettive diverse – quella dello scienziato, dell’economista e del giurista – alcune considerazioni sul Rapporto “Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale”[1] che presenta la valutazione dei rischi di diffusione epidemica per la malattia Covid-19 associata a diversi scenari di lockdown.

Storie di epidemie e di Covid-19: meno narrazioni e più storie naturali

La pandemia di Covid-19 ha portato a riparlare delle grandi epidemie del passato, prime tra tutte quelle di peste e di influenza spagnola. Ma ogni epidemia è diversa, anche nel contesto storico, sociale ed economico in cui si svolge, e fare paragoni può essere ingannevole.
Nell'immagine: rappresentazione della peste bubbonica che colpì Tournai nelle cronache di Gilles Li Muisis (1272-1352), abate del monastero di San Martino dei giusti. Crediti: Wikipedia. Licenza: dominio pubblico

Il feed di Google News mi segnala ogni giorno articoli nazionali e internazionali sulla storia delle epidemie e delle pandemie.

L'altro tampone: il test antigenico per il coronavirus

Per una terapia precice e mirata di Covid-19 servirebbe un test diagnostico privo dei limiti della PCR attualmente impiegata, che richiede molto tempo, tecnologie specifiche e operatori preparati; allo stesso tempo, il test sierologico non è una risposta del tutto valida. Ora si accentua l'attenzione su una terza via, quella dei test antigenici, già impiegati per la diagnosi di altre patologie virali, che rilevano la frazione proteica della superficie virale riconosciuta dal sistema immunitario. Non tutti i ricercatori, però, sono convinti.
Crediti immagine: fernando zhiminaicela/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un trattamento tempestivo nelle fasi iniziali di una malattia è essenziale per prevenirne le complicanze: l’ha dolorosamente insegnato Covid-19 in questi primi mesi del 2020. Sparare a qualsiasi cosa si muova, pur di non mancare il bersaglio, implica spreco di cartucce e danni collaterali da “fuoco amico” (chi aveva un’infezione non da SARS-CoV-2 ma da un più mansueto virus parainfluenzale, può ritrovarsi con una pericolosa aritmia innescata dal cocktail idrossiclorochina- azitromicina).

Le pubblicazioni scientifiche su Covid-19 tra urgenza e necessità

Installazione di Alicia Martin al Palacio de Linares, Madrid, 2005.

Il virus SARS-CoV-2 e la malattia che produce, COVID-19, sono come uno tsunami sta travolgendo il anche il modo “normale” della comunicazione della scienza tra gli esperti, sulle riviste specializzate. Anche sulle riviste scientifiche, proprio come sui media tradizionalisti, prevalgono di gran lunga i commenti e le analisi qualitative invece che i report quantitativi che hanno superato il processo di peer review. 

Fase 2: Pedro, adelante con juicio

La Ripartenza stabilita dal governo il 4 maggio deve essere graduale, ma soprattutto ben organizzata. Quali devono essere le condizioni necessarie?
1. Monitorare costantemente che il contagio sia sotto controllo. Cioè che il tasso di riproduzione resti minore di 1 e che il numero dei nuovi casi giornalieri sia tale da consentire un efficace programma di "Rintraccia e isola".
2. Utilizzare il test sierologico non per dare un "patentino di immunità" al momento impossibile, ma per stimare la frequenza dell'infezione nella popolazione.
3. Comunicare con chiarezza la finalità del test a chi vi si sottopone volontariamente, anche per ottenerne un pieno consenso informato.
Nell'immagine, il cancelliere Antonio Ferrer (nella carrozza), che Alessandro Manzoni consegna alla storia con la frase: "Adelante, Pedro, si puedes. [...] Pedro, adelante con juicio" (I Promessi Sposi, cap. XIII).

“Avanza con giudizio” tra una folla minacciosa è l’avvertimento, rivolto al cocchiere della carrozza, che Alessandro Manzoni  fa pronunciare nei “Promessi Sposi” al gran cancelliere spagnolo del ducato di Milano nell’anno di peste 1630 (recentemente evocata con brio in Scienza-in Rete1). Avanzare con giudizio verso la “fase 2” del controllo dell’epidemia di Covid-19 è oggi un avvertimento obbligatorio. 

Fase 2: quale test scegliere?

La gara indetta dal governo per i test sierologici è sta vinta dall'azienda Abbott, che ne fornirà un primo quantitativo gratuitamente. La Regione Lombardia ha deciso invece d'impiegare un kit diagnostico dell'italiana Diasorin che, oltre agli anticorpi totali, rileva la presenza di anticorpi neutralizzanti, ossia quelli che sono in grado non solo di riconoscere ma anche di bloccare il virus (sebbene la loro presenza non influenzi per forza l'andamento dell'infezione verso la risoluzione). La domanda sorge spontanea: perché non è stata scelto per un test nazionale il kit più completo, che oltre alla positività agli anticorpi può informare sullo stato di effettiva protezione per sé e per gli altri? L'opinione dell'immunologo Guido Poli del San Raffaele di Milano.
Crediti immagine: Vektor Kunst/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Il 20 marzo ho scritto per questo giornale un articolo in cui sostenevo: 

Quando gli animali selvatici entrano in città

Sui social e nei media impazzano le notizie di animali selvatici in città, che conferiscono un sapore ancora più surreale e fantascientifico alla attuale situazione di pandemia. Ma perché gli animali entrano nelle città? Sono una novità portata dal COVID o semplicemente ce ne accorgiamo di più?
Crediti immagine: Pikrepo. Licenza: CC0

Caprioli che guardano le vetrine del centro in un paese della pianura piemontese, un tasso che corre per le strade a Firenze, lupi solitari sui marciapiedi…e persino una giovane aquila reale sui cieli di Milano! E non solo: leoni che prendono il sole sonnacchiosi sull’asfalto in Sudafrica, canguri che saltellano per le strade di Adelaide, scimmie che invadono viali in Tailandia, branchi di bufali sulle superstrade di Nuova Dehli. L’elenco potrebbe andare avanti ancora molto a lungo. Sui social impazzano le condivisioni di foto e video, con il tag #naturerevives, la natura rivive.