La ricerca per il paese

Piano Nazionale per la ricerca 2015-2020: priorità al capitale umano, disattenzione sulla ricerca di base

Nel nuovo PNR coesistono novità interessanti e punti molto discutibili. Nuova è promettente è la decisione di focalizzare le risorse su alcuni ambiti prioritari, così come la messa in campo di nuovi strumenti per l’arruolamento di nuovi ricercatori e di meccanismi premiali per le eccellenze della ricerca. Del tutto deludente, invece, l’aver fortemente privilegiato la ricerca applicata, in linea con la nuova filosofia dei programmi di finanziamento europeo, a scapito della ricerca di base, a cui le 93 pagine del PNR dedicano solo un omaggio retorico ma privo di sostanza.

Le parole chiave per un nuovo CNR: intervista a Massimo Inguscio

Massimo Inguscio, nuovo presidente del CNR, ha alcune parole chiave che ricorrono nel suo colloquio con scienzainrete. Proviamo quindi a seguirne la traccia, perché insieme sembrano comporre abbastanza chiaramente un programma di lavoro intenso e di sostanziale rafforzamento del massimo ente scientifico nazionale. In concomitanza con il nuovo Piano Nazionale della ricerca (ora, pare, finalmente alle porte) il CNR si appresta anche a presentare il proprio piano triennale, la strategia dell'ente da qui al 2020.

Un miliardo di euro: così l'India punta sul biotech

Un progetto imponente per  trasformare l'India in un riferimento a livello mondiale per la ricerca genomica. È notizia di questi giorni che il governo ha annunciato nel suo bilancio annuale la decisione di investire notevolmente sul Dipartimento di Scienza e Tecnologia, che ha ricevuto un finanziamento di 650 milioni di dollari (596 milioni di euro, un aumento del 17% sulla ripartizione dello scorso anno) e sul Dipartimento di Biotecnologie (DBT), finanziato invece per 247 milioni di euro, il 12% di incremento rispetto all'anno precedente.

Quanto è difficile innovare in Italia!

Seguendo le discussioni e i convegni di questi giorni, ho ripreso in mano un libro, poco conosciuto in Italia, come peraltro il suo eccellente autore. Una documentata storia della vita di Adriano Buzzati Traverso e del suo tentativo di costruire un Laboratorio di genetica e biofisica (1962-1969), L'Italia intelligente,  di Francesco Cassata (Donzelli, 2013).

Renzi, salva (tutta) la ricerca!

Mentre Matteo Renzi lancia al Piccolo Teatro il progetto post Expo Human Technopole, molti ricercatori si radunano alla Sapienza per dare sostanza all’appello lanciato dal fisico (e membro del Gruppo 2003) Giorgio Parisi “Salviamo la Ricerca italiana” (qui il link al Gruppo Facebook) che ha già raccolto in pochi giorni migliaia di firme. Scienzainrete aderisce all’appello, seguirà la diretta in streaming dell’evento, e modera con il suo condirettore Pietro Greco la tavola rotonda di oggi. 

L’Italia ai margini di EMBO. E’ ora di cambiare

In un’intervista a un quotidiano nazionale Alberto Mantovani ricorda “il paradosso della scienza: paghiamo la ricerca degli altri”. Fa giustamente osservare  che l’Italia paga (in parte) la ricerca degli altri e che esportando (esiliando?) i nostri ricercatori più promettenti, preparati con risorse modeste ma preziose, facciamo qualche regalo anche a Paesi più ricchi di noi (aggiungendo beffa al danno). Mantovani si riferisce soprattutto al mondo delle bioscienze.

Senza un investimento serio in ricerca, l'italia perde terreno anche in Europa

Con una lettera a "Nature", il fisico Giorgio Parisi (Gruppo 2003) e altri ricercatori denunciano lo sbilanciamento fra le poche risorse che il governo italiano destina alla ricerca competitiva nazionale (l'ultimo bando PRIN è di 92 milioni di euro) e i 900 milioni di euro che l'Italia ha dato annualmente alla Commissione europea per il Settimo Programma Quadro (2007-2013), con una perdita netta annuale di 300 milioni. E' ora di cambiare priorità. Riportiamo di seguito la lettera su Nature in originale.

L’Università del Sud alla deriva

I giornali lo presentano come l’anno della svolta. Dopo dieci anni di flessione costante (- 20%), le iscrizioni all’università dei giovani italiani tornano ad aumentare (+3,2%). Il dato è parziale. Intanto perché non sono ufficiali e vidimati, ma riguardano solo 70 atenei, tra pubblici e privati, che hanno risposto alla domanda del quotidiano La Repubblica. Ma anche a prenderlo per buono, più che di una svolta saremmo di fronte a una timida ripresina. E poi perché, anche così, nasconde molte ombre.

La rinascita della ricerca passa da una nuova agenzia?

Una nuova agenzia per promuovere la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione in Spagna. Il suo obiettivo sarà quello di assicurare una maggiore efficacia e flessibilità dei finanziamenti alla ricerca, e al tempo stesso di garantire un sistema di controllo della sua qualità. Soraya Sáenz de Santamaría, vice-presidente del governo spagnolo uscente, ha definito questa iniziativa “una delle più significative riforme della legislatura in questo campo”.

OCSE: troppa dieta uccide l'università

I rapporti dell’OECD, così come quelli di grandi organismi internazionali, questo hanno di buono: si riferiscono a un passato abbastanza recente da essere significativo per il presente, ma abbastanza lontano da essere fuori dalla polemica politica contingente. È questo il caso anche di Education at a glance 2015, l’ultimo rapporto dell’OECD, appunto, sul sistema educativo dei 40 paesi dell’organizzazione.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

Perché un Premio sulla ricerca e l’innovazione responsabile

La prima edizione del premio European Foundations Award per la Ricerca e l’Innovazione Responsabile (ERRAFI), lanciata da 5 fondazioni europee lo scorso 15 settembre che ha fissato il termine per le application per il 7 dicembre, si può considerare già ora un successo, con quasi 30 progetti inviati alla giuria, molti dei quali italiani.
Il tema non è semplice: la Ricerca e Innovazione Responsabile (RRI) praticata dai ricercatori.

I giovani, la formazione e il futuro dell’Italia

Quello dei giovani è il nodo di gran lunga principale che l’università italiana deve sciogliere. E quello dei giovani nell’università italiana è il nodo principale che il paese deve sbrogliare.
Il nodo dei giovani nell’università italiano è uno e trino. Riguarda infatti gli studenti, che stanno rinunciando in massa a quella che viene chiamata “tertiary education”: la formazione di terzo livello.

La voce degli AIRIcercatori in supporto all'appello della Senatrice Elena Cattaneo

Caro Direttore,

questa mattina aprendo il giornale abbiamo letto la lettera che la Senatrice Cattaneo ha inviato alla Sua testata giornalistica e ci è sembrato doveroso, in quanto Associazione Internazionale di Ricercatori Italiani nel mondo (AIRIcerca), esprimere con forza il nostro sostegno alle parole drammatiche espresse dalla Senatrice.

Santini e Fadini vincitori del Premio Giovani Ricercatori

Sono Paola Santini (34 anni), ricercatrice presso INAF - Osservatorio Astronomico di Roma e Gian Paolo Fadini (36 anni), ricercatore presso il dipartimento di Medicina del Policlinico Universitario di Padova, i vincitori della prima edizione “Premio Giovani Ricercatori Italiani”, organizzato del Gruppo 2003 per la ricerca Scientifica.

Europa: è ora di puntare sulla scienza

Agli inizi del secolo scorso in ogni paese nascevano i Consigli Nazionale di Ricerca per favorire, anche attraverso lo sviluppo di nuova conoscenza e di tecnologie avanzate in campo militare, la difesa dei territori, ma, anche, per creare una ben più ampia comunità scientifica che potesse collaborare a una crescita complessiva della società e a un miglioramento delle condizioni di vita.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

L’Europa: il Robin Hood al contrario della conoscenza

L’Europa della conoscenza è sempre più frammentata. E i suoi 28 diversi frammenti invece che a convergere tendono a divergere. Il grande progetto di Antonio Ruberti – creare un’Area Europea della Ricerca – non si sta realizzando.
E nell’Unione anche la rete dell’alta formazione non solo non viene ulteriormente ordita, ma si sta sfilacciando, arrotolandosi intorno a un numero sempre più piccolo di grossi nodi.

La peer review funziona? Sì, ma con qualche riserva

La peer review lascia un'impronta nella scienza. Le riviste scientifiche, con i loro sì e con i loro no determinano le sorti delle ricerche che vengono loro sottoposte ogni giorno, filtrano quello che dominerà il panorama scientifico e di cui parleranno i giornali nei mesi e forse negli anni successivi, e condannano all'oblio i frutti di altre ricerche. Perché non tutto può essere pubblicato, o meglio, non tutto può venire pubblicato nelle pagine delle maggiori riviste di scienza del mondo.

La ricerca non è un limone. Smettetela di spremerla

Il Consiglio Europeo dello scorso 18 dicembre ha chiesto l’istituzione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nell’ambito del Gruppo BEI (Banca europea per gli investimenti) con l’obiettivo di mobilitare 315 miliardi di euro di nuovi investimenti “per la crescita” nel triennio compreso tra il 2015 e il 2017.
Il Consiglio ha accettato il piano del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che ha almeno due punti deboli.

I precari a vita dell’università

Giovedì scorso, 4 dicembre, è stata presentata a Roma, nell’ambito di un’iniziativa della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, un’indagine sul lavoro precario nelle università italiane.
I precari nelle università sono lavoratori molto qualificati (hanno la laurea e spesso un PhD, molti hanno superato valutazioni e concorsi, tanti hanno lavori di prestigio su riviste scientifiche con peer review internazionali), che svolgono un lavoro di formazione e di ricerca.

La Ricerca va a Scuola

Strapiena, colorata e molto giovane, così appariva lo scorso 12 novembre l'Aula conferenze dell'Area della Ricerca del Cnr di Milano, in cui si è svolto il primo incontro pubblico de La Ricerca va a Scuola, un percorso di formazione indirizzato al mondo dell'educazione, che porta in classe i temi di un progetto di ricerca, allo scopo di avviare un reciproco scambio tra i principali attori della produzione, rielaborazione e diffusione del sapere scientifico.

Un consigliere strategico per l'Europa

Pare proprio che Jean-Claude Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea, abbia deciso di chiudere l’ufficio del Chief Scientific Adviser (Csa), il consigliere scientifico capo. Così a fine gennaio prossimo la biologa molecolare scozzese Anne Glover non avrà più una posizione a Bruxelles. O, almeno, non una posizione all’altezza di quella occupata negli ultimi tre anni.

Idee per cambiare la gestione della ricerca italiana

Già da alcuni anni l’attività di gestione della ricerca scientifica e tecnologica ha preso alcune strade che probabilmente hanno fornito esempi di efficienza accanto a irrigidimenti che hanno alimentato sia lo sviluppo che la fossilizzazione di un ambiente di vitale importanza per la crescita del paese. Ma a questo punto, appoggiandosi alla buona letteratura già messa a disposizione da ottimi osservatori come Pietro Greco, Settimo Termini, Rino Falcone, Francesco Lenci e altri pensiamo sia possibile formulare un elenco di azioni conseguenti appropriate al momento storico e che molto spesso

Istruzione: l'Italia migliora ma l'Europa è lontana

Un mese fa sono stati assegnati i Premi Nobel e anche se quest'anno non abbiamo portato a casa nessuna medaglia, è altrettanto vero che l'Italia è al settimo posto nel mondo con 20 premi da quando il premio è stato istituito.  Nobel a parte, fra i 3.200 ricercatori più citati del mondo, 55 sono italiani.
Per non parlare per esempio di una realtà come quella del Cern di Ginevra, dove tra un tunnel e l'altro si parla parecchio l'italiano. Fabiola Gianotti è stata appena nominata, per esempio, Direttore generale del Cern.

La conoscenza scientifica per rilanciare l'economia

In che misura l’aumento esponenziale delle conoscenze scientifiche ha cambiato il DNA del mondo in cui viviamo e quali sono le importanti implicazioni che ne derivano? Questa domanda sta al cuore del breve (ma denso) saggio di Sergio Ferrari “Società ed economia della conoscenza” nel quale l’autore intende mettere a fuoco i processi che hanno portato a un sempre più fitto intreccio tra crescita delle conoscenze scientifiche e sviluppo economico e a una profonda trasformazione delle dinamiche che condizionano quest’ultimo.

L’Europa a quattro velocità

"Hanno scelto l’ignoranza", titola il manifesto appello che nove ricercatori europei, tra cui il nostro Francesco Sylos Labini (nostro nel senso sia di italiano che di collaboratore di Scienzainrete, oltre che fondatore e colonna di Roars) hanno pubblicato nei giorni scorsi anche su Nature, mettendo nero su bianco un’inquietudine che serpeggia nella comunità scientifica del Vecchio Continente.

Un modesto consiglio per l’Europa

Un modesto consiglio, non richiesto, a Matteo Renzi, nella sua doppia veste di Presidente di turno dell’Unione Europea e di Presidente del Consiglio italiano.
Caro Presidente, quando, a fine agosto, coordinerà la riunione dei capi di governo europei per scegliere i 28 prossimi commissari che a Bruxelles affiancheranno Jean-Claude Juncker, abbia uno sguardo lungo e faccia un pensierino alla casella relativa alla ricerca scientifica.

Perché un Senato delle competenze

Gentile Presidente, gentili colleghi, è la prima volta che parlo all’Assemblea e per arrivare all’argomento in discussione oggi io sento di dovervi spiegare il percorso, le ragioni e le modalita` con cui vorrei mettere le mie competenze e il mio ruolo a disposizione di quest’Aula e del Paese.
Probabilmente alcuni di voi conoscono la mia storia e sanno come è accaduto che mi sia trovata a essere qui con voi dopo una per me inaspettata nomina giunta lo scorso anno.

“Educate, Inspire, Connect”. La mia avventura a Lindau

Francesca Aredia, classe 1987, giovane ricercatrice. Non una ricercatrice qualunque. Francesca è una dei 9 giovani scienziati italiani selezionati per partecipare alla 64esima edizione del Lindau Nobel Laureate Meeting che si è tenuta sulle rive del Lago di Costanza dal 29 giugno al 4 luglio. Il Meeting ha selezionato 600 giovani promesse della ricerca provenienti da 80 diversi paesi e ha dato loro la possibilità di incontrare e interagire con 37 Premi Nobel.

Ricerca: la richiesta del Consiglio scientifico del Cnr

Nel luglio 1945, mentre la guerra si era appena conclusa in Europa ma continuava in Asia e nel Pacifico, Vannevar Bush – il consigliere scientifico del presidente  degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, da poco defunto – rendeva pubblico un rapporto, Science. The Endless Frontier, che è considerato l’atto inaugurale sia della moderna politica della scienza, sia della moderna economia fondata sulla conoscenza.

Il testo è breve, poche decine di pagine, ma molto denso e molto articolato. È possibile riassumerlo in quattro punti.

Enti di ricerca: Mettiamo più “R” nel MIUR

Affermazione paradossale e provocatoria, ma vera: il problema del riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) italiani non ha niente a che fare con gli EPR stessi. È piuttosto la questione del sistema italiano della ricerca che vogliamo e dobbiamo affrontare e riordinare, partendo dalle radici, non dalle foglie (o fiori o frutti) dell’albero, anche se questi ultimi sono i suoi prodotti visibili e apprezzabili, prodotti che vengono dal lavoro appassionato di migliaia di ricercatori che sono rimasti in Italia (nonostante tutto).

Il riordino degli Enti Pubblici di Ricerca

Il Consiglio dei Ministri di venerdì 13 giugno si è occupato di Pubblica Amministrazione, ma ha rimandato a data ancora da definire quel progetto di riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) di cui si parla da molto tempo.
Anche se la discussione, pur essendo di interesse generale, stenta a uscire fuori dall’ambito degli addetti ai lavori.

La fotonica in Italia: da PoliMi in direzione Horizon2020

La fotonica è una delle principali tecnologie individuate dalla Commissione Europea come chiave abilitante (KET, Key Enabling Technologies) per far fronte ad alcune delle più importanti sfide per migliorare la qualità di vita dei cittadini, per esempio nella progettazione di nuovi spazi urbani con le smart cities.

Scienza e Mezzogiorno: dal secondo dopoguerra a oggi

La fine della seconda guerra mondiale, che è il punto di partenza di questo contributo, segna un importante momento di mutamento nella ricerca e nei suoi rapporti con la politica, l’economia e la cultura. Il ruolo avuto dagli scienziati, mobilitati dagli Stati durante il conflitto, aveva fatto maturare nei governi la convinzione che la destinazione di risorse alla ricerca scientifica poteva dare ritorni importanti e questa convinzione fu alla base dell’imponente crescita degli investimenti pubblici in ricerca dopo la guerra.

Lo strano caso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale

Fra qualche mese saranno pubblicati i risultati della Abilitazione Scientifica Nazionale 2013.
Per avere la abilitazione, requisito per essere ammessi ai concorsi di professori di prima e seconda fascia, bisogna superare tre soglie stabilite dall’Anvur: numero di pubblicazioni, numero di citazioni e indice H o analogo.

CNR: il paradigma italiano della ricerca

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è il più grande ente di ricerca pubblico nazionale, ossia è la più importante organizzazione di ricerca del Paese.
Rappresenta il massimo sforzo di concentrazione che l’Italia esprime nello sviluppo di nuova conoscenza:
– per numero di personale (con i suoi circa 8.000 dipendenti e con oltre 4.000 unità in formazione o fattivamente operanti anche se in situazioni contrattuali instabili);
– per distribuzione sul territorio (il CNR è presente in tutte le regioni italiane, esclusa la Val d’Aosta);

I finanziamenti alla ricerca degli Enti pubblici

Il DEF, il Documento di economia e finanza che il governo è tenuto a presentare ogni anno al parlamento entro il 30 giugno, è ancora in bozze. È stato presentato dal Primo Ministro, Matteo Renzi, lo scorso 8 aprile, ma è ancora in fase di costruzione. Un capitolo importante di questo documento che, pur non avendo valore di legge, una volta approvato vincola il governo del paese e la spesa pubblica, riguarda l’università e la ricerca.

La mia avventura nella Abilitazione Scientifica Nazionale

Da pochi mesi sono stati pubblicati i risultati della Abilitazione Scientifica Nazionale 2012 che doveva selezionare su basi oggettive i ricercatori con i requisiti per insegnare nelle università pubbliche italiane come professori ordinari o come professori associati. Anche io ho partecipato, nel settore biomedico, alla “tornata 2012”.
Ho voluto fare un esperimento: esaminare la qualità della selezione operata dalle diverse commissioni di Biologia.

Un viaggio nella governance della ricerca europea

La ricerca europea è fondamentale per garantire la competitività futura delle nostre economie, come riconosciuto da tutti gli Stati membri al momento dell'adozione dell’obiettivo 3% del PIL da investire in ricerca e sviluppo. A tutt’oggi, però, gli investimenti in ricerca dei 28 paesi dell’Unione sono sotto il 2% del PIL e anche i finanziamenti pubblici non superano la media dello 0,7%.

I Parlamenti danno i numeri

In tempi di riforme costituzionali, e in particolare della profonda mutazione cui dovrebbe andare incontro il Senato, ci è sembrato interessante indagare i parlamenti dei paesi europei a noi più prossimi per vedere somiglianze e differenze. Da un lato, quindi, riportiamo i dati del percorso di studi dei parlamentari di Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna. Dall’altro - in tempi di polemiche su quote rosa e gerontocrazia - abbiamo analizzato anche il peso di uomini e donne nelle camere e la distribuzione per età.

Stefania Giannini, un'estremista della meritocrazia

Forse non tutti si sono ancora accorti che il ministro dell'istruzione e della ricerca Stefania Giannini rappresenterà una delle vere novità del governo Renzi. Novità che promettono di rivoluzionare il mondo dell'università e della ricerca, e non facili da digerire per molti. Come facciamo a saperlo? In occasione delle scorse elezioni di circa un anno fa il nuovo ministro della istruzione e ricerca Stefania Giannini ha risposto su Scienzainrete alle 10 domande del Gruppo 2003 su merito, trasparenza, Agenzia unica per il finanziamento e altre "fisse" del Gruppo.

Splendori e miserie della scienza italiana

I ricercatori italiani fanno sempre di più, con sempre meno. O, se volete, continuano a celebrare con fichi sempre più secchi nozze di sempre maggiore successo. Tre recentissimi rapporti internazionali ci danno la misura di questa condizione paradossale in cui ormai verso la scienza italiana.
Il primo è il rapporto sulla “Consolidator Grant 2013 Call” con cui l’European Research Council (ERC) ha finanziato 312 progetti di ricerca scientifica, europei e non, sulla base unicamente del merito. La dotazione della Call era notevole: 575 milioni di euro.

La ricerca ai tempi della crisi

La ricerca, ai tempi della crisi. Secondo l’irlandese Patrick Cunningham, professore di genetica animale e già consigliere scientifico del governo di Dublino, occorre ripensarla. Rimodulandone le priorità. In un articolo pubblicato oggi, 24 ottobre, su Nature, Cunningham rileva che siamo nel pieno di una recessione economica. Che per uscirne occorre non diminuire, ma aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Soprattutto quelli pubblici.

Un appello: Italia a rischio default culturale

Lo spread culturale con la Corea è salito a 430 punti. Crollano gli investimenti: – 14% in cinque anni. Crolla l’occupazione dei giovani nelle fabbriche della conoscenza: – 17%. Aumentano le tasse: + 50%. Il deficit commerciale nell’alta tecnologia ha raggiunto punte dell’1% del PIL. Siamo già oltre l’orlo del burrone. Così il Paese si è giocato il futuro. Le colpe dei padri già ricadono sui figli.[1]

Economia e ricerca nella Società della Conoscenza

Da alcuni anni vengono evidenziate, in occasioni diverse, due questioni apparentemente tra loro divergenti. Il riferimento è da un lato alle affermazioni intorno allo stato dell’economia mondiale e, anche, di quella italiana, che traducono una valutazione a dir poco molto critica, e dall’altro alle indicazioni di ordine certamente più accademico e teorico, ma sempre in materia di sviluppo economico e sociale, del tutto differenti nella qualità e nelle prospettive che vengono avanzate e che sembrerebbero offrire uno scenario del tutt

Classifica ERC: giovani ricercatori in fuga

I nostri giovani, malgrado tutto e con crescente difficoltà, resistono. Ma l’Italia ha perso ogni residua capacità d’attrazione. Il responso della selezione 2013 della cosiddetta ERC junior, ovvero i grants appena assegnati dallo European Research Council ai giovani ricercatori dell’Unione e dei paesi associati non poteva essere più chiaro.

Vivere di cultura? Si può, ma soprattutto si deve

Vivere di cultura? Il mondo lo fa da sempre, e oggi più ieri. E’ questa l’ardita “provocazione” che Bruno Arpaia e Pietro Greco lanciano con il loro libro “La cultura si mangia!”: un ricco e complesso racconto traboccante di dati e riferimenti fattuali, che ci mostra come il motore dello sviluppo sia la cultura e non, come vorrebbero farci credere, la finanza.

La ricetta Lincoln per la ricerca italiana

Cento cinquant'anni fa precisi, il 22 aprile 1863, si tenne il primo meeting dell'Accademia Nazionale delle Scienze. L'anno prima, in piena guerra civile, il Presidente Lincoln aveva firmato il Morrill Act, un decreto che avrebbe proiettato l'America verso un futuro di prosperità. Quel decreto metteva le basi perché i giovani di talento potessero accedere all'educazione avanzata e promuoveva la ricerca nel campo delle scienze e della tecnologia.

Diamo un futuro alla ricerca scientifica italiana

Il tema della ricerca scientifica è assente dalla campagna elettorale che stiamo vivendo se non in termini rituali e generici. La ricerca scientifica italiana ha bisogno di un futuro migliore, fatto di investimenti strategici, di programmazione, di trasparenza e di incentivi al merito. Ma soprattutto l'Italia ha bisogno di ricerca scientifica produttiva e competitiva per uscire dal declino in cui l'attuale grave crisi economico-finanziaria la sta portando. Il nostro paese ha bisogno di nuovi posti di lavoro e di una economia che ritorni a crescere.

Più conoscenza per lo sviluppo: il bilancio di un convegno

L’incontro-dibattito organizzato da LEFT al Piccolo Eliseo di Roma il 12 febbraio scorso doveva essere un’occasione di incontro tra addetti al settore della ricerca e rappresentanti del mondo politico, per verificare sino a che punto e su quali questioni si poteva riscontare una convergenza o meno, sul che fare nell’ipotesi di un governo che dovesse trovare i partiti politici presenti all’incontro in una posizione di formale responsabilità.

Rimettiamo in moto la scuola

Si fa un gran parlare di giovani, di scuola e di università; ma poi, al momento di formulare provvedimenti concreti per un futuro (prossimo) governo, si ricade nei luoghi comuni e nelle lagnanze sulle risorse finanziarie disponibili. Invece, credo che si debba venire al sodo. Pertanto, dico subito che ho in mente tre azioni urgenti, che descrivo nel modo più crudo e diretto possibile.

I nostri politici e la ricerca (abbandonata)

Di quello che vorrebbe fare chi vincerà le elezioni per uscire dalla crisi si sente parlare molto poco. Di formazione dei giovani e ricerca poi non ne parla proprio nessuno. Ma aiutare la scienza è l’unico modo per tornare a crescere e lo è specialmente per noi senza materie prime e con un costo del lavoro così alto. Negli Stati Uniti la crisi economica è diventata un’opportunità per far avviare progetti che altrimenti non sarebbero mai partiti. E lo stesso si sta facendo in India, Vietnam, Brasile, Cina e persino in Egitto.

Un futuro per la ricerca: M.Chiara Carrozza e Marco Meloni

Maria Chiara Carrozza – Presidente del Forum Università e Ricerca del Partito Democratico, e Marco Meloni – responsabile Università e Ricerca PD, sono candidati alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche 2013. 

Questo è quello che i due rappresentanti del PD pensano del futuro della ricerca scientifica nel nostro Paese, in risposta al Gruppo 2003:

Il futuro della ricerca scientifica italiana: Ilaria Capua

Ilaria Capua, la strong lady della ricerca scientifica è entrata nel mondo politico. Sarà candidata infatti in Veneto per la lista "Con Monti per l'Italia". Con l’illustre virologa discutiamo alcuni dei dieci punti sulla politica della ricerca sottoposti dal Gruppo2003 a partiti e movimenti politici che si candidano alla guida del Paese.

Let's build a future for Italian research

The theme of scientific research has been totally neglected in the election campaign, which has paid no more than lip service to this issue. Italian scientific research needs a better future, made up of strategic investments, planning, transparency and merit-based incentives. Most of all, Italy needs a productive and competitive scientific research in order to put an end to the decline to which it is heading in the wake of the current severe economic and financial crisis. Our country needs new jobs and an economy that gets back to growth.

Ricerca e innovazione nel "Progetto Monti"

Come è noto il Progetto che il Presidente Monti ha affidato al paese per proseguire la sua opera parla anche di Scuola, Università, Ricerca, Cultura e di Rivitalizzare la vocazione industriale dell’Italia.

Prima di entrare nel merito e necessario riprendere testualmente questi messaggi:

Incominciamo intanto dal tema relativo alla “Ricerca e Innovazione”.

Primarie, una candidatura per università e ricerca

L'agenda Monti per l'università è un punto di riferimento. Dice esattamente cosa non bisogna fare in futuro. Dice anche quali danni dovrà recuperare il prossimo governo di centrosinistra. E soprattutto la portata della svolta che occorre imprimere alla politica della conoscenza nel nostro Paese. Per questo obiettivo ho deciso di presentarmi alle primarie dei parlamentari a Roma il 30 dicembre. Vorrei continuare la mia battaglia a favore dell'università e della ricerca, ma stavolta per contribuire ad ottenere risultati concreti col governo Bersani.

Un programma per il nuovo governo

Il prossimo febbraio, probabilmente il 24, andremo a votare. In queste ore si stanno formando le liste e gli schieramenti. Ma, al di là del problema finanziario e del rapporto con il resto dell’Europa, ancora non si intravede tra le varie liste e i vari schieramenti che si vanno formando un’idea davvero forte per il programma economico e sociale. Partecipare alle elezioni, ma per fare cosa? Ogni idea dovrebbe partire da un’analisi dei fatti. Fondata sulle grandi tendenze economiche e sociali. Ma anche su quello che “sentono” i cittadini.

Bioscienze in UE: eccellenze, giusti ritorni e coesione

Lettera aperta al Ministro della Ricerca Scientifica

Come quasi tutti i Paesi dell’UE l’Italia agonizza in una crisi economica superabile solo con una più equa distribuzione della ricchezza e soprattutto con una sua più efficiente produzione: a quest’ultima un forte contributo può arrivare dalle bioscienze, a patto che se ne ottimizzi il potenzialo innovativa e applicativo.

Rilancio della ricerca in Italia, da dove cominciare

Vogliamo insistere sulle considerazioni generali del nostro precedente appello, dato che molti di voi lo hanno letto e che i più coinvolti hanno anche sottoscritto. Ci sembra ora il momento di mettere a punto una riflessione su problemi molto concreti che nascono da un disagio che, negli anni, è andato via via lievitando per scarsa comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’ambiente della ricerca, oltre che per negligenza.

Rilanciamo il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia

La pubblicazione del documento di riforma generale del settore della ricerca, presentato dal ministro Profumo – e poi, comunque, ritirato – ha interrotto una riflessione avviata da un gruppo di “addetti ai lavori” che si poneva un obiettivo solo parzialmente analogo, nel senso che partiva da una considerazione della crisi generale del Paese, riconoscendo nei ritardi e nella marginalità del ruolo della ricerca e dell’innovazione in Italia un fattore negativo e importante del nostro declino economico, sociale e culturale.