Un miliardo di euro: così l'India punta sul biotech

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Un progetto imponente per  trasformare l'India in un riferimento a livello mondiale per la ricerca genomica. È notizia di questi giorni che il governo ha annunciato nel suo bilancio annuale la decisione di investire notevolmente sul Dipartimento di Scienza e Tecnologia, che ha ricevuto un finanziamento di 650 milioni di dollari (596 milioni di euro, un aumento del 17% sulla ripartizione dello scorso anno) e sul Dipartimento di Biotecnologie (DBT), finanziato invece per 247 milioni di euro, il 12% di incremento rispetto all'anno precedente. Il 12% di incremento dei finanziamenti ha riguardato anche il Dipartimento di Ricerca Sanitaria. Una virata decisa quindi verso il settore del biotech, dal momento che per contro il Dipartimento della ricerca spaziale ha visto un incremento degli investimenti inferiore al 2%. La National Biotechnology Development Strategy, che il Governo ha lanciato lo scorso dicembre, sembra prendere il via.

Un paese, L'India, già da decenni leader nel settore a livello mondiale, nonostante ancora oggi solo la metà della popolazione abbia accesso quotidianamente a servizi igienici, e l'aspettativa di vita media non superi i 57 anni. Due anime – il progresso biotecnologico sfrenato e le disuguaglianze di salute - che convivono l'una accanto all'altra come un ossimoro. 

L'India ospita già diversi istituti di ricerca genomica, ma il fulcro della strategia del governo è creare più di cinque centri, ciascuno dedicato a un campo diverso del settore biotech, tra cui la farmacologia, la biologia marina e la virologia. Senza dimenticare i Big Data, colonna portante nel campo della medicina di precisione.

Se queste cifre a noi sembrano elevate, per Krishnaswamy VijayRaghavan, segretario del dipartimento, sono solo la metà di quanto era stato predefinito, e secondo le previsioni gli investimenti dovrebbero ulteriormente salire al 25-30% annuo nei prossimi cinque anni, per attuare completamente la strategia di leadership indiana. Come dichiara ai microfoni di Nature, si definisce comunque fiducioso che la rimanente parte degli investimenti arriverà presto da altre fonti.

La strategia del dipartimento mira infatti a far letteralmente decollare i ricavi totali provenienti dal settore biotech in India fino a oltre dieci volte da quando l'industria tecnologica del paese ha iniziato a muovere i suoi primi passi, ormai due decenni or sono. L'obiettivo è arrivare a 100 miliardi di dollari entro il 2025. Rilanciare insomma l'economia replicando il boom del settore tecnologico che ha alimentato la crescita economica indiana per più di 20 anni. 

Il piano del governo mira inoltre a creare 150 organizzazioni per commercializzare le scoperte fatte nei laboratori di ricerca a finanziamento pubblico, insieme a 40 incubatori di imprese, che forniranno attrezzature e feedback alle nuove imprese, facilitando le opportunità di networking.

Non tutti però sono così entusiasti. “La strategia sembra schiacciante e promettente, ma servirebbe forse un focus più preciso” dichiara sempre a Nature Nalini Vemuri, vice-presidente per la ricerca e lo sviluppo presso l'azienda Gurgaon-based Lifecare Innovations. “La strategia del governo si estende su quattro grandi aree: tecnologie sanitarie, alimentazione e nutrizione, energia e istruzione, mentre servirebbe circoscrivere maggiormente gli ambiti di ricerca, per avere più successo in battaglie mirate, come la lotta contro la malaria e la tubercolosi, che rappresentano ancora enormi problemi di salute pubblica nel paese.”

Fontehttp://www.nature.com/news/india-s-budget-keeps-dream-of-genomics-hub-al...

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Il nuovo Report dell’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità “Healthy, prosperous lives for all: the European Health Equity Status Report” fa il punto sulle disuguaglianze di salute in Europa. In sintesi, il gap di salute fra ricchi e poveri si riduce meno dell’atteso. In termini di speranza di vita alla nascita, la differenza media è di 3,9 anni nelle donne (speranza di vita media 82 anni; intervallo: 78,1-86) e di 7,6 anni negli uomini (speranza di vita media 76,2 anni; intervallo: 3,4-15,5). L’Italia (e altri paesi come Grecia e Portogallo) ha i valori più alti di speranza di vita, segno che i fattori protettivi come dieta e coesione sociale riescono a contrastare i fattori di rischio e la presente stagnazione economica. Buona anche la performance dell’Italia nella sopravvivenza libera da malattie. Riconoscendo l’importanza di agire direttamente sui determinanti sociali della salute, l’OMS misura l’effetto di 8 politiche sulla riduzione delle differenze di salute fra classi sociali: (1) aumento di 1.000 dollari del PIL pro capite; (2) riduzione delle disuguaglianze di reddito; (3) riduzione del tasso di disoccupazione; (4) riduzione delle spese private per la salute; (5) aumento delle spese di protezione sociale; (6) aumento del finanziamento del sistema sanitario pubblico; (7) aumento della spesa pubblica in politiche del lavoro; (8) aumento della spesa pubblica nelle abitazioni e condizioni di vita. L’aumento del reddito pro capite è l’unico parametro a non avere effetto sulla disuguaglianze, mentre le politiche del lavoro e le condizioni di vita e abitative hanno l’effetto massimo.

Cronache della ricerca

Gli italiani si classificano terzi fra i vincitori degli starting grant dell’European Research Council, il bando più competitivo dell’Europa dedicato ai giovani ricercatori. Bene quindi per gli italiani (benché in discesa rispetto al bando 2018, dove si erano classificati secondi dietro la solita Germania). Male invece per l’Italia, che vede la maggior parte dei suoi ricercatori primeggiare in università e centri di ricerca all’estero.