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Comunicazione pubblica della scienza: è necessario un nuovo patto. Il messaggio del Simposio della FISV

La pandemia può diventare un’occasione per pensare a un nuovo patto sulla comunicazione della scienza che aumenti la confidenza dei cittadini con la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica e li coinvolga nei processi decisionali: questo il messaggio lanciato dal Simposio FISV del 28 aprile.

Crediti immagine: Markus Winkler/Unsplash

«Purtroppo non c’è oggi forma di ricerca che sia guidata dalla pura verità». Con questa nota del filosofo Massimo Cacciari si è aperto il Simposio FISV del 28 aprile Quale oggi per quale domani: il ruolo delle scienze della vita. Una considerazione che tiene conto della complessità delle dinamiche che concorrono a determinare le decisioni in materia di scienza e tecnologia.

Dov’è la prevenzione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

La missione 6 del PNRR è “Salute”: ma salta agli occhi la mancanza di qualunque riferimento alla prevenzione.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano è stato trasmesso il 30 aprile alla presidenza portoghese dell’Unione Europea. Il piano si apre con la considerazione che

La pandemia di Covid-19 è sopraggiunta in un momento storico in cui era già evidente e condivisa la necessità di adattare l’attuale modello economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale

Adattamento ai cambiamenti climatici: a che punto siamo?

L’Italia è al passo coi tempi sul piano dell’adattamento ai cambiamenti climatici? Lo abbiamo chiesto a Sergio Castellari, che ci ha riportato lo stato dell’arte, anche al livello europeo, in ambito di adattamento climatico, dalle importanti soluzioni “basate sulla natura” ai traguardi ancora da raggiungere.

Immagine: Pixabay.

L’Italia è tra i paesi europei più sottoposti al rischio climatico, trovandosi nel bacino del Mediterraneo; tuttavia, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, non è ancora al passo nel processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

La farmacovigilanza sui vaccini è essenziale per la nostra salute

Simonetta Pagliani ripercorre quanto sappiamo degli eventi avversi verificatisi dopo la somministrazione dei vaccini contro Covid-19: per comprendere e riconoscere l'eventuale nesso di causalità, la farmacovigilanza e la segnalazione di ciascuno di questi eventi sono fondamentali. Come riporta AIFA, “non tutti gli eventi avversi sono causati dai vaccini, ma tutte le informazioni contribuiscono a monitorarne la sicurezza".

Crediti immagine: Steven Cornfield/Unsplash

L'Italia, come il resto del mondo, è ancora in piena pandemia, ma nella popolazione generale la percezione del rischio si è spostata dalle manifestazioni della malattia alla sicurezza del vaccino. Lo rileva anche il terzo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19, relativo alle rilevazioni del periodo gennaio-marzo 2021.

Informatica e Covid-19: la reazione italiana

L'informatica ha avuto e ha un ruolo importante nella pandemia di Covid-19, per esempio nell'ambito della telemedicina e del contact tracing, nonché nel supporto ad altre scienze. Un gruppo di ricercatori del CINI ha organizzato un censimento dei progetti informatici nati in Italia. 

Crediti immagine: Mathew Schwartz/Unsplash

Le scienze e le tecnologie informatiche giocano un ruolo primario nella lotta contro Covid-19, direttamente, attraverso sistemi e servizi specifici (contact tracing, monitoraggio del rispetto delle norme di distanziamento sociale, telemedicina, didattica a distanza), o a supporto di altre scienze (diagnostica per immagini, epidemiologia e virologia computazionale). Per avere un’idea più precisa dell’importanza di questo fenomeno in Italia, nel maggio 2020, in coda alla prima ondata pandemica, abbiamo organizzato un censimento dei progetti informatici nati per fronteggiare la pandemia.

Clima e Covid-19: irraggiamento solare e temperatura i fattori più influenti

Sono stati pubblicati diversi studi che indagavano la relazione tra diffusione di SARS-CoV-2 e clima, ma i risultati sono discordanti. In un recente lavoro pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori hanno cercato di superare le limitazioni, concludendo che l'irraggiamento solare rappresenta il fattore climatico più influente nella diffusione del virus, seguito da temperatura, umidità, precipitazioni. Tuttavia, anche i fattori demografici svolgono un ruolo rilevante (così come altri fattori non direttamente valutati nello studio, come la severità e il rispetto delle misure di distanziamento sociale e l’intensità degli scambi commerciali), tanto da annullare l’effetto protettivo dei fattori climatici nei paesi con condizioni meteorologiche favorevoli.

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L’epidemia di Covid-19 ha sconvolto la vita delle persone, le dinamiche sociali e l’economia dei paesi. Per contenere la diffusione del virus, gli Stati sono stati costretti a prendere delle misure restrittive. Al fine di calibrare la risposta e ridurre l’impatto sulle libertà individuali, si è cercato di comprendere quali fossero i fattori determinanti la diffusione del SARS-CoV-2. Tra questi, uno importante sembrava essere la temperatura.

Esitazione vaccinale, ciò che la storia ci suggerisce di non fare

È ancora presto per capire quale potrebbe essere l’impatto dell’esitazione verso i vaccini anti-Covid sull’efficacia delle campagne, ed è difficile prevedere il grado di successo delle campagne di vaccinazione. Se si guarda alla storia dei secoli passati, a partire dalla pratica della variolazione, ci si rende conto che con l’avanzare della modernità i tratti che consentono una migliore efficienza sociale sul piano economico, politico o educativo espongono maggiormente, rispetto a contesti più vicini a quelli dell’adattamento evolutivo, a comportamenti dissonanti e in qualche misura autolesivi o apparentemente irrazionali. In questo senso, la storia può suggerire qualcosa su quello che non si dovrebbe fare.

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Un’inchiesta pubblicata dal New York Times qualche giorno fa sulla resistenza alle vaccinazioni anti-Covid nell’America rurale e radicalmente religiosa del Tennessee, conferma che il fenomeno dell’esitanza vaccinale è culturalmente complesso, ma in ogni caso ha una base emotiva e non dipende da ignoranza o stupidità.

Il furto della notte: l’inquinamento luminoso tra conseguenze e soluzioni

In Cieli neri. Come l’inquinamento luminoso ci sta rubando la notte, Irene Borgna racconta del viaggio che l’ha portata sotto i cieli più scuri d’Europa: un’occasione per riflettere sul problema, spesso sottostimato, dell’inquinamento luminoso, indagandone i danni che causa a noi e agli altri animali e le soluzioni per ridurlo. Dopo la lettura del libro, abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autrice.

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Non ha il cattivo odore dello smog e non ci disturba quanto il rumore del traffico: la maggior parte di noi non è probabilmente nemmeno consapevole dell’inquinamento luminoso e dei suoi danni, che pure non sono meno importanti di quelli di altre forme d’inquinamento. Proprio al problema dell’inquinamento luminoso è dedicato Cieli neri.

Il cervello predittivo. La tensione del conoscere tra incertezza e aspettativa

Il nostro cervello è così dedito alla gestione dell'incertezza che può essere considerato un organo predittivo. Più precisamente, il modello del paradigma predittivo suggerisce che la nostra conoscenza del mondo sia sempre guidata dal bilanciamento di due principi, uno di ordine economico, che spinge al contenimento del dispendio energetico, e uno di ordine evolutivo, vincolato alla necessità di apprendimento.

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L’incertezza, in generale, non piace agli esseri viventi, tanto meno agli umani che si sono adoperati per millenni a erigere mura di conoscenza contro i fantasmi dell’indeterminatezza. Oggi sappiamo che l’incertezza è decisamente sgradevole perché è l’ostacolo con cui i nostri sistemi cognitivi si scontrano quotidianamente.