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July 2021

La copertura mediatica dei chirotteri ai tempi di Covid-19

Uno studio ha indagato quanto la pandemia abbia influenzato la trattazione sui media e le ricerche internet sui pipistrelli, evidenziando una forte covarianza tra questi e Covid-19. L’attenzione dedicata ai chirotteri durante la pandemia, però, può rappresentare un rischio alla conservazione di questi animali, che pure svolgono un ruolo ecologico fondamentale.

Crediti immagine: Kelly Sikkema/Unsplash

La pandemia di Covid-19 ha portato con forza l’attenzione sul rapporto che abbiamo con gli animali: per esempio, ha riacceso il dibattito sull’importanza della gestione del territorio e le conseguenze per gli animali selvatici, ha fatto riflettere sul commercio di questi ultimi e i rischi che comporta, anche per quanto riguarda le specie domestiche, evidenziando i rischi connessi agli allevamenti. C’è un gruppo di animali che, in particolare, ha attirato l’interesse pubblico: si tratta dei chirotteri.

Pipistrelli più grossi e meno longevi a causa del riscaldamento globale

Uno studio di lungo termine dimostra che, in risposta al riscaldamento globale, il vespertilio di Bechstein, un chirottero europeo vulnerabile all'estinzione, sta aumentando di dimensioni, e questo comporta una minore sopravvivenza. Un esempio dei tanti modi in cui il cambiamento climatico può alterare gli adattamenti delle specie e influenzarne la sopravvivenza.

Nell'immagine: un vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii). Crediti: Gilles San Martin/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Che il riscaldamento globale comporti modifiche del clima, eventi estremi e alterazioni delle caratteristiche degli habitat, costringendo specie animali e vegetali a spostarsi, adattarsi o perire è cosa ormai risaputa. Meno risaputo ai più è però il fatto che i cambiamenti climatici in corso possano alterare la morfologia degli animali.

Rifiuti marini: quante e quali soluzioni?

La plastica rappresenta il rifiuto più comune che troviamo nei nostri mari, ma vi sono anche altri materiali, meno studiati, quali il vetro e il metallo, per citarne alcuni. Tutti questi materiali costituiscono il marine litter, la spazzatura marina. Chiara Gambardella racconta cosa si può fare per mettere un freno al continuo aumento di questi rifiuti in mare, facendo riferimento al lavoro "Global assessment of innovative solutions to tackle marine litter", da poco uscito su Nature Sustainability, di cui è coautrice.

Immagine: Pixabay.

Dagli anni 50 a oggi, la produzione di rifiuti e in particolare di plastica è aumentata esponenzialmente: si è passati da pochi milioni di tonnellate nel 1950 a più di 300 milioni di tonnellate negli ultimi anni. Attualmente circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti vengono riversati ogni anno nell’ambiente.

Comunità energetiche e cittadinanza attiva

Le comunità energetiche, una delle misure contenute nel pacchetto per l’energia pulita cui l’Europa si affida per raggiungere i suoi obiettivi a lungo termine, mirano a favorire la transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici di comunità costituite da cittadini e imprese locali, promuovendo al tempo stesso la diffusione di competenze, consapevolezza e accettazione delle tematiche energetiche sostenibili tra la popolazione. Ripercorriamo la normativa in materia e gli obiettivi delle comunità energetiche.

Crediti immagine: Pexels/Pixabay

La sfida della transizione energetica ha portato a rivedere il modello stesso di produzione e consumo della nostra società, che negli ultimi anni si è tradotto con una maggior attenzione verso il territorio e la decentralizzazione dei beni nelle aree extra-urbane. Un cambio di prospettiva, che attraverso un approccio bottom-up mette in atto azioni territoriali con un maggior coinvolgimento dei cittadini, unendo soluzioni tecnologiche di efficientamento energetico e decarbonizzazione a benefici socioeconomici significativi.

Diritti LGBTQ+ nel mondo scientifico: intervista ad Alfredo Carpineti

Immagine da pxfuel.

Qualche settimana fa, una delle nostre autrici ci ha chiesto di aggiungere al suo profilo i suoi pronomi di genere, “she/her”. Si tratta di Katinka Bellomo, ricercatrice del Politecnico di Torino, che ha scritto per noi un articolo su una recente ricerca che ha coordinato riguardo alle sorgenti dell’incertezza sulle previsioni del clima in Europa.

Vaccino ReiThera, cronaca di una scommessa perduta

Stefano Menna racconta la storia del vaccino ReiThera e degli ostacoli che ha incontrato durante il suo percorso, che non solo solo scientifici, ma anche organizzativi. Al rallentamento ha contribuito anche la forte concorrenza dei vaccini approvati prima, soprattutto quelli a mRNA, ma anche gli effetti di uno storico sottofinanziamento alla ricerca in Italia.

Immagine: Pixabay.

Doveva essere la risposta italiana alle multinazionali del farmaco. Era stato annunciato come la soluzione per garantire al paese indipendenza vaccinale, che ci avrebbe reso autonomi dalle consegne dall’estero, spesso in ritardo rispetto alla tabella di marcia fissata dalla Commissione Europea. Con una capacità produttiva di quasi 10 milioni di dosi al mese, da settembre avrebbe dovuto garantire 100 milioni di dosi in un anno.

Primo elenco di indicatori nazionali d’impatto dei cambiamenti climatici: il rapporto SNPA

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale ha elaborato 50 indicatori nazionali e regionali per misurare l'impatto dei cambiamenti climatici sul territorio nazionale, alcuni dei quali necessitano di dati non ancora disponibili. Inoltre, per agevolare l'utilizzo di indicatori di questo tipo, sono stati individuate dodici buone pratiche sul territorio nazionale e non solo.

Immagine: Pixabay.

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) ha da poco pubblicato e presentato il primo Rapporto sugli indicatori di impatto dei cambiamenti climatici in Italia. Nel rapporto vengono per la prima volta elaborati degli indicatori che cercano di quantificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali e umani, tra cui la salute, l’economia e le infrastrutture.

Per essere sostenibile l'agricoltura deve essere di precisione

Il DDL 988, approvato dal Senato e ora in attesa di approvazione alla Camera, assegna ruoli e futuri finanziamenti all'agricoltura biodinamica, i cui benefici per la collettività non sono supportati da evidenze scientifiche. In una recente pubblicazione della European Court of Auditors si legge che sebbene oltre un quarto di tutta la spesa agricola dell'UE nel periodo 2014-2020 sia stata destinata a misure per contrastare il cambiamento climatico, le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall'agricoltura non sono comunque diminuite dal 2010. Questo è accaduto perché sono state finanziate attività a basso potenziale di mitigazione del clima senza incentivare invece pratiche di provata efficacia scientifica, come i metodi dell’agricoltura di precisione. Il potenziale di questi metodi è elevato e si fonda su solide basi scientifiche. Su quali basi possiamo invece affermare che i metodi biodinamici siano più sostenibili di altri? Non dovremmo, forse, procedere con i dovuti approfondimenti scientifici per garantire obiettività, imparzialità e impersonalità, in modo che le decisioni non vengano influenzate dai sentimenti personali, dalla scala di valori e dalle credenze o peggio ancora da conflitti d’interesse? Gli studi sulla maggiore sostenibilità dell'agricoltura di precisione sono pubblici e i legislatori dovrebbero utilizzarli per costruire una legge sull’agricoltura che abbia a cuore l’ambiente, le aziende e i consumatori.

Nell'immagine il monitoraggio di piante di avocado. Credit: Wikimedia Commons. Licenza: Public Domain.

In queste ultime settimane ho seguito con attenzione e crescente preoccupazione gli esiti del DDL 998 sull’agricoltura biologica e biodinamica approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, con tutto il dibattito che ne è seguito. A mio avviso, il messaggio pubblico che passa è che il biodinamico, pur rientrando nella grande famiglia del biologico e avendo potenzialmente gli stessi effetti del biologico, richiede in ogni caso una propria specificazione e dignità.

Mi chiamo Bill e vi dico io come salvare il Pianeta

In Clima, come evitare il disastro (La nave di Teseo, 2021), Bill Gates offre una mappa di come imbarcarci nella lotta alla crisi climatica: la recensione di Luca Carra.
L’articolo, in forma leggermente ridotta, è stato pubblicato da L’Indice, numero di luglio 2021.

Crediti immagine: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

Se un miliardario si occupa di clima serpeggia il sospetto che lo stia facendo per chissà quali reconditi motivi. Il fatto poi che il suddetto miliardario sostenga società impegnate nello sviluppo di nuove soluzioni verdi trasforma il sospetto in condanna. Rimane il fatto che Clima, come evitare il disastro (La nave di Teseo, 2021) sia un libro ben argomentato e altrettanto ben scritto.