Osservatorio sull'università

L’Università del Sud alla deriva

I giornali lo presentano come l’anno della svolta. Dopo dieci anni di flessione costante (- 20%), le iscrizioni all’università dei giovani italiani tornano ad aumentare (+3,2%). Il dato è parziale. Intanto perché non sono ufficiali e vidimati, ma riguardano solo 70 atenei, tra pubblici e privati, che hanno risposto alla domanda del quotidiano La Repubblica. Ma anche a prenderlo per buono, più che di una svolta saremmo di fronte a una timida ripresina. E poi perché, anche così, nasconde molte ombre.

OCSE: troppa dieta uccide l'università

I rapporti dell’OECD, così come quelli di grandi organismi internazionali, questo hanno di buono: si riferiscono a un passato abbastanza recente da essere significativo per il presente, ma abbastanza lontano da essere fuori dalla polemica politica contingente. È questo il caso anche di Education at a glance 2015, l’ultimo rapporto dell’OECD, appunto, sul sistema educativo dei 40 paesi dell’organizzazione.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

Perché un Premio sulla ricerca e l’innovazione responsabile

La prima edizione del premio European Foundations Award per la Ricerca e l’Innovazione Responsabile (ERRAFI), lanciata da 5 fondazioni europee lo scorso 15 settembre che ha fissato il termine per le application per il 7 dicembre, si può considerare già ora un successo, con quasi 30 progetti inviati alla giuria, molti dei quali italiani.
Il tema non è semplice: la Ricerca e Innovazione Responsabile (RRI) praticata dai ricercatori.

Diritto allo studio: ancora troppe borse “virtuali"

Nell'anno accademico 2013-14, l'ultimo di cui possediamo i dati, sono stati oltre 46mila gli studenti universitari italiani dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma che non l'hanno ricevuta, che non sono cioè fra i cosiddetti “beneficiari”. In media, su 10 studenti considerati idonei, i borsisti effettivi sono solo 7. E le cose vanno sempre peggio: negli anni della crisi il numero di studenti idonei per una borsa di studio a livello universitario è scesa del 4,16%, e il numero dei borsisti addirittura del 9,17%.

I giovani, la formazione e il futuro dell’Italia

Quello dei giovani è il nodo di gran lunga principale che l’università italiana deve sciogliere. E quello dei giovani nell’università italiana è il nodo principale che il paese deve sbrogliare.
Il nodo dei giovani nell’università italiano è uno e trino. Riguarda infatti gli studenti, che stanno rinunciando in massa a quella che viene chiamata “tertiary education”: la formazione di terzo livello.

Europa: è ora di puntare sulla scienza

Agli inizi del secolo scorso in ogni paese nascevano i Consigli Nazionale di Ricerca per favorire, anche attraverso lo sviluppo di nuova conoscenza e di tecnologie avanzate in campo militare, la difesa dei territori, ma, anche, per creare una ben più ampia comunità scientifica che potesse collaborare a una crescita complessiva della società e a un miglioramento delle condizioni di vita.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

L’Europa: il Robin Hood al contrario della conoscenza

L’Europa della conoscenza è sempre più frammentata. E i suoi 28 diversi frammenti invece che a convergere tendono a divergere. Il grande progetto di Antonio Ruberti – creare un’Area Europea della Ricerca – non si sta realizzando.
E nell’Unione anche la rete dell’alta formazione non solo non viene ulteriormente ordita, ma si sta sfilacciando, arrotolandosi intorno a un numero sempre più piccolo di grossi nodi.

La ricerca non è un limone. Smettetela di spremerla

Il Consiglio Europeo dello scorso 18 dicembre ha chiesto l’istituzione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nell’ambito del Gruppo BEI (Banca europea per gli investimenti) con l’obiettivo di mobilitare 315 miliardi di euro di nuovi investimenti “per la crescita” nel triennio compreso tra il 2015 e il 2017.
Il Consiglio ha accettato il piano del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che ha almeno due punti deboli.

I precari a vita dell’università

Giovedì scorso, 4 dicembre, è stata presentata a Roma, nell’ambito di un’iniziativa della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, un’indagine sul lavoro precario nelle università italiane.
I precari nelle università sono lavoratori molto qualificati (hanno la laurea e spesso un PhD, molti hanno superato valutazioni e concorsi, tanti hanno lavori di prestigio su riviste scientifiche con peer review internazionali), che svolgono un lavoro di formazione e di ricerca.

La scienza in Europa. Un viaggio tra passato e futuro

Con il primo volume del trittico che Pietro Greco (La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo, L’Asino d’Oro) sta dedicando alla scienza e all’Europa, ovvero, più in generale, alla relazione scienza-società nel corso della storia, si inaugura felicemente anche in Italia il filone pubblicistico in cui alta divulgazione scientifica e rigorosa saggistica si fondono senza mai confondersi.

Un consigliere strategico per l'Europa

Pare proprio che Jean-Claude Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea, abbia deciso di chiudere l’ufficio del Chief Scientific Adviser (Csa), il consigliere scientifico capo. Così a fine gennaio prossimo la biologa molecolare scozzese Anne Glover non avrà più una posizione a Bruxelles. O, almeno, non una posizione all’altezza di quella occupata negli ultimi tre anni.

Quei fiori sulle macerie del muro di Berlino

Il crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ha aperto un varco tra mondi fino ad allora incomunicanti: tra l’Est e l’Ovest del pianeta. Tra il blocco sovietico e il blocco occidentale. Tra le democrazie liberali a economia di mercato e le cosiddette “democrazie popolari” (in realtà insopportabili dittature) a economia centralmente pianificata.
E, anche, tra la grande comunità scientifica dei paesi liberi e la comunità scientifica dei paesi comunisti.

Idee per cambiare la gestione della ricerca italiana

Già da alcuni anni l’attività di gestione della ricerca scientifica e tecnologica ha preso alcune strade che probabilmente hanno fornito esempi di efficienza accanto a irrigidimenti che hanno alimentato sia lo sviluppo che la fossilizzazione di un ambiente di vitale importanza per la crescita del paese. Ma a questo punto, appoggiandosi alla buona letteratura già messa a disposizione da ottimi osservatori come Pietro Greco, Settimo Termini, Rino Falcone, Francesco Lenci e altri pensiamo sia possibile formulare un elenco di azioni conseguenti appropriate al momento storico e che molto spesso

Istruzione: l'Italia migliora ma l'Europa è lontana

Un mese fa sono stati assegnati i Premi Nobel e anche se quest'anno non abbiamo portato a casa nessuna medaglia, è altrettanto vero che l'Italia è al settimo posto nel mondo con 20 premi da quando il premio è stato istituito.  Nobel a parte, fra i 3.200 ricercatori più citati del mondo, 55 sono italiani.
Per non parlare per esempio di una realtà come quella del Cern di Ginevra, dove tra un tunnel e l'altro si parla parecchio l'italiano. Fabiola Gianotti è stata appena nominata, per esempio, Direttore generale del Cern.

Verso un vaccino universale contro l’influenza

Come ogni anno, con il sopraggiungere della stagione invernale, saremo esposti ai virus influenzali che causeranno problemi di salute e significative perdite economiche per aziende pubbliche e private. In una piccola, ma non trascurabile percentuale, ci saranno complicazioni e, potenzialmente, anche un aumento della mortalità tra neonati e anziani causati dagli stessi virus.

L’Europa a quattro velocità

"Hanno scelto l’ignoranza", titola il manifesto appello che nove ricercatori europei, tra cui il nostro Francesco Sylos Labini (nostro nel senso sia di italiano che di collaboratore di Scienzainrete, oltre che fondatore e colonna di Roars) hanno pubblicato nei giorni scorsi anche su Nature, mettendo nero su bianco un’inquietudine che serpeggia nella comunità scientifica del Vecchio Continente.

Ammissione a medicina: i rischi della proposta del Governo

Per quel che si può capire dalle dichiarazioni apparse sui giornali, il governo intende consentire l’accesso libero al primo anno di studi nelle scuole di medicina e rimandare alla fine del primo anno la selezione di coloro che potranno proseguire gli studi, basandola sui crediti acquisiti durante il primo anno (presumibilmente, media dei voti e numero di esami superati).

La primavera della scienza ottomana

Le scale sono di marmo e lungo i corridoi, ampi e luminosi, che portano all’ufficio del rettore si aprono le porte delle aule pulite e attrezzate, piene ma non affollate di studenti, maschi e femmine, di diversi paesi.
Benvenuti nella moderna università Doküz Eylul. Una delle cinque – due pubbliche, tre private – che vanta Izmir, terza città della Turchia più nota in occidente con l’antico nome di Smirne.

Perché un Senato delle competenze

Gentile Presidente, gentili colleghi, è la prima volta che parlo all’Assemblea e per arrivare all’argomento in discussione oggi io sento di dovervi spiegare il percorso, le ragioni e le modalita` con cui vorrei mettere le mie competenze e il mio ruolo a disposizione di quest’Aula e del Paese.
Probabilmente alcuni di voi conoscono la mia storia e sanno come è accaduto che mi sia trovata a essere qui con voi dopo una per me inaspettata nomina giunta lo scorso anno.

“Educate, Inspire, Connect”. La mia avventura a Lindau

Francesca Aredia, classe 1987, giovane ricercatrice. Non una ricercatrice qualunque. Francesca è una dei 9 giovani scienziati italiani selezionati per partecipare alla 64esima edizione del Lindau Nobel Laureate Meeting che si è tenuta sulle rive del Lago di Costanza dal 29 giugno al 4 luglio. Il Meeting ha selezionato 600 giovani promesse della ricerca provenienti da 80 diversi paesi e ha dato loro la possibilità di incontrare e interagire con 37 Premi Nobel.

Enti di ricerca: Mettiamo più “R” nel MIUR

Affermazione paradossale e provocatoria, ma vera: il problema del riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) italiani non ha niente a che fare con gli EPR stessi. È piuttosto la questione del sistema italiano della ricerca che vogliamo e dobbiamo affrontare e riordinare, partendo dalle radici, non dalle foglie (o fiori o frutti) dell’albero, anche se questi ultimi sono i suoi prodotti visibili e apprezzabili, prodotti che vengono dal lavoro appassionato di migliaia di ricercatori che sono rimasti in Italia (nonostante tutto).

Lo strano caso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale

Fra qualche mese saranno pubblicati i risultati della Abilitazione Scientifica Nazionale 2013.
Per avere la abilitazione, requisito per essere ammessi ai concorsi di professori di prima e seconda fascia, bisogna superare tre soglie stabilite dall’Anvur: numero di pubblicazioni, numero di citazioni e indice H o analogo.

I finanziamenti alla ricerca degli Enti pubblici

Il DEF, il Documento di economia e finanza che il governo è tenuto a presentare ogni anno al parlamento entro il 30 giugno, è ancora in bozze. È stato presentato dal Primo Ministro, Matteo Renzi, lo scorso 8 aprile, ma è ancora in fase di costruzione. Un capitolo importante di questo documento che, pur non avendo valore di legge, una volta approvato vincola il governo del paese e la spesa pubblica, riguarda l’università e la ricerca.

La mia avventura nella Abilitazione Scientifica Nazionale

Da pochi mesi sono stati pubblicati i risultati della Abilitazione Scientifica Nazionale 2012 che doveva selezionare su basi oggettive i ricercatori con i requisiti per insegnare nelle università pubbliche italiane come professori ordinari o come professori associati. Anche io ho partecipato, nel settore biomedico, alla “tornata 2012”.
Ho voluto fare un esperimento: esaminare la qualità della selezione operata dalle diverse commissioni di Biologia.

Un viaggio nella governance della ricerca europea

La ricerca europea è fondamentale per garantire la competitività futura delle nostre economie, come riconosciuto da tutti gli Stati membri al momento dell'adozione dell’obiettivo 3% del PIL da investire in ricerca e sviluppo. A tutt’oggi, però, gli investimenti in ricerca dei 28 paesi dell’Unione sono sotto il 2% del PIL e anche i finanziamenti pubblici non superano la media dello 0,7%.

Insegnare in inglese può aiutare la cultura italiana

I corsi di Laurea in lingua inglese rappresentano un valore o una minaccia per la cultura italiana? Il tema ha suscitato accese polemiche con riflessi giudiziari (ad esempio il ricorso del Politecnico di Milano contro la decisione del TAR che vieta l’insegnamento esclusivo in inglese). Tuttavia, una cosa è indubbia: i corsi di Laurea internazionali, se altamente qualificati, consentono di attrarre dall’estero i migliori cervelli, che rappresentano l’oro (grigio!) di questo millennio.

Un fiore di scienza nel deserto

Jean-Lou Chameau ha lasciato il suo posto di presidente del California Institute of Technology di Pasadena, per diventare il nuovo direttore del King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) in Arabia Saudita. Chameau che ha guidato il Caltech dal 2006, ha sempre cercato di promuovere la ricerca multidisciplinare e l’alta formazione nel campus americano. Grazie al suo operato è riuscito nel corso degli anni ha raccogliere circa 1 miliardo di dollari in finanziamenti.

Rimettiamo in moto la scuola

Si fa un gran parlare di giovani, di scuola e di università; ma poi, al momento di formulare provvedimenti concreti per un futuro (prossimo) governo, si ricade nei luoghi comuni e nelle lagnanze sulle risorse finanziarie disponibili. Invece, credo che si debba venire al sodo. Pertanto, dico subito che ho in mente tre azioni urgenti, che descrivo nel modo più crudo e diretto possibile.

La laurea conviene, ma pochi lo sanno

Il superamento dell’attuale crisi economica e il rilancio del Paese impone un’attenzione particolare rispetto il tema della formazione e dell’orientamento dei giovani verso gli studi post-diploma. Diverse indagini hanno evidenziato nel tempo la scarsa efficacia delle azioni di orientamento dei neo-diplomati rispetto la scelta del corso di laurea, sia di quelle condotte dagli atenei sia di quelle prodotte in ambito scolastico.

I medici di domani

Il numero degli iscritti agli esami d'ammissione alle facoltà di medicina quest'anno ha superato ogni record. Lo scorso 11 aprile, a Roma, quasi novemila giovani, per la maggior parte donne (5.215 vs. 3029 maschi), hanno partecipato ai test scritti per l'ingresso all'Università Cattolica. La loro straordinaria affluenza ha addirittura mandato in tilt il traffico della capitale. Se le statistiche non mentono, si tratta di un trend inarrestabile.

Quanto conviene un dottorato

Da qualche settimana nel nostro Paese sono terminati i concorsi per il nuovo ciclo dei dottorati di ricerca. Riuscire a conseguire un dottorato ha sempre rappresentato l’opportunità  di poter entrare nell’elitè accademica, in un sondaggio della rivista Nature  effettuato lo scorso anno però è stato evidenziato come i titolari di un dottorato di ricerca sono sempre meno soddisfatti del proprio lavoro rispetto a quelli senza il medesimo titolo di studio. Sempre su Nature è stato pubblicato, utilizzando dati OCSE, un studio sui dottorati nelle aree scientifiche.

L’Italia che non fa notizia e non vince nemmeno i concorsi

C’è un’Italia che lavora, e lavora bene. Un’Italia di studenti che si sono laureati in corso con il massimo dei voti, con i sacrifici di genitori che l’università, loro, non l’avevano neppure potuta frequentare. I migliori studenti hanno scelto di rimanere in università e hanno frequentato un dottorato di ricerca, e poi qualcuno si è specializzato all’estero per poi tornare,e altri sono rimasti nello stesso dipartimento per anni, e anni, dietro l’illusione di un concorso da ricercatore che non è arrivato mai. E che con la nuova legge Gelmini 240/2010 non arriverà mai.

Alcuni chiarimenti sulla "modesta proposta" sull'università

Siamo grati a Francesca Coin per aver accettato il nostro invito a evitare preclusioni pregiudiziali e a entrare nel merito della nostra proposta, discutendone i dettagli e valutandone con attenzione le argomentazioni.(Per leggere l’articolo citato, apparso su www.roars.it, clicca sul seguente link).

Istruzione italiana sotto la media europea

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato come ogni anno Education at a Glance, il rapporto in cui vengono forniti i dati relativi alle risorse umane e finanziarie investite nel settore dell’istruzione. Nei 37 paesi presi in esame, il 27% degli adulti ha un livello d’istruzione primaria o secondaria inferiore, il 44% ha un'istruzione secondaria superiore e il 30% una qualificazione terziaria.

Rilanciamo le università con prestiti agli studenti

Questo saggio propone l’introduzione in Italia di prestiti condizionati al reddito futuro dei laureati e ne valuta la sostenibilità finanziaria (per leggere l'articolo integrale clicca qui). L’intento della proposta è duplice: (i) aumentare la capacità di scelta degli studenti meritevoli, facilitando in particolare l’investimento in istruzione terziaria di quelli meno abbienti, altrimenti inibiti dall’incertezza di quell’investimento; (ii)

Perché l'ANVUR non convince

Le nostre istituzioni pubbliche ci hanno ormai abituato alla presentazione di plurime versioni di documenti relativi ad atti che richiederebbero, prima di essere resi pubblici, attenta ponderazione. Emblematica in questo senso è stata la manovra finanziaria estiva, presentata in diverse versioni, una peggio dell’altra, prima di essere approvata.

Crisi: ripartire dalla formazione per uscirne

Tempi duri per i profeti nostrani che, solo qualche mese fa, commentavano il tracollo della vicina Grecia con distacco: la crisi finanziaria- si diceva allora- non toccherà il nostro Paese. Il trend negativo di Piazza Affari ci ha ricordato, invece, che nessuno è immune dalla bancarotta; se non avessimo preso sul serio i segnali che provenivano dalla Borsa avremmo fatto presto compagnia a Portogallo, Islanda e Grecia. La maxi manovra da 76 miliardi di euro, approvata in tempi record, è solo cronaca di quest’ultimi giorni.

La ricerca italiana non sta tanto male nel mondo

Col suo recente rapporto Knowledge, networks and nations. Global scientific collaboration in the 21st  century, la Royal Society di Londra ci mostra quanto sia cambiato il “modo di lavorare degli scienziati” negli ultimi anni e quanto sia spiccato il processo di internazionalizzazione della loro attività. È un rapporto che riguarda, letteralmente, il mondo della ricerca e la sua recente evoluzione.

Dalle facoltà ai dipartimenti

Il 29 luglio scade il termine concesso dalla legge Gelmini alle università per elaborare il nuovo Statuto. Alcune sedi, come Genova e Roma, avevano modificato lo statuto ancor prima dell'approvazione della legge; altre, come Bologna, hanno un progetto organico e un target preciso; altre, invece, procedono a piccoli passi, emendando, articolo per articolo, il vecchio statuto, senza un faro, ma alla luce di una lanterna, ma non per cercare l'Uomo, come Diogene, ma per trovare il modo per mantenere lo status quo e conservare piccoli poteri personali e rendite di posizione.

Tasse universitarie: risposta a Sylos

Tra le affermazioni di Francesco Sylos Labini nel suo ultimo intervento, la più sorprendente è quella in cui mi domanda "Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?" Questa sua domanda richiede una risposta, in attesa che altri vogliano intervenire in questo dibattito per non limitarlo ad uno sterile scambio bilaterale.

"Quale indagine mostrerebbe che i ricchi vanno all’università più dei poveri?"

Tasse per un'università più equa: risposta a Sylos Labini

Ringrazio Francesco Sylos Labini per i suoi commenti stimolanti, anche se critici, al mio tentativo di quadrare il cerchio: ossia di trovare una strada per rifinanziare gli atenei in un modo che sia equo per i meno abbienti, responsabilizzi i singoli e le istituzioni per evitare sprechi di risorse e sia sostenibile nel lungo periodo entro i margini ristretti dei nostri conti pubblici.

Proposta equa per migliorare l'università

Gli atenei italiani sono strangolati dai tagli ai finanziamenti abbinati all'impossibilità di ridurre posti di lavoro intoccabili indipendentemente dalla performance dei singoli. Le retribuzioni sono uguali per tutti, a parità di anzianità, e i migliori se ne vanno, se già non sono all'estero, lasciando qui chi si accontenta spesso per mancanza di alternative. Si potrebbero liberare risorse rilevanti tagliando chirurgicamente i molti sprechi e le rendite parassitarie che pullulano nelle nostre università ma questo richiede tempo.

Tasse più alte per studi migliori

Un gruppo di parlamentari (primo firmatario Pietro Ichino, più altri senatori PD, UDC e FLI) il 20 maggio hanno presentato un'interrogazione al governo invitandolo a contrastare la grave crisi organizzativa e  finanziaria che affligge le università seguendo l'esempio britannico sull'aumento delle tasse universitarie. A fine 2010 i Parlamento inglese ha approvato molto rapidamente una legge che consente alle università di aumentare le tasse annuali fino a un massimo di 9.000 sterline.

ANVUR, se ci sei batti un colpo

L’Osservatorio Università del Gruppo 2003 ha posto 10 domande ai sette membri dell'ANVUR, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca che sta per iniziare la sua attività operativa e la sua attività di programmazione. Pensiamo che l’ANVUR abbia un compito fondamentale nel portare il merito al centro del nostro sistema dell’alta educazione e della ricerca.

Università e società: qualche cifra

L’università è, finalmente, al centro di un dibattito pubblico sempre più esteso. Se ne parla sui media. Intervengono nella discussione politici, sociologi, economisti.

Se ne parla in termini quantitativi. E ci si chiede: gli atenei sono troppi o troppo pochi? I giovani laureati sono troppi o troppo pochi? E lo stato investe troppo o troppo poco nell’università?

La vera riforma per il Gruppo 2003

Nel 2005, quando si discuteva nel Parlamento la cosiddetta legge Moratti sull’Università, il Gruppo 2003 fu invitato a esprimere la sua opinione sul disegno di legge nel contesto di un’audizione presso la Commissione competente del Senato della Repubblica. Come presidente pro-tempore del Gruppo, presentai ai senatori le nostre proposte su come avrebbe dovuto essere la riforma: proposte basate su tre abolizioni e nove corollari esplicativi. E’ inutile dire che nessuna delle nostre proposte è stata recepita nella legge che fu successivamente approvata.

Il consiglio dell'ANVUR: buon inizio ma tanta strada da fare

L’attivazione dell’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR), istituita con un percorso bipartisan, costituisce uno snodo essenziale in un percorso di rinnovamento necessario e auspicabile. In particolare per chi ha sempre pensato che la valutazione e la premialità, ossia la distribuzione cioè di risorse sulla base dei risultati della valutazione, costituiscano l’elemento cruciale capace di innescare un circuito virtuoso di rinnovamento del sistema di ricerca del Paese (www.gruppo2003.it).

La riforma non è ideale, ma è una occasione da non sprecare

L’intervento di Sylos Labini sulla “riforma da rottamare” richiama dati importanti e valutazioni condivisibili (per esempio lo stipendio dei ricercatori), ma anche errori o mancanze fattuali cruciali per la formulazione del giudizio globale (“da rottamare”). Mi soffermo su alcuni punti specifici in particolare sul tema valutazione-premialità-ricerca:

Università. Una riforma benvenuta

La scorsa estate, il DDL della riforma universitaria è passato in Senato, ed è ora al vaglio della Camera dei Deputati. Di questa riforma, necessaria, si è tanto discusso, ma ad oggi l’aspetto che ha avuto maggiore visibilità e senza dubbio clamore è quello relativo al pensionamento dei professori. Tuttavia, non è questo il cuore della riforma, né di essa l’aspetto più rilevante.

La scure non è una buona politica della ricerca

Ancora una volta si ripete la triste storia dei tagli alla ricerca e alle sue strutture: dovendo il Governo – di fronte a circostanze eccezionali – ridurre la spesa pubblica, la scure del Tesoro minaccia tagli orizzontali che forse penalizzano meno il rapporto complessivo con l’elettorato e sono facili da realizzare, ma stupiscono soprattutto per la mancanza di criteri di scelta espliciti e oggettivi.

Alcune note sul progetto Gelmini di riforma dell'università

Per capire da un lato lo spirito e dall’altro i limiti dell’attuale progetto governativo di riforma dell’Università (ddl Gelmini), è necessario superare un vizio storico del dibattito politico e accademico italiano: quello del provincialismo. Negli ultimi 30 anni, tutti i sistemi universitari dell’Europa continentale si sono trovati esposti a problemi simili e a sfide largamente comuni, a cui governi di qualunque colore hanno fornito risposte analoghe, anche se con modalità e con gradi di efficacia differenti.

Il concorso? Meglio abolito che riformato

E’ senz’altro l’ottimismo della volontà che spinge il ministro Gelmini a cercare di riformare i concorsi universitari. La ragione, con il suo sempre più giustificato pessimismo, dovrebbe piuttosto portare ad abolirli. Sappiamo dei tanti concorsi «truccati» e delle assunzioni di parenti, amici e portaborse nelle Università italiane. E’ quindi comprensibile che ci si ponga il problema di rendere abusi e scorrettezze difficili se non impossibili, a salvaguardia dei molti che, forti solo del loro merito, ambiscono a entrare nei percorsi di carriera accademica e di ricerca. Sfugge tuttavia al legislatore, nonostante una pluriennale esperienza, che dettar norme al fine di rendere «oggettiva» la valutazione dei candidati di un concorso è un modo di servire le Università inevitabilmente perdente. L’interrogativo è quindi, ancora una volta, «che fare?».