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Home » Scienza e società » Università

Dalle facoltà ai dipartimenti

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Università

Il 29 luglio scade il termine concesso dalla legge Gelmini alle università per elaborare il nuovo Statuto. Alcune sedi, come Genova e Roma, avevano modificato lo statuto ancor prima dell'approvazione della legge; altre, come Bologna, hanno un progetto organico e un target preciso; altre, invece, procedono a piccoli passi, emendando, articolo per articolo, il vecchio statuto, senza un faro, ma alla luce di una lanterna, ma non per cercare l'Uomo, come Diogene, ma per trovare il modo per mantenere lo status quo e conservare piccoli poteri personali e rendite di posizione. Quanto all'Università di Cagliari, l'unica certezza è che non si trova nella situazione di Genova o Roma.
Una delle innovazioni della legge Gelmini è quella di aver tolto alle Facoltà, trasferendole ai Dipartimenti, alcune funzioni didattiche fondamentali, come il compito di fornire i docenti necessari alla copertura degli insegnamenti dei vari corsi di laurea, la gestione dei dottorati di ricerca e dei master, e infine il reclutamento di nuovi docenti e ricercatori.
L'attribuzione ai Dipartimenti, sede tradizionale della ricerca, di funzioni finalizzate all'attività didattica, pone la ricerca stessa a garanzia della qualità dell'insegnamento e del reclutamento, innescando così un processo virtuoso che tende a migliorare sia la ricerca che la didattica.
Svuotate così di potere decisionale, le facoltà dovrebbero diventare, secondo la legge, semplici scuole, strutture di raccordo tra dipartimenti e corsi di laurea con compiti puramente amministrativi e di coordinamento.
Ma, ci si chiede, può un vero rinnovamento avvenire per mano di quegli stessi che potrebbero subirne le conseguenze negative? Potranno i presidi di Facoltà, per esempio, resistere alla tentazione di far rivivere le Facoltà sotto mentite spoglie (le scuole, per esempio), prevedendo la presenza di loro rappresentanti nel Senato accademico e attribuendo loro funzioni che la legge riserva ai Dipartimenti, come il reclutamento di nuovi docenti? Questa soluzione non è prevista dalla legge ma tra gli accademici esistono fini giuristi che non avrebbero difficoltà ad ammantare di legalità soluzioni sostanzialmente illegali e suscettibili di ricorso. Fortunatamente i destini dell'università non sono solo nelle mani dei suoi organismi rappresentativi, ma dipendono anche dai criteri secondo i quali i docenti si aggregheranno nei dipartimenti, e dall'efficenza dell'Agenzia per la valutazione (Anvur). In base allo spirito della nuova legge i dipartimenti più forti saranno quelli nei quali confluiranno i docenti che appartengono alle stesse discipline e aree scientifiche, e che saranno capaci di produrre ricerca ad alto livello.
Le Università che si doteranno di statuti che non favoriranno questo processo virtuoso non avranno accesso alla premialità e saranno inevitabilmente costrette a darsi statuti adeguati se vorranno sopravvivere. Se questo è il traguardo da raggiungere, non sarebbe meglio cercare di raggiungerlo subito, cogliendo gli aspetti sostanziali della legge, invece di far passare una generazione?

Pubblicato su Unione Sarda

24 giugno, 2011 da Gaetano Di Chiara


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#1 Responsabilità diverse per ricerca e didattica

ritratto di Renzino l'Europeo
25 giugno, 2011 - 15:44 da Renzino l'Europeo
Sulla mistificazione relativa all'"abolizione" delle Facoltà, consiglio lo studio comparativo di G. Capano ed M. Regini http://old.fondazionecrui.it/fondazionecrui/pubblicazione_tra_didattica_e_ricerca.pdf. Si veda anche il Seminario della CRUI sull'argomento http://240inpratica.net/assetti-organizzativi/. La didattica, per sua natura, deve poter essere organizzata "da un punto di vista superiore" rispetto ai Dipartimenti, dovendo fare riscorso ad una pluralità di risorse scientifiche per organizzare l'offerta formativa (a beneficio dello studente e dell'interesse pubblico in gioco, si intende). Beninteso, non è d'aiuto neanche il criterio "numerologico" in base alla quale si stanno costituendo i "nuovi" Dipartimenti. Sembra che ci sia una congiura per espellere i giudizi di merito e di qualità dalla materia organizzativa, e consegnare le Università a presunte "semplificazioni" e "razionalizzazioni".
  • rispondi

#2 Le cose penso stiano diversamente

ritratto di Marcella
26 giugno, 2011 - 08:08 da Marcella (non verificato)
Il termine ultimo vero per il completamento dei nuovi statuti non è il 29 luglio, ma il 29 ottobre, in virtù di una proroga di 3 mesi concessa dal MIUR. Inoltre, a me sembra che varie università non vogliano stravolgere i vecchi statuti perchè la legge emanata a fine dicembre tratta i singoli temi con molta generalità; su molti aspetti tutti attendono gli ulteriori decreti attuativi. Ciò ha causato un vuoto soprattutto in merito ai nuovi concorsi che chissà quando potranno avviarsi (se pervenissero i fondi FFO). Ho quasi l'impressione che un manovratore occulto avesse architettato tutto ciò per complicare le cose anzichè semplificarle e avviare una fase nuova.
  • rispondi

#3 le cose stanno come al solito

ritratto di Pardo
30 giugno, 2011 - 16:53 da Pardo (non verificato)
qui gatto-pardo ci cova
  • rispondi

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