Uno studio sostiene che la nascita delle stelle più massicce possa avvenire anche in ambienti poco affollati, dunque al di fuori di quei grandi ammassi stellari che per altri astronomi sarebbero i vivai più gettonati.
Agli alti investimenti, in risorse economiche e umane, nell’alta educazione la Corea accompagna alti investimenti nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Secondo i dati più recenti pubblicati dal R&D Magazine quest’anno la Corea ha investito in ricerca e sviluppo (R&S) 42,9 miliardi di dollari: il che la colloca al quinto posto assoluto nel mondo. Sopra la Francia e sopra la Gran Bretagna.
Le cronache di questi giorni ce
ne parlano come di un paese impegnato intorno al 48° parallelo in un confronto
militare tanto pericoloso quanto anacronistico, l’ultimo della guerra fredda.
Da sessant’anni la Corea del Sud è formalmente in stato di belligeranza con
l’altra Corea, quella del Nord. Ma in tutti questi anni Seul ha accettato e
vinto anche un’altra sfida, entrare da protagonista assoluta nell’economia
della conoscenza.
E’ da più di dieci anni che se ne parla: individuare le malattie genetiche e cromosomiche del nascituro senza ricorrere ad amniocentesi e biopsia dei villi coriali, ma utilizzando il DNA del feto che passa nel circolo materno. A ipotizzare questa modalità di diagnosi prenatale fu infatti nel 1997 il gruppo di Dennis Lo, dell’Università di Hong Kong, che individuò per la prima volta la presenza di materiale genetico di origine fetale nel sangue di una donna in gravidanza. La sua quantità tuttavia sembrava insufficiente a rendere attendibili i test da allora messi a punto.
Collocata nei giorni scorsi nelle
profondità dei ghiacci del Polo Sud l'ultima serie di sensori
dell'IceCube Neutrino Observatory, il più grande rilevatore di
neutrini mai realizzato.