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Classifica mondiale delle Università: quali indicatori?

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Il 15 agosto è uscita la classifica ARWU (Academic Ranking of World Universities) delle prime mille Università al mondo. Gli indicatori utilizzati sono essenzialmente basati sul numero di premi Nobel e medaglie Fields e di pubblicazioni scientifiche su Science e Nature o indicizzate nel Web of Science. Un'idea di massima, ma auspicabilmente integrabile con variabili socioeconomiche.

Immagine: Pixabay License.

Ogni anno ARWU pubblica la classifica delle mille università migliori al mondo; dal 2003 dal Center for World-Class Universities (CWCU), dalla Graduate School of Education della Shanghai Jiao Tong University e dal 2009 dalla ShanghaiRanking Consultancy. All’inizio le classifiche riguardavano solo poche materie, come matematica, fisica, chimica, informatica ed economia, successivamente sono aumentate in numero anche grazie a indicatori più oggettivi. Sarebbe infatti più corretto parlare di confronti tra materie e tra università, piuttosto che di classifiche gerarchiche.

Mappa dei contagi negli stati del continente europeo

Aumenta progressivamente in Italia il numero dei nuovi casi positivi al coronavirus denominati “di ritorno”. Si tratta di persone che vivono nel nostro paese e si sono recate all’estero dove sono state infettate prima del ritorno in Italia. Alcune delle persone infettate erano all’estero in vacanza, ma c’è la possibilità di essere contagiati anche per persone straniere che lavorano in Italia e si sono recate nei loro paesi di origine per una visita alle loro famiglie.

“Contagiati non vuol dire malati”? La lezione del virus dell’AIDS

Cosa possiamo imparare dalla conoscenza accumulata sull'infezione da HIV che possa essere utile per affrontare meglio la sfida di SARS-CoV-2? E che lezione possiamo trarre da un virus  che alcuni consideravano un fattore d'innesco (ma non la causa) della malattia - una posizione assimilabile all'espressione usata in questi giorni, "contagiati non vuol dire malati"?

Crediti immagine: Medico foto creata da freepik - it.freepik.com

Erroneamente si parla spesso di “intelligenza del virus” o “strategia del virus” per descriverne le caratteristiche peculiari di trasmissione, patogenesi ed evoluzione in seguito all’accumulo di mutazioni che, tra altre proprietà, ne favoriscono la sfuggita al controllo del sistema immunitario o di farmaci antivirali. In realtà, i virus non sono dotati di “intelligenza”, ma sono il frutto di una selezione biologica che ne definisce le proprietà peculiari.

Il lato nascosto della pandemia: le disuguaglianze sociali

Pubblichiamo in italiano, per gentile concessione dell'autrice, l'articolo originale "Health inequalities in a time of pandemic: do we really care?", pubblicato su Notes from the research frontier, del 16 maggio 2020 (traduzione di Jacopo Mengarelli).

Occuparsi delle disuguaglianze sociali è diventato un mantra in molti paesi. Agenzie internazionali come l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno unità ed esperti che si occupano dei determinanti sociali della salute e dell'equità. Eppure, nel considerare la pandemia di Covid-19  i fattori sociali e strutturali che influiscono sulla salute sono rimasti in secondo piano.

La cura dell’arte

“L'arte della medicina” è il titolo di un editoriale recentemente pubblicato sul Lancet e firmato da un gruppo di autori che fanno parte del progetto Theater of War for Frontline Medical Providers, che propone una serie di letture delle tragedie di Sofocle a comunità militari e civili dell’area di New York. A chi si chiedesse cos’abbiano da spartire gli americani con il teatro greco creato 400 anni prima della nascita di Cristo, la risposta è “l’umanità”: usando la lente rovesciata della distanza, gli autori ellenici hanno trasposto nella mitologia le sofferenze della loro società, vessata dalle guerre e dalle pestilenze, così che i loro concittadini potessero oggettivarle ed elaborarle. Una magia psichica che funziona ancora in quest'epoca di pandemia.

Crediti immagine: Persone foto creata da freepik - it.freepik.com

Da mesi, molte piazze italiane assistono alle manifestazioni dei lavoratori dello spettacolo impazienti per la ripresa delle loro attività; ovviamente, la prima preoccupazione è per il mancato sostentamento delle famiglie di chi è impiegato nel mondo del cinema e del teatro, ma non meno importante è l’aspetto culturale della rinuncia forzata a queste due entità della vita sociale.

In difesa degli orsi del sole

Cacciati per il commercio illegale di denti, artigli e soprattutto della cistifellea che è un importante farmaco secondo la medicina tradizionale cinese, e minacciati dalla deforestazione, gli orsi malesi rischiano l’estinzione. Si sa pochissimo di questi animali, oggetto di poche indagini scientifiche, ma i rischi sono in aumento, anche perché la loro bile è stata suggerita come rimedio al Covid-19. Una ricerca italiana in Myanmar ha contribuito alla conoscenza e alla tutela di questo orso.

Crediti immagine: istituto Oikos

Di rimedi al Covid-19 in questi mesi ne abbiamo sentiti di tutti i tipi, dalla vitamina C al bicarbonato, passando per la candeggina consigliata da Trump. In Cina, per esempio, la commissione nazionale per la salute ha indicato come possibile cura un farmaco tradizionale, chiamato Tan Re Qing, che ha tra i suoi principali componenti la bile di orso.

Rileggiamo la storia della pandemia con lenti One Health

L’articolo è uscito su The Nation del 14 luglio: https://www.thenation.com/article/society/pandemic-definition-covid/ e ripubblicato su Scienzainrete per gentile concessione della rivista. Scelto e tradotto da Davide Lovisolo.

Nell’estate del 1832, un flagello misterioso proveniente dall’Asia incombeva sulla città di New York, dopo aver devastato Londra, Parigi e Montreal. I medici avevano raccolto dati che dimostravano che la misteriosa malattia – il colera – si stava propagando lungo il canale Erie, inaugurato da poco, e il fiume Hudson, puntando dritto su New York; ma gli amministratori della città non cercarono di regolare il traffico che scendeva lungo le vie d’acqua.

Immunità crociata con altri coronavirus e fenomeni immunopatologici

La bassa percentuale di individui nella popolazione che ha sviluppato i sintomi di Covid-19 può essere spiegata da cross-immunità con altri coronavirus. Questo fenomeno si basa sull'immunità cellulare. L'immunità umorale (anticorpo-mediata), invece, può essere in parte responsabile di alcuni fenomeni patologici. Questi due diversi fenomeni immunologici potrebbero spiegare da un lato la bassa prevalenza dei bambini tra i malati e dall'altro l'alta letalità negli anziani.

Crediti immagine: Daniel Roberts/Pixabay

Molte domande riguardanti la progressione di Covid-19 dalla comparsa del virus SARS-CoV-2 rimangono senza risposta, forse perché la storia epidemica in atto non è stata sufficientemente esaminata alla luce delle conoscenze acquisite dall'epidemia di SARS del 2003-2004 e dalla biologia dei coronavirus comuni (Freymuth 2009, Groneberg 2004).

Umanesimo dell’altro bit: intervista a Luciano Floridi

Più Lèvinas, meno Heidegger, potrebbe dire Luciano Floridi, intervistato da Cristian Fuschetto. Dopo le rivoluzioni culturali di Copernico, Darwin e Freud, quella di Alan Turing ha privato l'uomo della sua presunta unicità di elaboratore di informazioni, capacità propria sia degli altri animali che delle macchine. Internet ha probabilmente generato molti egomaniaci, ma ci ricorda anche quanto siano importanti le relazioni tra l'io e l'altro.

Immagine: Pixabay License

Internet ha generato un esercito di egomaniaci, dice Jia Tolentino, giovanissima e talentuosa columnist del New Yorker, che in Trick Mirror spiega come l’abitudine a decifrare l’altro da quello che cinguetta su Twitter, posta su Facebook, balla su TikTok o da quello che ascolta su Spotify, alla fine conduca a guardare anche noi stessi attraverso la lente di quello che postiamo, twittiamo, condividiamo, in una narrazione digitale mai interrotta dall’entropia del reale. La rete è diventata il luogo per eccellenza di espressione del sé.