Confrontare e scegliere i modelli per orientarsi nell'epidemia
Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade, i saggi ciò che si avvicina (Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7)
Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade, i saggi ciò che si avvicina (Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7)

Secondo Heidegger è la parola che procura l’essere alle cose. Ma cosa accade quando sempre più cose ci appaiono attraverso uno schermo? L’implosione della socialità dettata dalla pandemia è il trionfo dell’infosfera. Nell'immagine, particolare di "Niente da vedere Niente da nascondere", di Alighiero Boetti, 1989.
“Dove non c’è linguaggio non c’è alcuna apertura dell’ente. Il linguaggio nominando l’ente per la prima volta lo fa accedere alla parola e all’apparire”. Se questo rigo e mezzo non vi ha indotto alla resa, conviene andare oltre e riconoscere a Martin Heidegger, probabilmente il più reazionario, antiscientista e influente tra i filosofi del ‘900, il merito di aver colto un aspetto della vita che può darci un grande aiuto a capire il nostro rapporto con la tecnologia.

Il Giappone è stato uno dei primi paesi al di fuori della Cina a essere stato colpito da SARS-CoV-2; ha una densità abitativa oltre doppia rispetto a New York City e una popolazione con prevalenza di ultra sessantacinquenni. Nonostante questo, e nonostante abbia imposto meno blocchi rispetto ai paesi occidentali, è stata tra le nazioni meno colpite da Covid-19. Le ragioni non sono note, ma in quest'articolo Simonetta Pagliani ripercorre le ipotesi che sono state proposte.
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Casi per milioni di abitanti nelle prefetture del Giappone (12 maggio).
Il 3 gennaio 2020, un cittadino cinese di trent'anni, di ritorno in Giappone da Wuhan con febbre, è stato ricoverato e scoperto positivo al virus SARS-CoV-2. Sono seguiti altri casi alla spicciolata e il Giappone ha cominciato a temere per le Olimpiadi, in calendario a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto, che avrebbero richiamato milioni di persone, tra atleti, tecnici e spettatori.

Un recente editoriale del New England Journal of Medicine invita i medici a sorvegliare sui possibili errori cognitivi cui li espone la massiccia esposizione a informazioni in arrivo da fonti di varia affidabilità, come è avvenuto nel caso dell'allarme lanciato a marzo sulla potenziale pericolosità delle terapie antipertensive con ACE inibitori e sartani.
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Durante la Grande depressione, Franklin D. Roosvelt ammoniva: “Assumi un metodo e perseguilo. Se fallisce, ammettilo con franchezza e provane un altro. Ma, in ogni modo, tenta qualcosa”.
Se Stefano Nespor, avvocato e giornalista esperto di diritto dell’ambiente, stesse scrivendo ora il suo saggio “La scoperta dell’ambiente – Una rivoluzione culturale” (pubblicato da Laterza in piena pandemia), aggiungerebbe una parte dedicata all’epidemia in corso. I virus e le loro epidemie e pandemie periodiche sono una dimensione dell’ambiente (e un motore dell’evoluzione) di cui cominciamo solo ora a comprendere l’importanza, e a cui rispondiamo con reazioni che incidono profondamente sull’ambiente globale.


Un articolo da poco pubblicato su Nature dimostra che le aree a coltivazione estensiva e differenziata ospitano un numero di specie di uccelli paragonabile agli ambienti forestali. Al contrario, nelle monocolture intensive si ha un dimezzamento della ricchezza specifica. Per un futuro sostenibile la scienza ci consiglia di recuperare elementi dell’agricoltura tradizionale.
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Il riscaldamento globale e la pandemia di COVID-19 ci indicano che l’attuale sovrasfruttamento delle risorse naturali non solo depaupera la natura, ma è un’arma a doppio taglio che ci si rivolta contro. Le conseguenze sono ormai note: siamo di fronte a quella che viene definita la sesta estinzione di massa, con numerose specie animali in costante declino numerico, fino all’estinzione.
Nella conferenza stampa del 25 aprile il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha messo in relazione le misure adottate per la cosiddetta Fase 2 con scenari molto preoccupanti contenuti in un documento “riservato” in possesso del Governo.
E ora tocca a loro. Sui servizi di medicina territoriale grava il peso di questa “fase due”. Perché se è vero che adesso la cosa più importante diventa il contact tracing - ovvero individuare precocemente la persona sintomatica, testarla, rintracciare le persone con cui è stata a contatto, possibilmente fare il test anche a loro e poi applicare le misure di quarantena – chi può svolgere questo compito se non i medici di medicina generale e i servizi di sanità pubblica e di epidemiologia delle varie regioni?

Secondo una nuova indagine Doxa, a marzo e ad aprile i contagi di Covid-19 sono stati largamente superiori rispetto a quelli ufficialmente registrati.
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Un'indagine Doxa, rappresentativa della popolazione italiana e condotta sul territorio nazionale dal 3 al 7 aprile, sui sintomi correlati a Covid-1,9 ha confermato che il 14% hanno riportato sintomi di tipo Covid-19 nel periodo 13 marzo-7 aprile. Questa proporzione è scesa all’8% in una terza indagine condotta dall’1 al 4 maggio e riferita la periodo 10 aprile-4 maggio. In Lombardia, la proporzione è scesa dal 25% a marzo al 13% nella seconda metà di aprile.
Era l’inizio dello scorso mese di febbraio, precisamente il 7. A Firenze il movimento di Slow Medicine teneva il quinto congresso nazionale. Nella sospensione temporale dei giorni che stiamo vivendo sembra un evento sfocato. E lontano nel tempo; invece era ieri. Il congresso costituiva un’occasione per fare un bilancio sul radicamento di questa proposta di medicina nella realtà italiana: su ciò che questa etichetta mostra; e anche su ciò che rischia di nascondere. E un’occasione per avanzare proposte in armonia con i valori che il movimento ha scelto di abbracciare.