Open Access

Citizen science: la scienza di tutti

Nel mondo ci sono milioni di individui, la maggior parte non formata come scienziati che però si impegnano in progetti di categorizzazione, raccolta, analisi e trascrizione di dati scientifici. Appassionati di scienza scendono in campo per contribuire alla ricerca scientifica, formando quella che può essere definitiva una scienza dei cittadini: citizen science. Sarà questo uno dei temi affrotati nella giornata di studi su "Scienza aperta.

La legge italiana sull'Open Access

L’editoria scientifica si è tenuta a lungo lontana dalle logiche commerciali. A partire dal secondo dopoguerra, con l’esplosione della big science il panorama è rapidamente mutato. Nel tempo il mercato delle pubblicazioni scientifiche è diventato assai rilevante. Il sistema convenzionale dell’editoria scientifica (riviste, monografie, atti di convegno ecc.) si basa su due principi:
a. applicazione del diritto d’autore con forti restrizioni all’accesso e all’uso della pubblicazione;

La voce dei ricercatori. Un’indagine in campo ambientale

La condivisione dei dati rappresenta per molti un dilemma o perfino un enigma: il dilemma di disporre di una notevole quantità di dati acquisiti da strumentazioni sofisticate e la necessità di selezionarli, elaborarli e magari confrontarli con altri provenienti da fonti e/o settori disciplinari diversi al fine di acquisire nuove conoscenze; l’enigma che, a partire da un’incerta definizione di dato, deve essere sciolto analizzando scopi e processi di acquisizione, metodi scientifici e obiettivi da raggiungere ma anche modalità di elaborazione e conservazione proprie di specifici settori scie

E’ veramente “malata” la ricerca biomedica?

Un recente numero dell’Economist ha dedicato alla ricerca scientifica la copertina, dove figurava la scritta “How science goes wrong”, e un lungo articolo: ‘Trouble at the lab. Scientists like to think of science as self-correcting. To an alarming degree, it is not’; . Leggendolo, ci si rende conto che in realtà non si parla di ricerca scientifica in generale ma di ricerca biomedica, a parte un fugace cenno a “lavori” di psicologia cognitiva che anche a dire di uno dei padri (D.

Scientific data sharing: ricerca e open science, un workshop

Lo sviluppo di modelli e strumenti per una maggiore e più efficace condivisione dei dati rappresenta attualmente uno degli obiettivi prioritari per il mondo della ricerca. Mettere in comune dati e conoscenze non può che essere un fattore di progresso e un elemento in grado di favorire pratiche scientifiche più rigorose e trasparenti. E non solo! Tutti, dai singoli cittadini alle istituzioni, possono beneficiare dei vantaggi offerti da questa rivoluzione.

A fronte di vantaggi e potenzialità, alcuni importanti interrogativi devono, tuttavia, trovare una risposta:

Scientific data sharing: Research and open science workshop

The development of models and tools for greater and more effective data sharing is currently one of the main objectives of researchers. The pooling of data and knowledge will certainly foster progress and help promote more rigorous and and transparent scientific practices. And not only that! Everyone, from individual citizens to institutions, can benefit from the advantages offered by this revolution.

Despite these advantages and potential developments, there are, however, some important yet unanswered questions

Open Access da Berlino a Roma

Open access. Libertà di accesso all’informazione scientifica. A chiederle e a proporre un “piano d’azione” per ottenerle sono stati i dirigenti di 70 organizzazioni di ricerca di tutto il mondo, oltre che di scienziati autorevoli, di manager della ricerca e di politici della ricerca nel corso dell’Annual Global Meeting del Global Research Council che si è tenuto a Berlino dal 27 al 30 maggio scorso.

I risparmi dell'open access

La comunità scientifica produce e offre gli articoli originali. La comunità scientifica ne assicura la peer review, l’analisi critica e anonima a opera di esperti, colleghi degli autori. La comunità scientifica, infine, acquista le riviste. È una vera assurdità – sostiene l’americano Michael Eisen – che la comunità scientifica faccia tutto e poi siano solo altri a guadagnarci. Gli altri sono gli editori delle 25.000 riviste scientifiche riconosciute nel sistema metrico internazionale.

"Opening Science to Society": educare alla condivisione

La rivoluzione digitale ha trasformato radicalmente i processi di produzione e diffusione dei risultati scientifici. Società scientifiche, comitati editoriali delle riviste ed enti di finanziamento sembrano oramai consapevoli del fatto che una condivisione robusta ed efficace dei dati sia indispensabile per sfruttare appieno le nuove acquisizioni, ottimizzare l’uso delle risorse e contribuire ad una scienza rigorosa e riproducibile. Sembrerebbe, quindi, che il processo sia ormai ben avviato e basti semplicemente attendere che il tempo produca i risultati attesi.

Fatti per giocare

L’accelerazione tecnologica nella quale siamo immersi sta modificando radicalmente il nostro modo di (co)costruire conoscenze, di cercare informazioni, di apprendere, di partecipare e di agire nel mondo e contestualmente sta cambiando il funzionamento delle nostre menti. Oggi, i ragazzi seduti sui banchi di scuola fanno parte di quella generazione che Prensky, in un suo articolo del 2001, ha definito la generazione dei nativi digitali.

E' possibile controllare le reti?

Quando il genere umano starà per estinguersi, una potente organizzazione potrebbe affrettarsi ad archiviare tutto quello che si sa di ciascun animale, persona e cosa che sia stata di passaggio sul nostro pianeta. Questo è il futuro immaginato da Italo Calvino nel racconto La memoria del mondo. Stupisce che oggi questo futuro non si allontani dal vissuto quotidiano di un numero sempre maggiore di persone impegnate ad annotare attimi e ricordi nel web, in una cronologia istantanea della propria esistenza.

Democrazia liquida

Democrazia liquida non è nulla di sfuggente, tutt’altro. E’ qualcosa di molto trasparente. E’ una nuova forma di democrazia creata grazie alla rete, ai tools e social media a essa collegati.

Rivoluzione Wikipedia

Quello di Wikipedia, enciclopedia libera, è oggi uno sei siti web più cliccati al mondo. Non solo dai giovani internauti, cresciuti a pane e web, ma anche da quelli della mia generazione (un po’ più datati), che fino a qualche decennio fa, seduti sul tappeto con il proprio mangiadischi, hanno avuto come unica opportunità quella di sfogliare i maestosi volumi della Treccani o dell’UTET ordinatamente posti in bella vista sulle mensole del mobile in salotto. 

Cyber censura

Una rete nata semplicemente per far comunicare tra loro dei computer, è diventata ormai lo strumento democratico per eccellenza. In occasione delle rivolte che hanno mobilitato e insanguinato il mondo arabo nel 2011, Internet ha assunto il ruolo di protagonista come mezzo di divulgazione, informazione, condivisione e conoscenza, diventando un veicolo di – e verso la - libertà.

La vita nel codice

La parola "software" è abbastanza comunemente associata a schermi pieni di caratteri, macchinari, sequenze incomprensibili ma quasi mai a concetti come la vita o l’ambiente. Eppure ciò sarebbe, probabilmente, più corretto , secondo il professor David Berry, recente autore del libro Life in Code and Software: Mediated life in a complex computational ecology. Perché il software è intorno a noi ed è parte dell’ambiente in cui viviamo, al pari dell’aria o dall’acqua.

Digitalizzazione del sistema giustizia

Le nuove tecnologie possono aumentare la velocità di celebrazione dei processi? La Ricerca italiana ci sta provando con due progetti: il primo, JUMAS (finanziato dall’Unione europea), già concluso e il secondo, e-JRM (MIUR PON Ricerca e competitività 2007-2013), in svolgimento.

Nasce la Libreria Digitale del Cnr

Il progetto ‘Science & technology digital library’, oggetto di un accordo siglato tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), si inserisce tra le iniziative dell’Agenda digitale italiana, che mirano a sfruttare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire innovazione, crescita e competitività, in linea con l’Agenda digitale europea (Strategia Eu 2020).

Il quarto paradigma

L’EBI, l’European Bioinformatics Institute, è un centro di ricerca dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) con sede presso il Wellcome Trust Genome Campus di Hinxton nei pressi di Cambridge, in Gran Bretagna. La sua mission è di fornire, in maniera rigorosamente gratuita, dati e più in generale servizi informatici all’intera comunità scientifica.

Open access, il nuovo paradigma

Paolo Rossi, lo storico delle idee scomparso a inizio d’anno, sosteneva che la scienza moderna è nata, nel Seicento, abbattendo un paradigma: il «paradigma della segretezza». Comunicando tutto a tutti. E consentendo a tutti di essere critici di tutti.

Il data sharing può favorire il progresso scientifico

Esiste ormai un ampio consenso  nella comunità scientifica sull’importanza  che la disponibilità integrale dei risultati della ricerca riveste ai fini della verifica di nuove ipotesi, del controllo di eventuali errori sperimentali, della validazione di nuovi strumenti d’analisi e della pianificazione di nuovi studi. In un solo concetto, per un più veloce progresso scientifico!