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Rapporto CMCC: Italia a rischio, serve agire subito

Tra il 2021 e il 2050 – secondo il recente rapporto del CMCC – la temperatura in Italia può aumentare tra 1°C e 5°C (a seconda dello scenario di riferimento), quindi più della media globale, costandoci fino all’8% di PIL nazionale per fine secolo in caso di inazione. Senza contare gli impatti sulla salute, soprattutto nelle città (in media 5-10°C più calde del normale), l’esacerbarsi delle disuguaglianze socioeconomiche e l’erosione delle risorse naturali. Ecco una sintesi del rapporto con intervista alla curatrice Donatella Spano.

Quanti campanelli d'allarme dobbiamo ancora sentire suonare? Possiamo anche far finta di niente, ma il nuovo rapporto del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” conferma che un solo filo lega tutte le piccole grandi catastrofi che interessano il nostro territorio: il clima che cambia e la nostra impreparazione a fronteggiarne gli impatti. 

Com'è cambiata l’epidemia tra agosto e settembre?

I 2.500 casi del 1° ottobre preoccupano ma non fanno ancora tendenza: importante quindi considerare ciò che è avvenuto ad agosto e settembre. Cesare Cislaghi analizza i dati di questi due mesi, quando l'epidemia ha nuovamente cominciato ad "allargarsi" anche con un'accelerazione importante, per poi rallentare la crescita a settembre. Il futuro è incerto, ma nel frattempo dobbiamo far di tutto per rafforzare il più possibile l’efficacia delle misure di contenimento.

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Il 1° ottobre sono stati diagnosticati 700 nuovi casi positivi in più rispetto a quelli di ieri l'altro, e così tanti non ce li si aspettava. Un singolo dato, però, preoccupa ma non fa ancora tendenza e comunque deve essere analizzato considerando anche quanto accaduto in precedenza, nei mesi di agosto e in settembre.

Firma anche tu il piano Amaldi per raddoppiare il budget della ricerca

Selfie del direttore di Scienza in rete Luca Carra con il fisico Ugo Amaldi.

Il sociologo della scienza Massimiano Bucchi ha ricordato sul Corriere della Sera che - a dispetto di quello che si crede - la scienza e gli scienziati godono del massimo di fiducia da parte dell’opinione pubblica, e che tale fiducia negli anni è cresciuta di 14 punti, fino all’attuale 82% (i giornalisti sono al 4%, i politici al 2%).

Antartide sopra i 2°C: punto di non ritorno?

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All’inizio del 2020 le temperature nell’Antartico hanno superato per la prima volta i 20°C e questa non è in alcun modo una buona notizia. Uno studio pubblicato su Nature stima che, restando sotto i 2°C di aumento della temperatura globale media per fine secolo, avremmo almeno circa 1.3 metri di mare in più. Se dovessimo superare i 2°C, si arriverebbe anche a 2.4 metri (per ogni grado in più).

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Un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d’acqua, se fonde, non contribuisce a far innalzare il livello del liquido. Questo è facilmente verificabile applicando le note leggi di Archimede. Allo stesso modo, non è il ghiaccio galleggiante, come gli iceberg, che determina l’aumento del livello del mare, ma, come sappiamo, i ghiacci continentali. L’Antartide ha un’estensione di circa 14 milioni di km2, un volume di quasi 27 milioni di km3 e detiene più della metà delle risorse di acqua dolce della Terra.

Sogni da “Recovery Fund”

Diversi documenti della Unione Europea sollecitano i governi a considerare come dalla crisi economica e sociale dovuta alla pandemia si possa uscire anche sfruttando le “opportunità” che la crisi ci ha fornito. Questo lo spirito del “Recovery Fund”, in gran parte “prestiti” da restituire con il supplemento della piccola “donazione”. L’utilizzo dei fondi implica cambiamenti sostanziali e una capacità di innovazione e di ritorno in termini di investimenti e di rilancio della economia; in caso contrario, si tratta di un nuovo debito che lasciamo ai giovani e alle generazioni future.

1,5 miliardi di euro per la "sanità ecologica"?

Il Recovery Fund ha ridato fiato alle speranze degli scienziati di vedere un aumento consistente delle risorse pubbliche dedicate alla ricerca. Il primo a muoversi è stato il fisico del CERN Ugo Amaldi, che ha proposto, fra le altre cose, di raddoppiare in cinque anni il budget pubblico della ricerca, portandolo dagli attuali 9 miliardi all’anno a 18-20 miliardi, quindi dallo 0,5 all’1% del PIL, avvicinandosi alla situazione tedesca.

Molecole di scrittura scientifica

Marco Taddia recensisce Scrivere di scienza, di Daniele Gouthier (Codice Edizioni, 2019): un libro sulla scrittura e sulla divulgazione ma anche, più in generale, sulla comunicazione scientifica - e quindi su come “informare, appassionare, convincere, diffondere una cultura”.

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Se volete scrivere di scienza per la vostra e altrui soddisfazione, prima di tutto dovete chiedervi se ciò di cui vorreste scrivere può servire a qualcuno, individuare il tipo di pubblico al quale è destinato il vostro lavoro e, infine, individuare la vostra “molecola di scrittura”, applicando il motto “conosci te stesso”.

Adolescenti: poca corteccia molto rischio

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Convincere gli adolescenti a seguire i vari comportamenti anti-Covid-19 al rientro a scuola, ma anche in tutti gli altri ambienti, è una questione che deve fare i conti con le caratteristiche di sviluppo del cervello sotto i vent'anni circa. Le neuroscienze ci danno una spiegazione che dovrebbe essere presa maggiormente in considerazione.

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In questa fase della pandemia hanno trovato un piccolo spazio, grazie alla regolare ripartenza delle scuole, nonostante i timori. Gli interrogativi legati alla loro sicurezza sono emersi da subito: indosseranno la mascherina quando necessario? Manterranno il distanziamento fisico? Saranno consapevoli dei rischi che questo virus comporta a loro stessi e, soprattutto, ai loro genitori e nonni? Fra tutti i periodi della vita, infatti, ce n’è uno che pare il più controverso.